Lisa Corva

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Cicatrici. Io, ex aspirante madre, e quel bambino mai nato.

Giovedì, 29 settembre 2016 @09:04

"Quando ho scritto il mio primo libro, pensavo che il libro mi guarisse. Un pensiero magico, lo so. Ma speravo che raccontare la mia storia, o meglio la storia di Emma, un’aspirante madre come me (e infatti il libro si intitola proprio così, "Confessioni di un’aspirante madre"), con i dettagli surreali Fivet, le speranze e le lacrime, potesse farmi bene. Di più: ho sperato che il libro guarisse non solo la mia angoscia, la mia rabbia, ma - in qualche modo - anche la mia non-fertilità. E invece no. Certo, il libro mi ha salvato. Stavo diventando una persona che non mi piaceva: una donna invidiosa, invidiosa delle pance altrui, arrabbiata, amara, ossessiva. Il libro ha dato voce a quello che non riuscivo a dire neppure alle mie migliori amiche, anzi soprattutto non a loro: l’invidia appunto, il dolore, la solitudine. E il Libro Rosa, come è stato subito ribattezzato dalle lettrici, è diventato una sorta di salvagente; per me e per tutte le aspiranti madri che l’hanno letto, sottolineato, regalato; e mi hanno scritto, sommerso di grazie e di storie. Ma quel figlio che tanto desideravo non è mai arrivato. E il libro mi ha insegnato potentemente una delle grandi lezioni della vita: che bisogna essere forti per combattere, ma anche per rinunciare alla battaglia. E capire dove sta la differenza, dov’è il limite, il confine. Io pensavo che col tempo avrei dimenticato; pensavo di essermi riconciliata con me stessa, di avere trovato una nuova dimensione: donna, moglie. Pensavo che mi si aprissero, dopo il dolore, nuovi orizzonti: la scrittura, ad esempio (e infatti ho scritto altri due romanzi). Ma il rimpianto per quel bimbo mai nato non mi ha mai davvero lasciato. L’ho capito da poco, quando, leggendo un libro molto vintage, di Colette, ho trovato una frase che mi è entrata dentro: "una cicatrice è un’acquisizione, un segno che non avevi alla nascita". Ecco, il figlio mai avuto è proprio questo per me. Una cicatrice. E solo con gli anni ho cominciato a capire che siamo fatti anche di questo: di cicatrici. E’ il pegno che paghiamo per vivere. Il segno che abbiamo, comunque, desiderato e amato".

Questa è la testimonianza che ho scritto per Gioia, pubblicata sull’ultimo numero del giornale. Quando la direttrice, Maria Elena Viola, mi ha chiesto di raccontare la mia storia, ho esitato. E’ una cicatrice che, a volte, ancora fa male. Ma è stato importante: pensarmi, ripensarmi. So che qui sul blog ci sono molte donne (alcune madri, altre no) che mi seguono da quando è uscito il Libro Rosa. A loro, e a tutte le aspiranti madri che per caso mi leggono, è dedicato. Scrivetemi.

29 commenti

alga | Mercoledì, 19 ottobre 2016 @13:40

che meraviglia di donna che sei...anche se non ti conosco, ma con le tue parole esprimi sempre meraviglia. Sei una di quelle persone con cui mi piacerebbe andare a cena...Grazie per questo blog e per tutto quello che regali al mondo.

LISA | Venerdì, 7 ottobre 2016 @13:54

Ciao, Ragazza dai capelli turchini. Mi ricordo di te. I vortici fanno paura, lo so. Ma l'acqua mi è sempre stata amica, confido nell'acqua, per consolare, dimenticare, andare avanti. Si nuota anche con le cicatrici, anche se a volte si ha un po' più paura del gelo.

Ragazza dai capelli turchini | Giovedì, 6 ottobre 2016 @21:44

Cara Lisa,
Ancora una volta grazie per saper esprimere le parole giuste e condividere i sentimenti che accarezzano il cuore di quante portano quella e altre cicatrici. Anch'io voglio credere di avere attraversato il fiume di dolore che travolge le aspiranti...ma ogni tanto si presenta una piena imprevista che mi riporta nel vortice. Forse l'unica differenza è che con il tempo si riguadagna pìù facilmente la sponda del fiume .

Giusy | Martedì, 4 ottobre 2016 @14:18

Sono entrata solo oggi nel"salotto verde" Testimonianza bella, sentita, importante. Altrettanto lo sono i commenti che seguono la traccia.
Quando cambia il tempo mi dà fastidio l'unica cicatrice presente sul mio corpo. Non è nulla in confronto ad altre ben più dolorose ferite difficili da rimarginare. Nel mio piccolo, ho ricucito pazientemente, come tutte voi.

LISA | Domenica, 2 ottobre 2016 @16:10

Mio: proprio per questo, cicatrici, plurale. Sono le cicatrici della vita: ogni donna, ogni uomo ha le sue. A volte, anche i bambini. Ma essere umani è anche capire per empatia il dolore degli altri - anche se non sai com'è nata, quella cicatrice.

LISA | Domenica, 2 ottobre 2016 @16:08

Ciao Olga, bel ritrovata. La leggerezza anche nel dolore, è una grazia.

Olga | Venerdì, 30 settembre 2016 @09:48

Più che spianare le mie cicatrici il tuo vecchio meraviglioso blog rosa mi aveva dato la forza di raddrizzare la schiena e diventare una palma da dattero. Con il suo tronco ruvido e rugoso. Il mio frutto esotico viene dall’Est.
Grazie al tuo blog e a tutte le ragazze che lo frequentavano dieci anni fa, capii che la mia disperazione non era mia, ma mi è stata temporaneamente affidata (parafrasando Wislawa).

Mi è stato di grande aiuto e sollievo non solamente esternare il mio dolore, ma parlare di poesia, cinema, musica, viaggi, Consorti e vestiti. Imparando che la leggerezza non ha niente a che vedere con la superficialità.

Sicuramente ce l’avrei fatta anche senza di te, ma la mia cicatrice sarebbe stata più vistosa e più rossa. Non sarei stata capace di trattarla da neo, quel piccolo segno particolare che mi contraddistingue da 7 anni e mezzo.

Un saluto affettuoso a tutte le pink girls ovunque siete!

mio | Venerdì, 30 settembre 2016 @08:22

cicatrici per tutti con i bambini di Aleppo

mio | Venerdì, 30 settembre 2016 @08:19

e se non sapeste cosa vuol dire perdere un figlio 5 ore dopo la nascita ,per incuria ,incapacità , distrazione ?

LISA | Giovedì, 29 settembre 2016 @21:21

Lucy e Claudia mdg: sì, pensavo anche ad altre cicatrici. Quelle di un'operazione, quelle di un corpo segnato all'improvviso dall'inaspettata malattia. Ognuno, nel tempo, ha le sue. E forse, come mi ha detto un'amica, con il tempo si impara anche ad accarezzarla, quella cicatrice.

LISA | Giovedì, 29 settembre 2016 @21:18

Marina, mi è piaciuta la tua frase finale: non dimentichiamo di essere felici. Davvero.

Lucy | Giovedì, 29 settembre 2016 @20:14

Chissà se quel giorno che decisi di iniziare ogni tanto a scriverti sia stato un segno che mi porta stasera a mostrare la mia cicatrice ... A dicembre mi sono operata ho tolto l utero e a 40 anni non è stato semplice rinunciare a tutto . Grazie anche questo post che mi dà forza semplicemente

Lilabella | Giovedì, 29 settembre 2016 @19:27

A proposito sto leggendo il libro della Nucini: E' la vita che sceglie. Tu lo hai letto Lisa?

Lilabella | Giovedì, 29 settembre 2016 @19:25

Sono meravigliose le tue parole e mi commuovono come non mai. Non ho mai desiderato un figlio, una figlia o forse li desideravo come frutto di un vero Amore. Questo vero amore non c'è mai stato e adesso la vita ha scelto...Il tuo libro ed il tuo blog mi hanno aiutata molto ed anche in periodi molto difficili per me. Grazie al tuo blog ho potuto conoscere donne veramente speciali Claudia, Giusy, Gabriella, Stefania, Heidi66, Manu su Honda, la Pasionaria, Patri la fiorista, Anto confusionaria e tante tante altre. DONNE, con i loro segni e le loro cicatrici. Diverse, sicuramente, ma tutte con un segno nel corpo forse ma di sicuro nel cuore. La vita vuol dire anche questo, hai ragione Lisa, accettare le proprie cicatrici, i propri segni. La vita sa donare anche tante belle cose e fa conoscere tante belle persone come te. Una lacrima ed un sorriso solo per stasera. Vi abbraccio con affetto anche io! Lila

Simona Pasionaria | Giovedì, 29 settembre 2016 @18:27

In questi 11 anni sui rami secchi del mio acero ho appeso tante cose e tante, spero, ne desidero appendere ancora. Grazie a te, grazie a voi. Vi abbraccio tutte.

claudia mdg | Giovedì, 29 settembre 2016 @17:39

Da quella cicatrice sono nati il libro rosa, che ha incontrato e aiutato tante donne e ha dato inizio alla tua carriera di scrittrice, e il tuo primo, indimenticabile blog. Le cicatrici ci sono, ma portarle con orgoglio ci fa scoprire che ci hanno rese più forti e hanno immensamente arricchito la nostra vita. Mi commuove ancora il ricordo della cicatrice della mia amica B. Dopo l'operazione al seno indossa abiti scollati con il portamento di una regina: una collana preziosa o una sciarpa di seta non avrebbero potuto renderla più bella.

ELISA | Giovedì, 29 settembre 2016 @15:45

ho letto il tuo libro durante una delle mie innumerevoli fecondazioni.. mi è stato di grande aiuto.. mi ha aiutato a capire che al mondo non ci sono solo io che non potro essere madre... ma come me tante altre. Dopo 8 anni di cure .. e viaggi verso i centri di fertilita ho detto STOP ... non avevo piu le forze... ho tentato anche l'eterologa per ben 2 volte senza successo... adesso mi sono arresa al destino..sono madre di 2 cagnoline e sto cercando di recuperare me stessa ... la vita va oltre..

Marina | Giovedì, 29 settembre 2016 @15:05

La cicatrice la percepisco nella disperazione di chi lotta ancora e nella velata tristezza di chi se la porta dietro. Come é ovvio non partecipo piu' dello stesso dolore e penso che anche questa sia una conquista. Riconoscere di avere lottato, riconoscersi il dirittto ad essere felici e ad essere una famiglia quasi (e sottolineo quasi). Tu per me sei tra quelle che ha la cicatrice ma non si porta dietro il rimpianto, hai scelto nel dolore di quegli anni la tua gisuta strada. Ci sono molte persone invece che rimangono infertili sempre, sempre per sempre, anche se hanno mille figli, le guardo e a volte mi dico che spreco siate felicii!

Sappi che sei stata la mia ancora per un periodo non facile della mia vita, e che il tuo blog ante literam (adesso si puo' dire) era il piu' bello e interessante di tutti quelli che ho frequentato dopo.

Mio figlio é la cosa piu' bella della mia vita, e non dimentico di essere felice

Alessandra R. | Giovedì, 29 settembre 2016 @14:47

[...] E’ il pegno che paghiamo per vivere. E qui un fiume di parole che vorrei scrivere. Ma mi trattengo e dico solo coraggio, inteso non come esoratazione.
Coraggio, chiamalo come vuoi, ammettere una cicatrice e che fa, a volte, ancora male.
Tu, Lisa e tante altre donne, coraggiose. E tutto il mio rispetto, il mio sostegno.

Anonimo | Giovedì, 29 settembre 2016 @14:32

... forti per mollare le armi.
le cicatrici restano, riaffiorano, spurgano. non siamo le nostre cicatrici ma siamo la somma di tanti incontri, emozioni, cicatrici...il risoltato, nel tuo caso, cara lisa e una somma amabile

LISA | Giovedì, 29 settembre 2016 @10:52

Heidi66, mi ricordo di te! Che bello quando mi scrivete, ex aspiranti come me.

LISA | Giovedì, 29 settembre 2016 @10:51

Cristiana, grazie. Spero di averla imparata davvero, questa grazia. Di sicuro è una carezza ricevere dei messaggi così.

Cristiana | Giovedì, 29 settembre 2016 @10:37

Capisco tutto, parola per parola, non tanto per me (ma poi chissà), quanto per aver vissuto la vicenda di un'aspirante madre da molto, molto vicino. E penso che la tua cicatrice sia magica perché ti ha dato una grazia speciale che ci prende per mano, a noi tue lettrici, invitandoci a esplorare un mondo interiore, nascosto, schivo, impaurito. E a fare delle riflessioni che altrimenti ci sfuggirebbero. Almeno questa è la mia testimonianza. Con affetto.

heidi66 | Giovedì, 29 settembre 2016 @10:31

Ti ho conosciuta grazie a "Confessioni di un'aspirante madre".
Il tuo libro è stata davvero un salvagente mentre stavo affogando nelle mie lacrime dopo la prima Fivet fallita.
Mi ha insegnato a sorridere nuovamente
Dopo altri 4 tentativi, finalmente è arrivata mia figlia che ora ha iniziato la prima elementare... a volte mi sembra ancora impossibile che lei sia qui con me. Ma quella cicatrice, quel dolore non li ho mai dimenticati

Grazie Lisa

LISA | Giovedì, 29 settembre 2016 @10:18

Grrrr:cicatrici, plurale. Alcune sulla pelle, vere: la pelle incisa, magari da un'operazione che ci ha spaventato (penso al cancro al seno). Cicatrici, ognuno ha le sue. La vita.

FRRRR | Giovedì, 29 settembre 2016 @09:47

Coraggiosa a mostrare le cicatrici. Quella cicatrice, poi: così profonda, così intima. Ma il farlo ti porta a condividere il tuo dolore con quello di tante altre che ci sono passate. E credo questa sia una cosa bellissima.

Monique | Giovedì, 29 settembre 2016 @09:29

Certo, Lisa.
Non ti innamori delle cose perfette, senza segni. Ti innamori delle zone d'ombra, delle crepe, delle storture. Ti innamori di chi è riuscito, te compresa, a sopravvivere...

LISA | Giovedì, 29 settembre 2016 @09:14

Ciao Monique. No, quel libro non l'ho letto. Ma il non negare la cicatrice, considerarla parte di te, quasi come un tatuaggio, è un segno, credo, di maturità. Di accettazione della vita. Con le sue ombre e i suoi tagli.

Monique | Giovedì, 29 settembre 2016 @09:09

"Tu non sei le tue cicatrici."

Dovremmo finirla di osservarle.
Le cicatrici, dico.
Sviare l'attenzione.
E concentrarsi invece su quello che sta loro intorno.
Perché quelle siamo noi.

(La frase virgolettata è tratta da "Non aspettare la notte" di Valentina D'Urbano)

L'hai letto, Lisa?

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.