Lisa Corva

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Voglio anch’io una micro-alga che depuri l’aria!

Mercoledì, 22 novembre 2017 @08:12

Oggi non vi parlo di scarpe ma di biodigital architecture. E la prima domanda che ho fatto a Claudia Pasquero, che ho intervistato per D di Repubblica, è stata: ma che cos’è esattamente? Ecco l’intervista. E sono sicura che le micro-alghe poi le vorrete anche voi…

Si è appena conclusa a Tallinn, in Estonia, la prima Biennale dedicata alla biodigital architecture (http://2017.tab.ee ). E, sorpresa, la curatrice è un’italiana: Claudia Pasquero. L’abbiamo intervistata, per capire, innanzitutto, che cosa sia, questa ancora misteriosa architettura biodigitale… "E’ il passaggio dalla "machine à habiter", la macchina per abitare di Le Corbusier, a una "living machine", una macchina viva, o meglio un’architettura viva con cui sia possibile interagire in tempo reale", spiega Claudia, che è nata a Torino, ma vive a Londra, dove ha fondato, con Marco Poletto, ecoLogicStudio http://www.ecologicstudio.com/v2/index.php e dove dirige l’Urban Morphogenesis Lab alla Bartlett UCL (University of Central London). Quindi l’architettura del futuro, per voi, non significa più costruire, o restaurare? "Significa interagire con il cambiamento, sia climatico che di altro tipo. Non è più una fortezza, che protegge e scherma in modo statico dagli agenti esterni: è un’architettura capace di crescere. Ed è quello che proponiamo a Tallinn, dove prendiamo in esame un’intera penisola, quella di Paljassaare. Lì ora c’è un parco ornitologico protetto, ma anche un impianto di depurazione delle acque. Due aree in teoria a contrasto, che però in qualche modo già "dialogano": gli uccelli, ad esempio, vanno più volentieri a cercare cibo tra le acque "artificiali", più calde… Le proposte di intervento fatte finora erano tutte edilizie: costruire. Noi invece abbiamo ridisegnato il centro di depurazione integrandolo nel parco". Come? "Con dei prototipi interattivi: ad esempio, robottini che vivono nell’area, la "leggono" attraverso sensori, metabolizzano i rifiuti, trasmettono dati… Useremo anche dei funghi, dei miceli, per processare i rifiuti organici e produrre materiale da costruzione: in pratica, mattoni che crescono!". Un’architettura fantascientifica: l’avete proposta anche all’Expo di Astana, in Kazakistan. "Lì abbiamo presentato un prototipo di coltivazione di micro-alghe che "mangiano" anidride carbonica e depurano l’aria. E che in futuro, si potrà tenere a casa. Mentre i piccoli robot che interagiscono col territorio è stata la nostra proposta per Solana, in Montenegro: un’area enorme, di saline abbandonate, ora biotopo speciale, che si vorrebbe salvare da speculazioni edilizie. La nostra idea è trasformarla in un Open Aviary: una "voliera" aperta e digitale. I robottini, e i padiglioni di monitoraggio collegati, potrebbero permettere alle acque di fluire, agli uccelli di sopravvivere e ai birdwatchers di esplorare l’area". Il progetto è stato presentato dal Padiglione del Montenegro alla Biennale di Venezia dell’anno scorso, curato da Dijana Vucinic, e ora ha avuto dei fondi europei. Così ci piace l’architettura: quando immagina il futuro, anche senza mattoni.

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Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.