Lisa Corva

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Ci sono abiti magici, parlanti, o comodisti, che volevano essere cuscini. E vestiti illusionisti che ti fanno felice.

Martedì, 24 novembre 2015 @08:46

Oggi il mio Buongiorno è un corvapezzo: uscito su Gioia settimana scorsa. Ci sono abiti magici, c'è un romanzo, e ci siete anche voi, lettrici del blog.

Ci sono vestiti accoglienti, vestiti che dopo vent’anni che li conosci non hai ancora capito se hanno i rombi neri o marroni, vestiti che diventano pazzi (perché a un certo punto l’orlo si allunga, qualcosa cede o si storta), vestiti che si macchiano da soli, vestiti comodisti, che volevano essere cuscini o copriletti, vestiti illusionisti che ti fanno felice, vibrano e rispondono al mondo anche se taci o sei stanca… Ci sono questi e altri vestiti in un piccolo leggerissimo romanzo appena uscito da Einaudi, "Atlante degli abiti smessi". L’ha scritto Elvira Seminara, e parla d’amore (anche quello tra una madre e una figlia, destinataria di questo guardaroba sentimentale). E, quando finisci di leggerlo, forse non guarderai mai più al tuo armadio nello stesso modo…
Perché nell’armadio di tutti noi ci sono vestiti che, come sostiene il sociologo inglese Tim Edwards, hanno in sé un "transformative magic", un potere magico: "In fondo compriamo abiti e scarpe, o anche un paio di occhiali da sole, perché sono in grado di trasformarci in qualcosa di più di quello che siamo; pensiamo che possano colmare le nostre mancanze o semplicemente aiutarci a realizzare le nostre fantasie". Sono un po’ le derivazioni quotidiane del guardaroba magico delle favole: le scarpe rosse del Mago di Oz o la scarpetta di Cenerentola, la borsa di Mary Poppins o il mantello dell’invisibilità di Harry Potter… Quella voglia di magico che è rimasta in noi dall’infanzia, e che ritroviamo, a volte, quando apriamo il nostro armadio.
Ma Elvira Seminara che cosa non butterebbe mai via? "Abiti e scarpe o sciarpe parlanti, che sento ancora in dialogo con me; vibranti, fresche e misteriose, anche se le ho lasciate chiuse, per anni, nel buio dell’armadio. Gli abiti ironici, senza troppi ricordi né giudizi". Hai due figlie, di cui una, Viola Di Grado, appassionata scrittrice come te; il suo bestseller d’esordio aveva proprio un titolo-guardaroba, "Settanta acrilico trenta lana" (e/o). E dunque, c’è un tuo abito (o magari più d’uno) che vi siete "passate"? "Tra il mio armadio e quello delle mie figlie il movimento è continuo, perché tutte e tre amiamo le cose singolari - manufatte o vintage, rivisitate - che per natura non stanno mai "dentro" la moda, ma la oltrepassano. Confesso: da quando entrambe vivono in altre città le mie incursioni piratesche nei loro armadi sono più frequenti e voluttuose. Anche perché appendono parecchio qui da me, ignare del rischio e della tentazione!".

E dunque, quali segreti nascondono gli armadi? Ecco tre storie. Aspetto le vostre!

Anna, 29 anni
"È molto difficile che io abbia un abito preferito. Cambio ad ogni stagione, e conservo pochissimi abiti da un anno all’altro. Tra tutti, quello che probabilmente userò fino a doverlo rammendare e cucire, pur di non rinunciarci, è un regalo dell’uomo che dovevo sposare e che mi ha lasciata. È un abito giallo, con degli inserti di pizzo, che quando stavo con lui non indossavo quasi mai. L’ho ritrovato nell'armadio e averlo addosso è un po’ come cancellare ogni malinconia. È un abbraccio quando non posso chiederne uno; un mio segreto trucco per i giorni spenti. Strano, lo so: dovrebbe mettermi tristezza, è una storia d’amore finita; e invece ha dentro, in qualche modo, tutto l’amore che c’è stato. Non so se un giorno riuscirò a metterlo da parte, ma certamente ha un posto speciale nel mio armadio e nella mia vita. E di abiti, credetemi, ne ho veramente tanti".

Carla, 46 anni
"Il mio abito speciale è estivo: lungo e largo, bordeaux, di lino a balze e con lo scollo a canottiera. Lo comprai a vent’anni, prima di partire per una vacanza con il mio futuro marito. E' così largo che l’ho messo per le mie tre mie gravidanze; era il mio abito preferito con la pancia. Ma lo indossai, forse un po’ come portafortuna, la prima volta che mi chiamarono per una supplenza. Ricordo ancora che uno dei bambini in classe mi fece dei complimenti! Poi l’ho portato nella mia casa al mare e l’ho dimenticato. Ma quest’anno, per la prima volta, l’ho indossato di nuovo. Dovevo andare a una cena, una di quelle occasioni in cui non sai che cosa mettere, se sarà una serata elegante o casual. Però con quel vecchio abito bordeaux mi sono sentita a posto, sicura: mi presentavo con tutta la mia vita indossata".

Emma, 40 anni
"C’è un abito che vorrei regalare ma non riesco. E’ quello che ho comprato quando ho cominciato a cercare di avere un figlio. Largo, ampio, di velluto; ero convinta di rimanere incinta subito. L’ho messo durante tutti gli esami da aspirante madre; in tutti i falliti tentativi Fivet. Quando ho abortito – ero rimasta incinta ma la gravidanza non è andata avanti – l’ho messo in fondo all’armadio, molto in fondo. Ogni tanto lo vedo per caso, un abito che mi ricorda che non sono mai diventata madre. Forse è ora che lo butti via, per sempre, insieme al mio sogno".

6 commenti

Paola | Giovedì, 26 novembre 2015 @08:20

Scusami Lisa che poi me ne accorgo solo adesso.. ho scritto Anna e abbraccio anche lei ma il mio abbraccio, super speciale e super caldo voleva raggiungere Emma, Emma!
Buona giornata Lisa, appena indosserò il vestito te lo farò sapere dai! :)

LISA | Mercoledì, 25 novembre 2015 @21:59

Carla, che bello che tua mamma abbia avuto voglia di scrivere e ricordare: storie cucite negli abiti.

LISA | Mercoledì, 25 novembre 2015 @21:58

Che strano, Paola, è una categoria che non frequento molto, quella degli "abiti che ci aspettano"… Forse perché quando compro (o ricevo), indosso quasi subito. Magari aspetto solo qualche giorno, per appiccare al vestito inaugurato anche una bella occasione, un bel ricordo. Quanto alla storia di Anna e dell'abito-abbraccio di un amore finito, Anna ha raccontato la sua storia proprio qui sul blog: Anna, ci stai leggendo? Spero di sì.

Paola | Martedì, 24 novembre 2015 @20:13

il mio vestito preferito? E' dentro un armadio, appeso, ancora con l'etichetta, un abito comprato un paio di anni fa, regalato da mia madre per il mio compleanno. uno di quelli che ancora ha l'etichetta e non è ancora stato usato, per la paura di consumarlo e rovinarlo, per la paura di non vederlo più bellissimo com'è, così, intatto, nero e bordeaux, maniche lunghe e gonna sopra il ginocchio, semplice, fine...

Se mi permetti Lisa, un abbraccio grande ad Anna, perchè leggere questo post e la sua storia in particolare (non me ne vogliano le altre 2) mi ha fatto davvero voglia di abbracciarla subito, di un abbraccio speciale e fatto con tanto calore, avvolgente!

Ciao!

Carla | Martedì, 24 novembre 2015 @14:56

Sai che la mia mamma non solo ha comprato il giornale ma mi ha detto che tornata a casa si è messo a scrivere di quando da ragazzina ho rubato una giacca di renna al mio papà!! Mi ha detto che si ricordava di come il mio papà mi ha guardato. É il potere degli abiti

Alessandra R. | Martedì, 24 novembre 2015 @11:01

Ahhhh ma guarda un po’ che tutto torna e spunta una connessione con Viola di Grado! Il suo libro dal titolo-guardaroba l’avevo scelto – e letto – dopo averlo trovato in un tuo Buongiorno. E il mio armadio racconta segreti? Chiudo gli occhi. Provo ad immaginare il suo contenuto: lui spalancato, io con uno sguardo-incognita. A vista nulla mi fa pensare ad un segreto, a qualcosa di speciale. Sì, un vestito nero forse, lungo ma non da sera, di quelli estivi che fanno un po’ gitana e principessa araba (così mi son sentita quando l’ho provato): il corpino lavorato, le balze delicate in fondo. Un abito unico sì, per come mi fa sentire, ma non è lui il pezzo-chiave. Scandaglio la memoria mentre faccio scorrere i vestiti appesi o piegati nei cassettoni a vista (io adotto lo stesso sistema dei negozi: foglio A4 di cartoncino e piego intorno ad esso i maglioni o le t-shirt: impilati precisi, stesso ingombro… ça va sans dire). Ed eccolo lì, quello che inconsciamente cercavo, perché sapevo che c’era. Un cache-coeur di maglia forata, di un verde smeraldo intenso ma non cupo che ricorda gli abeti vestiti di Natale. Abeti e abiti: a Natale (imminente) ci si veste così, di luci e di ricordi luminosi che illuminano le giornate rutilanti. Ma ci si ferma un attimo, presi dal conforto di quell’acquisto in una giornata grigia, alla scoperta dell’altrove attraverso i suoi negozi e i suoi stili bizzarri ed eccentrici. Un corridoio lungo, grucce sparse qua e là e lui lì ad accogliermi a braccia aperte, e ad abbracciarmi. A distanza di anni, giace lì, un po’ rotto e un po’ dismesso. Ma non ho il coraggio di gettarlo via (che poi io regalo o cedo a qualche associazione benefica), perché è come se volessi estromettere una parte di me, quella che era felice, la sola che è rimasta di me, appesa ad un passato che vorrei ritornasse oggi. Un maglione che cinge come un abbraccio e scalda il cuore in ogni senso. Che sia giunto il momento di ridargli nuova vita e rispolverare quella felicità?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.