Lisa Corva

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Che tu sia per me il coltello.

Mercoledì, 19 maggio 2010 @07:14

"Avevi ragione: in fondo, sto cercando un compagno per un viaggio immaginario. Ma hai sbagliato nel dire che forse non ho bisogno di un compagno reale. E’ esattamente il contrario: ho bisogno di un compagno reale per il mio viaggio immaginario".
(David Grossman)
E mi chiedo, ti chiedo: vuoi esserlo tu?

Questa frase è tratta da "Che tu sia per me il coltello" (Mondadori), dello scrittore israeliano David Grossman. L’ho appena incontrato: ecco l’intervista, che è uscita per Il Piccolo.

Vado all’incontro con David Grossman, 56 anni, lo scrittore israeliano che in Italia è quasi una star, con in borsa il suo libro che più ho amato, "Che tu sia per me il coltello". Un Oscar Mondadori con un indimenticabile viso di donna (ritratto firmato, guarda caso, da una fotografa triestina di inizio Novecento: Wanda Wulz). Il libro è del 1999, e sgualcito; ma quando lo tiro fuori dalla borsa, Grossman sorride.
"Lo sa che quella foto ha una storia? Fu scelta a caso dagli Archivi Alinari. Ma la donna ritratta, quando uscì il romanzo, era una fascinosa ultraottantenne, e scoprì che avevamo usato un suo vecchio ritratto per caso, entrando in una libreria, e vedendo la sua immagine su tutte le copertine e sui poster… Mi scrisse, e avrei davvero voluto incontrarla, ma purtroppo non è mai stato possibile. Me ne dispiace ancora".
Una foto struggente, e un titolo meraviglioso: "Che tu sia per me il coltello". Viene da una lettera di Kafka a Milena: "Che tu sia per me il coltello con cui frugo nella mia anima". Una citazione non scelta a caso, perché infatti è un romanzo epistolare: la storia di Myriam e Yair. Entrambi sposati, due vite che a un certo punto si sfiorano e – senza conoscersi, prima di conoscersi - si scrivono lettere sempre più travolgenti e "scoperte", cariche di erotismo, di anima.
Sono passati poco più di dieci anni da quando lei scritto "Che tu sia per me il coltello", ma nel frattempo c’è stata una rivoluzione nel modo di comunicare. Myriam e Yair si scrivono lettere, a mano; le spediscono per posta. Oggi, con le e-mail, gli sms, Facebook, che cosa cambierebbe nella loro storia?

"Tutto. Con Internet tutto è più veloce, rapido, incalzante. Non passano più giorni tra una lettera e l’altra: magari, per rispondere, ci mettiamo solo qualche minuto. E Myriam e Yair, probabilmente, si sarebbero incontrati molto prima. Ma senza aver attraversato quel mistero che può avere solo una corrispondenza epistolare".
Io penso invece che oggi ci siano sempre di più Myriam e Yair. L’e-mail ci ha riportato il piacere della scrittura, della corrispondenza. Anche, come succede nel romanzo, tra sconosciuti o semi-sconosciuti.
"Lei dice? Forse ha ragione. Io però sono un pentito dell’e-mail. Qualche anno fa ho capito che solo per leggere, per rispondere a tutte le e-mail che ricevevo, perdevo due, tre ore al giorno, invece di lavorare ai miei libri. Così ho disattivato la mia casella elettronica. Ora della corrispondenza Internet si occupa la mia assistente, e mi manda per fax quello che ho bisogno di leggere. In compenso, ho ricominciato a scrivere lettere: rigorosamente a mano".
E se dovesse scrivere un seguito alla storia di Myriam e Yair?
"Un seguito?". (ride). "Per fortuna non sono uno sceneggiatore televisivo. No, i miei libri finiscono tutti lì, nell’ultima pagina. E il difficile è proprio questo: capire dove fermarsi, dove la storia si interrompe. Anche perché io mi affeziono ai miei personaggi, vorrei continuare a stare con loro, andare avanti a raccontare… E invece bisogna lasciarli liberi di andare per il mondo. Come è successo con "Che tu sia per me il coltello". Sa che una donna italiana – ricordo ancora il nome, Daniela, viveva a Milano - decise di comprarne una copia al mese e di "liberarla" ogni volta in un punto diverso della città. Su alcune copie aveva scritto un messaggio, e il suo numero di telefono…".
Non mi dica che un uomo raccolse quel libro e si innamorò…
"E invece sì: un uomo trovò il libro, la chiamò, si incontrarono. Nacque davvero un amore. E non è la sola. In Israele mi hanno chiesto parecchie volte di fare da padrino a bambini nati da coppie che si sono innamorate grazie a questo libro. Così come so di coppie che hanno divorziato".
Un libro-detonatore, allora. Perché, secondo lei?
"Forse perché, e sono soprattutto donne a raccontarmelo, dopo averlo letto capiscono che vogliono altro, dalla loro vita. Vogliono quel coltello che frughi nella loro anima".
Quando ci regalerà un altro romanzo?
"Nel 2011 usciranno, sempre per Mondadori, dei miei libri per bambini. Intanto sto scrivendo… Non so ancora cosa diventeranno, le pagine che ho in mano: forse una novella, una pièce teatrale, o un’opera. Ma, per la prima volta, sto scrivendo anche delle poesie, frammenti di poesia".
I titoli dei suoi romanzi sono tutti molto poetici.
"Sta pensando all’ultimo, "A un cerbiatto assomiglia il mio amore"? Pensi: quando sono stato a Trieste, ho avuto la fortuna di visitare il castello di Duino, dove Rilke scrisse le sue Elegie. Un posto bellissimo".
Quindi conosce Trieste?
"Ci sono stato solo una volta, anni fa, a una conferenza su Bruno Schulz, lo scrittore e pittore polacco di cui parlo nel mio libro "Vedi alla voce amore". Ma Trieste mi piacque moltissimo. Una città-multistrato: il bello dell’Europa".
Un’ultima domanda. La sua scrittura è poetica, molto. Ma anche molto sensuale. E quindi, che cosa rende, secondo lei, sensuale una donna?
"Sensuale, o sexy?".
Sensuale, insisto. Uno scrittore che sa descrivere così bene, la sensualità, la carica erotica che si accende misteriosamente tra due persone (succede anche nell’ultimo romanzo, "A un cerbiatto somiglia il mio amore") non avrà esitazioni nel rispondere. E invece no, Grossman tace. Poi mi guarda e dice:
"Una donna è sensuale quando sprigiona vitalità. Quando ha talento per la gioia e la profondità. Ed è sexy quando ha qualcosa di brillante negli occhi …". Poi abbassa lo sguardo, e conclude, ridendo: "E un paio di stivali verdi".
Non molto sensuali, a dir la verità, le mie galosce di gomma antipioggia, verde brillante: ma oggi diluvia. E, confesso, mi piace l’idea che basti una macchia di colore ad attrarre lo sguardo di un uomo. Soprattutto se è un famoso scrittore.

11 commenti

Lila | Giovedì, 20 maggio 2010 @18:56

Per x: ma sei tutto un'incognita? Mi dici di più riguardo a quello che hai scritto? Quale poesia stai citando? Buona serata.

x. | Giovedì, 20 maggio 2010 @14:55

più mi allontano, più cerco.
più mi inoltro, più mi è difficile trovare le ragioni.
(cit. evalauda)

Ursenna | Giovedì, 20 maggio 2010 @13:20

"Some women love a penis with more girth, some like one that is longer". Purtroppo, queste spam sono quanto di meglio mi capiti in posta elettronica.
Qualcuno suggerisca al mio pigro innamorato di scrivermi una lettera.
O... di comprarmi un paio di stivali verdi.
Bellissima Lisa!

Tiziana | Mercoledì, 19 maggio 2010 @22:48

Un colpo al cuore oggi quanto ho letto quella frase e il titolo del libro, entrare nella storia di Yair e Myriam è stata un'esperienza affascinante, un romanzo avvolgente e "impudico" che costringe il lettore a mettersi a nudo, e mostra a ognuno di noi quanta strada bisogna percorrere per vincere la paura e arrivare a toccare liberamente, con pienezza, l'anima (e il corpo) di un altro essere umano.
Tra l'altro molto d'attualità perchè la storia (un uomo ed una donna che imparano a conoscersi attraverso un fitto scambio epistolare ma rinunciando ad incontri face-to-face) è se vogliamo una prefigurazione di quanto sta succedendo attualmente nel mondo a centinaia di migliaia di persone che, conosciutesi attraverso la rete (forum, chat, siti di incontri e relazioni personali ecc.) stanno sovvertendo i normali canoni della conoscenza umana, anteponendo la conoscenza interiore (chi sei, da dove vieni, dove vai, che cosa pensi, in che cosa credi ...) a quella esteriore (come appari, sei bello, sei brutto, sei alto, sei basso, sei magro, sei grasso ...).
Questo libro obbliga a guardarsi dentro e anch'esso può essere il coltello per chi decide di leggerlo.
Grazie Lisa, grazie peri avermelo riportato alla memoria, questa sera ne leggerò alcuni passi.

Lunì | Mercoledì, 19 maggio 2010 @21:10

Lisa! Lisa! Leggi nel pensiero!
Ok, sarò penosa, ma stamani sono scesa ad una fermata del bus non mia, ho voluto ( e dovuto) cambiare. Ho visto il portagiornali blu ed ho sorriso. Appena ho letto la prima frase mi si è fermato il cuore, credo. E quando ho finito, se non ci fosse stato un omino che mi guardava avrei pianto.
Perchè cacchio (posso dire cacchio?) 'Che tu sia per me il coltello' è nella mia cartella da qualche settimana, lo sto leggendo.
Me ne sono innamorata, ovviamente.
Ma...ma...quel pezzo. E' uno dei miei preferiti, credo quello dopo le frasi di Yair su Miryam che si sente tra parentesi.
E' uno dei libri migliori che abbia mai letto, lo devo finire è vero, ma mi fido già di Yair e Miryam, so che mi colpiranno e che scolpiranno i loro nomi sul mio cuore, lo so, mi fido di loro.
Quindi ancora una volta il tuo buongiorno è stato davvero un buongiorno.
Comunque, io che appartengo più alla generazione facebook che a quella delle lettere (anche se ne ho mandate anche io eh!) , credo che anche una nuvoletta rossa in chat o come notifica del messaggio di posta ricevuto emozioni. Così come una suoneria di un telefono, ci riescono benissimo secondo me.
Un bacio a tutti.

Simona | Mercoledì, 19 maggio 2010 @19:35

Io sono stata una grafomane incallita e davvero mi era venuto il callo dello scrivano al dito. Scrivevo a fidanzati e amiche sempre per il bisogno di chiarire, raccontare. Era bellissimo scegliere la carta e ricordo di averne avute di tanti tipi. Poi c'era la suspance della risposta, si aspettava il postino come la manna e quando s'infilava la lettera nella buca, la mano tremava. Poi ovviamente le lettere si raccoglievano in posti segreti. Ora invece la mano non trema più e il batticuore nel vedere la risposta non è come quello che si aveva per l'arrivo del postino. Ora puoi cambiare il carattere, scegliere il colore, ma è tutto più spersonalizzato e omologato. Tutto più freddo. Io ho la lettera che mio nonno aveva scritto a mia nonna per dichiararsi: abitavano in due città diverse. Le dava del "voi" e c'erano espressioni ormai dimenticate. Quante emozioni.

Micheline | Mercoledì, 19 maggio 2010 @18:09

Lisa,ho trovato in una casa vecchia, delle lettere del 1943 (te ne parlai una volta) di un tenente fatto prigioniero e che scrive al padre chiedendo della sua amata;poi delle lettere scritte proprio all'amata...che dire sono bellissime e struggenti.Vero le lettere di una volta raccontano la storia di chi le scriveva,oggi con un clic si cancella tutto.Il libro non l'ho letto ma avevo letto qualcosa a riguardo su un giornale e mi era rimasta impressa la storia,ma non il titolo,rimedierò sono curiosa.

"Myriam"del 2010 | Mercoledì, 19 maggio 2010 @18:02

telefonate che fanno battere il cuore,sms che lasciano senza fiato.L'incontro dopo un mese,travolgente, atteso; ubriachi d'amore e di sesso,felici. La cruda realtà, io qui e lui lì entrambi in posti che non ci appartengono;telefonate,sms un nuovo incontro ed è tutto fantastico,sembra che il mondo fuori non ci appartiene.Ciao mia realtà andiamo, verso luoghi immaginari insieme e affrontiamo il mondo,mano nella mano

carla | Mercoledì, 19 maggio 2010 @17:59

credo, anch'io, che la scrittura "informatica" non sia propriamente una scrittura perchè più simile all'oralità ( in fondo nessuna si stampa un'e-mail per conservarla). Il piacere della vecchia lettera era la conservazione e l'emozione che riuscivi a provare nuovamente nel leggerla.

Lila | Mercoledì, 19 maggio 2010 @16:12

Ho sempre iniziato più volte questo libro e non l'ho mai finito. Forse avevo paura di qualcosa di diverso. Poi c'è stato il distacco e quando ho preso la decisione di abbandonare mio marito era perché forse avevo capito di non avere accanto un'anima che potesse scuotermi, che potesse frugare dentro me e dare vita a tutta la gioia che ho dentro. Soffi capitolini

Andrea Rényi | Mercoledì, 19 maggio 2010 @09:33

Il mio concetto d'amore di sempre, vestito di poesia. Mi ha toccato in profondità mai sondate prima.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.