Lisa Corva

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Vorrei tornare a quei pomeriggi d’estate, giocare in una camera in penombra.

Martedì, 19 luglio 2016 @16:23

Ricordate? Quei pomeriggi d’estate a giocare in una camera in penombra, perché fuori fa troppo caldo, perché i grandi dormono, perché il mare è lontano, perché non si può ancora uscire da soli? La sensazione è ancora quella: le tapparelle abbassate, le persiane socchiuse, il sole bruciante fuori, dentro il silenzio. Non ricordo i giochi, però: ricordo vagamente bambole, Barbie, giochi di cortile, ma non i giochi solitari. Ricordo ore passate a leggere vecchi Topolini, questo sì. E libri, che mi hanno sempre fatto compagnia. Di una cosa sono sicura: non ho mai giocato con mio fratello (l’unico che ho!), perché è molto più piccolo di me e da piccoli ci siamo sempre abbastanza ignorati. Forse per questo mi è piaciuto intervistare questi fratelli creativi e celeb (per Vogue, l’articolo è uscito lo scorso giugno), e scoprire quante opere d’arte, piatti gourmet, graffiti o sedie nascono da un’antica abitudine. Quella di sapere giocare insieme.

E se fosse un modo per giocare insieme, come da bambini? Riprodurre il cerchio magico dell’infanzia, amplificarlo; farlo diventare arte, design, una sedia o un quadro, persino una ricetta gourmet? Succede alle coppie di fratelli che abbiamo intervistato. Succede ai designer francesi Bourollec, Ronan e Erwan, che dopo gli ultimissimi Kiosques, i chioschi modulari presentati alle Tuileries, ora sono in una mostra "diffusa" in quattro sedi a Rennes, che li celebra e li racconta (fino al 24 agosto, www.bourollec.com). Il loro segreto? "Non c’è un segreto", rispondono. "Siamo cresciuti insieme, con la stessa profonda intesa e comprensione del colore e della forma. Il primo a trasformare tutto questo in design è stato Ronan, che è il più grande: abbiamo cinque anni di differenza". Come nascono i vostri progetti? Chi ha l’idea, chi la realizza? "E’ impossibile rispondere. Tra noi è tutto profondamente intrecciato. Creiamo – e litighiamo – davvero insieme". Un intreccio colorato come la loro iconica Vegetal Chair, che sembra fatta di rami, entrata nella Vitra Collection.
Una sedia o, magari, una ricetta? I fratelli Costardi, nati a Vercelli, hanno iniziato nella cucina dell’albergo di famiglia che porta il nome della mamma: Hotel Cinzia (www.hotel-cinzia.com/). E ora, sono due chef stellati Michelin. "La formula, per citare il titolo di un libro che ci piace molto, del sociologo De Masi, è: "La fantasia e la concretezza". Io sono più fantasia, lui più concretezza", dice Christian. "Anche nella costruzione di un piatto mio fratello è più matematico, quasi scientifico". La ricetta di cui siete più fieri? "Il riso al pomodoro", risponde Manuel. "Ricordo di un piatto mangiato e rimangiato da bambini, quasi odiato a un certo punto… Poi reinventato, messo in lattina e amato". Christian continua: "E poi quello al pomodoro è il primo risotto che è entrato nella nostra lattina, il nostro oggetto-immagine, un omaggio ad Andy Warhol e alla sua pop art". La cosa più bella di lavorare insieme? "Avere un altro me che lavora con me!", riassume Christian. "Sapersi capire con gli occhi: non servono parole, basta uno sguardo", dice Manuel. Il che, in cucina ma non solo, non è male.
Più che fratelli, gemelli, e lo dichiarano anche nel nome d’arte: sono gli OSGEMEOS, ovvero i brasiliani Gustavo e Otávio Pandolfo. Ora anche a Milano, con "Efêmero" al Pirelli HangarBicocca di Milano, il loro primo grande, anzi gigante - mille metri quadri - murale in Italia (fino al 23/4/2017, www.osgemeos.com.br/). "Siamo nati nel 1974 e si può dire che abbiamo cominciato a giocare insieme già nella pancia di nostra madre…", sorridono, i due della street art internazionale."E poi abbiamo continuato, nelle vie del quartiere dove siamo cresciuti, a São Paulo. Non abbiamo mai molto amato computer o videogame. Anzi, abbiamo iniziato presto a costruirci da soli i nostri giocattoli, con cartone e legno. Finché abbiamo scoperto i graffiti". Il lavoro di cui siete più fieri? "Tutto quello che facciamo insieme per noi è speciale. Anche e soprattutto il fatto di creare insieme: creare qualcosa di magico, ludico, mistico, che offriamo a chiunque voglia volare via".
Giocare insieme: da piccoli, da grandi. E’ un tema che ritorna nei fratelli, quasi come se l’immaginario, il mondo dei primi giochi, ci plasmasse e indirizzasse per sempre. "Con la potenza di un vulcano in eruzione: è un film che ci impressionò da piccoli, Krakatoa, un film che non abbiamo mai dimenticato ("Krakatoa, a est di Giava, su un disastro dell’Ottocento", del 1969, ndr). L’abbiamo disegnato per mesi, da bambini, fianco a fianco sullo stesso tavolo; ed è diventato poi l’ispirazione per uno dei nostri primi lavori insieme, negli anni Novanta", racconta Olaf Nicolai, che insieme al fratello Carsten è uno dei grandi nomi tedeschi dell’arte contemporanea. Nati nell’ex Ddr, cresciuti in quella che allora era Karl-Marx-Stadt, da anni vivono a Berlino. Hanno lo stesso gallerista, Eigen + Art (www.eigen-art.com/), e insieme, per l’appuntamento di giugno di Art Basel, la fiera d’arte più importante del mondo, quest’anno dal 16 al 19 giugno, hanno immaginato lo stand della galleria. Carsten (che tra l’altro è conosciuto anche come Alva Noto, e ha composto la musica per il film Oscar "The Revenant" insieme a Ryuichi Sakamoto) ha progettato lo stage; Olaf la struttura a "tenda". Poche mostre insieme, per i due fratelli della conceptual art. Ma un’intesa profonda: "Ci capiamo al cento per cento, abbiamo gli stessi gusti", dice Carsten. "Se vado a casa di mio fratello, sui suoi scaffali ci sono i libri, i dischi che piacciono anche a me", continua Olaf. "Ma forse proprio per questo non possiamo lavorare insieme. Siamo troppo simili". E infatti, spiega, il poster di una delle loro mostre era un Giano bifronte: nella mitologia, il dio a due teste che guarda il futuro e anche il passato. Per i fratelli Nicolai anche un simbolo: due fratelli uniti che guardano e creano in direzioni opposte.
Infine, un fratello e una sorella. E quindi il maschile e il femminile, nei giochi e nella creatività: sono Mary-Linn e Carlo Massoud, nati e cresciuti a Beirut. Forse da lì, dall’infanzia in una città straordinaria, distrutta ma prepotentemente viva, bombardata e ricostruita, nascono i camion e le ruspe in miniatura del progetto Beirut 8 (per ricordare le sette ricostruzioni). "Giochi da maschiacci, quelli della nostra infanzia", dicono, "e giochi inventati, con gli altri nostri due fratelli. Per noi medio-orientali, del resto, la famiglia è molto importante. Per questo ci piace così tanto lavorare insieme". Hanno esposto recentemente all’Armory Show di New York, al Salone del Mobile di Milano. Ma da designer, compiti divisi: Carlo disegna, Mary-Linn crea i prototipi in ceramica. "Poi guardiamo, discutiamo, e… litighiamo. Però il bello di essere fratelli, o forse semplicemente di essere noi, è che in pochi minuti ogni litigio è dimenticato". O magari diventa una piccola ruspa design.


1 commento

carla | Mercoledì, 20 luglio 2016 @13:00

Bellissimo! Belli anche i ricordi dei giochi dei caldi pomeriggi d'estate, e a proposito di caldi pomeriggi e di fratelli, proprio ieri ne ho passato uno con mio fratello. Lui è più grande di me, e quando ero bambina era il mio eroe; faceva dei giochi bellissimi. Un volta abbiamo dormito tre giorni in tenda, nel giardino di casa, per fare il gioco della sopravvivenza. Dovevamo far finta di esserci persi nella foresta amazzonica e cibarci degli alberi che trovavamo. Il secondo giorno di gioco mi ha portato le cotolette della mamma, dicendomi che aveva incontrato un campo di antropologi che ci aveva invitato! Noi non siamo artisti e non inventiamo nulla , però, sappiamo prenderci cura l'uno dell'altro secondo le nostre capacità. Ieri, a proposito di caldi pomeriggi, mi ha aiutato ad apprendere quadri e mobili da bagno, fare piccole riparazioni di cui la casa abbisognava per rendere la casa accogliente al cognato che rientrava dal lavoro.
Credo che per noi due la chiusa dell'articolo debba essere modificata con: il bello di essere fratelli è che siamo noi...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.