Lisa Corva

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Un abito può cambiarci la vita?

Domenica, 24 luglio 2011 @09:55

Certo, soprattutto se è di Dior! Questa è la morale di un lievissimo bestseller anni Cinquanta: "La signora Harris", di Paul Gallico, ora pubblicato in Italia da Frassinelli. E come non tifare per Mrs Harris, proletaria domestica inglese, che si innamora di un improbabile abito di Dior, un abito da sera splendido e sontuoso che sicuramente non metterà mai, e risparmia finché riuscirà ad andare a Parigi, per ordinarlo direttamente alla "maison"? Nonostante la brutta copertina (peccato!), è un libro che fa sorridere: e piacerà alle fan di "Zia Mame".

Ma forse sono io che, giornalista fintoglam, da quando scrivo di moda vedo abiti e scarpe ovunque, una pericolosa perversione. Ne parlo a chi intervisto, anche se è un’artista superstar, vedi Anish Kapoor, o scrittori, come Andrew Sean Greer (trovate le interviste, con loro che perplessi rispondono alle mie domande-guardaroba, qui sul blog: il 12 giugno 2011 e il 30 luglio 2009). Non solo. Inciampo in abiti e scarpe anche dentro le pagine dei libri che leggo.
Con "Passione Vintage" (Leggereditore) però è stato facile. Non aspettatevi troppo: è un libro semplice, un post-chick lit. Eppure fa venir voglia di innamorarsi: non solo di uomini, ma di abiti. Perché la protagonista è una ragazza inglese che apre un negozio di vintage, e la seguiamo mentre si innamora (c’è una storia d’amore, certo), e soprattutto mentre compra e vende vestiti meravigliosi. Che, in ogni bottone o zip, nascondono promesse e segreti.
Anche l’autrice, Isabel Wolff, ha un abito con un segreto, e ce lo mostra. Sono a Londra, a casa sua. Lo tira fuori dall’armadio, se lo appoggia addosso: è color ametista, di un materiale insolito e prezioso che sembra quasi gros-grain. "E’ stato cucito nell’India dell’Impero Britannico, su misura, per mia nonna", racconta. "Lei lo indossò al matrimonio di mia madre. Io l’ho messo per il lancio del libro. E lo passerò a mia figlia". Abiti vintage, abiti con una storia. "E abiti che trovano una nuova vita", dice Isabel. "Un tema che mi sta molto a cuore, perché in tutti i miei romanzi io cerco di offrire alle mie eroine una seconda possibilità, un’altra chance: che non sempre ci è concessa, nella vita". E’ la storia della giovane donna che entra in negozio cercando un "happy dress" , un abito che la renda felice: e scoppia in lacrime, raccontando che sta cercando di rimanere incinta e che è fallita l’ennesima Fivet. O l’anziana signora che vuole disfarsi di tutto il suo guardaroba, tranne un cappottino blu da bambina conservato nell’armadio: perché nasconde una storia di guerra e di Olocausto. Leggere questo libro è come curiosare in un vero negozio vintage, sentire gli abiti che parlano, in un frusciare di stoffe: una storia dietro l’altra, dai micro-vestiti di Mary Quant e Biba; agli abiti-capolavoro plissettati di Madame Grès, comprati all’asta; o i coloratissimi abiti-pasticcino dei balli scolastici anni Cinquanta, con il corpetto in raso e la sottogonna di tulle. Perché, come dice la protagonista: "Non riesco mai a guardare un capo, come questo tailleur – una giacca attillata con gonna in tweed blu scuro degli anni Quaranta – senza pensare alla donna che lo possedeva. Quanti anni aveva? Era sposata? Era felice?". E le scarpe: "Un paio di pantofole di broccato di seta degli anni Trenta, ricamate con rose gialle… Le guardo e immagino la donna che le possedeva mentre ci cammina, o balla, o bacia qualcuno".

Abiti da romanzo. Abiti che ci sembra quasi di toccare. Come quelli che ci vengono incontro in "Una moglie a Parigi" di Paula McLain (Neri Pozza), il libro poetico che dà voce a Hadley, la prima moglie di Hemingway, con cui lui visse a Parigi negli anni Venti, gli anni del jazz e delle corride. Abiti come dichiarazioni: "Indossavo l’abito di pizzo nero. Era il mio preferito in assoluto perché ogni volta mi faceva sentire un po’ come Carmen. Forse il vestito e il vino complottarono per farmi sollevare e posare la mano sulla manica della giacca di lui…". O abiti che rendono gelose: "Mi scrisse che la sera prima, a una festa, era rimasto affascinato da una ragazza in uno scintillante abito verde. Leggerlo mi fece star male. Non avevo vestiti di un verde scintillante, e in ogni caso lui non li avrebbe visti. Era a chilometri e chilometri di distanza…". Lui è Hemingway, e lei è già innamorata: "Scorsi Ernest sulla banchina, praticamente nello stesso punto in cui l’avevo lasciato a novembre. Avevo la bocca secca e uno sciame d’api nello stomaco. Era splendido con la giacca marinara color carbone e la sciarpa, e gli occhi accesi dal freddo. Scesi dal treno e lui mi abbracciò sollevandomi da terra". E poi c’è Parigi e la bohème, e un mondo dove si va a cena con Ezra Pound e Gertrude Stein. E forse non è un caso che la donna che le ruberà Hemingway è una delle prime a vestire la trasgressiva, per l’epoca, Coco Chanel: "Arrivò ad Antibes in un pomeriggio abbacinante. Indossava un abito bianco e un cappello di paglia abbinato, e pareva incredibilmente linda e fresca, un vero cono gelato". Quella donna si chiama Pauline e diventerà la seconda moglie di Hemingway. Ma a quel punto siamo già in un altro libro.

E infine siamo nel futuro, il futuro "distopico", un’utopia all’incontrario, di "Storia d’amore vera e supertriste" (Guanda). L’autore è Gary Shteyngart. Il libro non mi è piaciuto, ma gli onionskin jeans sì! Scenario: New York. Un uomo. Una donna. E gli onionskin jeans, appunto: jeans trasparenti, a pelle di cipolla, ferocemente sexy e rivelatori dei "segreti depilati", come dice cupamente Shteyngart, delle ragazze che li indossano. Jeans che però tutte vogliono, insieme agli "äppärät", una specie di versione evoluta dell’iPhone, che rivela in diretta i pensieri del proprietario… "Ho filmato il mio äppärät con il suo äppärät, mentre io mandavo giù un altro boccale di trigliceridi. Erano comparse alcune ragazze di Staten Island vestite secondo una moda rétro che mi riportava qualcosa della mia giovinezza, e avevano un’aria molto Media con i loro stivali Ugg pelosi e le bandane incastonate di strass; alcune mischiavano abiti della vecchia scuola con jeans Onionskin che aderivano fino alla trasparenza alle loro gambe sottili e ai sederi rosa e polposi, rivelandoci tutti i segreti delle loro depilazioni. Anche le ragazze guardavano dalla nostra parte, facendo scorrere su di noi i loro apparecchi". Avremo davvero dei jeans evoluti e dei cellulari che leggono nel pensiero? Forse. Ma la vera notizia, ahimé, è che non ci sbarazzeremo mai degli Ugg; anche se, nel frattempo, saranno vintage.

La traccia di questo post è un articolo moda che ho scritto per Grazia. E la risposta alla mia domanda è: sì, un abito può cambiarci la vita. Non ne avete forse uno così, nell'armadio?

36 commenti

LISA | Venerdì, 19 agosto 2011 @12:21

AMINTA: ops, ho scoperto che il nuovo film di Woody in Italia non è ancora uscito. Dovrai aspettare dicembre!

Aminta | Giovedì, 18 agosto 2011 @22:03

grazie Lisa Corva. Di Hemingway so qualcosa e ho letto i suoi romanzi, non tutti però. Mi manca il film di Woody. Lo cercherò

LISA | Giovedì, 18 agosto 2011 @19:30

AMINTA: oh sì, Hemingway a Parigi incontrò sia Gertrude Stein che Ezra Pound. Era un giovane scrittore americano che tirava di boxe e aveva pubblicato solo dei racconti, in cerca di consigli: quindi, avranno di sicuro parlato di libri (i suoi futuri)... Pensa che coincidenza: proprio ieri ho visto, finalmente, "Midnight in Paris", l'ultimo film di Woody Allen, dove un aspirante scrittore americano (Owen Wilson) si ritrova ad ogni scoccare della mezzanotte sbalzato in uno strano circuito spazio-temporale, e finisce proprio negli anni Venti, nel salotto di Gertrude Stein, beve con Hemingway e cerca di rubare la fidanzata a Picasso... Geniale!

Aminta | Giovedì, 4 agosto 2011 @20:34

oggi ho riletto l'articolo con attenzione e sicuramente qualcosa mi è sfuggito; non l'accenno a Gertrude Stein.quindi sono andata a rivedere il ritratto che le ha fatto Picasso. Periodo rosa o blu? non certo cubista. Avrà incontrato Ezra Pound? E cosa si saranno detti? E' stato un excursus molto piacevole.

Fiorenzaccia | Lunedì, 1 agosto 2011 @20:25

E Vai, Marina!!! Magnifico il tuo volat. Sono contenta che tu sia per una volta sola d'accordo con me. Grazie. Io non sono MAI simpatica a chi non mi conosce veramente. Un bacino al tuo bambino.

Marina | Lunedì, 1 agosto 2011 @17:46

per una volat d'accordo con la non semrpe simpatica fiorenzaccia...viva giuseppe d'avanzo!

Fiorenzaccia | Lunedì, 1 agosto 2011 @15:18

Giuseppe d'Avanzo, la sua morte mi rattrista, non era certo un menestrello del Potere. Qualcuno o molti dei suoi colleghi dovrebbero "togliersi il cappello" invece di intingere il pennino nell'inchiostro della convenienza e dell'opportunismo. Vabbè Lisa, cancellami pure, me lo merito...

Malu63 | Domenica, 31 luglio 2011 @17:09

Grazie per gli auguri, davvero graditi da questo blog che ho conosciuto in un passaggio fondamentale della mia vita e dove ho trovato la serenità che cercavo, ci conosciamo già da un pò vero Lisa?
Ps. Giusy, si fortunatamente riesco ancora a starci dentro :))

Giusy d'a. | Domenica, 31 luglio 2011 @13:29

Forse Lisa perdonerà l'uso improprio di questo Blog (che mi piace molto) per ricordare Beppe d'Avanzo. Mi mancheranno i suoi articoli e il suo pensiero.

Giusy d'antan | Venerdì, 29 luglio 2011 @13:36

E come no, Lisa, quell'anello mi è rimasto impresso nella memoria, come si può dimenticarlo? Che abbia salvato la vita alla " tua" Stella del romanzo, beh, non ne sono certa, ma sicuramente ha salvato un matrimonio basato sull'affetto, su quell' irresistibile desiderio di restare insieme, di condividere la vita, quella quotidiana ,fatta di piccole cose, e di altre un "filino" più grandi. La scrivente parla con cognizione di causa... e stiamo, con un po' di pazienza e di speranza - con qualche litigio piuttosto acceso- arrivando ai 50 anni di convivenza e di matrimonio. Uffa! non ci voglio pensare. Malu che tira fuori il vestito da sposa...Bellissimo! Ancor più bello se riesce a chiudersi dentro.Scommetto di si.

vale | Venerdì, 29 luglio 2011 @12:45

E' bellissimo arrivare a 25 anni di matrimonio ancora cosi' innamorati ... =)

LISA | Venerdì, 29 luglio 2011 @11:13

MALU 63: che romantica, davvero ogni tanto togli dalla frusciante carta velina il tuo abito da sposa? Buon anniversario. 25: anni insieme che frusciano.

LISA | Venerdì, 29 luglio 2011 @11:11

ANNETTA: grazie! Mi piacciono molto tutte le cose riciclate, spinnaker o manifesti o copertoni che diventano borse... E piacerebbero moltissimo, indovinate a chi? Ma certo: Stella, la mia eroina di "Glam Cheap". Ricordate l'anello con le monete fuori corso che, in un qualche modo, le salva la vita?

annetta | Venerdì, 29 luglio 2011 @09:26

SCUSATE HO DIMENTICATO IL LINK:
www.progettocontinuo.com

annetta | Venerdì, 29 luglio 2011 @09:26

Ciao segnalo a tutti un'iniziativa simile a quella di Barbara, un laboratorio di comunicazione di miei amici torinesi che tra le mille iniziative produce oggetti per merchandising e anche per uso personale (borse, buste, portacellulare etc) riciclando manichette antincendio, banner PVC e neoprene delle mute da sub...Buona estate! Anna

malu63 | Giovedì, 28 luglio 2011 @14:50

L'abito che ho amato di più e che conservo nella sua bella scatola bianca avvolto con la carta velina , perchè quando lo apro devo avere il tempo di godermi il rumore partecolare che emette , è il mio abito da sposa, l'amore, i sogni, la gioia di quel giorno, ogni anno diventa sempre più prezioso e pieno di ricordi , il prossimo mese ne conterra uno particolare 25 anni trascorsi insieme, eppure sembra ieri il giorno che lo stavo scegliendo.

LISA | Mercoledì, 27 luglio 2011 @21:06

Grazie a BARBARA per il ricordo black and white della mamma in costume bianco (di Dior!), comprato con il primo stipendio: una bella immagine di libertà, indipendenza, ed estate.
A questo punto vi invito a scoprire cosa fa Barbara, che ho conosciuto a Trieste: tra le varie e mille cose di cui si occupa, ci sono anche le borse fatte con spinnaker e vele riciclate, con una cooperativa di donne in Montenegro. A proposito di it-bags un po' diverse dal solito.

http://sailinabag.blogspot.com/

Barbara Della Polla | Mercoledì, 27 luglio 2011 @20:29

Leggendo quello che hai scritto, Lisa, mi è tornata in mente mia madre, maestrina primi anni '60, che con il Primo stipendio "tutto intero", è corsa a comprare un costume "tuttintero" stile pinup. Di quelli che stan su da soli, senza spalline e che fan procaci. Bianco bellissimo, lei bellissima in posa stile ingrid bergman, si staglia sul mare della costiera amalfitana. Finalmente libera nel suo "abito nuovo" ;-) Ah! Il costume era Dior...

LISA | Mercoledì, 27 luglio 2011 @09:06

SHARON: che bella la tua storia, una it-bag che è... lo zainetto del nuoto!

LISA | Mercoledì, 27 luglio 2011 @08:55

PICCOLA DELUSA, piccola poetica napoletana: grazie, mi fa sempre piacere quando raccontate chi siete, e come mi avete incontrato.

LISA | Mercoledì, 27 luglio 2011 @08:54

Un abito-matrimonio, e un abito-tradimento... Ma certo, anche quello cambia decisamente la vita! Grazie a PATRIZIA PIERONI, che ho conosciuto anni fa, e che crea abiti nel suo nuovo atelier tutto bianco, a Roma. Eccolo, per le romane e per chi passa nella capitale:

http://www.patriziapieroni.it/

Patrizia Pieroni | Mercoledì, 27 luglio 2011 @07:23

Bellissimo articolo , che mi riguarda molto, in molti vestiti che vendo e che ho venduto, c'è una storia dietro( matrimoni,divorzi, nuovi appuntamenti.....tradimenti ) ma appena usciti dall'atelier non sono più miei , fanno parte de la vita di chi li compra!!!! :-)

piccola delusa (vale) | Martedì, 26 luglio 2011 @18:02

Napoli , ho conosciuto le tue pubblicazioni attraverso il City che leggevo tutte le mattine andando all'università . Terminati i corsi non sapevo più come fare e cosi' ho scoperto questo sito meraviglioso =) Grazie a te ho scoperto la bellezza della poesia e le emozioni che si provano nel leggere dolci versi

LISA | Martedì, 26 luglio 2011 @16:13

MARINA a Bruxelles: "Eat, pray, love" l'ho visto appena uscito, perché mi era molto piaciuto il libro (che non è per niente scontato, è lieve, empatico, divertente, una specie di Tiziano Terzani mixato con Sex and The City, so che sembra impossibile ma è così). Mi era piaciuta anche lei quando l'avevo intervistata: l'autrice, Elizabeth Gilbert; forse perché ha avuto il coraggio di raccontare la sua storia, con un lieto fine per di più! E il film, mah. Julia Roberts ce la mette tutta ma è poco credibile, soprattutto in quella Roma da spot americano di spaghetti; poi però, e per fortuna, incontra Javier Bardèm tra le risaie di Bali! E, quando appare lui, almeno un pochino salva il film. Però, pensa: il libro, "Mangia, prega, ama", che è la storia vera di una donna in crisi, una non-aspirante madre che molla tutto e parte per un anno intorno al mondo, è stato un passaparola al femminile; come in "Per puro caso" di Anne Tyler, di cui parlavo nelle risposte al post di ieri, al centro c'è una donna che se ne va. Come se per (ri)trovarsi bisognasse per forza andarsene.

LISA | Martedì, 26 luglio 2011 @16:04

PICCOLA DELUSA, ma da quale città mi leggi e scrivi? Dimmi, dimmi, che sono curiosa.

Marina | Martedì, 26 luglio 2011 @14:56

Lisa...telepatia, proprio oggi ripetevo la frase di mia madre per consolare un amica un pochino in crisi per le nostre note vicende, ora pero' sarebbe il caso di comprarlo di nuovo quel bel vestito, eh si perché la maternità è bellissima ma ci lascia solo il tempo di essere sciatte! Scherzi e stereotipi a parte è vero che il tempo per curare il mio aspetto si fa sempre piu' raro, ma mantre i primi mesi me ne fregavo un po' assorbita dal baby, adesso, per fortuna, sono tornata in me e corro, corro ma sto ritrovando i miei (molto piu' piccoli) spazi. Allora dai vi saluto, vi bacio mi avete dato la spinta finale: esco prima dall'ufficio e passo da Zara ( e forse anche da Dior...) anche se tra poco si parte per le vacanze, e l' asia e il caldo tropicale non permettranno look molto articolati, detto questo qui oscilla tra 15 e 18 gradi, DI MASSIMA, da inizio luglio...fate un po' voi, urge corsa per negozi e sessione di bagno turco!

p.s. ieri ho visto in tv il film eat, pray and love, mi ricordo che ne avete parlato, ma quando? vorrei sapere i vs commenti, io l' ho trovato stucchevole, stereotipo fatto film, ma anche il libro è cosi?

piccola delusa | Martedì, 26 luglio 2011 @13:41

l'abito che ha cambiato la mia vita? Si' certo che ne ho uno ...
E' l'abito di felicità che si indossa con sorrisi e sguardi felici che m'ha fatto innamorare =) Lisa , colgo l'occasione per farti i miei complimenti. Sono molto affezionata alle poesie che pubblichi ... continua cosi' io ti sostengo e ti seguo !!! Buone vacanze

Sharon | Martedì, 26 luglio 2011 @12:26

Oh my God! questo è il domandone del secolo...!!!

La borsa "speciale" quella che, se non la uso sto male, soffro mentalmente; e la vedo che lei mi guarda minacciosa dall' angolino della casa, riesce persino a farmi sentire in colpa:

una zainetto rosso, pure sbiaditello, con scrtta ARENA gigantesca. super funzionale e con una miriade di tasche. LO ZAINETTO DEL NUOTO. è la borsa che ha cambiato la mia viita, ASSOLUTAMENTE.

LISA | Martedì, 26 luglio 2011 @08:57

SHARON, drogata di borse! E le metti davvero coordinate alle scarpe? Così anni Cinquanta, così "Mad Men"... Ma in tutta questa collezione, dimmi, la tua preferita, quella a cui non potresti mai rinunciare, quella che ti ricorda un momento davvero speciale, qual'è?

LISA | Martedì, 26 luglio 2011 @08:54

VINCENZO: e quell'abito solitario che esce dall'armadio solo una volta all'anno, per cosa lo indossi, e perché ti cambia la vita?

Sharon | Lunedì, 25 luglio 2011 @23:01

eccomi!
per me ogni vestito influenza l' andamento di OGNI singola giornata.
perchè appena mi sveglio cerco "nell' aria" il COLORE da indossare. il tutto ovviamente in base all' umore del giorno. il black è off limits specialmente d' estate (esclusi eventi very professional)

però l elemento glam che CAMBIA la mia vita è LA BORSA.
assoluta e totalizzante.

...a partire dalla borsa "dello sport" che mi ha accompagnato ogni singolo giorno di fatiche e soddisfazioni della mia carriera sportiva
(trasferte e gare all' estero comprese).

Ma, soprattutto, tutte le borse che sto collezionando in questi ultimi tempi ( praticamente da quando ho iniziato a lavorare) + i fantastici regali della mia mumy:

eleganti,
casual,
sportive,
porta pc ( bellissima la linea speciale di Paul Smith per Mac)
super- poket & oooover size,
quelle così belle che hai "paura" di utilizzare ( vedi la linea da collezione di Braccialini....)
e quelle comprate durante ogni viaggio.
Poi ci sono le super griffate o quelle di "Portaportese"... sooooo vintage!
a tracolla, da polso, da spalla con tracolla ma che si portano benissimo anche a mano...
la/e IT bags ( ma quelle proprio I-R-R-A-G-G-I-U-N-G-I-B-I-L-I per una studentessa lavoratrice, che vuol fare tutto "da sola" come me...)

AIUTATEMI AD USCIRE è UN CIRCOLO VIZIOSOOOOOO!!!!

P.S. tutte SEMPRE abbinate alle scarpe
(anche se il mio amico gay dice che ormai non è più di moda....!!!
purtroppo io impazzisco se il binomio BORSA- SCARPA non è " coordinato" persino quando vado a correreeeeeeee!!!!! )

Besitos

Vincenzo.I | Lunedì, 25 luglio 2011 @21:03

Si ne ho solo uno che mi cambia la vita una volta l'anno, poi lo appendo a un ometto nell'armadio, ricoperto da un telo di cellofan.

LISA | Lunedì, 25 luglio 2011 @20:29

PICCOLA DELUSA: eh, il Buongiorno di City è in vacanza fino a settembre. E tra poco parto anch'io. Ma intanto non vuoi giocare con noi all'abito-che-cambia-la-vita? Non ne hai uno in armadio?

piccola delusa | Lunedì, 25 luglio 2011 @19:46

e oggi niente poesiaaaa??? =(

LISA | Lunedì, 25 luglio 2011 @09:58

AMINTA: ma un abito che ci ha cambiato la vita è semplicemente un abito che abbiamo indossato quando siamo state felici. O che abbiamo comprato e indossato per essere felici. Per sentirci sicure. Coraggiose. E fortunate. Un abito-talismano (o un paio di scarpe, certo!). E le storiche del blog si ricorderanno del consiglio della mamma di Marina a Bruxelles nei momenti più cupi: "mettiti un bel vestito, esci e affronta il mondo". Così, se l'abbiamo comprato da Dior (a proposito, io non ho mai comprato nulla da Dior!), o ai saldi di Zara, che importa? Basta che funzioni.

Aminta | Lunedì, 25 luglio 2011 @09:17

Ci ho pensato, ma nulla da fare! Nell'armadio non conservo un abito con tanto potere, soprattutto firmato...ma nella scarpiera si, avevo qualcosa; un bel paio costoso, uno dei tacchi mi si era incastrato nell'acciottolato di un borgo antico. Il fatto non mi ha cambiato più di tanto la vita, ma insomma...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.