Lisa Corva

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Rosso, rosso. E una collana di coralli.

Sabato, 20 novembre 2010 @17:19

E quando finalmente, a pagina 628, la bella Sira indossa un abito scarlatto di crêpe di seta, lungo fino ai piedi, con i capelli scuri raccolti in uno chignon, sappiamo che è la sera più importante della sua vita. E che quell’abito rosso non lo indossa per farsi coraggio (o almeno, non solo per quello), bensì per dire: "guardatemi". Dove siamo? Siamo nel bestseller che ha conquistato le spagnole, e che ora è arrivato in Italia, pubblicato da Mondadori: "La notte ha cambiato rumore" è la storia di Sira, una sarta-spia, una specie di Coco Chanel incrociata con James Bond, tra Madrid, il Marocco e la Lisbona degli anni Trenta. Ma siamo anche in certi momenti cruciali nella vita di una donna, quando quel che ci vuole è un abito rosso: magari lungo fino ai piedi, magari corto; comunque, spericolato.
Con un abito così non serve nient’altro, solo un paio di scarpe adeguate; basta non sbagliare la tinta del rossetto (piccolo scivoloso particolare); e poi, certo, bisogna avere la sera giusta, quella in cui vogliamo e dobbiamo dire: "guardatemi". Troppo spericolato? Troppo assertivo? Per fortuna il rosso è una dichiarazione così decisa che, per farsi sentire, basta un accessorio. Una borsa, certo. Un paio di scarpe. O una sciarpa rossa come quella della poesia di Louise Glück, ricordate? Era il Buongiorno del 9 novembre. "C’è sempre qualcosa che si può fare con il dolore"…
E un gioiello? Sì alla collana o agli orecchini di corallo, magari rubati dal portagioie della nonna o della mamma. Un ripasso sarà possibile con la mostra che apre il 12 dicembre a Palazzo Villalonga, Torre del Greco: a Napoli, certo, patria del corallo nazionale. Lì vedremo collier, anelli, ma anche amuleti e manici di vezzosi ombrellini, tutti oggetti antichi provenienti da Genova, Livorno e Napoli, quelli che facevano sognare le fashioniste dell’Ottocento. Qualcosa di più contemporaneo? La maison francese Baccarat ci crede così tanto che ha presentato una collezione autunno/inverno di cristalli scarlatti. Bicchieri, caraffe, ma anche gioielli: anelli, e ciondoli in cristallo che si chiamano "Pampilles" come i pendenti dei lampadari. Scintillano pericolosamente di rosso. Come voi, del resto, con quell’abito che, immagino, non vedete l’ora di appendere nel guardaroba, per quella sera fatale in cui avrete solo una cosa da dire: "guardatemi".

Io non ho una sciarpa rossa, ma una collana di coralli della mamma, anzi della nonna. I grani di corallo, che, quando si è rotta la collana, ho fatto lucidare e reinfilare da un gioielliere, sono lisci sotto le mie dita. Mi piace perché mi ricorda le collane "apotropaiche" che portano al collo certi misteriosi bambini dei quadri del Rinascimento, come nella Madonna di Senigallia di Piero della Francesca. Mi piace il potere dentro della parola: apotropaico viene dal greco αποτρέπειν, apotrepein: allontanare. Qualcosa che allontani tutti i mali. Lo sapete che è per questo che anche le balie indossavano dei monili di corallo? (E quello che avete letto, è un articolo che ho scritto per Grazia).

8 commenti

Elena | Lunedì, 22 novembre 2010 @14:55

io quest'anno mi sono concessa, con un po' di sana incoscienza, un cappottino rosso. E devo dire che la cromoterapia è efficacissima! Indossarlo tiene alto l'umore anche in queste piovose giornate milanesi.

Sharon | Lunedì, 22 novembre 2010 @02:18

...completamente d' accordo con Andrada, io ho già un vestito rosso e un fantastico cuore rosso di Baccarat (entrambi regalati dalla mia mamma, e quindi ancor piùmpreziosi...) che non aspettano altro che essere indossati (magari insieme).
Manca l'occasione, l'occasione giusta!!! uff :(

Buon inizio settimana a tutti!!!! (grazie al cielo questa è finita)

Adele | Domenica, 21 novembre 2010 @23:02

ci avrei scommesso che eri tu, Mari!! anonimi o anonime, tanto, a parte i nick name, lo siamo tutte. E buon risveglio per un buon lunedì. I miei genitori mi chiamavano "Alba tragica" .

mari | Domenica, 21 novembre 2010 @22:43

sono mari, non anonimo, mai anonimo! w il rosso (sono rossa di capelli, anche)

Anonimo | Domenica, 21 novembre 2010 @22:41

prima di leggere il tuo buongiorno di sera. cme sempre, ho preparato i vestiti per domani - lo faccio tutte le sere perché la mattina sono un ente inutile : Gonna di lana, lupetto, stivaletti rosso fragola con collana di lana rossa mimante (?) peperoncini (Rossi!). Non so sia voglia di farmi guardare, o se abbiano un valore apotropaico, ma con tutta questa pioggia a me viene voglia di colori per impregnare l'aria e l'acqua di vitalità.

Andrada | Domenica, 21 novembre 2010 @20:59

Rosso: il mio colore preferito. Il colore che mi fa ricevere tanti complimenti, che mi da energia, che attira i miei sguardi. Il colore che mi piace associare alla passione, alla forza, all'amore in generale.
Gran bell'articolo Lisa, mi è piaciuto particolarmente.

Farfalla | Domenica, 21 novembre 2010 @16:27

...e oggi ho imparato qualcosa di più! Sono andata a rivedere la Madonna di Senigallia,(sono come S.Tomaso ma non diffidente, semplicemente curiosa) così ho rivisitato La Madonna del Parto, Piero della Francesca è tra i miei preferiti. Domenica piovosa ma non noiosa.

Lady Chatterley | Sabato, 20 novembre 2010 @20:37

Non ho abiti scarlatti né sciarpe rosse, non mi si addicono: ma il corallo sì! Non è molto english style, lo so, tuttavia porto volentieri la parure di corallo rosa che mi fa sentire molto vicina al mare. Non sapevo che avesse le proprietà che descrivi. Spero non valgano solo per il bellissimo corallo rosso. Che non possiedo.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.