Lisa Corva

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Fammi ridere.

Sabato, 8 agosto 2009 @16:14

Allora. Sono qui nell’isoletta no wi-fi, dove ho ritrovato tutto: gli ulivi, gli alberi di carrube, l’amaca da cui si sente il mare e si vedono le stelle… Qui ho trovato anche una (temporanea) connessione a Internet di cui approfitto subito. Per cronache di lettura in diretta.

Ho infatti finito "Zia Mame" di Patrick Dennis: un bestseller americano anni Cinquanta, pubblicato ora per la prima volta in Italia da Adelphi (arguisco quindi che "Mame" vada pronunciato "meim", all’americana), una specie di Wodehouse in una Manhattan sofisticata e fané, che ho letto ridendo e che, assolutamente, vi consiglio. Non mi capitava tra le mani un romanzo così divertente da… Cielo, da così tanto tempo? Ritmo fantastico, che regge (quasi) fino alla fine. Insomma: siete ancora in tempo a precipitarvi in libreria.
Il che mi ha fatto pensare: ma quali sono i libri che mi hanno fatto più ridere, nella vita? O, quantomeno, sorridere? Ho provato a stilare una piccola lista:

" In un paese bruciato dal sole" di Bill Bryson, Guanda: lui è un travel writer americano, e il suo spassosissimo resoconto del suo viaggio in Australia, tra birra calda, animali velenosi, orari sbagliati e musei chiusi, mi risolleva ancora adesso durante le mie disavventure di viaggio.
" Sei una bestia, Viskovitz" di Alessandro Boffa (Garzanti). Lui vede lei e si innamora… Conoscete la storia, vero? Ma non se Viskovitz è di volta in volta un leone innamorato di una gazzella, un cane antidroga buddista, un topo da laboratorio che tenta la fuga… Esilarante. E costa solo 8 euro!
"I love shopping" e in genere i primi libri della Kinsella (Mondadori).
"Il padre" di Elizabeth von Arnim e alcuni dei suoi altri romanzi, ad esempio "Cristoforo Colombo" (Bollati Boringhieri).

"Diary of a provincial Lady", di Lady Delafield.
"Lucia in London" e gli altri romanzi del geniale E. F. Benson.
E qui confesso una mia grande debolezza: da ragazzina, prima di scoprire Jane Austen, credo di aver divorato quasi tutto Wodehouse…

Quanto alle cronache modaiole, fortunatamente qui riesco a sopravvivere anche scalza, non ho portato neppure un paio di tacchi, e il dubbio fashionista è solo: caftani o parei? Parei, of course. Detto questo, torno all’amaca e ai miei libri .

5 commenti

LISA | Sabato, 15 agosto 2009 @12:14

GIORGIA, bentornata! Sei proprio tu, vero? Tu che – nei primi tempi del salotto rosa – ci hai commosso con la tua storia; tu, neosposa, che torni dal viaggio di nozze per inciampare nella POF, che ahimé non è un fumetto, ma la sigla di una condanna: menopausa precoce. E adesso, non più aspirante col cuore spezzato, ma mamma! Dunque, Giorgia, raccontaci tutto: raccontaci quale cicogna ha portato le gemelline. E congratulazioni, neomamma.

Giorgia | Giovedì, 13 agosto 2009 @23:06

Sì, tutt'ad un fiato... Lisa, che bello ritrovarti! Simona mi ha avvisata che il tuo blog, di nuovo on line, ci aspetta perchè ne facciamo il nostro salotto rosa... che nostalga, quanto tempo è passato, come siamo cambiate!
Almeno io lo sono. Sulla cassettiera della mia camera da letto ci sono due paia di infradito. Minuscole, appena n° 16. Deliziose. Un paio è a quadrettini bianchi e blu con fiocchetti fiorellini per decorazione, l'altro è di pelle bianca con tanti fiorellini e perline bianchi, rosa, fucsia. E i piedini che le calzano sono altrettanto piccini, quelli delle mie piccoline di appena quattro mesi, il sogno della mia vita fattosi realtà. Prima la ricerca, poi la gravidanza sono state molto faticose, ma è vero, un loro sorriso ripaga di tutto, e loro sorridono sempre!
Con affetto
Giorgia

Ursenna | Martedì, 11 agosto 2009 @11:54

Grazie per i consigli del buonumore. Ne approfitterò, in attesa che giunga agosto anche per me. Un agosto qualunque, basta che non sia solo nostalgia.

ljiuba | Lunedì, 10 agosto 2009 @11:21

Na che bello il nuovo blog! Molto, molto raffinato: brava!
Iniziavo a preoccuparmi dell'inaccessibilità di quello vecchio.
Piacere vero ritrovarti in questo caldo agosto- per me- lavorativo.
Buone vacanze!

Marina | Domenica, 9 agosto 2009 @11:42

Allora anche io sono nell' isola, una sicuramente piu' grande e rumorosa della tua. Ma non mi disturba. Sono sempre collegata in Wi fi. Anche io ho ritrovato tutto, anzi diciamo che ho trovato, stavolta, piu' cose belle delle altre volte. Palma de Malllorca e' una citta' bellissima con i suoi palazzi modernisti che fanno infidia anche a Barcellona e la sua cattedrale sul mare eretta dove sorgeva un minareto, che esiste ancora in ricordo del periodo arabo. Ho trovato una scuola di spagnolo al centro storico, ci vado tutte le mattine con un bus e provo una sensazione piacevole. Mi chiedo come sarebbe vivere in questa citta' anche l'inverno, credo che mi piacerebbe. Intanto mi preparo per l' esame finale della settimana prossima: diploma di conoscenza avanzata dello spagnolo, da mettere nei miei trofei. Poi il pomeriggio vado in una piccola spiaggia vicino casa, non ci sono stranieri solo mare verde e famiglie spagnolo-mallorchine che urlano con i loro bambini tanto quanto noi. Sto prendendo il loro accento, mi dicono, forse, il catalano di mallorca assomiglia nell' intonazione all' italiano. Leggo. Ho finito il terzo tomo di millennium, mi ha lasciata perplessa. Ora sto leggendo i tre libri del premio letterario della cui giuria faccio parte. Sembrano interessanti. E per finire un libro che mi ha fatto morire dalle risate: Non avevo capito niente Diego da Silva, finalista l' anno scorso del premio strega, un gioiellino!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.