Lisa Corva

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E se l’archistar fosse un serial killer? Comincia il Salone a Milano, e io ho appena letto un giallo (anche) design.

Martedì, 4 aprile 2017 @12:41

E se l’archistar fosse un serial killer? Comincia il Salone del Mobile a Milano, e io ho appena letto un giallo che parla (anche) di design. Si intitola "La ragazza di prima" di J.P. Delaney (Mondadori). Protagonista, un architetto, James Monkford. Anzi, la casa perfetta che ha progettato a Londra. Non ci abita, ma la affitta: a un prezzo ridicolo, basta obbedire alle sue regole. Che vogliono dire anche ordine totale, niente oggetti personali, niente disordine. E un test attitudinale per essere scelti. Lui è, ovviamente, bello e sexy. E la ragazza che viene scelta come inquilina se ne innamora. Anche la seconda ragazza, che arriva dopo la morte misteriosa della prima…
Confesso: io, che sono ossessionata dal decluttering, ma ahimé non riesco a buttare via niente, forse adorerei lasciarmi tutto alle spalle (armadi straboccanti compresi), ed entrare, con una sola micro-valigia, in una casa bella e asettica, come fanno le ragazze nel romanzo. Ma poi riuscirei a tenerla ordinata? Come reagirei a un uomo, pur supersexy, che mi controlla, mi chiede di tenere in ordine le cose in bagno, di pulire la doccia perché l’acqua lascia tracce di calcare; un uomo che fa cadere "per caso" la mia vecchia teiera un po’ kitsch perché non è abbastanza design? Ma non vi voglio svelare troppo della trama. Mi ha così incuriosito che ho voluto intervistare l’autore…

Mi dica la verità: si è ispirato a qualche architetto "reale", per il protagonista del suo libro? Io ho pensato a Peter Zumthor: è stato un Pritzker Prize (che è il Nobel dell’architettura), ma così minimalista che persino io, appassionata di archistar, quando sono stata nella spa nelle montagne svizzere che ha disegnato, a Vals, mi sono sentita quasi… in un lager.

- Peter Zumthor, sicuramente! Ma anche l’italiano Claudio Silvestrin e l’inglese John Pawson.

Certo: Silvestrin cura l’immagine dei negozi Armani, e il progetto forse più famoso dell’inglese John Pawson è… un monastero nella Repubblica Ceca. Minimalismo chic.
Torniamo all’architetto sexy del libro, seducente ma ossessionato e ossessionante, che sceglie tutto con cura, dalle posate alle lenzuola. C’è qualcosa che piace anche a lei?


-Mi piacciono i divani disegnati da Piero Lissoni e le posate 98 di Renzo Piano. Ma uno dei temi del libro è che se ti lasci troppo prendere dalla ricerca della perfezione diventi pazzo… Quando ho cominciato a scrivere questo romanzo, io e mia moglie abbiamo avuto un bimbo con una grave malattia genetica, simile all’autismo. E’ qualcosa che ribalta forzatamente tutte le tue idee sulla bellezza e la perfezione. Ed è anche il motivo per cui mi sono sentito così coinvolto da questo libro, e ci ho messo così tanto per scriverlo: 15 anni.

Io però, che vivo nel caos, che ho abbandonato il bestseller di Marie Kondo sull’arte magica del riordino dopo poche pagine, perché mi sentivo in colpa, sono attratta da una casa così ordinata…

- Io penso che il caos sia vita. Tutta l’umanità, in fondo, è "clutter", caos. E quanto alle case, se nel tuo appartamento tuo figlio non può disegnare sulle pareti, bè, forse hai l’appartamento sbagliato.

(Con buona pace dell’amica che mi ha regalato Marie Kondo, forse oggi riesco a guardare il mio caos con altri occhi. Forse).

5 commenti

LISA | Lunedì, 10 aprile 2017 @06:24

Sono stata a Milano, Alessandra R., ma mi sono persa nel luna park del Salone, quindi niente scarpe di Manolo (anche se sono entrata dentro altri palazzi e ho visto altre meraviglie).

Alessandra R. | Mercoledì, 5 aprile 2017 @15:22

Caspita, sono quasi scivolata dalla sedia talmente la trama mi ha incuriosito. Non sono un'amante del genere thriller, diciamo che di norma li snobbo ma capitano eccezioni, e questo me lo annoto subito. Mi ci vedo, io che accumulo e ordino (mi piace l'ordine ma no, non sono maniaca). Il disordine in generale mi irrita (forse è un modo per tenere sotto controllo la propria vita, come per dire "così PARE vada tutto bene", quando invece è il contrario) ma ci sono disordini e disordini. Perché ci sono disordini stimolanti, che ispirano, che piace vedere. Ho visto case di persone, disordini compresi, che parlano di loro e ti invitano a vivere con disinvoltura nel loro disordine, che io non saprei ricreare/replicare. E poi ci sono disordini che trasmettono solo sporco, vacuità, il riflesso di gente con niente da darti, da trasmetterti. Un disordine che sa di apatia. Bene, bene, questa lettura s’ha da fare!
Tra l’altro proprio ieri ho avuto l’occasione di pranzare all’Armani Café. Ora, io non so se lo stesso Silvestrin abbia curato anche il ristorante ma, se si può usare qui senza tabu il termine toilette, ne sono emersa stordita: nero, buio, solo un faretto a disposizione e… no, non avevo assunto alcolici durante il pasto. Mi son sentita soffocare. Io sono "ignorante" in materia ma l’arte a servizio del pubblico penso debba essere più funzionale oltre che estetica e trasmettere benessere. Al contrario, è stata una boccata d’aria fresca la mostra di Manolo Blahník a Palazzo Morando; è stata prorogata fino al 17/04 quindi se hai occasione di passare a Milano ti consiglio di farci un salto perché merita davvero.

FRRR | Martedì, 4 aprile 2017 @18:13

ho vissuto 5 anni con un architetto che aveva due obelischi romani messi sopra al camino, se glieli spostavi di pochi centimetri, se ne accorgeva e li rimetteva precisi al loro posto. Una volta durante un litigio sui suoi maniacali obelischi, gliene presi uno e lo buttai dalla finestra nel canale sotto casa. Catartico! La relazioni finì poco dopo, con giovamento per entrambi

LISA | Martedì, 4 aprile 2017 @14:49

Che bello quel "bruciare nella memoria", Carla. E che bello che anche tu stai leggendo/rileggendo i classici! Quanto a "umanity is clutter", mi ha consolato ma non mi ha convinto.

Carla | Martedì, 4 aprile 2017 @14:24

"Com'è possibile vivere senza le cose che sono nella nostra vita? Spogli del nostro passato non ci riconosciamo. Fa niente , non c'è posta, bisogna lasciarlo, bruciarlo. E sugli sgabelli superstiti le donne guardavano il loro passato con occhi sognanti e lo bruciavano nella loro memoria " .
È tratto da Furore , è il momento in cui la famiglia Joad sta lasciando la loro terra per raggiungere la Calafornia. Ecco io credo che vivere in una casa con tante cose vuol dire avere la nostra memoria, e mantenerla perché con quale criterio si buttano via le cose: l'utilità, la vecchiaia, un momento triste, un passato? Non so, buttare è faticoso e in fondo penso anch'io che il caos sia vita. Anche se poi non trovò il libretto della caldaia per la revisione!!! Ho scampato una crisi coniugale perché, poi, il libretto è riaffiorato nel cassetto dove era stato riposto è sommerso dalla vita.
Purtroppo, mi ricordo dell'ordine solo quando non trovò qualcosa!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.