Lisa Corva

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Parole che ho imparato da uno dei più grandi artisti indiani oggi: golgappa e aloo tikki. Io, Subodh Gupta e lo street food.

Mercoledì, 6 dicembre 2017 @09:02

Quando ho conosciuto l’artista indiano Subodh Gupta ho capito perché nelle sue opere d’arte usa sempre il vasellame indiano d’acciaio, pentole, piatti, contenitori: semplice, è un goloso. Così alla fine abbiamo parlato praticamente solo di cibo, anzi, di street food a Delhi e Bombay (che è dove vorrei essere adesso).
Ecco l’articolo che ho scritto dopo il nostro incontro, e che è uscito su How To Spend It del mese scorso: un weekend, appunto, a Delhi, con uno dei più grandi artisti indiani oggi.


"Vivo a New Delhi, capitale affollata e caotica, ma fuori città, in una zona relativamente tranquilla; con mia moglie, che è un’artista come me, e i nostri due figli. Il mio sabato comincia come ogni altro giorno della settimana: dopo la colazione vado nel mio studio, che è a una ventina di minuti da casa. Perché, se non viaggio, se non sono a mostre o fiere nel mondo, preferisco sempre cominciare la giornata nel mio atelier. Spesso mi porto un light lunch, dentro quello che in India chiamiamo "tiffin", un recipiente tradizionale termico in acciaio.
Il cibo per me è una grande passione. Mi piace cucinare, mi piacciono le ricette di famiglia. Per questo tendo a non frequentare ristoranti. Con qualche eccezione: il Café Lota, all’interno del National Crafts Museum, il museo in un parco dedicato all’artigianato indiano. E poi Lavaash By Sabi: qui il menu è un mix di cibo tradizionale armeno e bengalese. Mi piace così tanto cucinare che all’ultimo appuntamento di Art Basel la mia "mostra" era un evento food: un’installazione del vasellame tipico indiano, che uso spesso per le mie opere d’arte, e un tavolo dove si potevano assaggiare i miei piatti preferiti.
Ho imparato a cucinare da mia madre, che era bravissima, e da mia sorella. I miei piatti più amati, quelli dell’infanzia, sono il fish curry and rice, ma anche il "litti chokha" (frittelle vegetariane da servire con salse speziate, ndr), e il "dahl pithi" (sorta di ravioli fatti con dahl, lenticchie, ndr). La passione è tale che l’anno prossimo pubblicherò un libro d’arte e cibo; dove certo, ci saranno anche ricette. E adoro il "chaat", ovvero lo "street food", il cibo venduto e mangiato per strada, è questo che consiglio sempre, a chi viene a Delhi. Da provare assolutamente, "golgappa" e "aloo tikki" (varianti diverse di frittelle con patate, ceci, spezie, ndr), "papdi chaat" (snack con salsa di yogurt e tamarindo, ndr), magari agli stand di Chandni Chowk.
Visto che mi piace cucinare, uno dei miei luoghi del cuore è il mercato: in qualsiasi parte del mondo. Il mio preferito qui a Delhi è Ina Market, dove compro anche gli ingredienti per prepararmi da solo il mio "masala", il mix di spezie. E la passione per la cucina è passata nella mia arte. Lavoro da anni con il vasellame, lo trasformo, lo accumulo, ne faccio alberi o fiori; per me è come un cosmo, una galassia. Anche perché in ogni pentola, ogni ciotola, nei suoi graffi, nelle sue ammaccature, è iscritta una storia. Ma torniamo al weekend. Il sabato sera, se c’è qualcosa di interessante in programma, spesso vado all’OddBird Theatre, un piccolo teatro che propone anche concerti e performance d’arte. Per una cena speciale, Indian Accent, che è all’interno di The Manor, un luxury boutique hotel. Ai miei ospiti stranieri consiglio però di scendere all’Imperial Hotel, vera atmosfera coloniale. La domenica è dedicata alla mia famiglia. Ci sono dei posti, a Delhi, dove ci piace sempre tornare, magari per una passeggiata. Mehrauli Archaelogical Park, ad esempio, che è un’area archeologica protetta, nel verde, con più di cento monumenti ed edifici antichi, dall’anno Mille fino alla dominazione inglese. Oppure Humayun’s Tomb, un capolavoro di architettura Moghul del 1500. O ancora, andiamo a fare un picnic ai Lodhi Gardens: un enorme parco, di 360mila metri quadri, al cui interno ci sono anche tombe mausoleo del Quattrocento e Cinquecento. Un’oasi verde all’interno del caos della città. Qui con un picnic, certo: con un "tiffin", ancora una volta".

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Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.