Lisa Corva

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Cos’hai raccolto oggi? Un sasso, un petalo, un ricordo.

Venerdì, 19 aprile 2019 @09:11

Oggi volevo raccontarvi una storia. È una storia piccola, un ciottolo che diventa pietra preziosa (ed è una citazione, ora capirete perché).
Mi è arrivata, tramite un’amica, una foto: era un mio vecchio Buongiorno di City del 2008, ritagliato e conservato accanto a un vaso da una mia lettrice. La figlia, qualche settimana fa, l’ha ritrovato, fotografato, e voleva farmelo avere. Eccolo qui:

"Avremmo scoperto come il banale ciottolo della vita quotidiana, se guardato attraverso l’occhio magico della letteratura, possa trasformarsi in pietra preziosa" (Azar Nafisi)
Un sasso. O una conchiglia trovata sulla spiaggia. Raccolti in mano, guardati alla luce, accarezzati tra le dita, sembrano gioielli. La forza, e la felicità, delle piccole cose: lo stesso sguardo che dovremmo avere sulla vita.


Era una frase tratta da "Leggere Lolita a Teheran", Adelphi, il libro più famoso della scrittrice iraniana. La cosa bella è che la ragazza che mi ha mandato la foto è (anche) di origine iraniana, e disegna gioielli a Milano: quante coincidenze, vero? La trovate come Divy, di Sonia Zahirpour. Cercatela su Instagram o Facebook. Una ragazza che disegna gioielli e raccoglie parole come gioielli. E quindi forse no, non è una coincidenza, perché la felicità delle piccole cose è saperle guardare, e raccoglierle, tenerle in mano come fossero gioielli.
Da piccola lo facevo sempre: camminavo cercando qualcosa di perduto per terra, qualcosa che luccicasse. Una volta avevo trovato un piccolo anello d’oro a forma di serpente con un rubino in bocca; che delusione quando, non so più come e dove, lo persi! Ma raccoglievo anche monete o semplici frammenti di qualcosa che luccicava. Lo faccio ancora, mi incuriosisce tutto quello che brilla. E poi in autunno raccolgo foglie e castagne nei parchi, d’estate ciottoli al mare…
Ma soprattutto, oltre a guardare in terra, ora guardo in alto: le cime dei grattacieli, perché scrivo di architettura, certo. Ma anche perché un amico pittore, Marco Petrus, mi ha insegnato a guardare le case e i palazzi di sbieco, dal basso: è così che lui li dipinge. I grattacieli, o gli alberi così scandalosamente in fiore in questi giorni. Ieri mi sono fermata a fotografare un albero rosa sulla strada per casa, e mi è venuto da ridere: sono una delle tante cellulare-dipendenti che si fermano davanti a petali e primavera; se andate nei parchi o nei giardini botanici, siamo ovunque, una fioritura surreale di telefonini puntati verso i rami. Però, in fondo, questa passione di fermare tutto sullo smartphone non è uguale, o almeno simile, a quello che si faceva nell’Ottocento, quando si stava nei giardini con un notes e una matita per disegnare? La frenesia di Instagram non è simile al carnet de voyages di un tempo? Fotografare con lo smartphone può essere anche una preghiera laica, un ringraziamento: così ha detto una sociologa americana commentando chi immortala certi piatti al ristorante, o una bella tazza di caffè (ditelo a mio marito, che si secca sempre quando a tavola tiro fuori il telefonino!). E in fondo è così, basta non esagerare. Perché il cellulare ci aiuta a guardare, fermarci, raccogliere e raccogliersi. O semplicemente a guardare e dire grazie.
Io ieri ho raccolto: la treccia grigia e quasi da contadina russa di un’anziana signora in autobus, raccolta in uno chignon (no, non l’ho fotografata, l’ho solo ammirata); i petali rosa delle magnolie che stanno cadendo per terra in piena fioritura, se li tieni in mano si sbriciolano quasi, ma sono così morbidi; la facciata e le statue di un palazzo di notte; una coincidenza e un ricordo. E voi?

7 commenti

LISA | Martedì, 14 maggio 2019 @14:03

ll cuore disegnato col cacao nel cappuccio piace sempre tantissimo anche a me!

chissà | Sabato, 11 maggio 2019 @08:43

si sente che siamo vecchie ..... stamattina il barista nel caffè mi ha fatto un cuore che dite lo bevo o lo tengo per ricordo ??????

Lilabella nuova | Mercoledì, 8 maggio 2019 @14:55

Ciao cara Lisa. mi hanno molto colpito gli interventi di Mariella e di anna perlini. Ti scrivo perché ogni volta che mi siedo e mi soffermo ad "ascoltarti" a vivere e ad immaginare le tue storie trovo una carica di vitalità e di vita pazzesche. Condivido quanto detto da Anna, si riprende un qualcosa che si sente in quel momento, si avverte ed è vivo ma è quello che il più delle volte non appare nella foto. Uno scatto rubato, un colore nuovo, un'emozione improvvisa. Ho trovato alcuni giorni fa un ritaglio di un City del 18/09/2008 - Una poesia di Mario Benedetti.
"Ancora non ci credo/ stai arrivando da me/e la notte è una manciata/di stelle e d'allegria". - Il tuo commento: Sì, c'è qualcosa che mi piace tanto quanto il tuo abbraccio. Ed è l'emozione di aspettarlo: sapere che ci vedremo, sapere che arriverai, sapere che stavolta riuscirò - forse - a riconoscere i tuoi passi. L'attesa è un lungo sorriso.
E' stato bellissimo rincontrare nel tempo quella parte di te (e di me). Grazie Lisa e un sorriso. Lila

LISA | Mercoledì, 24 aprile 2019 @19:46

E' interessante, Anna, quello che scrivi: a volte quello che abbiamo fotografato non c'è, nella foto. Il movimento di quello che vogliamo fermare. Forse per questo a volte le foto sfocate, o fluo, sono quelle che sentiamo più nostre.

anna perlini (grazia) | Venerdì, 19 aprile 2019 @22:58

a volte si fotografa per guardare meglio: qualcosa è apparso, nel divenire del tempo, e sai (forse più : senti) che muterà, ora!, allora provi, a fermarlo, ecco che scatti....eppure quello che avevi visto, meglio sarebbe dire a cui avevi assistito, non c'è nella foto.....

LISA | Venerdì, 19 aprile 2019 @12:44

Grazie, Mariella. Bello ritrovare le parole di Rilke... E sì, saper guardare è dire grazie. Io ci sto provando.

Mariella | Venerdì, 19 aprile 2019 @12:11

..."semplicemente a guardare e dire grazie".
Cara Lisa, grazie di cuore. Leggerti è un grande regalo, ti seguo sempre con affetto: "aperto l’atlante
ed ecco,
tu sei già segnata nella mia mappa interiore"(Rainer Maria Rilke, conosciuto attraverso i tuoi suggerimenti)
Buona Pasqua a te e alle persone che ami.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.