Lisa Corva

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Perché vale sempre la pena di accompagnare un uomo per saldi.

Sabato, 15 gennaio 2011 @19:34

Avete mai accompagnato un uomo a fare shopping? No, non l’amico gay di turno: lui magari accompagna voi, e non è detto che sia un bene. Sto parlando dell’uomo con cui dividete il letto e magari il conto corrente: marito, convivente, fidanzato. Io sono reduce da un giro di saldi con quello che è stato, nell’ordine, prima fidanzato, poi convivente, ora marito, e vi assicuro che è un’esperienza che mette alla prova anche i più collaudati matrimoni. Non sono riuscita a comprarmi niente. In compenso ho fatto da shopping assistant, consulente, e sherpa; lui era troppo occupato ad afferrare cose dagli scaffali e dire: questo come mi sta? Oppure, chiuso in camerino, mi ordinava: mi porti una taglia in meno/in più/un altro colore? C’è una scusante: il tutto è avvenuto in America il giorno dopo Natale, quando abbiamo scoperto che lì i saldi cominciano esattamente il 26. E che saldi: entrati da Banana Republic, i commessi si avvicinano e con aria complice ti comunicano che se compri entro le ore 14 (chissà poi perché le 14), hai diritto a un 50% di sconto aggiuntivo sul prezzo di saldo. Come fare a resistere? Non si può. Ci sono cose a cui neppure i maschi sanno resistere.
Siamo tornati a casa con un intero guardaroba-consorte: al costo, ammetto, di una mia sciarpona di cachemire. Io? Niente. Ero troppo occupata a fare da shopping assistant. Tornata nel mio altrove mi sono consolata da Zara con un abitino-homewear (sarò sì una casalinga telematica, ma elegante, perbacco), alla modica cifra di 9 euro e 90 centesimi.
Comunque, lo dico sottovoce, ne vale la pena. Forse è l’unico modo per essere sicure che il fidanzato/convivente/marito si vesta come piace a voi, anche se lui torna a casa felice con i pacchi, e voi con una crisi di nervi da shopping.

9 commenti

LISA | Martedì, 18 gennaio 2011 @09:57

Mi avete davvero fatto ridere con queste cronache di uomini, calzini e cravatte. Così glam cheap. (A proposito di cravatte, anche queste tra poco reperto archeologico di guardaroba: io uso quelle scartate dal Consorte come cintura dei miei jeans. Idea rubata a una stilista qui nel mio altrove. Il Consorte ha un sussulto ogni volta che le vede così maltrattate, ma del resto, come Stella nel mio libro, credo fermamente nel riciclo fashion e design!).

Babuska | Martedì, 18 gennaio 2011 @09:40

Anche mio marito non si compra mai nulla. E non è scozzese. :-) Bugiarda: una volta sull'Eurostar fermo a Termini è riuscito ad acquistare per 10 euro dodici paia di calzini scuri. Peccato che fossero tutti rammendati!!! Evidenti scarti di produzione piazzati al primo pollo di passaggio, da un geniale napoletano.
La rivoluzione copernicana c'è stata da quando ha incontrato per strada, a Padova dove viviamo, un altro napoletano. Gli chiedeva il percorso per raggiungere una certa banca. E' saltato fuori che si trattava di un venditore di abiti eleganti, che parte ogni settimana da Napoli con un camioncino carico di completi e vende ai direttori delle varie filiali del nord. Dal detto al fatto: la settimana dopo si è presentato in ufficio con una fornitura ad hoc per mio marito e il suo socio. Roba seria, di sartoria, ad appena 200 euro a completo. Il problema è che ora i due ragazzi si devono organizzare, per non sembrare i gemelli Corona, sull'alternanza degli abiti. Specialmente d'estate, quando sostituiscono la camicia con la Lacoste. W i maschi!

Antonia | Lunedì, 17 gennaio 2011 @21:54

io gliene ruberei qualcuna!!:P comunque anche io faccio da shopping assistant al mio fidanzato..ma mi sembra un bel modo di ricambiare l'immensa pazienza ke ha con me quando sono io ad occupare un camerino!!!:)

Giusy | Lunedì, 17 gennaio 2011 @12:32

Io, con 120 cravatte potrei fare due cose: annodarle tutte insieme e calarmi prudentemente da una finestra oppure confezionare un bel patchworck da fargli indossare come pigiama. Bellissimo outing, quello di laura.

Laura | Lunedì, 17 gennaio 2011 @10:25

Mio marito è uno shopping addicted. Trova rilassante andare in giro per negozi, centri commercial e outlet e non riesce mai a non comprare nulla. Il suo armadio è molto più vasto del mio, zeppo di capi che sono copie delle copie. Come fa un uomo a posseddere 120 cravatte? ma che ci fa? io ho rinunciato a capire.

Daniela dalla Scozia | Lunedì, 17 gennaio 2011 @08:31

perdono, perdono...:-)Pero' non e' vero, e' una calunnia diffusa dagli inglesi!!!;-)

Lady Chatterley | Domenica, 16 gennaio 2011 @16:30

trattandosi di scozzesi questa battuta non te la risparmio, Daniela e spero in un tuo sorriso: Butta un penny per strada a Edimburgo e qualcuno morirà nella mischia... Perdonami, se puoi!!

Daniela, http://lestorieonlinedilunablu.blogspot.com | Domenica, 16 gennaio 2011 @08:57

Mio marito non compra mai NULLA. Se non gli comprassi io vestiti nuovi indosserebbe ancora pantaloni dell'86. Sara' che gli scozzesi sono meno fashionisti degli italiani...Quando andiamo a fare shopping mio marito si siede davanti ai camerini con sguardo vacante e aspetta che passi. Ogni tanto dice: "Si, carino." a caso.

Farfalla | Domenica, 16 gennaio 2011 @00:01

a questo punto, sospetto che le sirene incantatrici dei saldi attraggano più gli uomini di noi. Mi ci sono ritrovata nella situazione di Lisa (versione made in Italy) ad aiutare l'amato, ad assistere, stupita e un pò confusa, all'acquisto di ben 2 capi di abbigliamento quasi uguali. quindi, uno dei due perfettamente inutile. Io non mi sono consolata nemmeno da Zara. No! mi sono detta. Autolesionismo? forse sono in piena crisi di nervi.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.