Lisa Corva

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Per rilassarmi vado al Planetario: Serena, che sogna stelle e disegna fiori.

Lunedì, 14 novembre 2016 @08:59

Incontri. Quante volte mi è successo, di incontrare persone che fanno "cose belle" (sì, cose belle, semplicemente), e di cui poi vorrei tanto parlare… Ma ai giornali con cui collaboro a volte non interessa. E quindi? Quindi con Serena Confalonieri, designer trentenne con tanti riccioli rossi , inauguro una nuova pagina del blog: incontri con persone che mi hanno colpito, entusiasmato, toccato – e che mi fa piacere raccontare. LisaIncontra. Raccontare solo con le parole: è una scommessa, un anti-Instagram in questi tempi di sole immagini. Ma io credo che le parole aprano mondi. Ci proviamo?

Vi presento allora Serena: http://www.serenaconfalonieri.com . L’ho conosciuta nel 2013, intervistata a proposito di fiori che ci rendono felici: erano boccioli e petali su Flamingo, il tappeto di lana che aveva progettato per Nodus e presentato al Salone del Mobile; un tappeto grande, di forma strana e irregolare, che terrei volentieri a casa… E poi ci siamo incontrate per un caffè alla Triennale di Milano (ovviamente!), dove tra l’altro è ancora aperta la mostra di design al femminile che ospita anche delle sue lampade (andateci!).

Ci siamo conosciute per un tappeto a fiori, poi sei passata alle lampade e alla carta da parati… Di tutti i tuoi progetti/oggetti, quale ti è più caro?
Sicuramente proprio "quel" tappeto a fiori: perché è il progetto che ha segnato l’inizio della mia carriera come designer indipendente, perché mi ha dato la possibilità di iniziare al meglio con un’azienda con cui avevo sempre sognato di lavorare, e perché mi ha insegnato che osare va sempre bene. Prima dell’appuntamento, infatti, stavo per togliere il progetto dalla presentazione perché temevo fosse troppo fuori dalle righe, e invece è stato l’unico ad essere scelto.

Per le tue lampade, che tra l’altro sono anche nella bella mostra di design femminile in Triennale, W Women in Italian Design (che è ancora aperta alla Triennale di Milano, fino a febbraio) hai scelto due nomi di donna: Lea e Cora. Perché?
Sono molto decorative e molto femminili nelle forme e nelle linee, per cui due nomi femminili brevi e lievi mi sembravano molto adatti. E poi i volumi si rifanno alle lampade in metallo tipiche da cucina degli anni 50-60, regno delle nostre mamme e nonne.

La sicurezza degli oggetti. E’ il titolo di un romanzo americano (di una donna, A.M.Homes), un titolo che mi piace molto. Tu che gli oggetti li immagini e li crei, sei d’accordo?
Onestamente non tendo a legarmi molto agli oggetti.
La sicurezza degli oggetti forse per me rappresenta proprio il loro carattere transitorio, il fatto che siano qualcosa di "leggero" ed effimero. Più uno strumento per fare ed esprimersi, che un fine ultimo a cui tendere.

Io sono un’appassionata di tazze: la mia tazza, anzi le mie tazze preferite, per il tè; la mia teiera preferita. Qualcosa che tengo in mano ogni giorno e che mi fa compagnia. Anche tu hai una tazza preferita, e se sì, quale, da dove viene? E sei una donna da tè o da caffè?
Sono una donna da caffè: lungo, americano, che ti scalda le mani e ti sta accanto mentre lavori. Ma le mie tazze preferite fanno parte di un servizio da tè bianco e blu anni 70, regalo di nozze fatto ai miei genitori, che mia mamma mi ha donato qualche anno fa.

So che quando puoi viaggi: cos’hai trovato, in giro per il mondo, che hai riportato a casa e che ami molto?
Ho una collezione molto kitsch di palle di vetro, quelle che scuoti e scende la neve: mi ricordano i posti in cui sono stata.

Storia del design: un oggetto cult (una lampada, un mobile) che ti piacerebbe avere a casa. E perché.
Mi piacerebbe poter decorare casa con i tessuti di Lucienne Day: una textile designer inglese della metà del secolo scorso, costante fonte di ispirazione. E, tra l'altro, una donna che ha saputo farsi spazio in un mondo fortemente maschile.

Scarpe o borse?
A dire la verità, nessuna delle due: sono appassionata di tessuti e pattern, e quindi ho molti vestiti colorati e con fantasie varie. Per cui gli accessori che utilizzo sono sempre molto neutri.

Le scarpe che più ami/hai amato.
Scarpe stringate basse da uomo, quelle inglesi, traforate: nel mio caso Dr. Marteens.

La tua icona femminile.
Margherita Hack, donna attiva non solo in ambito scentifico, ma anche attivista politica e per cause umanitarie.

E ovviamente una designer donna che ammiri… Anche se sono così poche!
Hella Jongerius, mai scontata nei suoi progetti e con un approccio al design trasversale e sfaccettato.

Non esci mai di casa senza…
Mascara: ho le ciglia chiare!

Ma non hai mai sognato di uscire senza la borsa? Con tutto in tasca?
Sarebbe bellissimo, ma ormai abbiamo bisogno di così tanti piccoli oggetti che è praticamente impossibile.
In ogni caso io sono per la praticità, le mie borse preferite sono le shopper di tela con delle belle grafiche, oppure, in situazioni più eleganti, piccole borsette vintage ricamate o intrecciate.

La frase (mantra, slogan, verso di una poesia) che più ti riassume.
Più che uno slogan, una domanda ricorrente: "Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo? Di scegliere una cosa, una cosa sola e di essere fedele a quella? Riuscire a farla diventare la ragione della tua vita, una cosa che raccolga tutto, che diventi tutto proprio perché la tua fedeltà che la fa diventare infinita. Ne saresti capace?". E’ dal film "8 e mezzo", di Fellini.

Apri il tuo armadio. Qualcosa che non butterai mai, e perché.
Gli spartiti per pianoforte che suono da quando ero piccola: suonarli è un piccolo rito che mi rilassa, nonostante io sia ormai fuori esercizio.

L’insegnamento dei tuoi genitori che più hai fatto tuo.
Volere è potere.

Il tuo posto del cuore nel mondo. Il posto dove ti senti più tu.
Sicuramente le città in cui ho vissuto fuori dall’Italia e che mi hanno aiutata a capire chi sono al di là delle mie radici (Barcellona, Berlino e New York).
Al momento sto vivendo una fase di passaggio, e credo che il luogo dove mi sento più a mio agio sia la dimensione del viaggio stesso.

Un libro che hai amato, riletto, stropicciato, regalato.
Nei miei vent’anni ho letteralmente consumato "Cime tempestose", di Jane Eyre, e "L’amore ai tempi del colera" di Gabriel García Márquez: adoravo le storie d’amore strazianti ambientate in luoghi ed epoche lontane.
Ora non smetto di consigliare due autori americani: Philip Roth e Kurt Vonnegut, in particolare "Pastorale Americana" e "Se siete felici, fateci caso".

Un museo dove non ti stanchi di tornare.
Non un museo, ma il Planetario di Milano: bellissimo edificio degli anni '30 disegnato da Portaluppi, luogo in cui perdersi e abbandonare i problemi quotidiani per immergersi in dimensioni fuori dal nostro controllo. Inoltre il Museo di Storia Naturale di New York: tappa fissa ogni volta che mi trovo in città.

6 commenti

Alessandra R. | Martedì, 15 novembre 2016 @15:51

Infatti, il bello delle tue interviste è anche questa "normalità" di cui chiedi, che estrapoli, che sia il curiosare nella loro borsa o altro. Perchè si pensa che un'artista (scrittore, pittore, architetto...) non sia una persona normale, che abbia una borsa e non abbia magari i fazzoletti di carta come una persona qualunque (dove per qualunque intendo non un artista). Ecco, mi piace questo tuo afferrare aspetti di quotidianità in personaggi che a nostri occhi appaiono un pò su un altro pianeta.

LISA | Lunedì, 14 novembre 2016 @11:14

E ammetto: mi sono divertita a chiedere a Serena (e alle prossime donne che verranno) cose apparentemente futili, tipo se esce mai senza borsa o cosa non butterebbe mai via dal suo armadio. Uno sguardo diverso sul domestico e sul quotidiano. Di tutte noi.

LISA | Lunedì, 14 novembre 2016 @11:10

Alessandra R. : anch'io adoro la fotografia, l'immagine, e Instagram (chi mi segue lo sa). Ma mi piace anche il tempo lento delle parole, della pagina scritta, dei libri. Credo e spero che siano due modi di raccontare il mondo non in contrapposizione, ma vicini. Un po' come neon e candele. Io amo entrambi, ma scrivere e leggere è forse come una serata a lume di candela. Un piacere.

Alessandra R. | Lunedì, 14 novembre 2016 @11:03

"incontri con persone che mi hanno colpito, entusiasmato, toccato – e che mi fa piacere raccontare. Raccontare solo con le parole: è una scommessa, un anti-Instagram in questi tempi di sole immagini". Eh sì, la tua è proprio una scommessa. Sai, Lisa, a volte mi chiedo se c'è ancora qualcuno che vuole leggere post lunghi, densi di parole e racconti, per il piacere di staccare la mente, per il gusto di imparare qualcosa di nuovo, qualsiasi esso sia, per raccogliere piccole curiosità qua e là, per arricchirsi, per lasciarsi coccolare dal potere delle parole che non siano le solite due righe sotto una foto. Io adoro la fotografia (e altrettanto IG perchè a volte basta una foto, che dice più di mille parole), ma mi piace anche tutto ciò che è (de)scritto con cura, approfondito. Ecco perchè mi piace leggerti. Queste interviste, come molte altre pregresse, sono sempre così: parole scattate, immagini scritte. Buon lunedì.

LISA | Lunedì, 14 novembre 2016 @10:55

Tipo andare al Planetario quando siamo stressate... Da provare.

Carla | Lunedì, 14 novembre 2016 @10:50

Meravigliosa idea!! Brava Lisa! Così anche noi possiamo conoscere persone nuove e avere qualche idea nuova... Grazie ancora!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.