Lisa Corva

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Oggi è venuta a trovarmi una rosa.

Giovedì, 17 giugno 2010 @07:14

"Ho ospiti oggi,
ho ospiti.
Oggi è venuta a trovarmi una rosa.
Dio, fà che io sia semplice e chiaro
come un gioiello prezioso,
come un coltello nudo in battaglia,
e in cuore la purezza di un bicchiere.
Stasera è venuta a trovarmi una rosa".
(Jan Skácel)
Stasera, chiudo tutto. Libri, tv, computer, cellulare. Stasera, voglio ascoltare: quel che ha da insegnarmi una rosa.

(Jan Skácel è uno dei maggiori poeti cechi del Novecento. I versi di oggi sono tratti dalla sua antologia "Il colore del silenzio", Metauro. Perfetti per me, l’Autrice che usa solo profumi alla rosa, che ama le rose…).

13 commenti

giuseppe | Venerdì, 18 giugno 2010 @11:11

le rose si donano senza un perchè

LISA | Venerdì, 18 giugno 2010 @08:38

"Quante occasioni ha una rosa": è il titolo della raccolta da cui sono tratti i versi di Skácel. Quante occasioni ha una rosa...

Lila | Giovedì, 17 giugno 2010 @22:02

Volevo dire a Cam, Marina, Simona, Manu, Marina e insomma a tutte/i quelli che vogliono rifiorire e rivivere a qualunque età di andare su youtube e provare ad ascoltare ad occhi chiusi Clair de lune di Debussy, vi assicuro che non ve ne pentirete.

Fiorenza | Giovedì, 17 giugno 2010 @19:59

Dimenticata la firma

Anonimo | Giovedì, 17 giugno 2010 @19:56

Ma scusa Cam, "spatafiata" fa solo sorridere e se non mi sbaglio vivi in una regione dove questo vocabolo è in uso senza dover ricorrere alla Treccani, Volevo solo farti sorridere e far sorridere tutti. Ma evidentemente mi sono sbagliata. In questo blog si può anche sorridere o no? Ridete pure anche di me, ne sarò contenta e riderò di me stessa anche con voi.

Pasionaria | Giovedì, 17 giugno 2010 @19:18

Grazie Marina (mi spiace per il tuo lavoro), grazie Cam, grazie Lila e anche Lisa. Io sono molto pratica: la crisi sta gettando ombre oscure in tutte le attività lavorative non ultima la scuola. Sì, ho il posto fisso e i miei 1290 euro al mese, ma non ho la certezza, come molti, di una pensione, ma di sgobbare fino ai 65 anni, quella sì. Inoltre la scuola, rispecchiando la società, si sta deteriorando tantissimo specie nei rapporti umani e sta vincendo la filosofia aziendalista a scapito di pedagogia-didattica e psicologia. Ma non voglio annoiare nessuno. Qui si vivacchia, si tira a campare senza più slanci, ma solo con arrabbiature quotidiane che tolgono energia. Quindi alla confidenza fatta ieri ad una collega di voler "biviare", lei ha commentato "e nel caso te ne andassi, cosa lasceresti?" Da qui è partito il delirio del quale vi ho fatto patrtecipi. Cmq. grazie per avermi detto che si può rinascere ogni giorno anche senza "biviare" ..... nel caso il progetto del B&B non dovesse andare in porto so che posso contare sulla mia interiorità.

Lila | Giovedì, 17 giugno 2010 @18:50

Per me non lo sei stato Cam.

Cam ... | Giovedì, 17 giugno 2010 @17:24

Spatafiata: «Documento, o in genere foglio di carta scritta o stampata, per lo più prolisso e noioso» (Treccani).
Scusate non era nelle mie intenzioni esserlo. Tornerò a parlare coi miei silenzi, che in questi giorni hanno molto da dirmi.

Giusy | Giovedì, 17 giugno 2010 @15:02

La mattina, sul presto, faccio una ricognizione nel mio giardinetto. Guardo le mie rose e taglio le sfioriture con una specie di crudeltà nei confronti delle mie piante che forse vorrebbero conservare quel grumo ormai spoglio. Cosa mai potrà insegnarmi una rosa? Forse a cogliere l'attimo fuggente, non so, non lo so davvero.

Fiorenza | Giovedì, 17 giugno 2010 @13:47

che bella "spatafiata", Cam.

Lila | Giovedì, 17 giugno 2010 @11:29

Che bello. Una rosa che venga a trovarmi. Se una rosa venisse a trovarmi io gli farei un sorriso a 32 carati (i miei denti) e gli farei l'inchino. Adoro ricevere fiori, i miei preferiti sono le gardenie ma se una rosa rossa venisse a trovarmi (se sono di più va bene uguale) ...Quando avevo il giardino avevo una varietà di rose, le avevo gialle, arancioni e rosa. Penso, cara Lisa, che ti sarebbe piaciuto davvero il mio giardino. Qui a Roma si respira l'estate e quindi non ho modo di sentire il profumo del muschio come Cam ma a modo di sentire le rondini che passano vicine alla mia finestra di dove lavoro.

Cam - che ascolta la pioggia | Giovedì, 17 giugno 2010 @10:24

Cara MARINA, leggo il tuo sfogo e lo sento mio perché so cosa vogliono dire le tue parole. "Il lavoro nobilita l'uomo" dice un detto, il problema è che quello che noi oggi chiamiamo lavoro, quell'attività che alla fine del mese ci fa trovare dei soldi sul conto corrente, non sempre nobilita il nostro animo. Ho avuto modo di sperimentarlo anche nella brutta esperienza che ha segnato il mio passato più recente. Uno si illude di poter trovare un minimo di umanità e invece ... siamo solo numeri, strumenti che si usano fintanto che fa comodo e poi ... Non so quali insane dinamiche si instaurino nei posti di lavoro: trovi a volte solidarietà ma anche tanta invidia, tanta indifferenza e più sali più le cose si complicano e si abbruttiscono: quell''arrivismo esasperato che mette tutti contro tutti, quell''IO che si deve realizzare a qualunque costo per cui colui che siede nella scrivania accanto alla tua, nell'ufficio di fronte al tuo non è più una persona, un'anima che vibra e respira coi suoi sogni, le sue speranze, le sue debolezze. "Anche questo la vita ci insegna" a saper prendere le giuste misure, a separare la pula dal grano, a farci le spalle un po' più grosse, a saper dove andare a cercare ciò di cui abbiamo veramente bisogno, a capire che le persone a noi più vicine sono quelle a volte fisicamente più lontane. Vorrei tanto saper fare ciò che alla fine dei suoi tanti esperimenti imparò a fare il gabbiano Jonatan Livingstone: chiudere gli occhi e giungere da ognuno di voi per guardare dentro i vostri occhi e trovare assieme il modo per trovare la strada giusta una volta che ci si è accorti che quella che stavamo percorrendo non è proprio quella che avremmo voluto imboccare. Tante volte aver qualcuno di fronte che ci porge la mano è l'unico modo per riuscire a ripartire, per poterci rialzare dopo l'ennesima caduta (e prima di imparare a camminare quante volte dobbiamo cadere, ritorniamo per un po' bambini e tu Marina pensa al tuo grande tesoro, goditi quel dono immenso che non tutti possono avere e se gli altri non lo vogliono ammirare sono loro a perdersi qualcosa di bello, di grande, di immenso. So che le parole sono solo parole, se solo potessero però aiutarti a non far sfiorire il fiore che sei, un fiore che si chiude col buio me che poi si riapre nuovamente al primo raggio di sole donandoci così i suoi profumi e i suoi colori.

Per SIMONA (non so se PASIONARIA o no) per risponderti dovrei parlarti per l'intera giornata e ti assicuro che mi piacerebbe farlo. Tutta la vita è un continuo cambiamento, noi non siamo mai ciò che eravamo il giorno prima e ciò che saremo il giorno dopo. Questa è appunta la vita: crescita e cambiamento continui. Ovviamente non tutto avviene a velocità costante: ci sono rallentamenti e accelerazioni improvvise, bonacce e tempeste che distruggono (senza annullare nulla) per far rinascere, si può rimenere bambini fino a quarantanni e poi all'improvviso - senza saperlo senza volerlo - ci si ritrova grandi, non vecchi ma solo un po' più saggi (o meno stolti, forse sarebbe meglio dire). Non penso che conti l'età anagrafica (abbiamo gli stessi anni e mi auguro proprio di non essere entrambi spacciati: mi sento dentro ancora la curiosità di un bambino anche se purtroppo non ho quella sana spensieratezza). Per prendere poi determinate decisioni bisogna solo "sentirle"; capire che qualcosa dentro bussa in modo assordante e cerca di abbattere a spallate la porta e quando arriva il momento lo senti non pensarci prima non serve a nulla. Riuscire ad avere dentro in po' di zen, essere un po' zen, penso non faccia male per quanto sia molto difficile per uno nato in questo emisfero far propri modi essere così lontani dal nostro DNA; ci possiamo però provare perché il confronto con ciò che è altro da noi è l'unica cosa che ci può permettere di cambiare stili di vita sbagliati.
Con tutta l'acqua di questi giorni i fiori di sbocciare non ne vogliono proprio sapere: cogliamo l'occasione per osservare il muschio che cresce sui sassi, sulle cortecce esposte a nord o nei recessi ombrosi: anche lui ha mille sfumature di colore, ha profumi intensi e al tatto regala incredibili sensazioni, di solito - poi - sta sempre in compagnia di una goccia d'acqua che cade, di un rigagnolo che scorre. Quante emozioni si possono comunque provare anche in queste giornate apparentemente uggiose, poi chi lo sa ... magari stasera verrà a trovarci una rosa ... e allora facciamoci trovare semplici e chiari, forti e taglienti come lo è il nudo coltello in battaglia e trasparenti nel cuore come un calice di cristallo.

aferdita | Giovedì, 17 giugno 2010 @10:00

Chisà, che insegna una rosa,non saprei.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.