Lisa Corva

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Le donne che sanno cucire, e le bustine di Benedetta.

Martedì, 10 gennaio 2017 @10:36

Ma tu sai cucire? Io, che non so neppure attaccare un bottone, sono sempre ammirata quando incontro chi sa creare con ago e filo; o quando scopro che c’è chi a casa ha ancora (e usa) una macchina da cucire, oggetto per me misterioso come un’astronave. Come Benedetta Senin, quarantenne tutta riccioli che una volta a casa… cuce. Di suo ho due "bustine", nome in codice tra le amiche: pochette di stoffa, fatte magari con scampoli, spesso con parole ricamate, bottoni-decorazione, passamaneria… Si chiudono con una zip, così quel che c’è dentro è salvo. Io ne ho una con una peonia che ha accompagnato l’uscita del mio ultimo libro (che aveva, appunto, una peonia in copertina). Le tengo in borsa, per chiavi, rossetto, penne; o per il passaporto, quando viaggio. Ma non ho mai chiesto a Benedetta: l’idea come ti è venuta? Così è lei il mio terzo LisaIncontra.

Molti anni fa andavo spesso a Bordeaux (il mio compagno lavorava lì) e mi ero appassionata ad un’enorme libreria, Mollat. Mi piaceva l’atmosfera, la moquette per terra dove sedersi e sfogliare i libri, e tutto quello che potevo scoprire. E infatti ho scoperto un’intera sezione di libri dedicati al cucito, di cui pian piano ho fatto scorta. Francesi, quindi chic, ovviamente, ma semplici perché i progetti erano spiegati punto per punto con testi, disegni e foto, cosa che li rendeva assolutamente alla mia portata di sarta amatoriale. E così ho provato a realizzare la mia prima pochette.

La tua bustina preferita, quella che porti sempre con te in borsa?
In borsa non ne ho solo una, ma ben tre! Una per il make up, nell’altra i caricatori del telefono, nella terza le eventuali medicine. Insomma il survival kit metropolitano di ogni giorno. Fondamentale per me che sono una pendolare… E che affronto ogni giorno gli immancabili ritardi del treno e tutti gli inciampi di quelli che chiamo, cercando di riderci su, #mymondays.

Da chi hai imparato a cucire?
Confesso: sin da ragazzina avevo una passione per tutto quello che erano i cosiddetti "lavori femminili", quelli che una volta si insegnavano a scuola. Ma che io invece ho imparato dalla mamma di due mie amiche d’infanzia. Negli anni dell’università, ogni pomeriggio, quando tornavo a casa dalle lezioni attraversavo il cortile e salivo da lei. Le mie amiche stavano alla larga dalla macchina da cucire, io invece non vedevo l’ora di imparare… E ho imparato, grazie alla signora Giancarla: posso ringraziarla qui?
Adesso invece cucire per me è diverso, oscilla tra necessità e piacere, e sospetto che sia un po’ come per chi scrive: da un lato è un’urgenza, dall’altro una terapia. In ogni caso uno spazio solo mio. Uno spazio di grande, libera creatività.

Buffa la storia della mamma e della macchina da cucire dall’altra parte del cortile: buffa anche perché ora si impara guardando YouTube. Me l’ha appena raccontato un’amica, che voleva imparare a lavorare a maglia, e che si è appassionata a una youtuber che vive a Bologna. Ora è lì che "produce" fasce di lana per capelli (perfette con questo freddo!).

E nei romanzi, come siamo messi con ago e filo? Penso alla sarta spagnola che ci era tanto piaciuta, l’eroina, sarta e spia per caso, di "La notte ha cambiato rumore", Maria Dueñas.
Ah, il libro di Maria Dueñas mi ha fatto un po’ sognare. Mi immaginavo l’atelier che da stanza disadorna diventa il riferimento di tutte le signore dell’alta società e lei che dal niente diventa una sarta bravissima (e una spia!). No, direi che non mi è mai capitato di leggere un altro libro in cui ci sia una storia così avvincente, non nella prospettiva "sartoriale". Poi in tanti romanzi inglesi dell’Ottocento si incontrano miriadi di fanciulle che ricamano a piccolo punto, ma quella è un’altra storia, è contorno.

Le scarpe che più ami/hai amato.
Ci sono stati dei sandali, i primi Chie Mihara comprati tanti anni fa, piattissimi e con un cinturino che girava due volte intorno alla caviglia, che ho amato follemente, e che conservo tuttora nonostante non li possa più mettere.

Non hai mai sognato di uscire senza la borsa? Solo con quello che riesci a infilare in tasca?
Ma io adoro le borse! Dove metterei, altrimenti, le mie bustine? Al limite, se voglio sentirmi più libera, una piccola tracolla è perfetta. E per il resto, viva le borse grandi!

Non esci mai di casa senza…
Anelli e orecchini.

La tua icona femminile.
Vale Mafalda, la bambina del fumetto di Quino? Io mi sento un po’ come lei, facile all’indignazione di fronte alle ingiustizie, anche se la speranza di un mondo migliore in me è decisamente inferiore. E poi mi fa tanto ridere.

Io spesso nei quadri antichi vedo gioielli o scarpine che mi porterei volentieri a casa, tu immagino noti i ricami …
Una volta, alla Pinacoteca di Brera, a Milano, sono rimasta folgorata: il dettaglio delle stoffe dei vestiti delle dame cinquecentesche balzava fuori dalla tela e mi ricordo di aver pensato che sarei dovuta tornare per prendere ispirazione. Magari lo metto tra i buoni propositi dell’anno?

Oppure, racconto a Benedetta, puoi seguire su Instagram @ArtGarments: un account incredibile che fa scoprire quadri antichi e il dettaglio moda perduto: un fiocco, un gioiello, una bordura dell’abito…

La frase (mantra, slogan, verso di una poesia) che più ti riassume.
Sono pochi i versi che ricordo a memoria, tra questi García Lorca: "Vi en tus ojos / dos arbolitos locos/ de brisa, de risa, de oro…". Bellissimo, vero? "Vidi nei tuoi occhi /due alberelli pazzi. Di brezza, di risa e d’oro". Tutto in questa poesia brilla ed emana vita.

Apri il tuo armadio. Un abito con una storia dentro, che non butterai mai, e perché.
In realtà sono poco sentimentale: credo che i vestiti abbiano una loro vita limitata, e per me arriva quasi sempre il momento in cui me ne separo, senza troppe difficoltà. Tuttavia posso dirti che il capo a cui sono più affezionata è una giacca di pelle che mi ha regalato il mio compagno per i miei 40 anni, e che finora mi ha accompagnato in un sacco di viaggi, di quelli che ricorderò.

L’insegnamento dei tuoi genitori che più hai fatto tuo.
La cosa che ammiro moltissimo nei miei genitori è l’essere sempre rimasti se stessi, la loro capacità di mantenere i principi saldi, ed è una cosa che spero di riuscire a fare anch’io. In altre parole: non perdere la bussola.

Il tuo posto del cuore nel mondo, quello dove ti senti più tu.
Non credo di sorprenderti se ti dico che vedere il mare dalla strada costiera che porta a Trieste è sempre una grande gioia!

Un libro che hai amato, riletto, stropicciato, regalato.
"La versione di Barney", di Mordechai Richler, che ci strappavamo di mano io e il mio compagno un’estate in Grecia. E che al rientro dalla vacanza (in moto) ho dovuto aggiustare con lo scotch per tenerlo insieme.

L’ultimo libro che ti ha fatto ridere.
Devo per forza dirti un altro Adelphi! "La mia famiglia e altri animali", di Gerard Durrell. In realtà l’ho letto molto tempo fa, ma lo consiglio sempre a chi mi chiede un anti-depressivo formato libro.

Il tuo prossimo progetto ago e filo.
Appena finito: l’ennesima bustina, e visto che siamo appena entrati nel 2017 ha – come da tradizione - l’anno ricamato a punto croce.

Io invece da Benedetta ho appena ordinato due bustine per due amiche del liceo, regalo a cui tenevo molto, consegnate a Milano davanti a una tazza di tè: così, ora che viviamo sparpagliate nel mondo, so che in borsa abbiamo qualcosa che ci unisce. Ago e filo attraverso i confini. Dimenticavo! Potete guardare (e ordinare) le bustine di Benedetta qui: http://plazadelavirgen.blogspot.si
Plaza de la Virgen come la piazza, mi ha raccontato, dove abitava anni fa in Spagna. Di nuovo, ago filo e confini.

18 commenti

Giusy mooolto d'antan | Domenica, 15 gennaio 2017 @14:21

Grazie Lisa! mi piacciono tanto le pochettes...proverò.

LISA | Domenica, 15 gennaio 2017 @12:14

Prova a scrivere direttamente a Benedetta, è la cosa più semplice: bene.senin@gmail.com

Giusy troppo fìantan | Venerdì, 13 gennaio 2017 @15:19

Certo, Lisa! fino a cliccare sul verde ci sono arrivata senza problemi. speravo che fosse semplice ordinare on line come d'uso. Invece vengono richiesti in anticipo troppi dati personali, carta di credito compresa...senza garanzie né prezzo degli articoli che vorrei scegliere...

Gabriella | Giovedì, 12 gennaio 2017 @18:58

giusy cara, anch'io ho avuto problemi, nel mio caso coi miei genitori..mia madre ricoverata 2 volte da pochi giorni prima di Natale..per questo mi sono un po'eclissata.domenica dovrei salire a milano ma scendo spesso a roma e ci organizziamo per artemisia!!.un abbraccio a te e mille auguri al caro marito!

LISA | Giovedì, 12 gennaio 2017 @18:38

Per le romane: allora consiglio la visita ad Artemisia, e mi raccomando una sosta speciale davanti all'Aurora! Al Museo di Roma, Palazzo Braschi.

LISA | Giovedì, 12 gennaio 2017 @18:36

Giusy molto d'antan, è facilissimo: basta cliccare sul link che ho messo nel testo, ovvero sul plazadelavirgen che vedi in verde. Ti indirizza direttamente sul sito delle bustine.(Se clicchi invece su LisaIncontra, sempre in verde, vedrai le altre mie interviste-incontro).

giusy molto d'antan | Giovedì, 12 gennaio 2017 @18:03

Intervista interessante, belle le pochettes...impossibile x me trovarle on line ( sono impedita da una profonda ignoranza non solo telematica) GABRIELLA carissima: ci sto per Artemisia! Pietra Carsica permettendo....

Gabriella | Giovedì, 12 gennaio 2017 @13:32

infatti lisa io per me parlavo di scrittura privata, di diario.sono nata come te nel 1964 e dai 12 anni fino ai 45 circa ho tenuto migliaia di diari.poi ho smesso, vorrei riprendere ma trovo difficoltà nel farlo.ma senza diari la vita mi si sfilaccia, io mi perdo.scrivo però quelli che io chiamo "appunti dell'interiorità" frasi che mi hanno colpita, pensieri che mi assediano, cose dettemi da altri, poesie che devo rileggere ed anche cose da comprare al supermarket..le mie amiche intuiscono ciò e spesso ricevo in regalo quaderni di ogni tipo..

LISA | Giovedì, 12 gennaio 2017 @11:48

Gabriella, io parlavo della scrittura di tutti: di noi tutti che scriviamo. Ora la scrittura è molto pubblica, e anche questo mi piace: Facebook, i blog... Ma io penso che sia importante anche lo spazio della scrittura privata, il diario per intenderci, o una qualche forma di diario, un notes che teniamo chiuso nel cassetto, sul comodino o in borsa. Scrivere per capire e capirsi. Scrivere perché se no la vita scolora. Scrivere per pensare e fermarsi in questo mondo di pura istantaneità. Anche se è solo per noi, anche se il quaderno poi lo butteremo, non importa. Scrivere per stare dentro la vita.

Gabriella | Mercoledì, 11 gennaio 2017 @21:10

lisa ma io non parlavo della scrittura di scrittrici vere come te..per me è urgenza un po' terapia ma anche tormento perchè non do ai miei pensieri una forma ordinata, appunto letteraria.anch'io sono di roma e spero tanto di andar a vedere la mostra di artemisia magari con giusy, claudia mdg, lila, le mie amiche del gruppo romano, conosciuteci grazie al tuo blog, lisa..

LISA | Mercoledì, 11 gennaio 2017 @09:55

Per Claudia Mdg e tutte le persone che mi leggono da Roma: a proposito di quadri... Andate a vedere la mostra su Artemisia Gentileschi, una delle prime grandi pittrici, al Museo di Roma, nel settecentesco Palazzo Braschi. C'è un quadro meraviglioso, di una donna che esce dal buio: l'Aurora. E una storia dietro questo quadro, che vi racconterò nel prossimo LisaIncontra.

LISA | Mercoledì, 11 gennaio 2017 @09:52

Pensa, Gabriella, mi ha molto colpito quel che mi ha detto Benedetta: "cucire per me, sospetto che sia un po’ come per chi scrive: da un lato è un’urgenza, dall’altro una terapia".

Gabriella | Martedì, 10 gennaio 2017 @23:29

voglio assolutamente una bustina di benedetta! grazie lisa per queste interviste ad artigiane che sono artiste! voglio trovare anch'io la mia terapia..a me piace scrivere ma la trovo un'attività un po'cerebrale..ho bisogno di qualcosa che mi liberi la mente e la faccia respirare!!

valentina | Martedì, 10 gennaio 2017 @22:46

Che bello leggere di Benedetta e di leggerlo scritto da Lisa!
E mi è venuta voglia di trovare la mia terapia!
Buon anno belle fanciulle, mi avete addolcito una serata londinese uggiosa!

claudia mdg | Martedì, 10 gennaio 2017 @19:48

Proprio belle le bustine. @ArtGarnments è stata una scoperta,alcuni dettagli moda nei quadri sono davvero interessantissimi: io sogno da anni gli orecchini con perle e un nastrino di seta nera della Giuditta di Caravaggio.

LISA | Martedì, 10 gennaio 2017 @12:32

E' vero, Alessandra R., quante storie nei treni dei pendolari e in metropolitana...

benedetta senin | Martedì, 10 gennaio 2017 @12:22

Ciao Alessandra, innanzitutto grazie! Da qualche parte sul blog ci deve essere il mio contatto ma te lo lascio qui: bene.senin@gmail.com
Scrivimi!

Alessandra R. | Martedì, 10 gennaio 2017 @11:42

Dopo questa intervista, come non guardare con occhi diversi, le facce nuove che si incontrano e si incrociano sul treno, nelle stazioni. Un'intervista con tanti spunti da appuntare, come uno spillo; spillo come il tuo, Lisa, come quelli - con ago e filo - di Benedetta. Un'informazione: sul suo blog non ho notato una sezione "contattami": c'è un indirizzo via mail a cui inviare una richiesta di bustine? Gli oggetti homemade, in un'era in cui abbiamo tutto e tutto fatto con lo stampino, questa è un'idea sfiziosa da regalare. Perchè di bustine, poi, non se ne ha mai abbastanza.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.