Lisa Corva

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Chi ha subito un danno è pericoloso, perché sa di poter sopravvivere.

Lunedì, 6 giugno 2011 @08:54

"Chi ha subito un danno è pericoloso, perché sa di poter sopravvivere."
(Josephine Hart)
Ferite, cicatrici, visibili o nascoste. Lividi. Ma dovremmo essere grati di essere sopravvissuti. E’ pericoloso solo chi nel cuore ha il ghiaccio. O la vendetta.

Josephine Hart è morta pochi giorni fa. La sua frase – tagliente e bollente insieme – è tratta dal suo primo libro, "Il danno" (Feltrinelli), un vero bestseller, da cui nel ’92 fu tratto un film con Jeremy Irons, Miranda Richardson e Juliette Binoche. Ho riletto la frase, e mi sono fermata a pensare.

7 commenti

una a caso | Giovedì, 9 giugno 2011 @18:07

per ANG è una bella frase m,ma in che libro l'avrei scritta ? forse c'è un equivoco o non mi ricordo ciao se mi fai sapere ti ringrazio

ang | Giovedì, 9 giugno 2011 @13:25

ma è anche la corazza che isola, il ghiaggio. le cicatrici le hai già, in caso per evitare ferite. 'si paga con coraggio il coraggio di essere felici' ha scritto una a caso in un libro. Vivi và... e mettiti in gioco...

annetta | Martedì, 7 giugno 2011 @13:39

Purtroppo questa è una grande verità; ho incontrato questa "cosa" in persone che hanno subito grosse carenze o traumi affettivi da bambini, danni non razionalizzati, non elaborati e quindi non espulsi. Un bambino ha una tale vita dentro che sopravvive sempre e comunque, anche se l'affetto che riceve è carente o sbagliato. La vita continua, ma abituarsi da piccoli a sopravvivere in mancanza di affetto non sempre ne provoca la ricerca in età adulta; più spesso il risultato è la fuga, o l'illusione "umana" seppur errata, di poter sempre e comunque bastare a sè stessi. Come canterebbe la Nannini: "amarti è una fatica..." ...quante ne ho incontrate non lo so nemmeno pure io, eppure le ho amate tutte. Chissà perchè.

Aminta | Lunedì, 6 giugno 2011 @20:38

Anch'io ho fatto una riflessione. e sono arrivata alla conclusione (ma quale conclusione? no, non ho certezze) che coloro che subiscono un danno, ma quale danno? ce ne sono di vari tipi, la lista sembra lunga...e penso che la chiave di volta per poter sopravvivere sia il perdono o quanto meno la consapevolezza che il 'danno' è solo sulle nostre spalle e dobbiamo sopportarlo... Uffa! troppe parole...

una a caso | Lunedì, 6 giugno 2011 @18:57

nè ghiaccio ,nè vendetta ma solo una corazza per evitare altre cicatrci ....

silvia | Lunedì, 6 giugno 2011 @17:06

E' pericoloso chi non ha un cuore. E' pericoloso chi ricorda in maniera sbiadita di averne avuto uno e si aggrappa al cuore di un altro per poter riassaporare il suo, ma non lo trova più perso com'è nel suo ego smisurato. E in questa ricerca spasmodica finisce col rovinare anche il cuore al quale si era attaccato come un parassita.
E' pericoloso chi sceglie di buttare via il proprio cuore, corrotto da infamia e cattiveria, lasciandolo galleggiare in fiumi di sangue avvelenato. Convinto di poterne fare a meno. E che la vita è meglio senza.

Carosella/ Alessandra Spigai | Lunedì, 6 giugno 2011 @10:09

Questa conosciutissima frase è tornata fuori nella mia vita molte volte. In pochissimi casi, come commenti tu, ho trovato un senso di gratitudine in chi è sopravvissuto ad un danno. Molto più spesso, evidente o molto più spesso celato anche al portatore, ho scoperto uno strato di pelle in più, tossico e di un altro colore.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.