Lisa Corva

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Il cammello (fashion). E gli scoiattoli di Central Park, tristi di lunedì.

Lunedì, 30 agosto 2010 @18:51

Già svuotato le valigie? Già visto, come sperava sempre Emma nel Libro Rosa, il fondo della cesta della biancheria? Già messi via parei e caftani? Le giornaliste di moda (o presunte tali, come la sottoscritta) sono già alle prese da tempo con maglioni e cappotti. E con una brutta notizia, almeno per me. Il ritorno del cammello (e no, non sto pensando alla visita romana di Gheddafi). Ecco l’articolo che ho scritto per Grazia.

No, il cammello no! Questo è stato il mio grido, anzi il lamento, il sospiro di sconforto quando un’amica fashionista mi ha confermato: è deciso, quest’autunno torna il cammello. Inteso non nel senso del dromedario, ovviamente, ma del colore. Non potremmo fondare un gruppo di bellicosa resistenza?, abbiamo pensato.
Perché cammello? Perché è in linea con il "post-bon ton" di quest’anno: l’eleganza classica, rivista e riaggiornata. E, a parte il "piccolo abito nero" che ci salva sempre, a quanto pare non c’è niente di più saggio che affidarsi ai toni neutri e non urlati. Quindi sì a pantaloni quasi sartoriali, da abbinare a maglioni tricottati, un altro must di quest’autunno, gonne dal taglio dritto e giacche dall’aria vagamente prussiana… Tutto, ahimé, color cammello.
A chi piacerà questa moda sussurrata? A donne che non amano alzare la voce, che odiano le volgarità e gli spintonamenti. Donne sottomesse? Ma proprio per niente. Come dimostra Iris, una delle due sorelle protagoniste dei romanzoni parigini di Katherine Pancol (l’ultimo è "Il valzer lento delle tartarughe", Baldini Castoldi Dalai Editore). Che, in una memorabile scena all’Hotel Costes, dove dà appuntamento alla sorella per riconquistare, sornionamente, lei e il suo posto nel mondo, si veste così: "Cappotto lungo di cachemire beige, stivali alti scamosciati, lungo gilet color melanzana facente funzioni di vestito, cintura morbida sulle anche". Perfidamente chic. E funziona: "Porse il cappotto alla guardarobiera che la avvolse in uno sguardo adulante, passò in rassegna i tavoli accanto con un sorriso assente, e poi, dopo aver raccolto tutti gli sguardi in un fascio di offerte, si avviò verso il tavolo dove giaceva, sprofondata, Joséphine".

Che dite, non siete convinte? Preferite aderire al partito di "no, il cammello no"? Allora vi presto una frase-slogan: "Only the beige wear beige", ovvero "solo chi è beige si veste di beige". Frase criptica, da intendere velenosamente come volete, della giornalista inglese Hadley Freeman, sguardo sarcastico sulla moda e sul mondo. Rubiamogliela pure. Tanto, nella moda tutto è permesso: anche cambiare idea, e capitolare, in caso di emergenza, per un cappottone lungo, risolutamente beige.

E dunque sì, come avete visto dalla citazione, ho letto la Pancol, la scrittrice francese che con la sua trilogia è in cima alle classifiche dei bestseller. I critici la fanno a pezzi, il pubblico la ama. Io non so bene cosa pensarne, ma ammetto: leggerò anche il terzo volume, dal titolo un po’ folle come gli altri della saga, "Les écureils de Central Park sont tristes le lundi", ovvero "Gli scoiattoli di Central Park sono tristi di lunedì". E non siamo tutti forse un po’ tristi il lunedì, soprattutto al rientro dalle vacanze?

15 commenti

Gifra | Sabato, 22 gennaio 2011 @16:20

Aspetto ansiosa la uscita in Italia del terzo volume della Pancol.

Gifra | Sabato, 22 gennaio 2011 @16:18

Io adoro il cammello!!!! E' super chic!!!!!

'povna (http://nemoinslumberland.splinder.com/) | Martedì, 7 settembre 2010 @19:35

niente paura, troppo radicata per perdersi per strada! :-)

LISA | Lunedì, 6 settembre 2010 @07:47

Cielo, 'POVNA: spero che la Jane Austen che è in te resista!

'povna | Domenica, 5 settembre 2010 @23:13

sì, però Nastassja (o Nastasja, o una delle varie e infinite traslitterazioni latine), che è nome proprio in sé, a differenza di Nataša (vezzeggiativo 'Nataljco' della bella Rostova). io L'idiota lo lessi dopo il 'battesimo', di necessità. Ti dirò, anche io in realtà non sono così dostoevskjiana e, da brava amante del romanzo di formazione, dell'Ottocento e della storia, preferisco nettamente Tolstoj. Però sono stata variamente 'russificata' (prima Nataša, poi Lara, poi appunto l'amica 'povna) dall'amico Zivago ai tempi dell'università e, pur sentendomi intimamente Emma inside, o Elisabeth Bennet, o al massimo al massimo Tony Buddenbrook, mi è toccato farci l'abitudine... ;-)

LISA | Domenica, 5 settembre 2010 @15:07

Per 'POVNA: bella storia. Dunque Nataša Filippovna di Dostoevskij? Confesso "L'idiota" non l'ho letto. Sono piuttosto una cechoviana (almeno lo ero) e una tolstojana: e mi ha sempre commosso la Nataša che in "Guerra e pace" guarda la luna dal balcone e sogna il futuro e l'amore...

'povna | Giovedì, 2 settembre 2010 @21:57

è l'abbreviazione di Nastassja Filippovna, datami in tempi ormai lontani. per la storia completa, se vuoi, qui: http://nemoinslumberland.splinder.com/post/21983785/povna

LISA | Mercoledì, 1 settembre 2010 @17:51

Ma sai, 'POVNA, che pur avendo curiosato il tuo blog non ho capito il perché del tuo nickname?

Farfalla | Martedì, 31 agosto 2010 @14:00

inutile fondare un nuovo partito. Ogni riferimento è puramente casuale.

Giusy | Martedì, 31 agosto 2010 @13:20

Anch'io mi associo al partito del no al cammello, inteso come colore e passo oltre la Pacol che non ho intenzione di leggere. Pensando alla negazione mi viene in mente tutt'altra cosa, ovvero il No (manca il segno grafico) magico dramma lirico Giapponese che non sono riuscita ad apprezzare. Però se ne potrebbe fare un partito. Tanti uomini sul palcoscenico celati dietro maschere e sfavillanti costumi.E va bene, sono uscita dal seminato. Tornando al colore e al tessuto, preferisco l'écru in estate, rigorosamente di lino; fa risaltare l'abbronzatura e dona anche alle "slavate" come la scrivente, purchè accompagnato da una graziosa collana di pietra dura. Colorata.

http://scampanellino.blogspot.com/ | Martedì, 31 agosto 2010 @11:32

effetivamente il beige dona a pochissimi, ma evviva il post-bon ton!!

claudia mdg | Lunedì, 30 agosto 2010 @22:33

Io sono decisamente per il color cammello, ma non su cappotti lunghi o gonne dal taglio severo: lo vedo di più su morbide sciarpe tricot o su abitini di seta. Buon rientro a tutti

grazia | Lunedì, 30 agosto 2010 @21:04

No assolutamente no al cammello.
Ho letto anch'io la Pancol e mi sono divertità.Vorrei cercare anche il primo libro ma non so se vale la pena dopo aver letto il prosieguo della storia.
Tristissimo il lunedì dopo ferie, anche se il cesto della biancheria è quasi vuoto. Triste stare dietro ad una scrivania e pensare a lunghi e pigri pomeriggi in compagnia di un bel libro ed una tazza di the.

Lila | Lunedì, 30 agosto 2010 @20:58

Nelle valigie sono rimasti i libri, il cesto della biancheria è stato svuotato da un bel pò e direi che si, decisamente si, potrei aderire anche da subito ad un partito per il no al cammello. Per quanto riguarda il lunedì diciamo che non sempre questo giorno mi è ostile dipende da come è stata vissuta la domenica...(Lisa scusa per i puntini).

'povna | Lunedì, 30 agosto 2010 @19:29

allora, nell'ordine: le valigie son svuotate, ma la cesta della biancheria cala, ahimé, solo per metà; "no il cammello no!" sarà anche il mio grido, e son prontissima alla resistenza (all'occorrenza armata); aspetto il giudizio finale sulla Pancol, che mi incuriosisce un bel po'; ma soprattutto (a meno di 24 ore dal rientro): sì, odio, decisamente, odio il lunedì...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.