Lisa Corva

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Ottimi usi impropri del cellulare.

Mercoledì, 30 novembre 2011 @08:05

"Io, ovviamente, non conosco nessuno, ma sono già felice di stare a guardare. Tutte le volte che qualcuno nota che sono da sola e fa per avvicinarsi, tiro fuori il telefono per controllare i messaggi, così la persona di turno si gira e se ne va. Questo è il bello del cellulare. E’ come un accompagnatore."
(Sophie Kinsella)
Gli ottimi usi impropri del cellulare.

(Chi è stata, come me, una fan dell’esilarante "I love shopping" - e anche del film, inspiegabilmente ambientato a New York – ed è rimasta poi delusa dagli altri libri della Kinsella, stavolta può andare a colpo sicuro con l'ultimo, "Ho il tuo numero", Mondadori, da cui è tratta questa frase. Un chick-lit lieve e leggero. Forse anche un ottimo uso improprio della letteratura! La protagonista è Poppy, adorabile pasticciona come tutte le eroine della Kinsella, che riesce in una sola serata a perdere l’anello di fidanzamento di smeraldi e farsi rubare il telefonino… Ne troverà uno - di cellulare - nel cestino della spazzatura, ed è l’inizio di una buffa commedia romantica e degli equivoci. Morale: mai dividere il telefonino con nessuno; o forse sì, se è un uomo fascinoso che può rapirti il cuore).

10 commenti

Cristina | Venerdì, 2 dicembre 2011 @10:13

Mmmmm non so Lisa. Non sono convinta sia così. La realtà s'insinua sempre tra le parole. Non mi convice il paesaggio riveduto e corretto che raccontano. A me, sembra, più che altro che facciano da specchio deformante e che quello che ne esce, alla fine, è un pregiduzio, un cliché, la solita trama banale e ripetitiva che inquadra le donne e il loro mondo sempre dallo stesso punto di vista.
Sono storie che non mi dicono niente. Dove le eroine mi sembrano fatte di carta velina e l'happy ending non è che il prevedibile finale... magra consolazione di una bolla di sapone che alla fine non lascia nulla. E la realtà continua ad essere quella che è... molto più complessa e spesso senza alcun happy ending.
Almeno in un thriller c'è la presenza dell'ombra, del dubbio. Anche in questo caso si potrà sfiorare la fantascienza con le scene d'azione, ma se non altro non vi ho mai trovato tutta quella serie di stereotipi che riempiono le pagine dei chick-lit.
Poi nulla da obiettare sui gusti che sono, appunto, personali. La mia era una riflessione sulla sostanza. Su quella strana sensazione che mi prende quando mi ritrovo davanti un libro chick-lit, una specie di moto di stizza misto a noia.

LISA | Venerdì, 2 dicembre 2011 @08:26

CRISTINA: ma i chick lit non parlano della realtà. Sono una versione riveduta e corretta della realtà; come, appunto, un film a happy ending di Hollywood. Una favola reloaded. E' per questo che - a volte - mi piacciono!

Aminta | Giovedì, 1 dicembre 2011 @18:17

MA SI, Cristina, in fondo, in fondo, non hai torto

Cristina | Giovedì, 1 dicembre 2011 @17:33

P.s.: vi siete mai chieste perché non vi è un corrispettivo al maschile dei chick-lit?
E non sto parlando di autori maschili, ma di protagonisti di storie simili, tutti al maschile.
Io ricordo soltanto un titolo. Uno, in confronto alle migliaia di libri tutti al femminile.

Cristina | Giovedì, 1 dicembre 2011 @17:29

Io invece li trovo riduttivi quei libri da chick-lit. A partire da questa loro definizione e dall'immagine che danno della donna che li compra, ma spesso anche delle donne racchiuse in quelle pagine... tutte molto simili tra loro, tutte un po' così, di poco spessore, imbrigliate nei loro mondi fatti di equivoci e di amori... come se la realtà fosse tutta qui, nei piccoli disastri quotidiani, nelle manie - amplificate dall'inchiostro - delle donne.
Va bene l'autoironia, ma non una fabbrica di eroine in serie, tutte un po' così, a compiacere l'uomo di turno, a cercare il principe azzurro, ad aderire ai più scontati cliché.
A questo punto preferisco davvero il calcio e i thrilleroni tutto spionaggio, per lo meno tra le pagine vi è ancora la possibilità di incappare in una donna, co-protagonista o meno, a più dimensioni anziché ad una sola.

LISA | Giovedì, 1 dicembre 2011 @11:07

Io in fondo chick-lit non lo trovo un termine insultante; letteratura da gallinelle, e allora? I maschi, per l'appunto, hanno il calcio e certi thrilleroni tutto spionaggio; noi i film kleenex (per piangere senza vergogna) e i libri chick-lit o post chick-lit, va bene così. Viva la differenza di genere! Quanto alla Kinsella, "La regina della casa" mi aveva annoiato; forse perché, in quanto "casalinga telematica" (come l'eroina del mio primo libro), trovo che la casa, lo spazio domestico, sia molto, molto interessante per le donne di oggi. Ed è un terreno sconosciuto, molto diverso da quello che era la casa negli anni 50. Invece il nuovo libro della Kinsella - e l'idea geniale di partire dal cellulare perso e poi condiviso, cosa siamo noi senza cellulare? - mi ha davvero divertito.

una a caso | Giovedì, 1 dicembre 2011 @10:02

annetta che la kinsella ci aiuti a passare un natale sereno e chiuder gli occhi davanti alla miseria che ci circonda !!!!

annetta | Giovedì, 1 dicembre 2011 @09:34

Sono d'accordo con Carla; i libri della Kinsella sono un piacevole passatempo e raccontano le donne con una lievità che a volte ci vuole proprio per alleggerire la giornata. Io mi sono divertita molto con "La regina della casa", dove una giovane manager urbana pentita si improvvisa governante in una ricca dimora di campagna, ovviamente senza aver mai saputo cucinare nemmeno un uovo al tegamino. Un disastro dietro l'altro, con lieto fine, ovviamente. Molto spassoso, quasi come una commedia americana degli anni '50. Ve lo consiglio come lettura per le feste, che portano talvolta con sè anche un pò di cupezza, non trovate?

carla | Mercoledì, 30 novembre 2011 @20:19

L'altro giorno leggevo un articolo di Guia Soncino sui divertimenti degli uomini , perchè parlare di calcio è da intellettuali e invece i libri della Kinsella sono chick -lit? A me divertono tantissimo e insegnano qualcosa delle donne! pettegolezzo due libri della Kinsella li ha letti anche mio martito divertendosi un mondo...
Forza alle eroine pasticcione!

Cristina | Mercoledì, 30 novembre 2011 @08:28

Pur non essendo una fan della Kinsella, condivido questa riflessione e il riflesso di questo buongiorno che, come l'improvviso ronzio di un telefonino in seguito all'arrivo di un messaggio, mi viene in contro, specchiandosi nella prime luci del mattino.
Ma il cellulare è anche una piccola valigia tascabile. Il luogo di una distrazione, un ricordo. Immagini e parole fatte scivolare sul fondo che le mani possono tornare a raccogliere e poi fingere di perdere ancora una volta, per ritrovarle in seguito, una mattina d'inverno, mentre la scena circostante a poco a poco scompare.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.