Lisa Corva

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Velluto!

Sabato, 22 ottobre 2011 @09:18

Già la parola ci accarezza: velluto. Certo, ci sono altri tessuti che ci scaldano e ci fanno sognare: cachemire, ovviamente, e poi lana, ciniglia, e tarlatana (chi ha letto "Piccole donne" sa di cosa parlo: l’abito da sera delle sorelle March). Ma il velluto ha un che di… vellutato, appunto. E’ uno dei pochi tessuti che vien voglia di accarezzare, quasi aspettandoci che faccia le fusa, come un gatto.
Per questo le amanti del velluto (io tra queste) sono contente: perché quest’autunno, pare, torna di moda. Con, new entry, incredibili accessori, che però mi lasciano un po’ perplessa. Che dire ad esempio delle décolleté in velluto, che hanno addirittura, oltre al fiocco, un tacco a spillo fatto di strass? O gli altissimi sandali da sera, e persino gli occhiali con montatura velvet? Ma poi per fortuna ci sono le borse, a cominciare dalla riedizione di un classico anni Sessanta, il bauletto trompe l’oeil disegnato da Roberta di Camerino. (Ricordate la mia storia di una borsa?).
E poi ci sono soprabiti, cappottini leggeri, micro-abiti. E persino un ritorno: i tailleur pantalone vagamente anni Ottanta. Con blazer di velluto, indossato dalle solite celebrities: ad esempio, Liz Hurley. Un attimo. Ho detto giacca di velluto? Non posso crederci. E’ da una vita che tento di convincere una mia amica a buttare via quelle giacche di velluto anni Ottanta che continua a tenere nell’armadio. Ma a quanto pare, ha ragione lei.

Questo è, molto rimaneggiato, un articolo di moda che ho scritto per Grazia. (A proposito: se cliccate sulla parola "moda", trovate altri miei pezzi pseudo-fashionisti in archivio. Vellutati o quasi). Io comunque nell’armadio ho ancora dei vellutati, morbidi, larghi pantaloni color verde petrolio e color melanzana, un piacere da indossare. E un micro-abito, che porterò anche quest’anno, con i leggings sotto. Ormai mi sono convertita ai leggings, chi l’avrebbe mai detto!

5 commenti

stefania | Domenica, 23 ottobre 2011 @17:30

ho amato da morire un vestito di velluto rosso, mi stava a pennello!!
chissà dove sarà ora?

annetta | Domenica, 23 ottobre 2011 @09:41

"She wore blu velvet..." bella canzone e film molto sensuale...A me il velluto evoca certi ambienti dannunziani degli anni 30, i velluti damascati di divani, letti a baldacchino, tendoni sovrabbondanti.Per l'abbiglialmento non so...lo trovo un pò dandy; però l'abitino di velluto con i leggins, piace, lo voglio anch'io!! :-)))

Aminta | Domenica, 23 ottobre 2011 @00:13

Indossato!!!

Aminta | Domenica, 23 ottobre 2011 @00:11

Il velluto ha un suo fascino, è vero: come poter dimenticare Rossella O'hara che si inventa un abito elegante con vecchie tende polverose? accade solo nei film americani. La mamma mi raccontava che in piena guerra (la seconda) si rivoltavano i cappotti, ovvero, con l'aiuto della sartina ,si utilizzava il rovescio della stoffa. Il velluto è bello, delicato, si fa presto a sciuparlo e, secondo me, va indosato a piccole dosi.

carla | Sabato, 22 ottobre 2011 @17:41

Il velluto seconde me è tornato di moda perchè ci dà sicurezza, perchè sa di quando eravamo piccole ( ma ve li ricordate i pantaloni di velluto a coste larghe che si usavano negli anni settanta?) perchè sa un po' di indignados ( come dimenticare lo stereotipo dell'intellettuale con la giacca di velluto ?) e poi sa di romantico e determinato ( Rossella Hoara(?) che strappa le tende di velluto verde , l'ultima ricchezza, per farsi un vestito per andare a trovare, e chiedere soldi, a Ret?)
Meno male che a volte ritornano !!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.