Lisa Corva

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Cronache da Parigi: unghie color Toits de Paris, i pesci volanti di Gehry e un incontro con Camille Claudel.

Martedì, 23 febbraio 2016 @06:43

Cos’ho riportato da Parigi? Innanzitutto, le mie unghie ora dipinte di uno strano colore, un grigio ardesia luminoso, per me il colore dei tetti di Parigi, almeno come li vedevo dalla finestra della mia stanza (stanze, plurale: sono passata dal Marais ai tetti più brillanti e chic di avenue George V. Ma sempre bellissimi). La manicure è stata un vero capriccio: uscendo da un appuntamento di lavoro (bè, semi-lavoro!), ho visto un negozio tutto colorato e non ho saputo resistere, ho preso appuntamento come fossi stata una vera parigina. Ecco allora, seguendo l’ispirazione delle mie unghie, i miei frammenti di luce grigia parigina:

- Pioggia nel Marais. Mi piace sempre il Marais, non c’è niente da fare. Mi piace quando comincia a piovere fine fine, una scusa per entrare in un negozio a caso e bearsi di tutte le cose e belle sugli scaffali. Mi piacciono le vetrine dei cioccolatai, che sembrano gioiellieri; dei fioristi, che sembrano atelier di pittori; e le boutiques dove avrei comprato di tutto… A proposito di boutique: sono stata ovviamente nella mia ultima scoperta, The Broken Arm, un negozio che ho raccontato su How To Spend It Italia (dove, come sapete, ogni mese ho una rubrica da Ragazza dallo Sguardo Prezzante). Nome sofisticato (è una citazione di un’opera di Marcel Duchamp, uno dei suoi ready made: "In Advance of the Broken Arm"), tre amici trentenni, abiti mooooolto di ricerca (no, non mi sarei comprata nulla), ma un bistrot molto divertente dove ho mangiato benissimo (dieci e lode per un salmone con puré di sedano e limoni confit). Mi piacciono i locali mix: negozi dove si può anche bere un caffè, caffè dove si possono anche comprare fiori, musei dove ci si ferma a mangiare e fare people watching…E poi mi piace seguire le persone che conosco per lavoro: Emmanuelle Sawko ad esempio, che ho conosciuto a Dubai, dove ho raccontato (sempre per il How To Spend It Italia), il suo magnifico store con bistrot, Comptoir 102, a pochi spiaggia dalla spiaggia. Lei, che è a Dubai per caso, ma in realtà parigina, ha appena aperto a Parigi un juice bar, sempre nel Marais appunto, in rue Charlot: Wild and The Moon http://www.wildandthemoon.com . Sono andata ed ho assaggiato la specialità: una bevanda super detox fatta di latte di mandorle, datteri, vaniglia e… carbone! E davanti c’era la manicure con il color Toits de Paris che mi aspettava, impossibile resistere. Ultima tappa nel Marais? Mariage Frères, la bottega di tè più bella del mondo, dove compro il tè che beve al mattino, che viene da Ceylon. Un piccolo grande lusso solo entrare in quel negozio profumato.
- Pesci volanti alla Fondazione Vuitton. Per me che scrivo di architettura, e che amo le curve ondulate di Frank O. Gehry (la meraviglia del suo Guggenheim a Bilbao, che cambia colore con la luce!), è stato davvero emozionante mettere piede per la prima volta nella nuova Fondazione Vuitton, al Bois de Boulogne, dove il multi-magnate che sta dietro al marchio Vuitton (e non solo) ha commissionato all’archistar un museo. Mi è piaciuto? Sì e no. Forse la cosa che più mi ha conquistato sono i pesci volanti, sempre disegnati da Gehry, nel bistrot del museo, dove ci siamo fermati a pranzo (lo so, mi ripeto: ma quando amo i caffè nei musei!). E l’installazione di Olafur Eliasson nello spazio esterno, specchi e lastre gialle e giochi di luce. Perfetti per i selfie, ovviamente, che io amo: sono un modo di giocare, a qualsiasi età, e di appropriarsi dell’arte, perché no?
- Rieccoti, Camille. Un altro museo, un altro incontro. Camminiamo nel grigio chic di Parigi per andare in un altro museo, stavolta il Musée Rodin, appena riaperto nell’Hotel Biron, con un piccolo giardino segreto, e le sue statue proprio nel verde pieno di promesse. Il pensatore, certo… Ma mentre guardo tutti i capolavori del grande scultore con la barba, entro in una stanza dedicata a Camille Claudel. Camille, mi ero dimenticata di te! Una delle poche, pochissime scultrici donna al mondo. Una bella ragazza, sguardo fiero, che a 18 anni incontrò Rodin, allora già ultraquarantenne, ma patriarca con la barba, e se ne innamorò disperatamente. La fine della loro storia d’amore portò Camille alla pazzia… Detto così è molto da feuilleton, i romanzi anzi romanzoni dell’epoca (e qui nel museo ecco i due grandi eroi del romanzo francese, Balzac e Hugo, entrambi diventati bronzi di Rodin). Ma in fondo è quello che successe. Guardo una delle sue opere, La Valse, un vero ballo, una coppia persa in un abbraccio, nei passi di una danza che è quella misteriosa e magica di una storia d’amore; leggo che Camille la creò dopo una storia con Debussy, avuta forse per ingelosire Rodin. E lui, perché la rifiutò, lei così giovane, talentuosa e bella? Perché, come dice un’amica, era più brava di lui? Esco nel giardino. I primi timidi boccioli, la primavera non è lontana.
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E poi? Poi Parigi è un caffè "bien serré" (ma non c’è niente da fare, ordini un ristretto e te lo portano lungo lo stesso); è andare a sorpresa nella casa atelier di un pittore, Alexandre Carin, amico di amici, che ti serve il tè verde aromatizzato con dei limoni secchi che vengono dalla Persia, e scoprire i suoi quadri mentre la luce di Parigi, fuori, si addolcisce e diventa twilight; è ordinare una coupe de champagne (anche due). Respirare Parigi.

6 commenti

LISA | Domenica, 28 febbraio 2016 @15:30

Franci, grazie a te dei tuoi ricordi. Spero di averti fatto venire voglia di tornare. Parigi non ha stagione, o meglio: è bella in tutte le stagioni. Anche della vita.

LISA | Giovedì, 25 febbraio 2016 @20:00

Elena P. : sì, sono capitata per caso in una bella libreria del Marais, dove ho visto, tra i libri appena usciti, "La mort d'un homme heureux" di Giorgio Fontana. Ovvero la traduzione, per Seuil, del piccolo intenso romanzo uscito da Sellerio. La traduzione è di un mio amico, François Bouchard, quindi ho subito comprato il libro - che ha nostalgicamente un tram milanese in copertina - per regalarlo a un mio amico parigino.

Franci | Mercoledì, 24 febbraio 2016 @08:53

Grazie per questa Parigi sempre glamour, affascinante, viva. I miei ricordi sono quelli di una studentessa alla Sorbonne, tanti anni fa, stanza con vista sui tetti e Sacre Coeur, amici tanti ed i più disparati, sempre divertenti, perche la leggerezza mi era compagna di vita. Poi anni dopo, per lavoro, ho incontrato quello che sarebbe diventato il mio consorte, un incontro davvero speciale e fortunato con intorno Parigi!!! Ci sono ritornata poi a più riprese con mio figlio ancora piccoletto, con i miei studenti delle superiori ed il fascino di Parigi ha continuato ad in cantarmi. Ora sono diversi anni che manco, anche il mio amatissimo consorte non c'è più da molto tempo, le favole belle non durano mai troppo, ma Parigi è sempre nel mio cuore e mi aspetta! L'ho capito dopo aver letto il tuo stupendo reportage. Grazie ancora LIsa per aver aggiunto ai miei ricordi una Parigi che è in continuo divenire e sempre più magica.

Giusy d'antan | Martedì, 23 febbraio 2016 @23:22

Ho letto tutto con una certa avidità, così ho preso anch'io una boccata d'aria parigina: La prossima volta, quando ci tornerai, bevi alla mia salute un sorso, un piccolo sorso di Kir-champagne ti prego! Grazie per il reportage.

Alessandra R. | Martedì, 23 febbraio 2016 @14:29

Bien fait, Lisa! Respirata, Parigi, a pieni polmoni. Mi hai fatto venir voglia di ritornarci.

Elena P. | Martedì, 23 febbraio 2016 @11:25

che piacere leggerti! è stato un po' come essere lì con te. Ma belle librerie ne hai trovate?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.