Lisa Corva

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Quel numero nel telefonino che non posso più chiamare.

Giovedì, 28 novembre 2019 @19:29

Rifece il suo numero, chiuse gli occhi e provò a far finta che fosse semplicemente partita per uno dei suoi viaggi di lavoro.
"Ciao mamma", disse piano. "Mi manchi. Vero che torni presto?".


Quando ho letto questa frase mi si è stretto il cuore. Perché la ragazzina che la pronuncia ha appena perso la madre, uccisa nella neve (siamo in un giallo, "Ritorno all’isola", di Viveca Sten, Marsilio). Ma siamo anche dentro un telefonino, e il mio – forse anche il vostro – ha dentro dei numeri che non posso più chiamare. E che non ho ancora cancellato.
Poter chiamare chi non c’è più, è questo il pensiero struggente. Sapere che qualcuno risponde, dall’altra parte del buio. Perché non lo cancelliamo, quel numero? Perché teniamo ancora tutto, i messaggi, le foto? Conversazioni interrotte. Che poi, forse, non sono nterrotte davvero. Continuano, nella nostra testa, nel nostro cuore, ad ogni piccola cosa che vorremmo condividere, ad ogni grido di aiuto, dispiacere, risata, bagliore.

Così io dedico questi pensieri a mia zia Ileana: se mi piacciono i thriller, è perché ho cominciato a leggerli da lei, con lei, nella casa di Trieste dei nonni, con il Giallo Mondadori che comprava ogni settimana (quanto mi piaceva andare a prenderlo in edicola, quando ancora le edicole erano scrigni di sorprese…). Forse le piacerebbero i gialli che ho appena letto: Viveca Sten, appunto. Ma anche l’ultimo di Connelly, dove Renée la detective surfista incontra il mitico Bosch ("La notte più lunga", Piemme). E il secondo libro delle inchieste di Perveen Mistry: "La pietra lunare di Satapur", di Sujata Massey, Neri Pozza. La prima donna avvocato (e detective per caso) nell’India degli anni Venti.
Sono questi gli ultimi gialli che mi sono piaciuti. Non glieli posso più prestare, né regalare; non la posso più chiamare. Però li leggo e li racconto a voi.

8 commenti

Lilabella nuova | Venerdì, 6 dicembre 2019 @13:27

Diciamo che io ho ancora forte il ricordo di mia nonna paterna che, ovviamente, per era generazionale, non aveva lo smartphone. I nostri ricordi erano di mani intrecciate quando l'accompagnavo il pomeriggio alla passeggiata nel quartiere. Apprezzava il mio gesto ed era felice soltanto perché magari assaporava con i sensi il respiro dell'aria ed i raggi di sole. Per me è ancora qui, nonostante sia morta da 24 anni. Rimane impresso come un numero il nome di chi abbiamo amato e che adesso non c'è più.
Grazie Lisa, un sorriso per te. Lila

LISA | Sabato, 30 novembre 2019 @19:19

Grazie, Claudia mdg, della bella poesia, che non conoscevo. E del ricordo che hai voluto condividere con noi.

claudia mdg | Sabato, 30 novembre 2019 @11:44

La prima volta che ho chiamato casa dopo la morte di mio padre mi ha risposto lui: era la sua voce registrata sulla segreteria telefonica.

claudia mdg | Venerdì, 29 novembre 2019 @17:56

Da "Fedeltà" di Grace Paley:
Avevo bisogno di parlare con mia sorella
parlarle al telefono intendo
come facevo ogni mattina
e anche la sera quando i
nipotini dicevano qualcosa che
ci stringeva il cuore

Ho chiamato il suo telefono ha squillato quattro volte
potete immaginarmi trattenere il respiro poi
c'è stato un terribile rumore telefonico
una voce ha detto questo numero non è
più attivo che meraviglia ho
pensato posso
ancora chiamare non hanno assegnato
il suo numero a un'altra persona malgrado
due anni di assenza per morte.

Acerbina | Venerdì, 29 novembre 2019 @08:08

Sí avevo letto anche io la storia di quella ragazza.

Jimmy | Giovedì, 28 novembre 2019 @21:34

Ciao Lisa mi piace Tanto il tuo blog intéressant ma oggi mi hai fatto pensare a una persona che avevo nello smartphone i contatti buona serata

LISA | Giovedì, 28 novembre 2019 @20:18

Che immagine dolce "heart disk"! Pensa, qualche settimana fa ho letto una strana notizia (vera? falsa?, non importa) di una ragazza americana che aveva continuato per anni a scrivere sms al padre morto. Per consolazione. Finché a un certo punto le ha scritto il signore che aveva rilevato il numero, e le ha detto che non aveva mai avuto il coraggio di dirle che leggeva i suoi messaggi, sempre; che anche lui era un padre, e che voleva dirle che era una ragazza meravigliosa, e augurarle buona vita. Più o meno.

Acerbina | Giovedì, 28 novembre 2019 @19:51

Che cose vere hai scritto. E penso anche ai miei numeri impossibili. A quei due o tre o quattro numeri che non riesco a cancellare dallo smartphone anche se no esistono più le voci, lá dietro. Ma il non volerli cancellare significa che il legame con loro, resta e conta. Perche i telefoni custodiscono l'hard disk, ma anche l'heart disk, delle nostre vite..

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.