Lisa Corva

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Le ragioni dell'addio. (E perché con Nicole Krauss ho parlato di scrivanie).

Venerdì, 22 aprile 2011 @07:52

"Nell’inverno del 1972 R e io ci lasciammo, o piuttosto dovrei dire che fu lui a lasciare me. Si giustificò con ragioni vaghe, ma in sostanza disse di avere un io segreto, un io vile e spregevole che non avrebbe mai potuto mostrarmi: aveva bisogno di andarsene, come un animale malato… Cercai di oppormi, ma fu tutto inutile."

(Nicole Krauss)

E ancora adesso, non capisco perché non sei qui, qui con me.

La frase di oggi è tratta dall'ultimo romanzo di Nicole Krauss, "La grande casa" (Guanda). E' un libro che, come la scrivania antica a cui è ispirato, ha molti, forse troppi cassetti. E’ fatto di voci a incastro: le persone che hanno usato la scrivania, ma non solo loro; ed è questo il problema, perché alla fine, chiuso il libro, rimangono dei punti di domanda e dei misteri insoluti. Ma questa, forse, è la vita...
Ecco comunque l'intervista che ho fatto a Nicole Krauss per Il Piccolo. Nella parte globish del blog troverete, come ogni venerdì, la frase in inglese. Friday Poetry, come la chiama una mia amica danese che vive in Cina: più globish di così!

Dopo aver finito di leggere questo libro, non riuscirete più a guardare nello stesso modo la vostra scrivania. Soprattutto se è antica, o semplicemente vecchia, usata, trovata magari nella cantina di famiglia. Perché è una scrivania, con i suoi misteri, i suoi segreti, la vera protagonista dell’appassionato "La grande casa" (Guanda), il nuovo romanzo della scrittrice americana Nicole Krauss (che, anche se lei non ha piacere che lo si sottolinei, è la moglie di Jonathan Safran Foer: di cui forse molti tra di voi avranno letto "Ogni cosa è illuminata", o, come me, lo straordinario "Molto forte, incredibilmente vicino"). Una scrivania, dunque, che viene raccontata da quattro voci: si comincia a New York, con una donna a cui viene prestata, negli anni Settanta, insieme ad altri mobili, da un poeta cileno che sta tornando in patria, ma che dal Cile della repressione non tornerà più indietro… Poi la scrivania ci porta a Londra, in Israele, ma anche nella Budapest degli anni Trenta. C’è la guerra, l’Olocausto; ma soprattutto l’amore, l’abbandono, i sogni, tutto dentro quei diciannove cassetti, compreso uno che non si riesce ad aprire. Una scrivania che contiene storie: e la Storia. E una scrittrice, Nicole Krauss, a 37 anni e al terzo romanzo (dopo "La storia dell’amore" e Un uomo sulla soglia").

La scrivania protagonista del suo romanzo esiste davvero?
"Sì. E’ la scrivania enorme, con una serie verticale di cassetti, su cui ho scritto il racconto che ha dato origine al libro. Una scrivania ingombrante, pesante, che ho ereditato dal proprietario della casa in cui vivo, che ho cominciato ad usare senza in realtà averla scelta davvero…".

Ma in realtà, lei dove preferisce scrivere?
"Scrivo dopo posso, quando posso. Ho scritto questo romanzo in parecchie stanze diverse: a Brooklyn, a Berlino, a Parigi, a Tel Aviv, ma anche in una biblioteca, la New York Public Library. E quando non scrivevo, pensavo, immaginavo, sognavo le pagine del libro, nella subway newyorchese".

Un'amatissima illustratrice americana, Maira Kalman, ha dichiarato: "Quando sono in crisi d’ispirazione, esco di casa e passeggio per Manhattan. Funziona, sempre". Lo fa anche lei?
"Mi piace camminare, e per me è una buona pausa dalla scrittura. Ma passeggiando non trovo ispirazione: piuttosto, sollievo".

Leah, una delle protagoniste del libro, riceve in regalo dal padre un magnifico abito d’argento, che finirà nell’armadio, e non metterà mai. Nel suo armadio, invece, che cosa c’è?
"Molti abiti che mia madre indossava prima che io nascessi. E la camicia da smoking plissettata che mio padre portava il giorno del matrimonio. Ma, se devo essere sincera, spesso penso che sia tutto un peso: gli abiti, i libri, i mobili… Mi piacerebbe potermene liberare. E infilare tutta la mia vita dentro un’unica valigia".

Qual è il suo posto del cuore nel mondo?
"Ci sono molti luoghi, o frammenti di luoghi, a cui sono profondamente legata. La vista da Manhattan attraverso l’East River, ad esempio: con le fabbriche, il ponte della 59esima, la vecchia pubblicità icona della Pepsi Cola. E’ stato il mio primo sguardo sul mondo; il mio orizzonte anche quando ho scritto il mio primo romanzo, e l’inizio del secondo. E poi le spiagge di Tel Aviv, dove si sono sposati i miei genitori, dove mio padre nuotava da piccolo, dove io nuotavo da piccola, dove ora i miei bimbi nuotano. E ancora Hampstead Heath a Londra. La vista dalla finestra dei miei nonni a Gerusalemme… Ma la lista è lunga!".

Trieste: c’è mai stata?
"Mai, purtroppo. Ma è la città da cui, negli anni Trenta, mio nonno, che era ungherese, partì: su una nave che andava in Palestina. Fu lì che conobbe mia nonna".

16 commenti

LISA | Martedì, 26 aprile 2011 @08:03

WOLAND: in effetti Amélie in quel pezzettino di film sembra un po' matta. Ma forse lo siamo tutti, tutti i poeti e i navigatori e gli esploratori, di terre vere e di carta, e chi crede nel potere delle parole.

Nina | Domenica, 24 aprile 2011 @21:56

@woland
forse l'unico psicopatico di tutta la storia è il nanetto da giardino... :)
è vero, la bellezza apre delle porte e mi ha condotto spesso verso "abissi" che turbano, spezzano equilibri e possono far male.

woland | Domenica, 24 aprile 2011 @11:36

@Nina
nonostante continui a pensare che Amelie sia una psicopatica e che il cieco stesse meglio prima della folle corsa, ti ringrazio per aver contribuito ad affermare che le parole possano cambiare il mondo

lo fa lisa ogni giorno su questo blog, lo fanno tutti coloro che scrivono o dicono qualcosa di vero e di bello

la bellezza, nel senso più lato del termine, ti apre ogni volta una porticina nuova sul mondo... una che non avevi ancora visto mai... e caderci dentro è la grande magia della conoscenza, e della vita

LISA | Venerdì, 22 aprile 2011 @20:50

ARIA: e il bello delle scrivanie vecchie è accarezzarle, sfiorarle, quasi per caso. Forse così ci raccontano qualcosa.

LISA | Venerdì, 22 aprile 2011 @20:49

CRISTIANA: bellissima quella poesia della Plath. Lo scoglio in Cornovaglia... "Dovremmo incontrarci nell'aria, io e te". Sono appena andata a rileggerla anch'io. Mi piace avere un archivio on line!

LISA | Venerdì, 22 aprile 2011 @20:45

WOLAND e NINA: grazie. Che bello che era il film di Amélie, me l'ero dimenticata; e in fondo non è questo il senso dei Buongiorno? Una piccola magia.

Aria | Venerdì, 22 aprile 2011 @18:39

Ho proprio una scrivania come quella descritta nel libro. Vecchia e molto usata, mi è arrivata oltre venti anni fa in modo un pò misterioso. E' pesantissima, ma me la sono portata dietro già in tre traslochi. L'ho usata per disegnare, cucire e inventare, nei cassetti ho custodito i miei tesori. Ora è nella camera di mio figlio, la usa per fare i suoi compiti. E la storia continua...

Nina | Venerdì, 22 aprile 2011 @17:45

@Woland http://www.youtube.com/watch?v=WdQp08J8hLY
raccontare il mondo con le parole...

Cristiana | Venerdì, 22 aprile 2011 @14:11

Era il buongiorno del 28 Gennaio 2010,una bella poesia sylvia plath,di cui ricordavo solo il primo verso :)

woland | Venerdì, 22 aprile 2011 @13:21

so che non è inerente al buongiorno di oggi, ma vorrei prendere spunto dalla presentazione di Lisa nel trafiletto a destra... "credo nel potere delle parole (...)...
http://www.youtube.com/watch?v=Hzgzim5m7oU
un saluto a tutti

Nina | Venerdì, 22 aprile 2011 @13:03

Io leggerò "Molto forte, incredibilmente vicino", non lo conoscevo, sono rimasta molto colpita dalla storia che si racconta. Grazie Lisa !!!

Sabrina | Venerdì, 22 aprile 2011 @12:58

Bellissima intervista, leggerò il libro! L'idea della scrivania che va di persona in persona è molto interessante e rispecchia la storia di tanti oggetti, anche se in realtà non mi ero mai soffermata su questo...

LISA | Venerdì, 22 aprile 2011 @10:39

CRISTIANA: e ora sono curiosa di sapere qua'era, quel Buongiorno! L'hai trovato?

LISA | Venerdì, 22 aprile 2011 @10:38

STEFANIA: "mi lasciò che era quasi inverno". Un incipit da romanzo.

Cristiana | Venerdì, 22 aprile 2011 @10:29

Sono sopravvissuta con molto piacere alla full immersion...Con post-it verdi su cui ho segnato i libri sparsi un pò ovunque :) Sono approdata qua da Grosseto mentre cercavo una frase che ricordavo solo a metà,ed era uno dei tuoi buongiorno :)

stefania | Venerdì, 22 aprile 2011 @08:28

mi lasciò che era quasi inverno...un quasi inverno del 2002
ho passato anni tristi, scontenti, forse anche vuoti, anni senza pensieri, che mi sono scivolati addosso senza lasciare tracce.
ma l'amore fa il suo giro, spesso lunghissimo, doloroso...e poi torna.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.