Lisa Corva

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Le ore migliori di Cenerentola erano quelle passate giù in cucina.

Mercoledì, 19 ottobre 2011 @10:33

"Le ore migliori di Cenerentola erano quelle passate giù in cucina
aveva per così dire
libertà d’intelletto.
Si stringeva le tempie fra le mani
i capelli ricoperti d’unto.
Volava con la mente verso luoghi lontani
Impensati
Inspiegabili
sensazioni che lei conosceva senza dare loro un nome.
E abbassava gli occhi sul grembiule
imbrattato e macchiato
e sapeva quanto è grande la distanza fra Qui e Lì"

(Dalia Rabikovitch)

In fondo, per arrivarci, basta uscire di casa.

(I versi che ho scelto oggi per City sono tratti dall'antologia "Poeti israeliani", Einaudi).

13 commenti

Cristina | Giovedì, 20 ottobre 2011 @10:53

Parlando di Zanzotto, mi sovviene una sua risposta ad un in'intervista, penso piuttosto recente. Risposta che devo dire mi ha lasciata un po' così, sospesa tra l'irritazione e la stanchezza.
Una risposta ad una domanda semplicissima, forse anche un po' formale e di rito, ma pur sempre un ponte tra la realtà, la vita di noi lettori e quella di un poeta e del suo sguardo sul mondo.
Bene. Quella risposta a me è parsa volutamente ermetica. Una riga striminzita per dire e niente, o forse per aggirare l'interrogativo stesso.
Ma, allora poi, non lamentiamoci se a nessuno interessa più la poesia, perché sempre più complicata, chiusa in se stessa e avulsa dal quotidianità delle persone comuni.
Non lamentiamoci se viene relagata ai margini, quando già un poeta dinanzi a una domanda si ritrae o ne dà un ritorno impenetrabile, dimostrando le premesse del suo pensiero, la base stessa di quel suo scrivere, destinato - a questo punto - a rimanere interesse di pochi eletti.
A me, francamente, dopo quell'intervista è passata la voglia di leggere Zanzotto.

Gabriella | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @18:00

un verso di Zanzotto che si coniuga bene con la stagione che stiamo vivendo..." Dolce andare elegiando come va in elegia l'autunno"

annetta | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @14:05

Questi versi mi mettono una grande tristezza per tutte quelle donne di culture più arretrate della nostra per le quali non esiste nemmeno l'idea di poter "volere" una vita diversa per sè stesse. Un conto è essere consapevoli che la nostra vita potrebbe essere diversa e migliore e non avere il coraggio o la volontà di affrontare i rischi del cambiamento; un altro conto è essere state allevate con l'idea che l'unico ruolo possibile per una donna è quello - se va bene - della Cenerentola; se va male della schiava del proprio marito, della propria famiglia, della società. Un angoscia infinita...

LISA | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @13:10

IRENE: diciamo che esco di casa, e mi comporto secondo morale. Oggettiva, e soggettiva. Anche la morale (a volte) va adattata. Ma Cenerentola ha bisogno di uscire di casa. GABRIELLA: confesso la mia totale non-conoscenza di Zanzotto, poeta molto ermetico, forse ancora peggio di Tranströmer, il Nobel Letteratura di quest'anno. Ma anch'io ho, da una settimana, l'Oscar Mondadori con tutte le sue poesie sulla scrivania. E ora leggerò.

gabriella | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @13:02

ricordiamo il grande Andrea Zanzotto che si è spento ieri? Avevo appena comprato la sua opera omnia..

Irene | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @12:29

Per LISA:
Morale generale, oggettiva:
E’ immorale rubare ?
Di sicuro si
Morale soggettiva, personale:
rubo perché ne ho bisogno
Adatto la morale ad un mio bisogno, ad una circostanza
Ma se così fosse, tutti quelli che hanno bisogno ruberebbero
Non è così invece nella realtà
Quello del rubare è solo un esempio. Adesso estendi il concetto ad una moltitudine di casi, circostanze, valori, situazioni.

LISA | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @12:16

IRENE: ripeto, spiega con un esempio.

Irene | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @12:03

Lisa: Non sei d'accordo che molte volte "adattiamo" la morale a nostro uso e consumo, a nostro piacimento?
Io penso che la morale sia unica

LISA | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @11:18

IRENE: spiega meglio la "soggettiva moralità". Non capisco, ma mi incuriosisce. Spiega con un esempio...

Irene | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @11:09

Certo, la cucina è il luogo ideale, più intimo nel quale soffermarsi a pensare..a sognare
La meta? Molte volte non la si raggiunge proprio per quella soggettiva moralità di cui dicevo

Cristina | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @11:09

Mi piace.
Mi piace la sfida a quella distanza tra il Qui e il Lì.
Mi piace l'idea di avventurarcisi, di scalare quelle due sillabe come due vette che spalancano invisibili orizzonti, impressi dietro ad ogni piccolo passo.
Mi piace l'idea di una Cenerentola ribelle, che pur facendo della cucina il regno dei suoi pensieri e delle sue rappresaglie, non rimane ferma ad aspettare, ma ad un certo punto, apre la porta di casa e varca quell'uscio alla scoperta del mondo (vicino o lontano che sia) e di se stessa.

LISA | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @11:03

IRENE, intendo: basta uscire di casa per percorrere la distanza tra il "Qui", che magari ci sta stretto, e il "Lì" sognato. Magari non si raggiunge la meta, ma ci si prova. E poi, certo, bisogna volerlo. Bisogna voler uscire di casa, magari con un vestito nuovo, e i capelli lavati. (Ma mi piace l'idea della cucina come posto dove sogniamo il futuro...)

Irene | Mercoledì, 19 ottobre 2011 @10:53

Scusa Lisa, ma non penso basti solo uscire di casa...
Bisogna avere soprattutto la Volontà di percorrerla quella distanza
Volontà che spesso manca per una miriade di motivi, non escluso una personalissima e soggettiva moralità

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.