Lisa Corva

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Quando una città è shiny grey, grigio luccicante.

Lunedì, 8 febbraio 2016 @13:44

Così Sartorialist, ovvero Scott Schuman, il blogger di moda più famoso del mondo, mi ha raccontato la sua New York, quando l’ho intervistato per How To Spend It Italia. Ecco l’intervista, che è uscita sul numero di gennaio. E un sorriso per la sua passione per le scarpe (in questo è come il Consorte. Chi l’ha detto che agli uomini non piacciono gli accessori?).

"Il colore di New York? Per me è grey, grigio. Ma un grigio positivo, il grigio del cemento, dei marciapiedi, dell’asfalto, dei grattacieli di vetro. Ed è "shiny", luccicante: perché la città brilla. Le scritte al neon, i marciapiedi dopo la pioggia, i taxi gialli…
Amo questa città a partire dalle sue strade, le strade dove raccolgo impressioni e ispirazione per il mio lavoro: street style, ma non solo. La amo e me la godo il weekend, quando esco, presto come al solito, per andare in palestra. Durante la settimana, alle 7; il sabato e la domenica, alle 8. Senza sgarrare. Prendo la bici – è una Linus, fantastica - e vado nella mia gym, Equinoxe. Un’ora di training e poi almeno mezz’ora di corsa. Colazione? Diciamo che non mi sveglio senza caffè: prima di uscire, un paio di Nespresso; tornando dalla palestra, mi piace fermarmi da Starbucks. Poi, a casa, mi faccio una doccia e mi vizio con i prodotti per il corpo Kiehl’s, che compro qui in città. Dopo, shopping. Per shopping intendo anche "window shopping", ovviamente: mi piace fare un giro nei miei quartieri preferiti, Soho e Nolita, dare un’occhiata alle vetrine, vedere che cosa c’è di nuovo. Mi fermo da Prada, e nell’Apple Store; mi piace J. Crew, Nike per l’abbigliamento sportivo, Ralph Lauren, e Leffot, un fantastico negozio dedicato alle scarpe, la mia passione. Non necessariamente compro: i miei acquisti guardaroba li faccio soprattutto in Europa; qui a New York trovo che manchi un concept store all’altezza di 10 Corso Como e Antonia a Milano, o Colette a Parigi. A Manhattan compro invece libri: perché, confesso, alle scarpe riesco a resistere, ai libri no. Soprattutto quelli di fotografia e di storia delle città. Le mie librerie preferite? Strand, un vero cult, anche per i volumi rari e usati; McNally Jackson, che ha un bel caffè. E che orgoglio quando vedo i miei tre libri sugli scaffali! Il weekend è comunque soprattutto dedicato alle mie figlie, che ora hanno 13 e 16 anni. Il giro shopping è anche per loro, con tappe obbligate da American Eagle e Converse. E forse il mio luogo del cuore in città è un piccolo parco, Bleecker Playground, dove le portavo da bimbe. Ogni volta che ci passo vicino rivedo loro da piccole, le mie prime foto, essere padre. Con le mie ragazze il sabato pranziamo insieme, spesso da Mercer Kitchen, a Soho appunto. Poi il mio sabato ideale prevede un cinema nel pomeriggio, magari da Angelika o Sunshine, dove hanno una programmazione di ottimi film non mainstream. E infine, un early dinner. Mi piace il cibo messicano, come i burritos o i tacos che trovo da Rocking Horse. Ma la sera del sabato, sto a casa, con le mie ragazze, e la mia fidanzata. Molto easy, molto relax. Viaggio così tanto per lavoro, che godermi la casa, quando sono a New York, è un vero lusso. Anche se è un piacere viaggiare: come a gennaio, quando a Pitti Uomo, a Firenze, ho presentato la mia nuova collaborazione moda, una capsule collection con Roy Roger’s: The Sartorialist Roy Roger’s.
Ma torniamo al mio weekend newyorchese. La domenica mattina di nuovo palestra. Oppure, se il tempo è bello, mi piace andare a correre, lungo il fiume, su West Side Highway. Porto le cuffie e ascolto Sports Talk Radio: mi piace il baseball, ma soprattutto trovo rilassante una radio che parli solo di sport… Domenica è anche brunch, con la mia fidanzata, con gli amici: non sono molto esigente con il cibo, lascio volentieri scegliere agli altri. Ma sono sempre contento quando finiamo da Gemma, Morandi, o Barbuto, ristoranti italiani dove ordino … il pollo arrosto. Cucina italiana interpretata all’americana! Il weekend ideale per me finisce guardando un film sul divano, a casa. Io e la mia fidanzata cerchiamo su Apple Tv o iTunes vecchie commedie in bianco e nero, con Fred Astaire o Cary Grant; ma anche documentari. Ultimamente mi sono appassionato a quello su un fotografo americano della prima metà del Novecento, Walter Rosenblum, "In search of Pitt Street", tanto che ho appena comprato un libro su di lui. Perché sì, mi piacciono i documentari. Mi piace capire e pensare ai vari strati e stratificazioni, nel tempo, delle città. Forse per questo nelle mie fotografie di street style cerco sempre di inquadrare le persone nel contesto urbano: la strada, le automobili, la segnaletica stradale, e quella che io chiamo "street furniture", l’arredo urbano. Così tra cent’anni, magari, se qualcuno guarderà una mia foto vedrà un pezzo di vita e di città, non solo un abito".

4 commenti

Giusy | Martedì, 9 febbraio 2016 @17:01

Ma sì! una marcia indietro la posso anche fare: le foto sono stupende e forse sono stata un pochino (forse troppo) "tranchante" Non sempre ci si può occupare di miseria e di senzatetto, anche la Bellezza dev'essere divulgata. Rasserena la vita. E il ricordo di parchi e giardini è rasserenante; chissà se ha lasciato traccia nei miei figli. Proverò a chiedere...Buon lavoro, Lisa, sai bene che ti leggo molto, molto volentieri anche su D.

LISA | Lunedì, 8 febbraio 2016 @17:30

A discolpa del nulla di Sartorialist devo dire che l'intervista doveva rientrare per forza in un format, ovvero una griglia, molto precisa: "Weekend a". Il suo weekend perfetto. Con dovizia di indirizzi da copiare. A me però è piaciuto, come le sue foto che ti consiglio di scoprire qui: http://www.thesartorialist.com Così come mi è piaciuto chiacchierare con lui delle sue librerie preferite a NYC, che sono anche le mie (casualmente la foto di oggi, 8 febbraio, è stata scattata proprio davanti a The Strand, miniera di libri usati che amo molto anch'io); e il dettaglio del parco dove un papà portava le bambine. Ci sono parchi e giardini che ci rimangono dentro, per sempre.

Anonimo | Lunedì, 8 febbraio 2016 @16:30

Interessante intervista, Lisa. Da leggere tutta, riga dopo riga. Mi sono accorta, alla fine, che Schuman a me, comune mortale, non ha trasmesso alcun messaggio. Il Nulla,insomma....forse nulla è inappropriato. C'è la passione per qualcosa di concreto: le scarpe! (anche la pietra carsica è esigente e schizzinosa...)

Alessandra R. | Lunedì, 8 febbraio 2016 @15:04

Che dire, un'intervista da leggere tutta in un fiato. Comincio ad apprezzare le biografie o quanto meno approfondimenti sulla vita di personaggi noti. Non ho mai comprato un suo libro, son sincera, però mi sono sempre fermata a sfogliarlo. Sicuramente mi ci troverò ancora in una situazione del genere, ma dopo aver letto il suo "racconto", ammirerò le fotografie con occhio diverso, capendo il senso del contesto urbano che descrive.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.