Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

Pizzi, uncinetto, e l’abito bianco di Emily Dickinson.

Sabato, 18 giugno 2011 @14:56

Sapete che cosa mi piacerebbe? Avere un baule magico, dove rovistare tra abiti d’antan. Ma abiti speciali: quelli che appartenevano a scrittrici e poetesse, artiste o esploratrici. Che, in fondo, sono le nostre antenate. In un baule così, probabilmente, troverei molte cose di pizzo bianco: camicie da notte, soprattutto, che potrei usare come copricostume. E, magari, potrei trovare persino l’abito bianco di Emily Dickinson. Già, lo sapevate? La leggenda dice che la schiva poetessa americana dell’Ottocento amasse vestirsi di bianco. E nella casa-museo a lei dedicata, ad Amherst, c’è ancora l’abito che lei usava per stare a casa (si chiamavano "wrapper", all’epoca), sedersi alla scrivania e scrivere le poesie con cui ancora oggi ci fa chiudere gli occhi e sognare. L’abito è di cotone candido, accollato, maniche lunghe, e un tocco prezioso: una fila di bottoncini di madreperla, che luccicano come i suoi frammenti di poesia.
Oggi, forse, Emily Dickinson in versione "homewear" si infilerebbe un paio di leggings comprati da H&M o da Zara. Ma oso pensare che sceglierebbe di sicuro un abito bianco per uscire: incontro all’estate, alle api, le nuvole, le farfalle, tutto quello che poi afferrava e fermava nei suoi versi. Versi leggeri di gratitudine. E speranza. E magari abbinerebbe un'incredibile pochette o un paio di scarpe con una decorazione in macramè; oppure, visto che non ce la vedo proprio Emily con ai piedi dei sandali vertiginosi, un paio di sneakers effetto pizzo (ci sono anche queste!). E che ne dite di un cappello bianco in crochet? Certo, se lo infilerebbe: per proteggersi dal sole.
Oppure "Emily reloaded" non sarebbe per niente così romantica, e darebbe una bella sforbiciata al suo abito troppo lungo, e troppo accollato, trasformandolo in un "little white dress". O forse ancora, Emily oggi si vestirebbe solo in jeans. Ma, in un attimo di cedimento romantico, si allaccerebbe al collo una collana che sembra quasi lavorata all’uncinetto; oppure una leggerissima farfalla in pizzo, chiusa con un nastro (ci sono, ci sono!). Chissà. Di sicuro, però, in jeans o con un abito di crochet bianco, scriverebbe ancora: "La speranza è quella cosa piumata/ che si posa sull’anima/ canta melodie senza parole/ e non smette mai". O almeno, così mi piace pensare. Sarà colpa, senza dubbio, del pizzo.

Questo, un po' sforbiciato, è un articolo moda che ho scritto per Grazia.

6 commenti

Lotta | Domenica, 1 aprile 2012 @13:30

http://www.pillssolution.com/ cheap ultram 8)) http://www.getyourquote.net/ car insurance 0734

Aminta | Domenica, 19 giugno 2011 @20:03

Forse, forse, la grazia e l'eleganza possono sopravvivere e schiacciare la volgarità. Crediamoci! Io ci credo.

claudia mdg | Domenica, 19 giugno 2011 @15:10

Chissà cosa scriverebbe Emily Dickinson oggi, forse avrebbe un blog di poesia; non ho idea di come potrebbe vestirsi, di sicuro non me la immagino super abbronzata, tatuata e con le labbra rifatte. Chissà se la grazia e l'eleganza resisterebbero alla volgarità di oggi.

stefania | Sabato, 18 giugno 2011 @19:51

sono scalza, mezza nuda (in estate indosso in casa solo parei) rossetto che più acceso non si può...ai piedi uno smalto viola con brillantini, l'ultimo sole ha invaso la stanza,non ho impegni, lascio che questa giornata scivoli via. Emily può tenermi compagnia

LISA | Sabato, 18 giugno 2011 @17:11

Che bello quello che hai scritto. Solo una poetessa, del resto, poteva immaginare la Dickinson "al buio: nuda, scalza, col rossetto". La tuta a casa però no! (Per chi non conoscesse Valentina Diana, andate subito al Buongiorno del 10 gennaio 2011: "Cose che finiscono, cose che iniziano").

valentina diana | Sabato, 18 giugno 2011 @16:01

secondo me si metterebbe addosso cose che non danno nell'occhio. non alla moda, non trasgressiava, non sciatta. un paio di vestiti in crepe di lana, gonne ben tagliate, un cappotto per l'inverno, un cappellino di lana rosso, un decoltè nero non troppo alto.
in casa tuta e scarpa da ginnastica non firmate e, solo al buio,: nuda scalza, col rossetto.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.