Lisa Corva

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A proposito di sesso, anzi di #sexout

Venerdì, 11 marzo 2016 @09:30

Scrivo di grattacieli, di poesia, di scarpe e, ogni tanto, anche di sesso. Per la precisione di no sex o sex out, dal titolo di un libro appena uscito sulle coppie e il silenzio del corpo. Questa è una storia che ho raccolto (non la mia!), e che è stata pubblicata, un po' sforbiciata, su Gioia.

Un anno. Giorno più, giorno meno. Siete mai state un anno senza fare sesso, da sposate intendo? Io no. E vi assicuro che della castità forzata avrei fatto volentieri a meno. Da single capita, magari. Bè, insomma, a me non è mai capitato neppure da sfidanzata: il sesso mi è sempre sembrato, come dire, un passatempo molto interessante. Mi piace vivere, mangiare bene, ridere, abbracciare i miei figli, uscire sotto la pioggia, nuotare, vestirmi di rosso e arancione e dipingermi le unghie; il sesso è un modo – uno dei migliori che conosca, a dir la verità- per sentirmi viva. Per questo il mio anno di astinenza è stato un vero incubo.
I primi mesi non ero preoccupata. Quando mio marito la sera, a letto, crollava addormentato; o, peggio ancora, quando sono capitate una dietro l’altra un paio di défaillances, mi sono affrettata a rassicurare lui, e me stessa. Capita, no? E di deterrenti anti-sesso ne avevamo a bizzeffe; ne eravamo – oserei dire – accerchiati. La sua ex moglie che dava fuori di matto. La figlia adolescente che mi faceva la guerra e si rifiutava di venire il weekend da noi. I nostri bambini, ancora piccoli, che piantavano un capriccio dietro l’altro. Il lavoro in bilico, un capo collerico da affrontare, il mutuo della casa ormai intollerabile… Vado avanti? Meglio di no. L’elenco è noioso. Le solite ansie della vita di tutti, che però non ci avevano mai impedito di dimenticare tutto, a letto.
Ma improvvisamente, il sesso come antidoto alla depressione, il sesso consolazione, il sesso prozac e bicchiere di vino non c’era più. C’era solo un marito – il mio bel marito – che la sera si girava dall’altra parte, o che stava per ore in salotto a giocare con il computer o fare zapping, dopo che i bambini erano andati a letto, "perché mi rilassa", sosteneva, e fine del discorso. Avete mai provato a sedurre un uomo grande e grosso che sta avvinghiato al telecomando? Io sì. Non ci sono riuscita. E non parlatemi di biancheria sexy, perché ve la tiro in testa.
Passa un mese, due. Tre. Investo persino in una dolorosa "brasilian wax", la depilazione "lì" che, tempo fa, mi aveva detto che aveva sempre sognato. La situazione non cambia: non gli muove né un pelo, scusate il paragone, né un muscolo. Ormai la sera mi liquida con un’occhiata della serie "non mi stressare". Non esattamente erotico.
Decido di organizzare un "weekend romanticocomeaivecchitempi", scritto tutto attaccato, e rifilo i bambini alla suocera, pur recalcitrante. Andiamo in Costa Azzurra. Piove. Benissimo, penso; se piove, ragione di più per stare a letto. Ma il marito a letto gioca col telefonino, si lamenta del meteo, e quando tento di convincerlo che tra le lenzuola ci sono orizzonti più interessanti, mi raggela con un "non sai pensare ad altro, tu?". Se ce l’avessi, giuro, mi si sarebbe ammosciato istantaneamente.
Dopo il disastroso weekend, provo a parlarne con le mie migliori amiche. Provo, perché faccio fatica a trovare le parole. Da quant’è che non parliamo di sesso? Dagli anni gloriosi e selvaggi del nostro personale Sex and The City? Ora è un argomento impopolare, quasi tabù. L’amica numero uno nicchia, non si sbottona, mi dice di pazientare. Mi chiede se è depresso. Lui no, rispondo; io sì, se vado avanti così. Provo con un’altra, che mi consiglia il bondage. Il bondage? Ma per favore. Ecco i danni delle cinquanta sfumature di grigio. E quando dovrei provare a legare mio marito, o a farmi legare, al sabato mattina quando i bambini sono a scuola? Una terza mi butta lì di controllare il telefonino. "Non avrà un’altra?".
Già. A questo, nella mia forzata castità che evidentemente stava cominciando a darmi alla testa, non avevo pensato. Così sto attenta ai segni rivelatori. Ha cambiato profumo? Ha riunioni improvvise alla sera? Mi ritrovo persino a pensare che se ha un’altra pazienza, basta che poi gli ritorni la voglia di scopare con me. Ma non c’è niente di fedifrago in mio marito; vedo solo una nuvola, un cirrocumulo di nubi, di seccature, di stress che gli gravita sopra. E poi, ho come l’impressione che più ci provo, più lui ce l’abbia con me. Sono un’assatanata?
Cambio strategia. Passo all’attacco medico. Vado da uno pseudo-guru esperto in ayurveda. Gli propongo pilloline e pastiglie naturali "per tirarsi su" (in realtà è altro, che vorrei tirare su, ovviamente). Gli regalo un ciclo di agopuntura "per rilassarsi". Gli propongo di venire con me a fare yoga, e mi guarda come se fossi impazzita. Insomma, zero via zero.
Dopo aver risposto con troppo entusiasmo agli sms di un collega che mi invita a prendere un aperitivo, mi chiedo se non sia questo che mi aspetta adesso: sesso extraconiugale e poco convinto, tanto per non precipitare nell’abisso nero della castità.
Perché ormai ho capito, le amiche sono inutili. E io mi ritrovo a fissare le altre donne, al supermercato, o mentre aspetto i bambini all’uscita da scuola, con uno "sguardo scanner": ma quanto sesso farà lei? Quand’è l’ultima volta che ha scopato? Mi trattengo a stento dal chiederlo.
Poi una sera scoppio in lacrime e gli dico che no, così non si può andare avanti. Lo supplico di andare a parlare con un medico, uno a sua scelta, quello che vuole. Gli chiedo se è vero che ha un’altra, dico che glielo auguro; poi lo scongiuro di non dirmi niente. Urlo che non si può vivere senza sesso. Faccio una scenata da ninfomane. E poi piango come una ragazzina in piena crisi abbandonica. Insomma sbaglio tutto.
E lui? Forse per l’esasperazione, dice che d’accordo, andrà a parlare con il mio ginecologo, che gli è sempre stato simpatico. Gli mando il numero via sms, il giorno dopo; e mi precipito a chiamarlo, l’ignaro ginecologo, per spiegargli la situazione.
Morale? Abbiamo ricominciato a scopare. Solo dopo ho saputo che il miracolo l’hanno fatto le famose pastigliette blu, doverosamente prescritte, e ingoiate almeno le prime due volte. "Per far ripartire la macchina", mi ha spiegato poi il mio ginecologo. Tra uomini e auto ci s’intende, no? Con buona pace della biancheria tutta pizzi, del bondage e del "brasilian wax" (quello, però, per mia sfortuna, gli era piaciuto davvero).


4 commenti

Hermione | Giovedì, 24 marzo 2016 @12:15

Sono contenta del lieto fine: io non sono stata così fortunata ( neanche con il sesso extra coniugale ). Forse devo aspettare la prossima vita.

Giusy d'antan | Domenica, 13 marzo 2016 @15:04

.....

Anonimo | Domenica, 13 marzo 2016 @15:03

...storia poco adatta alla mia veneranda età eppure l'ho letta e mi sono divertita. Quel brasilian wax lanciato dalle "cariocas" inventrici del tanga (altrimenti chiamato "filo interdentale")...Ma non so cosa diavolo sia il bondage applicato a un rapporto d'amore e di affetto reciproco...Mah!

Carla | Venerdì, 11 marzo 2016 @18:29

Davvero simpatica la fine!!!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.