Lisa Corva

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Archeologia domestica, ovvero il rammendo delle calze.

Martedì, 5 aprile 2016 @08:39

"Mia mamma ogni tanto ci diceva: Bambine, ho una bella sorpresa per voi, e ci metteva davanti un sacco di tela bianca pieno di calze da rammendare. Mia sorella e io le tiravamo su a caso: una calza d’uomo, una di donna e ci mettevamo ad aggiustarle prima ancora di aver trovato la compagna, che era andata, magari, a finire in fondo al mucchio e ci sarebbe capitata tra le mani magari un mese dopo. Intanto sapevamo che prima o poi le avremmo fatte tutte. A quel tempo si buttava poco o niente. Non bastava un buco o due o l’intera punta da rifare o il calcagno da ricostruire ex novo; occorreva che l’intera calza fosse un brandello prima che venisse passata nel cassetto degli stracci da lucidare o nel sacco della Sacra Famiglia. Ricordo ancora però, avrò avuto già sui quattordici anni, con che invidia guardavo alle mie amiche che, quando per una ragione o per l’altra si toglievano una scarpa, mostravano un piede fasciato in una calza senza rammendi".
(Paola Masino)

Lo so, è curioso, mi rendo conto: io che so a malapena attaccare un bottone (con disastrosi risultati), mi sono però appassionata a questo sacco pieno di calze da rammendare. Forse perché mi ricordo ancora di mia mamma, della sua scatola da cucito, e dell’uovo di legno che si usava per rammendare meglio. Ricordo i suoi racconti di quando, durante gli anni subito dopo la guerra, non c’erano soldi per le calze – allora erano ancora di seta, preziose – e non c’erano, spesso, proprio le calze, così le ragazze si dipingevano la riga sulle gambe nude. Calze con la riga! Penso di averle indossate solo una volta, con grande disperazione perché la riga finiva sempre storta. E in fondo le calze non mi sono mai state simpatiche, aspetto con ansia il primo giorno davvero caldo, di inoltrata primavera, in cui si possono lasciare nel cassetto, e il piede è libero. Che meraviglia! Ma mi piace questo libro di Paola Masino, "Album di vestiti" (Elliot), questi ricordi dentro e fuori il guardaroba, ricordi di archeologia domestica, visto che nacque nel 1908 e morì nel 1989; il suo amore per Bontempelli (aveva trent’anni più di lei ed era sposato, uno scandalo per l’epoca), l’amicizia per Pirandello, il modo in cui li rievoca, a partire dagli abiti, e da un certo maglione "da marinaio" che comprò per loro a Castiglioncello e che entrambi, che odiavano cravatte e camicie, indossarono come una felice divisa.

5 commenti

Alessandra | Mercoledì, 6 aprile 2016 @19:20

Letto, preso appunto, lo compro appena torno a Roma. Grazie, Lisette! Ale

LISA | Mercoledì, 6 aprile 2016 @09:31

Bellissima, Carla, questa confessione sulle calze a righe! Io in realtà ho avuto da ragazza delle tentazioni sul reggicalze... Sempre a proposito di archeologia del guardaroba.

Carla | Martedì, 5 aprile 2016 @14:32

14/16

Carla | Martedì, 5 aprile 2016 @14:32

Condivido i pensieri di Lisa e Alessandra, ma qui io faccio outing( si ne ho bisogno!) io ho avuto un'insana passione per le calze con la riga tra i e i 16 anni, quando dovevo capire che donna diventare, mi sembravano talmente femminili ed eleganti da averne bisogno per dirmi che ero femminile anch'io. Naturalmente, la riga era sempre storta ed era fonte di ulteriore frustrazione per la mia scarsa femminilità che le ho abbandonate presto, grazie anche all'arrivo del grunge con cui mi , sicuramente, più in linea.Però, ancora adesso, se ci penso provo una certa invidia per chi riusciva a metterle(dritte!!)
provo una certa invidia per la disonvoltur

Alessandra R. | Martedì, 5 aprile 2016 @10:15

Quanti ricordi davvero! L'uovo di legno poi era un must nella cassetta del cucito della mamma ex sarta. A imbastire qualche punto c'ho provato anch'io quando intavolavo fantomatiche avventure da domestica. E quanta eleganza! (anche se qui si parla di rammendi e povertà il cui contrario, personalmente, non è la ricchezza ma l'eleganza). Sarà che le calze le associo alle signore milanesi, con le loro calze bianche impeccabili, mai fuori posto e sempre in ordine. Figuriamoci quelle con la riga: divine... sulle altre; io non le saprei portare. Sarà che le calze le ho sempre odiate e tollero quelle cinquemila denari e anch'io non vedo l'ora arrivi la bella stagione, con temperature appropriate, per togliere tutto. Nel frattempo ci si tiene al caldo: non con un paio di calze ma dirottando pensieri e ricordi verso un immaginario antico ma sempre attuale.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.