Lisa Corva

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Invecchiare significa non aver paura del proprio passato.

Lunedì, 13 maggio 2019 @09:51

Volevo raccontarvi molte cose, oggi. Volevo parlarvi dei vestiti di piastrelle e dei "Divorce Dumps" (delle specie di scheletrini raccogli spazzatura di un divorzio) che ho visto all’opening della Biennale Arte a Venezia (rispettivamente dell’ucraina Zhanna Kadyrova e della rumena Andra Ursuţa). Di un bookcrossing davanti a una chiesa nella piazza dell’isola di Salina, in Sicilia (e delle granite di pistacchio e caffè con panna che ordinavo ogni giorno, ovviamente). Del "jardin cubiste", uno straordinario giardino cubista progettato nel 1925 a Villa Noailles, in Francia, dove sono stata al Festival di moda di Hyères. Volevo raccontarvi tutto questo e molto altro, ma lo farò sui giornali per cui scrivo (mi leggete, mi seguite, vero? Giovedì su Elle esce il mio articolo su Hyères!).
Oggi, invece, voglio raccontarvi di una frase trovata per caso in un libro. Le frasi che segnano la strada, le frasi talismano, le frasi che ci fanno pensare.
È un piccolo romanzo, un centinaio di pagine appena: "Ventiquattro ore nella vita di una donna", di Stefan Zweig. Edizione Passigli, dettaglio importante perché è la copertina, bellissima, che forse mi ha "chiamato". Camminavo per Trieste, pochi giorni fa, e sono entrata in libreria perché cercavo qualcosa da leggere di classico, di antico, che venisse da altri mondi. Mi sono fermata proprio davanti alla copertina: il dipinto di una coppia nei colori vibranti di August Macke, il pittore espressionista tedesco di inizio Novecento, che mi piaceva tanto da ragazza. Così prendo in mano il piccolo libro, lo apro, lo sfoglio; il piacere sempre vivido della carta. E penso che non ho mai letto nulla di Zweig, uno dei grandi scrittori mitteleuropei, morto suicida in esilio, a Petropolis, in Brasile, nel 1942 (è praticamente l’unica cosa che so di lui). Apro e nella trama, sul risguardo di copertina, c’è una frase quasi al neon: "Invecchiare non significa altro che non aver più paura del proprio passato". Sarà vero? L’ho comprato, l’ho letto. Era proprio quello di cui avevo bisogno: una voce dal passato, che mi faccia pensare a me nel mio presente. Non vi racconto la storia, che è molto bella: la storia di una donna e di uno sperdimento d'amore. Ma è da allora che penso alla frase-neon. Sarà vero che invecchiare non significa altro che non aver più paura del proprio passato? Non aver più paura delle scelte fatte e quelle subite. Non aver paura di aver sbagliato, perduto, amato. Ma forse semplicemente, invecchiando, impariamo a non aver più paura della verità del passato.

3 commenti

Lilabella nuova | Giovedì, 16 maggio 2019 @11:40

Buon giorno. D'accordo con Carla e con chissà. E' stupenda l'idea di avere questo caos perfetto che ci fa stare bene sempre, ogni mattina, anche quando ci girano a mille ma abbiamo la consapevolezza di essere contente di ciò che siamo, senza avere rimpianti. Un sorriso da Lila a te Lisa e al salotto verde.

chissà | Giovedì, 16 maggio 2019 @08:39

provate ad invecchiare e vedrete che si trova solo piacere nel pensare al passato . .... sciocco pensare ai se poi , chissà ... giovani e belle comunque libere vive e "avere dentro un caos perfetto stupendo che ti faccia sentire che svegliarsi la mattina è bello , proprio bello "

Carla | Mercoledì, 15 maggio 2019 @21:56

Invecchiare: a me piace l'idea. Come mi piace questa frase, e forse più che il sentimento della paura del passato preferisco pensare a un senso di pacificazione con quello che abbiamo scelto, amato e la possibilità di ciò che sarebbe potuto essere ed è stato altro. Una pace che mi fa dire: beh, mi è andata bene anche così. E sapere di essere andata avanti per vedere cosa succede.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.