Lisa Corva

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Io, te e l’aspirapolvere (a proposito di decluttering di coppia e altre utopie).

Venerdì, 22 febbraio 2019 @07:40

Sì, sono una disordinata sposata a un disordinato. Sì, a casa mia ci sono ancora, sulle scale tipo installazione della Biennale, gli scatoloni del trasloco (avvenuto ormai dieci anni fa, chissà cosa c’è dentro). Purtroppo sono una disordinata accumulatrice, che nel proprio disordine non trova niente, e che sogna di regalare tutto e ricominciare in una camera vuota. Intanto, ho scritto per Repubblica un articolo sul decluttering di coppia, sperando di trovare forza e ispirazione. L’articolo è uscito sabato scorso, ma questa in realtà è la mia versione originale: rigorosamente in prima persona. Tutto disordinatamente vero.

Sogno una casa ordinata. Sogno di non avere paura di aprire i cassetti, di avere armadi senza reperti storici, o una dispensa senza stratificazioni geologiche.
Rimarrà un sogno, perché sono una disordinata (e accumulatrice) scontenta; sposata con un disordinato, e accumulatore, contento. Una combinazione potenzialmente distruttiva. Per farvi un esempio: in viaggio, la nostra camera d’albergo (o di b&b), nel giro di 24 ore ha l’aria di essere stata devastata da una bomba. Ma forse adesso ho trovato la soluzione. Che no, non è divorziare. Molto più semplicemente, seguire il consiglio di Jo Ellison, ironica columnist del Financial Times, e serial shopper (soprattutto di jeans). Perché sostiene che "the couple that cleans together, stays together". E racconta il weekend passato a pulire una straripante cantina, e buttarne via i contenuti, come il primo passo verso l’armonia coniugale. Una variante sentimentale dei temi della (contestatissima) guru Marie Kondo, e il suo "Magico potere del riordino". Da quando è approdata su Netflix mostrando agli infelici disordinati come liberarsi di tutto, libri compresi, non prima di averli abbracciati e ringraziati, si è guadagnata la sua fetta di "haters". Io, se proprio devo disfarmi di un libro, mi disferò del suo, che giace da anni inutilizzato.
Ma, Kondo a parte, non ci eravamo già emancipati? Siamo ancora qui a litigare su chi fa il letto e chi porta via la spazzatura, e "perché hai dieci maglioni bucati nell’armadio"? Evidentemente sì. Gli psico-studi confermano e non fanno altro che aumentare il grado d’ansia. Un esempio per tutti: uno studio della University of Southern California su coppie "dual-income", sposate, con almeno un figlio in età scolare, ribadisce che chi ha la percezione di vivere in una casa disordinata e troppo piena di cose, comincia la giornata sotto stress e rimane sotto stress. Indovinate? In genere sono le donne.
Tanto che adesso, il 19 febbraio, esce l’ennesimo manuale di self-help: "Devo dirti sempre tutto" (Dea Planeta Libri), dove Marie-Laure Monneret vorrebbe insegnare a suddividere equamente il "carico mentale". La copertina, un frigo tappezzato di post-it di cose da fare, già mi mette ansia. Peraltro io le mie liste della spesa le mando ormai via whatsapp…
Ma il problema non è solo evitare di finire senza carta igienica: è non farsi inghiottire dalla casa.
Come invidio Anya Hindmarch, stilista britannica famosa per le sue borse con allegri smile, che confessa di essere una "label addict", ed etichetta tutto. Per sé, per il marito e i cinque figli. Si è così appassionata che ha lanciato borse, borsine, buste da viaggio, anche per i caricatori del cellulare, tutto ben diviso ed etichettato a seconda del contenuto. Dall’ossessione al business: è la sua Labelled Collection.
Ma invece di aggiungere altri oggetti ad una casa straripante, vorrei tentare un weekend di "clean together and be happy". Perché, come dice Orietta Fiorenza, architetto e Smart Living Advisor a Milano: "Lavorare "in levare" può funzionare per fare spazio, per non nascondersi dietro agli oggetti e alle passate versioni di sé e dell’altro. Ma attenzione, perché se l’intervento è eccessivo, si rischia di sradicare le radici della coppia, che a volte si diramano anche nel baule dei ricordi... Per questo, fare insieme è importante. Non dev’essere un atto unilaterale, ma condiviso; soprattutto se i partner hanno atteggiamenti diversi nei confronti del possesso degli oggetti".
Il mio primo step di decluttering coniugale prevede di sottoporre al partner uno scatolone. Per metterci dentro tutto quello che non si usa o che ha l’aria avariata. Se entro 6 mesi non viene aperto, voilà, si può buttare tutto. Certo ci sono modi più divertenti di passare il weekend, ma magari ci si può provare?

2 commenti

LISA | Giovedì, 28 febbraio 2019 @09:12

Carla, io procedo testarda sul decluttering. Domenica scorsa ho accompagnato un amico straniero a un mercatino delle pulci, e mentre lui comprava (un telefono design yugo, delle matrioske, un LP anni 80) io sentivo che mi stava venendo un'allergia tipo Allergia Animalier, ricordi Glam Cheap?

Carla | Venerdì, 22 febbraio 2019 @20:29

MERAVIGLIOSO!Lisa, il prossimo libro deve essere un innno al disordine, un anti-Mary Kondo! Che poi, diciamolo, nella sua perfezione ė un po'stucchevole e la serie su Netflix fa alzare la glicemia a livelli stellari, tanto ė zuccherosa. Mi sono completamente identificata nel tuo articolo! Anche noi siamo una coppia di disordinati, collezionisti di vintage che ha pure generato altri disordinati e accumulatori. Però, in fin dei conti l'accumolo nelle case non racconta chi siamo? Non rispecchia la nostra petsonalità? Non funziona, come con la moda, dove il dettaglio discordante ė indice di carattere e stile? Io, davvero, non capisco questa mania dell'essenziale e il decluttering...a me piace moltissimo la mia casa incasinata, dove spesso non riesco a trovare le cose perchè le perdo, naturalmente, nel disordine. Pratichiamo il decluttering familiar, ma non ė il nostro sport preferito, anche se dopo i rapporti sono un po'tesi, perchè "ho buttato più di te". Quindi, dolcissima Lisa, grazie di aver scritto il manifesto dei disordinati sereni. Perchè ė questo che dobbiamo rivendicare: Noi disordinati siamo felici e sereni!!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.