Lisa Corva

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Lei raccontava la propria infanzia come se disfacesse i nodi di una corda, rivedendo lentamente i fatti uno a uno.

Lunedì, 2 maggio 2016 @19:48

"Lei raccontava la propria infanzia come se disfacesse i nodi di una corda, rivedendo lentamente i fatti uno a uno."
(Murakami)
Incontrarsi, raccontarsi.

Questo è il mio #spillo su Gioia, tratto da "L'uccello che girava le viti del mondo" (Einaudi), di Murakami. Uno scrittore che sto scoprendo adesso. Un piacere, sempre, leggere e scoprire con lentezza.

3 commenti

LISA | Giovedì, 5 maggio 2016 @17:56

Ho cominciato con "Norwegian Wood", una delicata, triste storia d'amore di quando hai vent'anni e tutto il mondo davanti. Amore e morte, come si sente sulla pelle a vent'anni. E poi adesso "L'uccello che girava le viti del mondo", davvero un contenitore di store inverosimili. Ma la vita a volte non è forse così?

Alessandra R. | Martedì, 3 maggio 2016 @11:49

E quando incontri Murakami scopri che non ne puoi più fare a meno. Ma anche leggerlo e abbandonarlo lì, a metà lettura. Succede. E poi riprenderlo dopo tanto tempo: c'è una ripetizione di pensieri che non ti sembra appunto sia passato tanto tempo dall'ultima volta che l'hai preso in mano. Si fa abbandonare, ma si fa amare, a suo modo. I suoi libri sono un contenitore di storie inverosimili e insieme possibili. Saranno "strani" i giapponesi ma la loro cultura, il loro modo di interpretare, scrivere (considerando che sono traduzioni) è sorprendentemente affascinante.

claudia mdg | Lunedì, 2 maggio 2016 @21:53

Bello leggere Murakami.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.