Lisa Corva

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Ricominciare. Mi troverò per strada.

Martedì, 19 maggio 2020 @09:10

"Partii, lasciandomi alle spalle quel che mi era necessario lasciare – cioè tutto"
(Peter Cameron)
Ricominciare. Mi troverò per strada.

Uno degli incipit più belli (da "Andorra", Adelphi) di uno scrittore che mi piace molto: Peter Cameron. L’ho risentito adesso, lui nel suo lockdown in Vermont, per un articolo che è uscito ieri sul Piccolo di Trieste. Eccolo:

Proprio adesso, che viaggiare è impossibile, e i confini sono chiusi, è intrigante l’idea di una guida a un viaggio impossibile. È "Andorra - Una guida turistica", di Peter Cameron: ricordate i suoi longseller, veri passaparola emozionali, a partire da "Quella sera dorata" (più di dieci ristampe), o "Un giorno questo dolore ti sarà utile"? Questa piccola guida impossibile è invece uno dei nuovi Microgrammi di Adelphi, collana lanciata durante il lockdown: libri brevi, racconti, solo in digitale (l’e-book costa 1,99). Andorra esiste davvero (è un minuscolo stato nei Pirenei orientali), ma non "questa" Andorra. Che lo scrittore americano ha inventato, con tanto di piazza sul mare, e dove ha ambientato il suo romanzo con il passo di un misterioso thriller (intitolato, semplicemente, "Andorra", è uscito per Adelphi nel 2014). Con un incipit indimenticabile: "Partii, lasciandomi alle spalle quel che mi era necessario lasciare – cioè tutto".
Questo il romanzo. La guida invece è un divertissement, con disegni e foto d’epoca "fake", come se in quel paese inventato potessimo andarci davvero. E quindi, prima cosa, dove andare a dormire? All’Hotel Excelsior, come il protagonista del libro: fondato nel 1872, vanta addirittura a sette stelle, e dalle foto sembra perfetto per un film di Wes Anderson. Dentro l’albergo, spiega la guida, a parte la fastosa sala da pranzo c’è una biblioteca. Perché i libri qui sono molto importanti, e infatti c’è la Biblioteca di Andorra, che è in realtà un centro di scambio. "Il sistema è semplice: la gente vi porta i libri che non vuole più e bibliofili qualificati li valutano attribuendo loro un valore (espresso in un certo numero di punti) in base alla rarità, alla qualità e alle condizioni generali". E poi, come in ogni guida che si rispetti, ecco i consigli shopping: "La página pasada", al "numero 12 del porticato", è il negozio giusto per comprare carta artigianale, inchiostri, diari e agende fatte a mano, e ci va infatti il protagonista del romanzo. Cibo? Niente di memorabile, in un paese dove sono tutti magri, anzi "snelli", e l’obesità non esiste. E dove non c’è una lingua ufficiale, perché gli abitanti sono poliglotti. Il surreale continua: in piazza c’è una fontana in memoria dei quattro pescatori scomparsi in mare durante la tempesta del 1819: "rappresentavano l’intero settore ittico andorrano, l’industria ha ricevuto un colpo mortale dal quale non si è più ripresa". E da allora il pesce arriva dall’estero. Già, a proposito, come si arriva ad Andorra? A parte a bordo della fantasia, niente aerei, solo treni: "Ci sono due corse giornaliere: una al mattino e una alla sera. Il treno del mattino proviene da Parigi, quello della sera da Barcellona".
Grazie allora a Peter Cameron che ci porta ad Andorra. Però una curiosità ci è rimasta, e abbiamo intervistato lo scrittore che è dall’altra parte dell’oceano, nel suo personale lockdown. La nostra è una domanda di fuga: quando finirà la pandemia, dove le piacerebbe andare? "Per il momento sono felice di essere esattamente dove sono", risponde. "Sto aspettando la fine della quarantena a Sandgate, un minuscolo villaggio nel Vermont. La primavera è arrivata molto tardi quest’anno, ha nevicato appena una settimana fa. Ma ora è tutto uno sbocciare: qui ci sono piante "perenni", che tornano a fiorire anno dopo anno. E, in questo momento difficile e cupo, vedere foglie e petali che riappaiono mi dà speranza e fiducia". Dunque non ha in mente un viaggio segreto? "Sì, ma è un viaggio nel tempo: mi piacerebbe vedere l’isola di Manhattan com’era cinque secoli fa, abitata solo dai Nativi Americani, prima che arrivassero i colonizzatori europei. È difficile anche solo immaginarla, quand’era solo boschi e foreste. La terra di New York, ora ricoperta da marciapiedi e grattacieli, chissà quale bellezza e mistero ricorda… Ma in fondo, il mio modo preferito di viaggiare è leggere un libro. E in questi giorni di quarantena, siamo fortunati, perché possiamo fuggire aprendo le pagine di un romanzo". Lei è venuto a Trieste per un reading qualche anno fa. Che ricordo ha portato con sé? "Difficile scegliere, tra i momenti che mi ha regalato la vostra bella città. Ma forse direi: piazza Unità. C’è qualcosa di esaltante nelle dimensioni, e nella vicinanza all’acqua: la piazza sembra essere in parti uguali cielo, città e mare. Un giorno sono partito da lì, e sono arrivato, a piedi, al Castello di Miramare: una delle passeggiate più piacevoli della mia vita".

2 commenti

Peter | Sabato, 23 maggio 2020 @16:08

T.S. Eliot

PG +447818006090 | Sabato, 23 maggio 2020 @15:47

Giorni fa sul tavolino da notte di mio figlio Albert ho trovato una copia del Petit Prince. Pensavo fosse la sua o al massimo quella di sua sorella Allegra. Invece no. Fu regalata a me nel 1983 insieme a una poesia di T.S Elliot. Manca una firma, ma al suo posto c’è un smiley face circondato da una cascata di capelli ricci :)

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.