Lisa Corva

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L’amore. Sentire che il tempo per come l’hai conosciuto non esiste più.

Giovedì, 6 luglio 2017 @09:05

"L’amore: una sospensione del tempo, una rivoluzione. Sentire che il tempo per come l’hai conosciuto non esiste più".

Sì, mi piace molto questa frase di Jonas Hassen Khemiri, così mi piacciono tante altre cose che mi ha detto quando ci siamo incontrati, a Milano. La mia intervista, che leggete qui di seguito, è stata pubblicata su D di Repubblica.

La prima cosa che noto di Jonas Hassen Khemiri è che è alto. Altissimo. (D’accordo, io sono particolarmente piccola, però…). Poi, i capelli lunghi e neri, post-hippy, decisamente insoliti per uno scrittore svedese (infatti il padre è tunisino). E il sorriso: ironico, dolce, gentile. Come il suo libro: Tutto quello che non ricordo (Iperborea), un romanzo-collage, intorno a Samuel, un ragazzo che non c’è più, ricostruito attraverso le voci di chi gli ha voluto bene (gli amici, la fidanzata, la nonna…). Ma anche un romanzo métissage. Perché Khemiri, 38 anni, è uno dei nuovi scrittori métissage, appunto; nuovi cittadini del mondo, migranti o figli di migranti, che mixano, sperimentano, passano da una lingua all’altra. Così, la prima domanda dell’intervista è: la tua parola preferita in svedese? "Driva, perché è una parola mutante, appunto", spiega. "Ce ne sono, in svedese. Parole che a seconda dell’intonazione cambiano significato. E "driva" è un verbo, che può significare "sto scherzando", oppure vuol dire proporre in modo testardo delle idee politiche, o ancora vagare senza meta…". Sorride. "Questo dice molto di me: una parola che ha dentro di sé tre significati, tre mondi possibili". I mondi possibili di Khemiri, dal punto di vista linguistico, sono quattro: lo svedese, la lingua di sua madre e quella della scuola; il francese, lingua del padre e quella con cui parla, oggi, ai suoi bimbi, mischiandola con lo svedese; l’arabo; e l’inglese, la lingua della nostra intervista. "Il linguaggio per me è un’armatura. Non solo. Mi rendo conto di cambiare personalità quando passo da una lingua all’altra", spiega. "E’ qualcosa che ho imparato da bambino, crescendo in una casa multi-etnica. Ma avrei potuto scrivere solo in svedese. Sai qual è il mio luogo del cuore a Stoccolma? La KB. Ovvero la Kungliga Biblioteket, la Biblioteca nazionale: dove, letteralmente, scrivi e studi stando seduto sopra secoli di cultura svedese. Sopra Strindberg e Almqvist, che sono conservati, nelle prime edizioni, nei piani interrati. Per anni sono andato lì, ogni giorno, perché è bellissimo, inspirational, silenzioso; e perché puoi lavorare per ore senza che nessuno ti disturbi o ti chieda di ordinare un caffè". Ci vai ancora? "No, ora la mia routine prevede accompagnare i miei bimbi all’asilo, e poi chiudermi dentro il mio ufficio-studio, che non è a casa. Per almeno sette ore. E’ questa la parte migliore, la più bella, della mia vita". Che dichiarazione inaspettata, e drastica: e l’amore, allora? Khemiri non si scompone: "Non sarei sincero se dicessi che l’amore è al primo posto. Perché la scrittura lo è. Penso che nella vita sia fondamentale trovare ciò che sospende il tempo, che lo annulla, che ci proietta in un’altra dimensione. Certo: l’amore, a volte. Ma per me, sempre, la scrittura. Ci sono momenti in cui mi ci immergo così profondamente che non riesco a uscirne, anche se mi sembra di tradire il mondo reale". Samuel, il ragazzo protagonista del tuo libro, a un certo punto comincia a chiedere, in maniera quasi ossessiva, a tutti quelli che incontra, la loro definizione dell’amore. La tua, quindi, è questa? "Sì: una sospensione del tempo, una rivoluzione. Sentire che il tempo per come l’hai conosciuto non esiste più". Samuel ha paura dei sentimenti. Incontra una ragazza, si innamora, ma poi si tira indietro. "Sarei potuto diventare come lui, penso, se non avessi cominciato a scrivere. La scrittura mi ha salvato. Mi ha dato un senso. Come certi libri che ho letto da ragazzo, libri che "alzano il soffitto", che fanno entrare più aria e ossigeno nella stanza". Per esempio? "Faulkner: L’urlo e il furore. E Calvino: "Se una notte d’inverno un viaggiatore". Il nostro Calvino… "Quel libro mi ha fatto capire che volevo scrivere dei romanzi così, e spero di esserci riuscito con Tutto quello che non ricordo: libri che chiedono al lettore di partecipare, che lo investono di un ruolo, una missione".
Khemiri, come Samuel, è uno svedese di seconda generazione; figli di matrimoni misti, con almeno un genitore immigrato. La ricchezza di culture e di lingue è anche quella del cibo? Non sembra, almeno dal libro, visto che il piatto più citato nel romanzo è un indefinibile, e non appetitoso "noodles ai fiocchi di latte" (si versa dell’acqua bollente sui noodles a cottura rapida, e si aggiungono fiocchi di latte; forse è meglio non provare). "Ammetto di non essere molto interessato al cibo", scherza Khemiri. "Anche se adesso, con i bambini devo cucinare per forza". E quindi a loro proponi questo piatto? "Lasciamo perdere…", ride.
Letteratura migrante. Migranti, rifugiati. Il grande tema caldo dei nostri giorni. Lo è anche per Khemiri. Che nel 2013 scrive una lettera aperta (e diventata "virale" nel giro di poche ore) a Beatrice Ask, l’allora ministro della giustizia, a proposito di un controverso progetto di sicurezza, il cui obiettivo era individuare e allontanare i clandestini dal Paese. Khemiri le propone di "scambiarsi la pelle", per capire cosa vuol dire essere vittima di razzismo. Ed è uno dei temi sottotraccia dell’ultimo romanzo. Perché Samuel lavora all’Agenzia per l’Immigrazione. Perché quando la nonna, a cui è legatissimo, viene ricoverata in una casa di riposo, e la vecchia casa di famiglia rimane vuota, Samuel e la fidanzata decidono di usarla per ospitare clandestinamente donne immigrate in fuga da abusi o mariti violenti. E’ la tua storia? Khemiri sorride: "Ovviamente non ti posso rispondere. E non risponderò anche alla domande che sicuramente vuoi farmi, sulla situazione politica oggi, su Trump, sui rifugiati nel mondo… Sai perché? Perché il mio libro risponde a queste domande molto meglio di quanto possa fare io".

4 commenti

Gabriella | Venerdì, 7 luglio 2017 @18:55

forse fa parte delle cose che a noi donne vengono insegnate il mettere al primo posto l'amore..e forse per molte è così..ma per altre no, non è così. e ciò vale anche per gli uomini. .credo sia un atto di sincerità e di coraggio l'ammissione fatta da questo giovane scrittore svedese; il dire che no, non è l'amore la prima cosa che per lui conta.ma è la scrittura.che poi è anch'essa una forma di amore.per se stessi.per la propria interiorità, per il proprio nucleo più profondo. la scrittura è amore verso l'umanità tutta.

LISA | Venerdì, 7 luglio 2017 @14:05

Mariella, ma forse più di tutto, a proposito di sospensione del tempo, mi ha colpito quello che ha detto della scrittura: "Non sarei sincero se dicessi che l’amore è al primo posto. Perché la scrittura lo è. Penso che nella vita sia fondamentale trovare ciò che sospende il tempo, che lo annulla, che ci proietta in un’altra dimensione. Certo: l’amore, a volte. Ma per me, sempre, la scrittura. Ci sono momenti in cui mi ci immergo così profondamente che non riesco a uscirne, anche se mi sembra di tradire il mondo reale". E in fondo per chi crea - arte, libri - spesso è davvero così.

Mariella | Giovedì, 6 luglio 2017 @09:44

Grazie per averci presentato questo giovane scrittore. Il romanzo mi incuriosisce. Forse ha ragione lui: l'amore è sospensione del tempo.

Alessandra R. | Giovedì, 6 luglio 2017 @09:36

Un'altra intervista tutta scintille e ispirazione! Tra l'altro ho una particolare predilizione percoloro che sono poliglotti, verso loro nutro una particolare ammirazione.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.