Lisa Corva

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Nei miei primi ricordi.

Giovedì, 24 novembre 2011 @08:01

"Nei miei primi ricordi il nonno è calvo come un uovo e mi porta a vedere le tigri. Si mette il cappello, l’impermeabile con i grossi bottoni; io indosso le scarpe di vernice e il vestito di velluto. E’ autunno e ho quattro anni".
(Téa Obreht)
La mano del nonno.

(La frase di oggi è tratta dal romanzo "L’amante della tigre", Rizzoli; l'autrice, che è nata a Belgrado, ha scritto il libro, premiatissimo in America, ad appena 25 anni).

7 commenti

LISA | Venerdì, 25 novembre 2011 @09:53

GIO': Efraín Barquero, poeta cileno, cileno come Neruda. Come Isabel Allende e Marcela Serrano. Bellissimi quei versi, ne avevo sforbiciati un paio per un Buongiorno del gennaio del 2008. Ma è stupenda così, senza tagli: una poesia-racconto. Come i vostri ricordi.

erica | Giovedì, 24 novembre 2011 @21:44

mia nonna: ormai sono 10 anni che non c'è più, ma non dimenticherò mai il tempo che passavamo insieme.. io scrivevo e lei scriveva con me, disegnavamo fiori, cantavamo insieme, facevamo l'orto insieme..passavamo insieme tutte le estati, in campagna, e al mattino quando mi svegliavo la trovavo appisolata vicino al mio letto, sulla poltroncina, per stare vicino a me.. quando ho letto 'il libro dell'estate' che mi hai consigliato tu, Lisa, mi sono tornate in mente le estati con mia nonna..

Giusy d\'antan | Giovedì, 24 novembre 2011 @14:08

Non mi commuovo facilmente, ho solo provato un po' di emozione nel leggere questa bellissima poesia-racconto. Io, senza alcuna radice contadina, almeno quanto ne sappia, ho apprezzato e molto quel senso profondo di appartenenza che la terra dà.Grazie, Gio'

Gio\' | Giovedì, 24 novembre 2011 @13:00

Miele ereditato

Mio nonno era il fiume che fecondava queste terre.
Pieno d'innumerevoli mani e occhi e orecchie.
E, nello stesso tempo, cieco e taciturno come un albero.
Era la barba antica e la voce profonda della casa.
Era il seminatore e il frutto. Il ceppo rugoso.
L 'indice del tempo e il sangue propizio.
Mio nonno era l'inverno con le mani fiorite.
Era il fiume stesso che popolava le terre.
Era la terra stessa che moriva e rinasceva.
Mia nonna era il ramo incurvato dalle nascite.
Era il volto della casa seduto in cucina.
Era l'odore del pane e della mela conservata.
Era la mano del rosmarino e la voce della preghiera.
Era la povertà dei lunghi inverni
avvolta nello zucchero come un'umile ghiottoneria.
Quindici figli mangiarono dalle sue mani miracolose;
Quindici figli dormivano col suo sonno d'aquila.
In molti nipoti e pronipoti abbiamo continuato
a passare nelle sue braccia secche.
Ma lei è sempre la mano che mescola l'acqua e la farina.
È il silenzio delle notti pieno d'uccelli addormentati.
È il braciere dell'infanzia con la focaccia che scappava.
Mio padre era quello che assomigliava di più alla terra.
Deve essere nato insieme con il frumento o il grano.
Mio padre era bruno.. e dormiva sul cavallo.
Era come il cavaliere lento della primavera.
Gli altri miei zii assomigliavano tutti agli uccelli locali.
Tutti avevano qualcosa degli alberi e delle montagne.
Alcuni erano possenti come i cavalli normanni.
Altri avevano il volto di pietra o di grano tostato.
Ma tutti ricordavano le cose prossime alla terra.
Era uno sciame turbolento che riempiva la casa.
Era una banda di pavoncelle che preannunciava la pioggia.
Erano le cesene che rubavano le ciliege.
lo nacqui quando erano già vecchi;
quando mio nonno aveva i capelli bianchi,
e la barba l'allontanava come nebbia,
io nacqui quando ardevano i falò di maggio.
E la prima cosa che ricordo è la voce del fiume e della terra.
Efrain Barquero

Nonni, padri, zii, radici..

carla | Giovedì, 24 novembre 2011 @10:42

Che bello ricordare il nonno! Al ivello psicanalitico si dice che una donna scelga in un uomo o il porprio padre o il suo opposto, ma anche i nonni hanno una parte importante nella nostra vita... il mio la amava così tanto che mi ha insegnato a prendere le cose con leggerezza, amava la convivialità della buona tavola con gli amici, io ricordo casa sua sempre piena di amici di profumi invitanti e semplici, così come era lui.

Francesca | Giovedì, 24 novembre 2011 @10:33

In ufficio ho una foto in cui siamo vicini e abbracciati, è la prima foto che ho appeso, questo lavoro me l'ha regalato lui ed è il lavoro che ho sempre sognato quando volevo fuggire dal lavoro precedente... Io, la sua unica nipote amatissima, l'unica che lo commuoveva fino alle lacrime... La mano del nonno che tiene ancora la mia e che non la lascerà mai anche se non gli posso più dare i baci sulle guance che amava tanto... Li affido al vento ogni tanto, so che gli arrivano...

una a caso | Giovedì, 24 novembre 2011 @08:24

il nonno era burbero ,la nonna energica ,ma dolce e disponibile . ricamava spesso ed io vicino a lei . lei arrotolava il metro ed io lo srotolavo ....pura felicità ..

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.