Lisa Corva

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Sfavorevole agli addii.

Giovedì, 20 gennaio 2011 @08:26

"E’ un anno e mezzo che ci diciamo addio. Sembra che ci siamo conosciuti apposta per dirci addio. Non ci sto più. Sono sazia di addii, nauseata dagli addii, traumatizzata dagli addii. Ti prego, stammi lontano".

(Daniel Glattauer)

Quando in realtà ti vorrei vicino, vicino, vicino.

Stavolta la frase è tratta da un libro che NON mi è piaciuto: "La settima onda", Feltrinelli, ovvero il sequel di "Le ho mai raccontato del vento del Nord", il racconto di una passione nata via e-mail, di cui avevo parlato il 2 agosto. Non vedevo l’ora di scoprire che cosa succedesse ai protagonisti, ma l’unica cosa buona del libro è che finisce bene… Sfavorevole agli addii è invece il titolo di una raccolta di poesie dell’israeliano Nathan Zach. Ricordate i versi che avevo usato per un vecchio Buongiorno? Erano: "Sii prudente. La tua vita apri/ solo a venti che portano carezza/ di lontananza".

28 commenti

Incredibile | Lunedì, 24 gennaio 2011 @13:03

"L’essenziale è invisibile agli occhi…"
Quello che si "vede" dall’intimo è di sicuro più importante ….essenziale appunto....

"E’ un anno e mezzo che ci diciamo addio. Sembra che ci siamo conosciuti apposta per dirci addio. Non ci sto più. Sono sazia di addii, nauseata dagli addii, traumatizzata dagli addii. Ti prego, stammi lontano".

Questo è quello che si "vede" con la mente….

"Quando in realtà ti vorrei vicino, vicino, vicino."

Questo è quello che si sente col cuore….

L’ESSENZIALE…..

LAURA | Lunedì, 24 gennaio 2011 @10:39

Fiorenza:
Davvero? Sono contenta, perché in effetti con quella metafora, ho messo molto a nudo l'orizzonte di un percorso in cui mi sono trovata, e di cui solo ora vedo - anzi intravedo - un filo comune. Quanti spaghi..e poi, che sollievo scoprire che era corda ciò che ho pensato di tagliare.

LISA | Domenica, 23 gennaio 2011 @12:07

GNAM: come mi piacciono le storie dietro i tacchi...

LISA | Domenica, 23 gennaio 2011 @12:06

LAURA: pensa che io amo la leggerezza dello spago; il nodo forte e leggero di certi pacchi. Forse alla fine, corda o spago, l'importante è la sicurezza del nodo.

LISA | Domenica, 23 gennaio 2011 @12:04

'POVNA: esatto, "Le ho mai raccontato del vento del Nord" è un Moccia per adulti! Ma aveva una sua forza. C'era dentro del vento del Nord (ti rimando al post del 2 agosto...). "La settimana onda" era senza vento. Bonaccia.

Fiorenza | Sabato, 22 gennaio 2011 @01:13

Santo cielo, Laura! dalla prima all'ultima parola mi hai lasciato senza respiro.

Gnam | Venerdì, 21 gennaio 2011 @12:54

Ciao Lisa.
Scusa, era l'incipit di quel buongiorno che ho sulla scrivania
"Perchè nessuno sospettasse i miei timori, li nascosi con un'andatura risoluta in equilibrio su un paio di tacchi alti e un'aria determinata. Perchè nessuno intuisse l'immenso sforzo che dovevo fare ogni giorno, per vincere a poco a poco la mia tristezza"
(Maria Duenas)
Allora a questo servono, a volte, i tacchi. A camminare veloci, calpestando paure e tristezze.

In fondo è vero, c'è una storia dietro. Ma queste parole mi hanno colpito perchè sembrava proprio che qualcuno le stesse scrivendo vedendomi passare. :)

LAURA | Venerdì, 21 gennaio 2011 @12:49

Tra i sinonimi della parola "rapporto" – intesa nella sua dimensione affettiva - ci sono vincolo, e legame.
Come un filo d’unione, che parte da noi e arriva ad un’altra persona, che collega i nostri ai suoi pensieri, azioni, sentimenti.
Ma che succederebbe se analizzassimo la consistenza di questo filo? Se qualcuno potesse scattare una foto a questo laccio tra me e l’altro?
Forse vedrei una corda, un legame forte e potente, un nodo stretto perché i due poli estremi rimangano vicini. Forse invece vedrei uno spago, un vincolo sottile, fragile e quasi invisibile, basato su impressioni inesistenti, o già scomparse.
A me è capitato di vedere davvero questa foto, o meglio di vedere una foto scattata da un mio amico, che mi ha suscitato questi pensieri sul legame a due. La foto aveva come oggetto un tratto di spago, ingrandito, protagonista della scena e delle mie riflessioni: ma nel vederlo, l’ho scambiato per una corda, un po’ sfilacciata, capendo il mio errore solo dopo essermi consultata con l’amico fotografo.
Ed allora mi è venuto in mente tanto altro, tanti fili di pensiero quanti i fili dello spago logorato.
Ho pensato a quante volte mi è capitato di scambiare uno spago per una corda. Ho creduto indissolubile l’inconsistenza, ho visto stabile la temporaneità.
E quante volte ho voluto trasformare io in corda stretta un semplice, e inconsapevole, spago: cercando promesse di eternità, illudendomi di averle trovate.
Poi mi sono fermata a riflettere sugli strappi che hanno subito le mie corde, e sui tagli che hanno subito i miei spaghi: ogni gesto e parola, ad incidere un segno sul mio legame, ad allentarlo, da corda diventato spago, da spago diventato nulla.
Credevo che alcune parole potessero restare inascoltate, alcuni gesti essere senza conseguenza: poi vedo la foto del mio spago sfilacciato, e penso che tutto ha una conseguenza, rimane là a tracciare l’usura provocata dalle mie mancanze, o forse dalle mie scelte.
E ancora, la foto mi mostra un filo che rimane aperto nel vuoto, non legato a niente: forse perché non può esistere un legame chiuso in se stesso, che non cresca e non si trasformi. Diventando corda, o diventando spago. O forse perché ogni legame in se stesso nasce come libero, aperto, e per essere stretto – forte - ha bisogno di non essere soggetto a nessun nodo: di essere esposto a tutte le debolezze, mie e dell’altro, e superarle per volontà, non per costretta necessità.
Tra tutti questi pensieri, ne è prevalso uno dolce, frutto di un’esperienza inaspettata, e importante: il pensiero di una corda che ho creduto fosse spago, e ho cercato di tagliare, per preservarmi da un dolore ipotizzato. Invece era corda, era vera e solida nella sua consistenza, rovinata forse da incomprensioni e silenzi, ma certo più forte di come ero arrivata a crederla io.
Quella corda si è ribellata al mio taglio, mi ha mostrato la sua "verità": si è opposta alla mia ignoranza, alle mie paure. Ha lottato contro i miei limiti, impedendomi di lasciare un’altra testimonianza delle mie sconfitte.
Se io fossi più saggia, scoprirei subito cosa è corda e cosa è spago, cosa rimane e cosa sparirà. Ma non sono che una persona che confonde spaghi e corde, ed è una consolazione pensare che c’è qualcosa che resiste al di là, e nonostante, la mia incapacità.

'povna | Venerdì, 21 gennaio 2011 @12:31

Pensa che invece per me è stato il contrario. Mi hanno regalato (per motivi di mero titolo) La settima onda e io - che avevo resistito al battage di questa estate perché non convinta del tutto di avere bisogno, in quel momento, di un Moccia per signorine - ho comprato Il vento del nord. Risultato? Posto che nessuno dei due libri mi ha esaltato (per usare un eufemismo), se devo buttarne uno dalla torre, non ho dubbi sul fatto che sia il primo...
Ciao! 'povna
http://nemoinslumberland.splinder.com/

LISA | Venerdì, 21 gennaio 2011 @09:21

LAURA: vuoi postarlo qui?

Laura | Venerdì, 21 gennaio 2011 @09:01

Vorrei mandarti un pezzo che ho scritto, ispirandomi ad una foto scattata da un mio amico. Credo che a te potrebbe piacere, e sarei felice se mi potessi dire il tuo pensiero - che è profondo e leggero al tempo stesso - su quello che scrivo.A che indirizzo mail posso scriverti?

LISA | Venerdì, 21 gennaio 2011 @08:57

SHARON: certo che ricordo. Era il Buongiorno del 26 maggio 2008. E dire che i gelati alla vaniglia neppure mi piacciono! I miei preferiti: caco, uva fragola, lampone, pere e cioccolato...

LISA | Venerdì, 21 gennaio 2011 @08:56

GNAM: "perché nessuno sospettasse"? Puoi spiegare? Sento che c'è una storia dietro, ma mi piacerebbe sapere quale... (L'Autrice sempre curiosa). NINA: un addio a Londra in metropolitana, mentre fuori nevica. Quasi un film! MARILU': lasciarsi e non riuscire a lasciarsi. Sei tu quella che non riesce ad andare via?

LISA | Venerdì, 21 gennaio 2011 @08:52

Dire addio a un genitore. A chi ci ha tenute in braccio. Coraggio, LELE.

Lady Chatterley | Venerdì, 21 gennaio 2011 @00:23

Daniela dalla Scozia, non tenermi sospesa con il tuo racconto. Come finiranno Sara Mezzanotte e la gatta Ombra? mica sarai diventata avara anche tu? Perdona, se puoi!!!Non lo dirò Mai Più (dipenderà dalle circostanze...)

Sharon | Giovedì, 20 gennaio 2011 @21:56

Pensa Fiorenza, anch'io una storia simile, ma era il prof. di Lettere dell'ultimo anno. E io l' ho amato a livelli esagerati! Io (quella che al solo pensiero di iniziare un libro preferiva andare a correre sotto la pioggia e le intemperie!) che ora sono gelosa da morire dei libri che presto. Guai a chi non me li rende indietro, ma non per l'oggetto in sè, quanto per il ricordo emotivo che rimane in me. Sia per i libri che ho adorato, sia quelli che non mi sono piaciuti.

Sapete qual'è uno dei primi buongiorno di Lisa che ricordo?

"Adoro i dolci
il paradiso sarebbe morire su un letto di gelato alla vaniglia...
Ma il mio vero io
è magro, tutto profilo
e gesti disinvolti,
la bionda elegante ragazza il cui
corpo è lo specchio dell' anima. (Frank Bidart)

Ci guardiamo allo specchio e non ci riconosciamo. Eppure nascosti dietro tutti quei gelati alla vaniglia, dietro le incertezze, i chili di troppo, ci siamo noi. Perchè nessuno ci vede?"

LISA TE LO RICORDI? Chissà di quand'è...
Mi ricordo solo di averlo letto così tante volte che se non fosse per il pezzo di giornale che conservo, potrei recitarlo a memoria...
E quanto mi ci sento "dentro"...

Fiorenza | Giovedì, 20 gennaio 2011 @20:33

Dani Scozia, non ho coniato io "libridine" lo devo al quasi ormai dimenticato prof. di filosofia.L' 'ho quasi rimosso, mi odiava!! Ma gli sono comunque grata. Tutti noi pensavamo che amasse i libri più della moglie (che lo aveva lasciato). Lui ha trasmesso a pochi di noi quella strana sindrome.

Afrah | Giovedì, 20 gennaio 2011 @17:47

Stamattina quando l'ho letto ho pensato a quello che ho scritto io per tre anni. Incredibile, c'hai preso pure stavolta.

Marilù | Giovedì, 20 gennaio 2011 @15:47

Non ho letto i libro,ma queste parole le avrei potute scrivere io perchè sto vivendo una situazione così da più di un anno e mezzo....
E purtroppo non è nemmeno il primo addio della mia vita.

Gnam | Giovedì, 20 gennaio 2011 @15:17

Cos'è un addio, se non un disperato tentativo di tenere qualcuno vicino a sè.. Ci sono porte del cuore che non si chiudono mai.

Complimenti Lisa, ogni mattina le tue parole sono il mio buongiorno. Ne conservo una sulla scrivania dell'ufficio, ritagliata dal giornale,"Perchè nessuno sospettasse".

Nina | Giovedì, 20 gennaio 2011 @15:15

Quanto li detesto gli addi e le separazioni! Mi viene in mente, non so perchè, il ricordo del bacio di addio a Luca alla stazione della metro a Londra diversi anni fa. Fuori nevicava. La sensazione di "attrito" tra i miei guanti di lana e la sua barba di due giorni, la gente che ci passava vicino correndo, era sera. Non l'ho più visto. A volte vorrei prendere un aereo e tornare proprio là, su quell'autobus che ci ha portato a casa sua quell'unico pomeriggio che abbiamo trascorso insieme, tra tazze di thè e carezze, dopo due mesi di sguardi, complicità, risate ma anche aiuto a rifare i letti delle camera nell'hotel dove lavoravamo entrambi.

Dani Scozia | Giovedì, 20 gennaio 2011 @14:59

Non avevo mai sentito la parola libridine!!!!!!!!!!!!!!!:-)))mi piace!

Anais | Giovedì, 20 gennaio 2011 @10:55

IO lo sto aspettando, il primo libro, l'ho ordinato su Amazon, e a gg dovrebbe arrivarmi... almeno so che il secondo posso evitare di comprarlo . )

Lele | Giovedì, 20 gennaio 2011 @10:15

il peggiore addio ora lo so, è quello che mi sta dando mia madre... Ti mando un bacio, Lisa.

Cristina | Giovedì, 20 gennaio 2011 @10:05

Stupendi i versi di questo poeta.
Ha stretto un'asola ed ora voglio scoprire chi è, cos'ha scritto.
Gli addii... sono un'immagine che si confonde in me. Come il respiro, il sangue nelle vene.
Fatale ossessione. Anelito. Rincorsa.
La nota che non si lascia scrivere, frantumandosi in schegge di luce sospesa.

Carrie | Giovedì, 20 gennaio 2011 @09:37

...amatissimo Nathan Zach!
Grazie Lisa!
Chissà come suoneranno questi versi in ebraico....vi basti solo sapere che la parola "coccole" in ebraico si dice "PINUKìM", cioè PINUCHìM, con l'accento sulla "i" finale...non è dolcissimo????

LISA | Giovedì, 20 gennaio 2011 @08:58

Per DANIELA DALLA SCOZIA: il sequel era noioso. Zero libridine!

Daniela dalla Scozia | Giovedì, 20 gennaio 2011 @08:46

Non l'ho letto...come mai non ti e' piaciuto?
Lunablu http://lestorieonlinedilunablu.blogspot.com

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.