Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

La luce, anzi la non-luce del Baltico: archi-musei, rovine soviet, pane nero col burro e altre cronache dall’Estonia.

Martedì, 31 gennaio 2017 @11:08

- Che ci fa su questa nave?
- Volevo vedere il Mar Baltico.
- Perché, cos’ha di speciale?
- Secondo i marinai è il più bello di tutti.
- Mai notato.
- E’ la luce ad essere speciale. Morbida e calda.
- La luce?
- In autunno si infiamma.
- E lei cosa fa di lavoro?
- Lo scrittore.
- Ah!
(Un pazzo, ma non pericoloso.
Mi sembrò di cogliere una punta di sarcasmo nel modo in cui mi timbrò il passaporto).


Sono partita per l’Estonia con un libro nel mio iPad: "Anime baltiche", di Jan Brokken (Iperborea). Il racconto-viaggio di uno scrittore olandese nelle Repubbliche Baltiche, da cui ho tratto la buffa conversazione qui sopra.
Sono partita pensando che in Estonia avrei trovato esattamente questo: una luce pura, riflessa e moltiplicata dalla neve. Sbagliato. La luce proprio non c’era. Il giorno cominciava (tardi, e finiva prestissimo) in una nebbia lattiginosa, perlacea; case e foreste avvolte in una perenne foschia e brina. Ma confesso che alla fine mi piaceva, questa luce non-luce, la sensazione incredibile di essere altrove, sul bordo di un altro mondo. E la voglia di luce forse non era solo la mia: nel museo che sono stata invitata a scoprire tra le foreste, il National Estonian Museum, c’era una ragazza seduta al caffè, con i capelli di una sfumatura bellissima, tra il grigio chiaro e il color lavanda, e un bimbo appena nato. Era così bella che mi sono avvicinata per farle i complimenti… E il bimbo? L’abbiamo chiamato "Lumi", ovvero, in estone, "neve", mi ha detto. E poi ancora: a una cena a Tallinn, c’era un architetto vestito di bianco, completamente di bianco, scarpe comprese. Ma è solo stasera o sei sempre all white?, gli ho chiesto. Sempre. Ha cominciato dieci anni fa, tornando in Estonia dal Canada, lasciando tutti gli abiti nell’armadio, e da allora non ha più indossato nulla di colorato.

Cosa mi è piaciuto, dell’Estonia? Scelgo il pane nero, caldo, che sa quasi di liquirizia, che arriva sul tavolo all’inizio di ogni pasto, con burro e un coltello di legno.
E poi il museo-capolavoro. L’Estonian National Museum a Tartu, inaugurato da pochi mesi; il progetto è del giovane studio di architettura DGT Dorell.Ghotmeh.Tane Architects, che ha sede a Parigi. Un museo nel mezzo del nulla, ovvero: sul sito di un’ex base aerea militare sovietica. Dan Dorell, uno dei soci, ce lo racconta così: "Ci siamo trovati di fronte a un sito talmente carico di tracce di diversi periodi, che abbiamo deciso di usare le linee presenti nel suolo per ricucire un passato doloroso e trasformarlo in simbolo di rinascita. Il museo è infatti il prolungamento dell’ex pista d’aviazione sovietica, e il tetto si innalza con una leggera pendenza: simbolo del decollo dell’Estonia da un passato doloroso verso una nuova era". Così decolla l’Estonia: giovane Paese super-digitalizzato (è qui che hanno inventato Skype!), con un giovane primo ministro, ed elezioni on line.
Un museo aereo e trasparente, dunque, che d’inverno rifletterà il bagliore della neve. 34mila metri quadri all’interno, ma molti spazi pensati anche nel parco e sul lago circostante, ad esempio per pattinare su ghiaccio. "Un vero e proprio centro di cultura e di vita", prosegue Dorell, "con biblioteche, sale per concerti, ristoranti, e ovviamente i 200mila oggetti etnografici che raccontano il Paese, collocati nel piano interrato, e parzialmente visibili attraverso dei pavimenti in vetro". Io mi sono appassionata agli antichi boccali di legno della birra, incisi con motivi diversi a seconda del paesino o della regione di provenienza… E i nastri-cintura coloratissimi.
Il passato soviet è ovunque, non solo in questa base aerea adesso trasformata in museo e manifesto di libertà e pace. Ma anche in un incredibile edificio-bunker, ora abbandonato, nel porto di Tallinn: Linna Hall. Costruito nel 1980 per i Giochi Olimpici di Mosca, dentro ha una pista di pattinaggio e un enorme anfiteatro. Tutto in rovina… Ma i ragazzi di Tallinn ci vanno lo stesso a disegnare graffiti, e, d’estate, a fare un picnic "urbano" guardando il Baltico. Guardando Helsinki che è proprio di fronte. E chissà, magari d’estate il sole splende davvero, e la luce è davvero "morbida e calda".

1 commento

Alessandra R. | Martedì, 31 gennaio 2017 @14:35

Leggendo del tuo viaggio, che sembra un racconto estrapolato da un libro, non posso fare a meno di pensare a Brodskij, russo, del quale ti lascio alcuni suoi versi che, spero, illuminino il tuo post-rientro, alle soglie di un mese che sta ormai per finire.

Sono nato e cresciuto nelle paludi baltiche, dove
onde grigie di zinco vengono a due a due;
di qui tutte le rime, di qui la voce pallida
che fra queste si arriccia, come un capello umido;
se mai s’arriccia. Anche puntando il gomito, la conchiglia
dell’orecchio non distingue in esse nessun ruglio,
ma sbattere di tele, di persiane, di mani,
bollitori sui fornelli, al massimo strida di gabbiani.
In questi piatti paesi quello che difende
dal falso il cuore è che in nessun luogo ci si può celare e si vede
più lontano. Soltanto per il suono lo spazio è ostacolo:
l’occhio non si lamenta per l’assenza di eco.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.