Lisa Corva

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Sikvaruli, la parola amore esiste. Cronache da Tbilisi.

Lunedì, 21 novembre 2016 @09:04

Ed ecco le mie cronache da Tbilisi: un posto che non avrei neppure saputo rintracciare sulla carta geografica. Ma è questo il bello dei viaggi che nascono per caso, per avventura, per invito: ti portano, a volte, in un altro mondo, di cui non sai assolutamente niente. Ora so dov’è: Tbilisi, capitale della Georgia; sotto la Turchia per noi che veniamo dalla comoda Europa, verso l’Asia. Tbilisi, capitale di un mondo millenario (qui, ci hanno raccontato orgogliosi, hanno fatto il primo vino! Ottomila anni fa). Con una sua lingua e un suo alfabeto, perché, anche se faceva parte dell’Unione Sovietica, qui non si usa il cirillico, ma un bellissimo alfabeto tondo e antico che mi ricorda quello indonesiano. Tbilisi che è un incrocio tra Istanbul, Belgrado e Beirut, ma che ha un’anima tutta sua, un cuore grande, molti sorrisi.
Che cosa mi è piaciuto?
- L’hotel con i libri dentro. Quello dove abbiamo dormito: in un’ex tipografia e casa editrice soviet, ora un piccolo gioiello design, con carta da parati inglese e una vasca old england in camera, una sala da pranzo-veranda, e all’entrata pareti tappezzate di libri in tutte le lingue. E’ il Rooms Hotel.
- Archistar abbandonate. Come l’edificio-oloturia (sì, sembra quasi un enorme cetriolo di mare) di Fuksas, finito e mai inaugurato, per problemi, mi dicono, politici: un peccato. Potrebbe diventare qualunque cosa, un museo, un albergo, una sala da concerti o un ristorante, o tutte queste cose insieme; e invece è lì, sprangato. Ruin porn. Ma ci sono anche begli edifici di archistar che sembrano quasi oggetti disegnati dai marziani, planati in una città dimenticata: il ponte sul fiume tutto trasparente disegnato da De Lucchi, ad esempio, e che gli abitani hanno soprannominato ironicamente Always Ultra: in effetti assomiglia a un assorbente abbandonato… Ma è anche vero che quando le architetture si meritano dei soprannomi, vuol dire che la gente le ama: penso alla Macchina da scrivere, che è il Vittoriano, a Roma, al Gherkin (il cetriolone) di Foster a Londra.
- Bagni di zolfo. Cupole tonde, millenarie, in un angolo della città che assomiglia davvero a Istanbul, e dentro gli antichi bagni sulfurei: si prenota una saletta-piscina privata tutta mosaici vagamente soviet, ti portano anche del tè nei bicchieri di vetro. Un’esperienza, un tuffo, davvero, nel passato.
- Sikvaruli, la parola amore esiste. Vocabolario sentimentale. In georgiano, amore si dice "sikvaruli". Una delle due parole che ho imparato. L’altra è "madloba", grazie. Forse bastano queste due parole, per sopravvivere, sempre, nel mondo?

Intanto, se volete sapere qualcosa di più di Tbilisi, la mia intervista alla gallerista Tamuna Gvaberidze, che mi ha invitato e fatto scoprire Tbilisi, con i suoi artisti in "vetrina" http://www.windowproject.ge , è su Vogue di novembre.

1 commento

Carla | Lunedì, 21 novembre 2016 @15:21

Proprio quello che aspettavo in questo giornata piovosa che ha una luce soviet! Davvero meravigliosa descrizione. Grazie

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.