Lisa Corva

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Almira, e il piacere dell’athleisure: la moda per andare (anche) in bici.

Lunedì, 27 marzo 2017 @17:26

Quando vado a trovarla nel suo negozio/atelier, sta cucendo. O meglio: sta cucendo un inserto di stoffa, quasi una spilla, su una delle maglie a righe della nuova collezione. Me la mostra e mi dice: come ti sembra? Così è Almira Sadar, stilista di Lubiana, e questo gesto la riassume: lei che ama il "fatto a mano" e la sperimentazione. Nasce come architetto, ma le sue "architetture" sono i suoi abiti (e quelli che progetta insieme ai suoi studenti all’Università di Lubiana, piccola capitale "light" della Slovenia, dove insegna Textile and Fashion Design). Scoprite qui chi è: http://www.almirasadar.com/collections
Ma soprattutto scopritela nella mia intervista, la nuova puntata di LisaIncontra (se cliccate qui, trovate gli altri incontri e le altre puntate).

Nella tua nuova collezione primavera/estate, che cosa ti piace particolarmente e ti metterai?
Tutto quello che è "athleisure": pezzi semplici, a metà tra "athletics" e "leisure", sport e comodità. Una gonna a fiori messa con un giacchino leggero e colorato tipo bomber. Cose light e multi-funzione che posso mettere per andare in bici, camminare in uno dei parchi cittadini, ma che funzionano anche al cinema la sera.

E poi ci sono i tuoi bestseller, pezzi che rifai, in modo diverso, ogni anno: le sciarpe a forma di volpina, di stoffa, ma citazione delle vecchie volpi che mettevano nonne e bisnonne al collo; e le sciarpe "a buchi", fatte con il laser. Perché, secondo te, piacciono tanto?
Per il loro sense of humor – nascosto, eppure visibile.

Il "fatto a mano", e la tradizione locale, soprattutto se artigianale: sono due temi molto importanti nella tua ricerca moda…
Perché penso che la moda abbia bisogno di un’anima – e del tocco delle mani di chi la crea.

Apri il tuo armadio per noi: c’è qualcosa di cui non ti separeresti mai?
Non sono una persona nostalgica. Tendo a non accumulare oggetti e quindi neppure vestiti, neanche quelli che, come dici tu, sono cuciti con i nostri ricordi. Quando compro qualcosa di nuovo, regalo o butto qualcosa.

La tua passione: scarpe o borse?
Scarpe: ma, soprattutto, sneakers.

Sogni mai di uscire di casa leggera, senza la borsa, solo con quello che riesci a infilare in tasca?
In realtà adoro il mio Macbook Air, che sta in tutte le mie borse, e che mi porto sempre dietro. Ma quando mi capita di uscire senza la borsa, mi sento diversa, quasi… sfacciata!

L’ultima cosa che hai comprato?
Una T-shirt bianca. Ero così entusiasta dei disegni di una mia studentessa, che li ho fatti stampare sopra.

Un abito o una donna indimenticabile, nella storia della moda.
Coco Chanel: una donna forte, iconica, una vera pioniera. Rileggo spesso le sue dichiarazioni, ancora oggi modernissime. Come: "Il y a les gens qui ont de l’argent et il y a les gens qui sont riches". Ci sono persone che hanno denaro, e persone che sono ricche.

A parte Coco, una donna che ammiri, e perché.
Non una, molte: nella moda Miuccia Prada, nel design Petra Blaisse and Patricia Urquiola, nell'arte Tracey Emin. Forse perché vorrei essere come loro.

E l’artista di cui collezioneresti le opere, se potessi?
Louise Bourgeois e i suoi Textile Books.

Vedi mai scarpe, abiti o gioielli in un quadro, o in un film, e ti fermi a pensare: se potessi averlo!
Il possesso non è così importante per me. Invece di "lo voglio", preferisco pensare semplicemente "mi piace".

Il luogo dove ti senti più tu al mondo.
Per fortuna ne ho tanti – e spero di trovarne molti altri ancora.

Hai studiato architettura, hai sposato un architetto. Ci sono donne architetto che ti piacciono particolarmente?
Ammiro e rispetto le donne architetto, ma, sinceramente, penso che sia una professione da maschi. Credo nella parità, ma non nell’uguaglianza a tutti i costi: non siamo uguali. E quindi la mia preferita donna architetto è…una scrittrice. L’indiana Arundhati Roy, che a vent’anni dal suo meraviglioso "Il Dio delle piccole cose" pubblicherà "The Ministry of Utmost Happiness". Non vedo l’ora di leggerlo!

L’ultimo libro che ti ha fatto ridere… o piangere.
"Il primo uomo cattivo" di Miranda July (in Italia pubblicato da Feltrinelli, nb) mi ha davvero fatto sorridere. Quanto ai libri che fanno piangere, tendo ad evitarli. O, se li comincio per caso, a metterli da parte. L’ultimo? Il sopravvalutato, secondo me, "Una vita come tante" di Hanya Yanahigara (questo invece è Sellerio).

C’è una frase, un aforisma, un mantra con cui ti identifichi?
La vita va avanti.

Un momento di semplice, quotidiana felicità: per te, cos’è?
La mia passeggiata del mattino con il mio cane. Non importa la stagione o il tempo, esco anche se piove o nevica, mi piace sempre. E mi piace andarci al mattino presto, prestissimo: un momento di pura tranquillità.

Il tuo segno di stile?
La mia bici.

Qualcosa che tua mamma, o tua nonna, indossavano, e che ti ricordi ancora perfettamente.
I tacchi alti di mia madre, per ogni occasione; e il suo cappottino nero di pelliccia, status symbol del socialismo (io sono nata nell’ex Jugoslavia), per le occasioni speciali.

Hai una figlia. Qual è il messaggio, o insegnamento, che speri di averle passato?
Sii quello che sei.

15 commenti

Giusy d'antan | Mercoledì, 29 marzo 2017 @18:12

A proposito di miti devo ammettere e rivelare che tra le pareti domestiche a volte mi chiamano Cassandra. Una Cassandra inviolata e ...inviolabile...

Giusy | Mercoledì, 29 marzo 2017 @17:42

...E no che non sbagli Claudia mdg! mi sentivo in imbarazzo...sempre la solita dimenticanza. mi sa che sto perdendo i colpi....o mi sto perdendo???

claudia mdg | Mercoledì, 29 marzo 2017 @17:29

Mi sa che l'Anonimo del commento precedente è la mitica Giusy, sbaglio?

Anonimo | Martedì, 28 marzo 2017 @19:54

. nonostante l'età farei carte false per il sesto abitino : blusa nera e gonna optical però ai piedi solo sandali. In estate le mie estremità hanno voglia di libertà.

LISA | Martedì, 28 marzo 2017 @19:52

Anche a me ha stupito il no alle donne architetto (visto tra l'altro che lei è proprio un architetto), ma il tema è interessante: noi non siamo uguali agli uomini, mi ha detto Almira, tu vorresti esserlo? In effetti no, non siamo uguali. Il mestiere dell'architettura richiede durezza e cantieri; come il mestiere della guerra (esagero, ma non tanto), come la politica. E quindi? Quindi penso che anche se non siamo uguali, è giusto avere uguali diritti; e quindi, se il tuo sogno è fare l'architetto, pilotare un aereo o comandare un battaglione o uno Stato, e anche diventare un astronauta, è giusto provarci. Quanto a Plautilla Bricci, chissà cosa ne avrebbe pensato, guardando attraverso i secoli e i tempi, di donne architetto come Zaha Hadid... Sarebbe contenta, penso. E fiera.

Alessandra | Martedì, 28 marzo 2017 @16:55

Bella intervista e bella testimonianza. ovviamente non sono d'accordo sul no alle donne architetto ma senz'altro Almira ne sa molto più di me... La cofondatrice della mia associazione culturale Artemisia Gentileschi sta per pubblicare una monografia sulla prima 'architettrice' italiana: la romana Plautilla Bricci, vissuta tra la fine del Seicento e l'inizio del '700. Se lei c'è l'ha fatta...

LISA | Martedì, 28 marzo 2017 @15:02

Bianca: le calze con la riga! Altro pezzo di archeologia del guardaroba. Ma davvero, erano bellissime e supersexy.

Bianca | Martedì, 28 marzo 2017 @11:26

Lisa,quante cose ho ritrovato di me in questa intervista!Lubiana,I vestiti fatti a mano bellissimi li comprerei tutti.....buttare gli oggetti anche se fanno parte dei ricordi, le sneakers,la t -shirt, Chanel,la passeggiata con il mio beagle,I libri tristi evito e li scaravento contro il muro,l'eleganza di mia madre calze di seta con la riga sempre dritta....e poi la bici,Genova non e' una citta' x bici ma la pedalata sul Ponte di Brookline.....chi se la scorda!!!!!Io a differenza di Almira mi sento me stessa solo nella grande mela!

LISA | Martedì, 28 marzo 2017 @10:02

E' vero, Alessandra R.: assomiglia a Miuccia, ma... con le sneakers!

Alessandra R. | Martedì, 28 marzo 2017 @10:00

Oh Lisa, quanta ispirazione in questa intervista! Interviste che sono solita prendere come un gioco: le leggo, prendo appunti, immagino visi e anche oggetti che non conosco, e poi googlo, dò un volto a tutti e a tutto quanto accennato. E Almira vagamente ricorda la Sig.ra Prada!

LISA | Martedì, 28 marzo 2017 @09:35

Claudia mdg: io invece ho scelto l'abito per questa primavera, o forse è più giusto dire che l'abito ha scelto me: è quello che si lega con un fiocco davanti. Vezzoso al punto giusto.

LISA | Martedì, 28 marzo 2017 @09:32

Cristiana: il riferimento al libro di Miranda July (che non ho letto) è buffo, perché quando la intervistai, tempo fa, parlammo di... scarpe. E' un'appassionata anche di vintage e portava delle assurde scarpe con le zeppe. Quanto a uscire con la borsa e sentirsi sfacciata (io avrei detto leggera, ma sfacciata è più interessante), ha colpito anche me. Psico-guardaroba!

claudia mdg | Lunedì, 27 marzo 2017 @19:30

Bella intervista, grazie! Sono andata a curiosare sul sito di Almira: le cose che mi sono piaciute di più (soprattutto le gonne) sono di collezioni passate Peccato.

Acerbina | Lunedì, 27 marzo 2017 @18:33

Bellissima intervista, viene fuori una donna vera, non solo una stilista. ritrovo molte cose affini e comuni: Macbook nella borsa, le sneakers, la bici come oggetto culto, e il goes on quotidiano.
Brava Lisa, brava Almira!

Cristiana | Lunedì, 27 marzo 2017 @18:25

Rubo "Il primo uomo cattivo" di Miranda July.
Capita anche a me: "Ma quando mi capita di uscire senza la borsa, mi sento diversa, quasi… sfacciata!"
Lo prendo come un suggerimento: "Quando compro qualcosa di nuovo, regalo o butto qualcosa."
Andrò a trovarla presto! Con te cara Lisa...
Ciao, C.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.