Lisa Corva

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A proposito di libri introvabili, di amori impossibili, di donne che finiscono in convento e del coraggio di cambiare il proprio destino.

Mercoledì, 27 settembre 2017 @09:23

No, anche lei finisce in convento? Sto parlando di Liza, la giovanissima Liza, protagonista di "Un nido di nobili" di Turgenev. Era il mio libro introvabile di quest’estate (esaurito, fuori catalogo: scomparso da tutte le librerie), che ho finalmente recuperato, addirittura in due (usatissime, vissutissime) copie.
Ma Liza! Giovane, lieve, sorridente, forse un po’ ingenua, d’accordo, vive con la madre e la sorella in quella campagna russa innevata e annoiata dei romanzi dell’Ottocento che amo, vedi Tolstoj. Sogna. Cosa sogna? L’amore, certo; forse quello di un insistente fatuo corteggiatore, forse quello del serio Lavretskij, divorziato e, attenzione, improvvisamente vedovo? Complice una notte di luna (quante notti di luna nella Russia dell’Ottocento), Liza si permette di crederci. E invece no. La moglie fedifraga e allegra, non deceduta ma furbissima, ricompare, di ritorno da Parigi. E Liza decide di rinunciare a tutto, non solo a quell’amore (im)possibile, ma al mondo. Entra in convento.
Non farlo! Volevo scrollarla, afferrarla per l’abito, lì nelle pagine di Turgenev. Anche perché così siamo a due, due donne che finiscono in convento, e c’est tout, con buona pace dei sogni d’amore, dell’indipendenza femminile e del femminismo (all’epoca parola non ancora inventata né immaginata, un po’ come la televisione o il computer). Già, due. Una è Liza; l’altra è la principessa di Clèves, rispettivamente "Un nido di nobili" e "La Principessa di Clèves" appunto, ovvero i due libri citati da uno dei miei scrittori preferiti, André Aciman, quando, in un’intervista, gli chiesi quali fossero i romanzi sull’amore che più l’avessero colpito. "Perché entrambi raccontano amori difficili, amori incompiuti".
Amori impossibili, d’accordo. Ma rinchiudere tutte e due le poverette in convento? Che destino, a distanza di secoli. "Un nido di nobili" è stato scritto nel 1859, e "La Principessa di Clèves" nel 1678 (questo lo trovate ancora, edizione Neri Pozza con la bella post-fazione di un'amica francesista, Isabella Mattazzi). Il primo è stato scritto da un uomo, un nobile russo dalla vita sentimentale infelice (ho letto poi che passò tutta la vita in una sorta di platonico trio, visto che era innamorato di un’attrice francese e visse con lei e suo marito); il secondo da una donna, mondana, elegante e intelligente, Madame de La Fayette. Ma pure lei doveva mandare la sua eroina in convento?

Eppure. Eppure penso a Liza e alla principessa di Clèves, ai conventi dove un tempo sbiadivano destini e desideri. Non i conventi dove pregare, meditare, in un’accezione forse più contemporanea e buddista del ritiro (in certi conventi che ho visto in Laos forse andrei anch’io, non più di una settimana, grazie). No: sto parlando dei conventi dove chiudersi, escludersi dal mondo. Una scelta così femminile, perché gli uomini no, non rinunciavano. Del resto, per secoli e secoli le donne non hanno avuto scelta. E’ banale, ma non dobbiamo dimenticarlo. Non potevano lavorare, non potevano studiare. Non potevano diventare medico né presidente della Repubblica né astronauta (l’idea di AstroSamantha sarebbe sembrata folle, come del resto quella di mettere piede sulla luna). Fino a ieri in Arabia Saudita non potevano guidare… Spesso non potevano scegliere davvero chi sposare, e soprattutto non potevano divorziare, andarsene, ricominciare. Così, ho pensato: e se alla fine ritirarsi in un convento fosse sembrata davvero una scelta? Non posso scegliere, e quindi scelgo di non esserci.


In ogni caso, sulla mia scrivania, in questo momento, il libro introvabile è addirittura in doppia copia. Un piccolo tascabile Garzanti, di quelli con il riquadro verde bosco (il colore cambiava a seconda del Paese, verde per gli scrittori russi, grigio per i tedeschi, viola per gli spagnoli), arrivato per posta da un gentilissimo amico di amici, S.B.
E poi, un libro che mi si è quasi disfatto tra le mani, un’edizione del 1935. Nella prima pagina la firma quasi illeggibile, con la stilografica, di chi lo lesse (un uomo, credo). Questo è un regalo di mio padre, che mi ha detto di guardare bene anche il catalogo, nelle ultime pagine: la piccola casa editrice, Edizioni A. Barion, ormai scomparsa, pubblicava piccoli libri tascabili che sono stati la sua preziosa biblioteca low cost, in tempi di guerra. Le storie che raccontano i libri.

11 commenti

LISA | Lunedì, 2 ottobre 2017 @08:12

Giusy, mi sono accorta di aver scritto sbagliato un titolo: era "Zia Mame", di Patrick Dennis, Adelphi. Ri-consiglio insieme a "La mia famiglia e altri animali", di Durrell, sempre Adelphi. Due piccoli sorridenti tascabili per l'autunno e le letture notturne.

Anonimo | Sabato, 30 settembre 2017 @10:50

Grazie del suggerimento, Lisa. Il titolo mi dice qualcosa ma non riesco a memorizzare...farà sicuramente parte delle mie prossime letture notturne.
Ricambio l'abbraccio, Claudia!

claudia mdg | Sabato, 30 settembre 2017 @07:00

Lisa, la spiegazione del mio anno con la Princesse de Clèves è molto banale: era uno dei testi del primo corso monografico di letteratura francese che ho seguito all'università L'abbiamo scandagliato da novembre a giugno, l'esame l'ho dato a novembre, quindi un anno esatto in compagnia di Mme de La Fayette. Sono passati trent'anni, da allora non ho più riaperto il libro, ma lo potrei raccontare pagina per pagina. Giusy, ti mando un grande abbraccio.

LISA | Venerdì, 29 settembre 2017 @14:53

E sono così pochi i libri che ci fanno davvero ridere, o quantomeno sorridere... Hai mai letto, Giusy, "La mia famiglia e altri animali", di Durrell? Si trova come piccolo tascabile Adelphi ed è davvero esilarante. Ve ne ho già parlato, ma se qualcuno qui sul blog non l'avesse ancora letto... Lo metto insieme a "Zia Male" (sempre Adelphi), e al miglior Wodehouse.

Giusy | Venerdì, 29 settembre 2017 @14:38

Lisa: l'assoluta necessità di scherzare, di sorridere non riesce ad abbandonarmi. spero tu mi conceda un po' di sana invidia per il tuo brevissimo percorso manzoniano. Mi piace rivisitare i Promessi Sposi e cogliere la pacata ironia di alcune pagine.

LISA | Venerdì, 29 settembre 2017 @08:56

Claudia mdg: adesso però mi devi dire tu cosa ci facevi, un anno intero insieme alla Principessa di Clèves!

LISA | Venerdì, 29 settembre 2017 @08:55

Giusy, ho riso io invece, perché dei Promessi Sposi ricordo così poco! E di Gertrude, poi, pochissimo. Sono stata invece, per la prima volta, qualche settimana fa, dentro la Casa del Manzoni a Milano, dove non avevo mai messo piede. C'era un pezzo di una mostra dedicata al pittore Giancarlo Vitali, padre di una mia amica: allestimento davvero scenografico, curato da Peter Greenaway, con i quadri ovunque, nella magnifica biblioteca, nella sala da pranzo, nelle camere da letto, mischiati a ricordi e memorabilia della famiglia Vitali, compresi gli abiti e le scarpe della signora, moglie dell'artista, grande accumulatrice! Una specie di insolita, fascinosa Wunderkammer.

GIUSY | Giovedì, 28 settembre 2017 @22:02

Il poco tempo a disposizione mi ha comunque regalato questa bella lettura.E ringrazio Lisa.
La manzoniana memoria è purtroppo tenace e non mi abbandona così, per caso, mi sono ricordata di Gertrude poco adatta al convento, che ha colto con Egidio i liberi piaceri della "carne" Libertà pagata a duro prezzo.
Scusatemi: ho assoluta necessità di scherzare ...

claudia mdg | Giovedì, 28 settembre 2017 @18:32

Trovo molto interessanti le tue riflessioni sulla scelta di Liza e della principessa di Clèves. Non ho letto "Un nido di nobili", ma ho passato circa un anno della mia vita in compagnia della principessa di Clèves, e penso che, nel suo caso, il convento sia proprio un'affermazione di libertà. Grazie per questo pezzo bellissimo.

LISA | Mercoledì, 27 settembre 2017 @12:22

Cristiana: le storie che raccontano i libri!

Cristiana | Mercoledì, 27 settembre 2017 @11:23

Bello!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.