Lisa Corva

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I vestiti (e le borse, e le scarpe) che fanno Groarr!

Sabato, 13 novembre 2010 @11:04

Cosa penso del maculato? Vi dico solo che Stella, l’eroina del mio "Glam Cheap", soffre di Allergia Animalier. Cos’è? Mmmh, per scoprirlo le nuove sintonizzate dovranno leggere il libro! Ma è tutto inutile, il maculato avanza, e anche quest’anno Grazia mi ha chiesto di scrivere un articolo fintoglam sull’argomento…

Mi sono sempre chiesta se Sylvia Plath, proprio lei, la poetessa-icona degli anni Cinquanta, parlasse sul serio quando scriveva: "Dovrei pettinarmi i capelli seduta su uno scoglio in Cornovaglia./ Dovrei portare calzoni tigrati, avere un amante./ Dovremmo incontrarci in un’altra vita/ incontrarci nell’aria/ io e te". Possibile? Lei, mamma giovane, straziata e malinconica, ma sufficientemente glam per scrivere, in quegli anni, articoli per "Mademoiselle". Anni in cui il maculato era vero: cappottini e cappellini leopardati, quello che oggi chiamiamo rétro-glam. Di certo non poteva immaginare, la Plath, evocando quei misteriosi "tiger pants", che il maculato avrebbe conquistato milioni di donne. Donne che oggi, incuranti dei diktat della moda, reclamano, ad ogni stagione, qualcosa di maculato. Borse, scarpe, cinture, abiti, giacche… E, ovviamente, tutto "finto": non vere pellicce di leopardo o ghepardo, ma tessuti stampati, disegnati, reinventati. Ultimamente abbiamo visto (confessate, avete qualcosa nell’armadio?) persino il "maculato pop": virato in blu, verde, e rosso.
Ma la domanda vera è: perché? Io, che al maculato continuo a resistere, me lo domando a ogni stagione, davanti alle scarpe e agli abiti che fanno groarr dalle vetrine. E mi chiedo se alla Plath sarebbe piaciuta, ad esempio, una it-bag in versione ghepardata; o un micro-abito da panterina low cost; o ancora dei sandali altissimi maculati. Ci avrebbe scritto sopra una poesia?
In ogni caso, quest’anno il maculato che ruggisce è quello classico, nei toni del marrone per intenderci: ghepardi e leopardi che escono dalla savana per farsi indossare in città. E quindi giacchini da portare con tutto e su tutto; maglie super-attillate; e persino un inedito piumino. E poi, ovvio, ci sono scarpe di tutte le forme e dimensioni: decolleté, zeppe, basse, ballerine. E se cercate bene, sono sicura che troverete anche pantofole e galosce anti-pioggia. E poi borse, borse; secchielli e bauletti e tracolle…
Inimmaginabile, negli anni Cinquanta, quando Sylvia Plath scriveva, amava, sognava, soffriva. Allora i must del guardaroba chic erano un filo o due di perle intorno al collo e il twin-set di cachemire; non si usciva mai senza guanti, e con le scarpe (meglio a mezzo tacco) sempre abbinate alla borsa. Di quegli anni è rimasto solo il "little black dress", il piccolo abito nero, nel nostro guardaroba. Ora, i capi irrinunciabili nell’armadio di (quasi) tutte le donne, che amino la poesia o no, che sognino un amante o uno scoglio in Cornovaglia oppure no, sono tre: il piccolo abito nero che ci salva sempre; un paio di jeans che ci stia bene, anche se con strappi o glitter; e, ahimé, anche qualcosa di animalier. Forse questo voleva dirci la Plath: tiriamo fuori la tigre che è in noi? Se era questo, direi che l’appello è stato ampiamente recepito. Detto in altre parole: groarr!

Aung San Suu Kyi , la birmana Premio Nobel per la Pace nel 1991, da anni agli arresti domiciliari, mi perdonerà se la metto insieme alle donne animalier, ma qui un groarr ci vuole: è libera!

17 commenti

Lady Chatterley | Domenica, 14 novembre 2010 @21:45

Sì, Lei e il suo caffè... non ruggire. Agli uomini piace "pio-pio" e penso che tu abbia molte frecce al tuo arco. Solo tu sai come stanno veramente le cose: Abbraccio, e fammi sapere. Non per curiosità, si tratta solo di partecipazione.

Lei e il suo caffè al ginseng | Domenica, 14 novembre 2010 @21:23

Cara Mari,
sono io che ho paura di spaventarlo ruggendo.
sono io che pur di averlo ho accettato di tacere i miei sentimenti, ma basta.
Ormai penso di averlo perso quindi tantovale dirgli quello che provo e non avere rimpianti.
Qualsiasi sarà la sua risposta sarà un punto di partenza per reagire e liberarmi da questo amore.
Vi ringrazio tutte per il sostegno.

mari | Domenica, 14 novembre 2010 @20:45

oddio, il messaggio per Lei e il ginseng e la valeriana mi è partito anonimo, sono mari

Anonimo | Domenica, 14 novembre 2010 @20:44

Ciao Lei! Una domanda mentre sorseggi la valeriana: ma che razza d'uomo o cosa ti sei scelta? Si spaventa per un roar? Invere di scendere nell'arena? Scusa la franchezza e spero che la bibita nn sia andata per traverso.

Fiorenza | Domenica, 14 novembre 2010 @20:29

Aung San Suu Kyi, mi fa piacere che tu l'abbia ricordata . E' un sollievo che le siano stati tolti gli arresti domiciliari ma c'è sempre un " ma": e gli altri birmani dissidenti che fine avranno fatto? Anche loro, Esseri umani. spero tanto che la coraggiosa signora abbia la possibilità di occuparsi anche di coloro che sono ancora vivi.

punk | Domenica, 14 novembre 2010 @16:22

groarr!

Anna Stella | Domenica, 14 novembre 2010 @10:01

Cercavo un commento di "Diario di una Lady di provincia", lo leggerò senz'altro. Balzac non è tra i miei prediletti, Trollope è molto più lieve e arguto. Buona domenica, con o senza maculato (io senza, mi fa sentire una babbiona).

Lady C. | Sabato, 13 novembre 2010 @21:16

LEI e... sai cosa ha fatto Lady chatterley? si è commossa davanti a una chioccia e ai suoi pulcini, poi le sue mani hanno sfiorato quelle del guardiacaccia, si sono guardati negli occhi e ... (i puntini sono un dispetto per la nostra Autrice che apprezzo molto) Segui solo il tuo intuito- Ma non dare peso più di tanto alle parole di una saggia sconosciuta. Buona notte e buon riposo fisico e mentale,

Lei e il suo caffè al ginseng | Sabato, 13 novembre 2010 @20:56

Carissme,
fare roar purtroppo non mi è consentito a meno che io voglia spaventarlo. E' in una situazione sua delicata e non posso permettermi di essere irruenta e aggressiva.
Cara Lady Chatterley hai ragione e mi sto convincendo a farlo.
E' un anno che dovrei vuotare il sacco, e almeno un paio di decenni che aspetto questo momento.
Sono dell'idea che "così non va" perchè non si costruisce nulla quindi male che vada finisce tutto.

Abbandono il mio ginseng e sorseggio una melissa e valeriana in attesa di poterlo presto incontrare e parlargli di quello che sento.

Lisa approfitto per ricordare le parole di Nadia Fusini e il tuo commento che mi hanno sostenuto spesso in questa (solo) mia storia:

"Mi sento sola e penso che lo sono perchè tu non mi tieni, e questa libertà non è che il vuoto della tua presenza, un fatto negativo in fondo, un'assenza in cui tu mi spingi."
Com'è difficile, com'è sottile il confine tra libertà e solitudine. Ma a volte l'assenza di chi amiamo ci spinge davvero in una nuova, inedita e sorprendente libertà.

Ma ragazze, quanto è forte l'amore!?!?

Lady Chatterley | Sabato, 13 novembre 2010 @20:14

Lei e il suo caffè al ginseng. molto orientale il tuo nick
name, sei simpatica... voglio contraddire la nostra Autrice: lascia da parte le pantofole, i se e i ma, se ti nascondi non riuscirai mai a capire i sentimenti dell'oggetto di desiderio. Non vorrai sederti sulla riva del fiume e attendere, attendere? Affrontalo, solo così capirai e potrai rivolgere i tuoi begli occhi altrove: Good Luck!

il mio nick name è buffo oi può dar adito a equivoci, ma sono seria, anzi, serissima.

Aria | Sabato, 13 novembre 2010 @20:13

Pensa, Lisa, ho un tessuto maculato di Dolce&Gabbana che una committente mi diede anni fa per realizzare qualcosa per uno show-room e non sono mai riuscita nemmeno a cominciare. Lo tengo da parte, seminascosto, non solo non mi ispira, direi quasi che mi irrita. Mi ricorda anche che a quella committente non ho mai dato risposta e di questo mi vergogno un pò..

LISA | Sabato, 13 novembre 2010 @18:48

LEI E IL SUO CAFFE' AL GINSENG: che ne dici di metterti le tue pantofole maculate e fargli Groarrr? Non si può?

LISA | Sabato, 13 novembre 2010 @18:47

Che buffo, ANNA STELLA, e di che libro cercavi la recensione? Benson lo adoro, purtroppo la saga di Lucia - un piccolo gioiello anni Trenta - in italiano non rende. Trollope non lo conosco, me lo immagino come una specie di Balzac inglese.

Anna Stella | Sabato, 13 novembre 2010 @18:34

Che piacevole sorpresa questo blog! Ci sono capitata per caso cercando la recensione di un libro. E' sempre piacevole incappare in chi ha tuoi stessi gusti: Elisabeth Von Arnim e Jane Austen sono le mie autrici preferite. Adoro anche E. F. Benson, peccato che siano stati tradotti solo tre romanzi del fantastico ciclo di Lucia. Di recente ho scoperto Anthony Trollope, e cara Lisa, anche se non ci conosciamo, mi permetto di consigliartelo vivamente. Il ciclo del Barsetshire è davvero delizioso...se ami la Austen, sono certa che piacerà anche a te (sempre che tu non lo conosca già!) Un caro saluto.

Lei e il suo caffè al ginseng | Sabato, 13 novembre 2010 @18:32

Andrada anche io ho un paio di pantofole maculate e con disegnata una Betty Boop che strizza l'occhiolino! Sono innocentemente sfiziose!

Chiedo scusa a Lisa e a tutte le persone che hanno risposto alla mia domanda di qualche giorno fa in merito ad un'amore non corrisposto.
Purtroppo è arrivata l'ennesima batosta e io non so più a cosa agrapparmi per andare avanti ma non riesco a a gettare la spugna perchè c'è sempre qualcosa che mi spinge a lottare.
"Il" mio problema è che lui non sa nulla dei miei sentimenti nei suoi confronti e io vivo avvolta nel tormento dei "se" e dei "ma".
Un soffio a tutte voi.

Ursenna | Sabato, 13 novembre 2010 @15:03

grOOOOaaaRRRRR per Aung San Suu Kyi!

(e per quando l'attualità è più fashion che victim)

Andrada | Sabato, 13 novembre 2010 @13:03

I tuoi articoli sono sempre un mix di umorismo, informazione e parere personale. Mi piace molto leggerli. Per tornare al tema dell'aricolo, devo dire che l''unica cosa che fa groarr per quanto mi riguarda è un paio di pantofole. Le presi l'anno scorso senza minimamente accorgermene che il leopardato - sono così - va (sempre) di moda. Apparte le pantofole, non penso però che metterò mai qualcosa di maculato.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.