Lisa Corva

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Leggerezza, strade che vengono da Est e dolci alle noci.

Giovedì, 13 maggio 2010 @07:44

"Era stato un uomo allegro e indulgente, che credeva con fermezza che i mali dovessero essere lasciati alle spalle, e faceva spesso un gesto con la mano come se avesse gettato qualcosa dietro di sè."
(Filip Florian)
Come mi piace questa leggerezza, questo sguardo benevolo su quel che ci aspetta, questa fiducia nella strada. La meravigliosa capacità di lasciare nuvole e inciampi, semplicemente, dietro le spalle.

La frase di oggi è tratta da un romanzo: "Dita mignole", appena uscito per Fazi Editore. L’autore, Filip Florian, lo presenta proprio oggi al Salone del Libro di Torino: alle 15, se qualcuno di voi è curioso! Io, invece, ero molto curiosa di leggere il romanzo, che è uno dei pochi libri rumeni tradotti in Italia, e di parlarne con l’autore. Ecco la mia intervista, uscita ieri per Il Piccolo, il quotidiano di Trieste.

Filip Florian non è solo uno scrittore, ma soprattutto un archeologo di storie. Un po’ come il protagonista del suo romanzo, "Dita mignole" (Fazi), che viene presentato il 13 maggio al Salone del Libro di Torino, e che è appunto un archeologo, Petrus. Un archeologo sognatore e romantico, più interessato alla fascinosa ragazza vicina di casa, e alle fette di dolce alle noci, che al cantiere di scavo: dove, peraltro, non vengono riesumati vasi o monete antiche, ma resti umani (da cui mancano, è questo il mistero, le "dita mignole": il titolo viene da qui). Forse, accusa l’opinione pubblica, sono i resti di un eccidio sotto Ceauşescu. Un romanzo politico? Un thriller post-comunista? Non proprio. Diciamo che Florian, con la scusa di un giallo, scava ed estrae storie della Romania degli anni di Ceauşescu e non solo, storie immaginifiche e vagabonde, monaci con capelli che crescono magicamente, da cui vengono intessuti tappeti; vedove allegre; fotografi che hanno un dromedario… E il libro procede con una Romania che si fa voler bene, accattivante e confusa e balcanica, una Romania che viene voglia di conoscere meglio. Ma intanto, chi è esattamente l’autore?

Lei ha scritto di sé, un anno fa: "Quando ho compiuto 40 anni, ho capito che non sarei mai diventato un calciatore, e che non avrò mai i capelli folti e lunghi; mi sveglio sempre più presto al mattino, mangio sempre meno ciliegie (e dire che una volta mi piacevano), fumo troppe sigarette (che una volta disprezzavo), la verità mi sembra discutibile e le previsioni del tempo mi lasciano indifferente. Ma credo ancora che, prima o poi, prenderò all’amo, nel fiume dove vado a pescare, un siluro di venti chili".

"Sottoscrivo ancora tutto. Ma quel grande pesce, ahimé, non l’ho ancora catturato".

Lei che ama le storie, ci racconti una storia dei tempi di Ceausescu…

"Oh, ce ne sono tante, non saprei cosa scegliere... Forse quella che riguarda il mio migliore compagno di liceo. Passeggiavamo per il centro di Bucarest, lungo il boulevard dei grandi cinema, quando lui mi disse di aver sentito che Ceauşescu aveva un cancro alla gola. Perbacco, ma l’avevo sentito anch’io! Ci rallegrammo come due babbei, convinti che se l’informazione proveniva da due fonti, qualcosa di vero doveva pur esserci. Dopo un paio d’ore, il mio amico si ricordò che ero stato proprio io a raccontarglielo, all’incirca un mese prima. Ci sgonfiammo come due palloni. Ah, un’altra cosa buffa: il mio primo premio letterario mi è stato consegnato sullo stesso palcoscenico dove, all’età di otto anni, avevo recitato una poesia su Elena Ceauşescu, durante una celebrazione di quelli che all’epoca si chiamavano "pionieri", i bambini del regime".

Sul web c’è un blog dedicato a Bucarest, molto spiritoso, intitolato: "the city we all love to hate", la città che amiamo odiare. Lei vive a Bucarest: è d’accordo?

"Non conosco il blog, ma il nome mi sembra fantastico. Ed è così: volenti o nolenti,
amiamo Bucarest. E’ la nostra città, certo. Ma io personalmente la odio con tutte le mie forze. È aggressiva, caotica, tutti sono sempre frettolosi, sempre pronti a insultarti e a litigare; è una città che ti ruba l’energia vitale".

E’ vero che per scrivere "Dita mignole" è andato in ritiro per cinque anni in montagna?

"Come dicevo, Bucarest è una città impossibile. Io, per scrivere, ho bisogno di tranquillità, di silenzio; non solo nella stanza in cui lavoro, ma anche quando passeggio o quando esco per comprare il pane. Sono fuggito da Bucarest proprio alla ricerca di questa pace. Per mia fortuna il mio bisnonno costruì, prima della guerra, una casa sulle montagne di Sinaia; e mia nonna, che ha 90 anni, vive ancora là. Ho avuto, quindi, una fantastica possibilità di fuga. Inoltre, dopo aver lavorato dieci anni come giornalista politico– ed era impossibile dedicarmi alla letteratura durante le vacanze e nei finesettimana – mi ci è voluto quasi un anno per ripulire la mia mente da tutte le, come potrei chiamarle?, "scorie informazionali". È stato come disintossicarsi dall’alcol: per un anno non ho guardato telegiornali, non ho letto giornali e non ho ascoltato la radio. Solo a quel punto sono stato in grado di cominciare a scrivere".

Nel suo libro lei scava, scava su un crimine, scava e trova decine di storie del passato, che con quel crimine non c’entrano…

"Io credo che, su un passato così torbido e drammatico come quello della Romania postbellica, non sia possibile formulare un’unica verità, che valga per tutti. Le vittime del regime vedono le cose in un modo, quelli che hanno approfittato di quel periodo in un altro modo. Anni di dittatura comunista hanno lasciato una scia di storie personali, una miriade di punti di vista, di piccole verità: come se la verità grande, quella di tutti, si fosse frantumata in milioni di cocci, uno per ogni persona. Così la vedo io. Per questo motivo, in Dita Mignole ho cercato di includere più racconti individuali, di collocare i personaggi intorno a quella fossa comune e lasciare che ognuno si rapportasse a modo suo con quelle ossa ritrovate per caso".

Il suo posto del cuore in Romania?

"Un villaggio isolato in mezzo ai monti Piatra Craiului: 1300 metri di altitudine, poco più di 50 case arroccate sulla cima di un colle. È un posto fatato, con betulle e spiriti buoni".

Il suo protagonista, l’archeologo Petrus, mangia molto "pandolce alle noci", che mi sembra assomigli alla "putizza" triestina. E’ questo il suo cibo preferito?

"Credo che lei alluda al "cozonac cu nucă" romeno, che non può mancare sulle tavole pasquali e natalizie. In molte case viene preparato anche fuori dalle festività, come un dolce da forno casalingo. Io sogno di vivere in un mondo in cui a casa mia ci sia ogni giorno. Purtroppo questo mondo non esiste, mia moglie non lo prepara mai!".

Rumeni in Italia: una fortissima immigrazione. E la controparte: italiani in Romania. Ha mai pensato di raccontare queste storie?

"Sì, anche perché sono, ad esempio, molto colpito dai casi tragici dei bambini rimasti soli in Romania, affidati alle cure dei nonni o dei vicini, mentre i genitori lavorano in Italia. Ci sono centinaia di migliaia di bimbi in questa situazione: un’infanzia davvero misera".

Quest’intervista uscirà sul Piccolo, il quotidiano di Trieste, una città che lei forse conosce…

"Purtroppo no. Ma a settembre sarò per un mese intero a Lubiana, la capitale della Slovenia, con una borsa di studio di un’associazione europea per scrittori. E non vedo l’ora di andare a Trieste!".


25 commenti

Andy | Lunedì, 24 maggio 2010 @21:12

Già, mia mamma ne era rimasta affascinata all'epoca... Grazie mille! A presto, perché continuerò sicuramente a seguire il tuo blog (e leggere il Buongiorno su City)! :)

LISA | Lunedì, 24 maggio 2010 @19:38

ANDRADA, un nome con dentro storie e paesi. Bellissimo, davvero da romanzo.

Andy | Domenica, 23 maggio 2010 @11:24

Ti ringrazio! Il mio vero nome è Andrada, è il nome di una principessa della Dacia, l'antico territorio rumeno conquistato dai romani. Vivo in Italia da quando avevo 15 anni (ora ne ho 23), quindi ho preso tante cose della cultura e dello stile di vita italiano. Nonostante questo però, certe cose della Romania mi sono rimaste dentro. E sì, il cozonac mi piace, così come tanti altri dolci rumeni che secondo me sono ottimi! Ti auguro una bellissima domenica!

LISA | Lunedì, 17 maggio 2010 @14:47

Grazie, ANDY. Benvenuta, e mi piacerebbe molto che tu mi raccontassi qualcosa in più su di te, "nuova italiana", a partire dal tuo nome: sono molto belli i nomi rumeni. E il "cozonac cu nucă", il dolce alle noci, piace anche a te?

Andy | Domenica, 16 maggio 2010 @17:43

Sono rumena (anche se ormai mi sento più a casa mia in Italia), e ho apprezzato molto questo tuo intervento. I miei complimenti per tutto quello che scrivi.

Alexo | Venerdì, 14 maggio 2010 @14:59

Grazie comunque a Lila per l' interessamento.

Lila | Venerdì, 14 maggio 2010 @14:41

Sì, cara Lisa, se ti è possibile cancella anche la mia. Buon fine settimana

LISA | Venerdì, 14 maggio 2010 @11:01

Non preoccuparti, LILA, lo scambio mail è già avvenuto. Se vuoi cancello anche la tua.

Lila | Venerdì, 14 maggio 2010 @09:55

Dolce e forte Lunì ti do un abbraccio forte e spero che in questo blog possa ricevere un pò del calore umamo che serve ad ognuno di noi.

Fiorenza | Venerdì, 14 maggio 2010 @01:24

Lunì, so bene che è tardi e tu sarai già a letto. Pensa che io, a diciassette anni mi sentivo già donna e mi infastidiva essere considerata piccina come tu hai ammesso presentandoti. Invece scrivi e pensi come una persona adulta . Sei veramente una brava ragazza. Un bacio, forza e coraggio. Come vanno le cose con il bel compagno di classe?

Lina | Giovedì, 13 maggio 2010 @23:18

Luni' - farfalla, il tuo racconto mi ha commosso, è evidente che il dolore per la perdita della mamma, il fatto di aver vissuto con lei le fasi terminali di una malattia che conosco molto bene ti hanno fatto crescere e maturare. Hai solo 17 anni, ma è come se tu ne avessi dieci o venti in più . Oltre lo studio, devi anche prepararti la cena. Sei così sola, trovi conforto in tuo padre?

LISA | Giovedì, 13 maggio 2010 @21:30

LUNI', io che non ho figlie, posso abbracciarti forte forte?

Lunì | Giovedì, 13 maggio 2010 @21:09

Eccomi qua, capolino in tutta fretta poichè devo ancora farmi da mangiare non avendone minimamente voglia.
Ieri, mentre ho letto il buongiorno, volevo buttare via il giornale.
Poi non l'ho fatto, perchè sapevo che rileggendolo con calma mi sarebbe piaciuto.
Infatti ora lo rileggo e mi piace, perchè è vero.
Mia madre era calma, aveva il senso del pudore e non urlava quasi mai.
Parlo al passato, sì.
Perchè purtroppo nell'ottobre 2008 mi ha lasciata sola, sconfitta da una malattia che l'aveva fatta urlare e le aveva fatto perdere calma e senso del pudore.
Grazie per il buongiorno di ieri quindi, Lisa. Me l'hai fatta ricordare quando dava da mangiare ai gatti o raccoglieva i funghi con i quali mi avrebbe preparato la cena.
Niente da dire sul buongiorno di oggi, mi fa venire voglia di saltare e sentirmi una farfalla.

claudia mdg | Giovedì, 13 maggio 2010 @20:22

Un'ora fa, al telefono con Lila stavo proprio dicendo che sarebbe bello avere Giusy con noi in libreria!

Anonimo | Giovedì, 13 maggio 2010 @18:57

Al volo un fuori tema prima di " postare " la cena. Incredibile come i nullafacenti come me riescano a caricarsi di lavoro (manuale), Ringrazio Lisa e Lila. Ho annotato tutto e, prima o poi, farò capolino ad Amarganta , se vorrete una vecchia signora come la scrivente.

ALEXO | Giovedì, 13 maggio 2010 @18:33

Lisa, se sei on line, puoi cancellare l'indirizzo, grazie.

Farewell,
Alexo

Marilia cinquantenne incredula | Giovedì, 13 maggio 2010 @16:05

Alexo, vuoi che ti dia la mia mail?
Decidi tu.

ALEXO | Giovedì, 13 maggio 2010 @14:45

Marilia cinquantenne incredula, se ci sei, batti un colpo!
Fammi sapere.

LISA | Giovedì, 13 maggio 2010 @14:11

PAOLA CHE AMA I LIBRI E LE SCARPE A ROMA: notizia fantastica! O, come direbbe Emma nel Libro Rosa, una vera Annunciazione telematica, pink però. Racconta, se hai voglia! Finalmente la cicogna ha trovato il Gps giusto? O è una cicogna-Fivet? In ogni caso, congratulazioni. In rosa. (E, quasi dimenticavo: la ricerca della Borsa Definitiva come va?).

LISA | Giovedì, 13 maggio 2010 @14:05

ALEXO: no, non ho la possibilità di nasconderla. Però puoi postarla qui, e io la posso cancellare quando Marilia mi scrive di averla registrata. Buona corrispondenza!

Giusy | Giovedì, 13 maggio 2010 @13:48

Ciao Paola futura mamma. Io sono una neofita telematica,in questo blog ci sono capitata per caso, merito dei figli che mi hanno regalato questo arnese. Vedi a a volte come sono i figli? Grandi critici, a volte ostili, a volte maleducati perchè appoggiano i gomiti sul tavolo, ma queste sono sciocchezze...Dal tuo commento capisco che sarai una splendida mamma.

Lila | Giovedì, 13 maggio 2010 @13:27

E' molto bello pensare che dopo la tempesta è sempre possibile vedere il sole. Soffiare alle nuvole, portare i problemi dietro le spalle. Forse in questa prospettiva è più facile risolvere i problemi. A me quello che aiuta è sapere che ho degli amici su cui posso contare. Un saluto particolare a Paola che ama i libri (vi assicuro che è bellissima in questo periodo) e ad Alessandra, Claudia mdg e Aferdita.

ALEXO | Giovedì, 13 maggio 2010 @13:20

Lisa, ti chiedo solo un ultimo favore: come posso comunicare a Marilia la mia e-mail senza postarla a tutto il blog? hai questa possibilità tecnica, in veste di curatrice del blog? Grazie.
Cordiali saluti.

Paola che ama i libri | Giovedì, 13 maggio 2010 @12:25

Ciao Lisa, ciao a tutti. Sono stata assente per parecchio, poco interesse ai salotti telematici, ma soprattutto alla vita sociale in generale. Confesso, non sto molto su internet ma qualche volta mi affaccio anche da voi e il post di ieri mi ha richiamato all'ordine.
"Madre, e figlia": ci ho riflettuto parecchio sui versi di ieri, in assoluto è la prima volta che penso al legame che mi unisce alla bimba che nascerà a luglio, strano vero? In questi mesi sono stata presa da tremila pensieri e preoccupazioni ma ancora non avevo riflettuto sulla nuova condizione che sto per affrontare, diventare madre! mi ha colpito molto la frase: "Ci unisce la pace / l'assenza di urla, il mio pudore". Chissà se anche io sarò in grado di descrivere così lucidamente questa relazione. Per il momento non riesco a dire altro che : Grazie!
Ma grazie anche per aver ricordato l'attività del nostro gruppo di lettura, che sta continuando con la partecipazione calda e allo stesso tempo discreta di lettrici e lettori appassionati, e delle amiche del blog: un saluto particolare a Lila, Alessandra, Aferdita e Claudia.
Concludo con una curiosità: mi sono subito precipitata a cercare la tela di Giovanni Bellini (una vergine e un coniglio gentile) ma ho trovato solo il dipinto di Tiziano "Madonna del coniglio", qualcuno ne sa di più?

Lele | Giovedì, 13 maggio 2010 @08:47

Si siamo e dobbiamo ESSERE più forti del male. E' bello leggerti Lisa tutte le mattine. Sei fortissima. Baci e bacetti

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.