Lisa Corva

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Washington Square con la neve, Edith Wharton,e quello che ci raccontano i fantasmi dei libri.

Martedì, 20 dicembre 2011 @08:47

"Incipriata di neve, Washington Square era al suo meglio. Il bianco aveva spolverato ogni albero e ogni cancello. Al numero 25 c’era una tendina tirata, e il fantasma di Edith Wharton che ci osservava con timida invidia. Ci guardò passare chiedendosi quando l’amore che era stata così brava a immaginare avrebbe trovato il coraggio di bussare alla sua porta…"
(Amor Towles)
Ci sorridono, i fantasmi dei libri.

Lo so, per il Buongiorno di oggi ho scelto una frase misteriosa. (A proposito: l’ho ritagliata da uno dei romanzi che consiglio per Natale, "La buona società", Neri Pozza). Ma non ho potuto resistere. Non solo perché Washington Square è una delle piazze più romantiche di New York. Ma perché mi piace l’idea di Edith Wharton, che ci visse in effetti nel 1882, che ci guarda dalla finestra. Lei, la scrittrice americana intelligente, colta, sentimentale, e così infelice in amore… Mi piace questa New York letteraria ("Washington Square" è anche il titolo di un libro di Henry James, che della Wharton fu grande amico). Mi piacciono questi fantasmi di libri e scrittori. Non vi sembra un po’ la trama di "Midnight in Paris", l’ultimo film di Woody Allen, con Owen Wilson così ossessionato dagli anni Venti che ci si trova sbalzato indietro, tra Hemingway e Gertrude Stein? Ma a me non piacerebbe rimanere intrappolata in un libro della Wharton: nonostante gli abiti lunghi e fruscianti, che adoro, preferisco mettermi un paio di jeans e decidere del mio destino. E se la incontrassi, Edith Wharton, che tra l'altro non leggo da quando avevo vent’anni, le direi: perché? Perché tanto testardo struggimento per un uomo che non ti amava? Già: più dei suoi romanzi (forse qualcuno tra voi ha letto "L’età dell’innocenza", da cui il film con Michelle Pfeiffer, diretta da Scorsese, del ‘93), ricordo le lettere che Edith Wharton - divorziata troppo tardi da un marito che finì, per problemi psichiatrici o alcolismo o tutt’e due, in una casa di cura - scrisse a Morton Fullerton, un giornalista molto più giovane di lei, di cui si era pazzamente innamorata. Un altro amore infelice. E dunque mi verrebbe voglia di dirle: lascia perdere! Tagliati i capelli (quelle pettinature assurde di inizio Novecento, non facevano venire mal di testa?), comprati un abito nuovo, non scrivergli più neppure un biglietto, a quell’uomo odioso, e andiamo a una festa!

13 commenti

annetta | Giovedì, 22 dicembre 2011 @15:08

@giusy - Chapeau...ma che trisavola chic che hai ! Sono perfettamente d'accordo sul tenere il binocolo e mandare in soffitta il "d'Antan", semmai ...Auguroni anche a te e famiglia!

Giusy | Giovedì, 22 dicembre 2011 @14:49

Annetta, sai che sono andata a sbirciare la contessa Olenska e ho scoperto che a teatro usava lo stesso binocolo rivestito di madreperla della mia bisavola? identico, lo conservo ancora. è un po' malconcio ma non lo manderò in soffitta. Ciao. Gli auguri credo di averli già fatti abbondantemente. Giusy, Basta col d'antan che viene usato anche a sproposito...

annetta | Giovedì, 22 dicembre 2011 @10:17

@alessandra...Forse non ricordi, ma la contessa Olenska, pur non tagliandosi i capelli, lasciò Newland Archer al mediocre destino che si era scelto, non si abbassò all'ancor più mediocre ruolo dell'amante che lui aveva scelto per lei, e continuò la sua vita di donna colta, internazionale e viaggiatrice, assai sopra le righe per il tempo. Nella scena finale Newland Archer ormai anziano arriva fin sotto le sue finestre (a parigi mi pare..) esortato dal figlio ormai adulto, che conosce sia l'antico amore del padre, che l'altezza morale e culturale della Contessa. Ma Newland non ha il coraggio di salire e resta ad aspettare il figlio sulla panchina ai giardinetti. Vile e mediocre fino alla fine....Dalla finestra della contessa, una tenda si apre lentamente e si rinchiude altrettanto lentamente. The End

annetta | Giovedì, 22 dicembre 2011 @09:36

@sharon - Verissimo! Cito a proposito una poesia della Genti: "Riflessione davanti al banco dei surgelati: anche la sofferenza ha una data di scadenza" :-))

Sharon | Martedì, 20 dicembre 2011 @22:02

come hai ragione Lisa! anch' io le consiglierei ile stesse cose: un bel taglio di capelli, tanto shopping terapeutico (e non compulsivo, ci tengo a precisare!) e non SPRECARCI più nessuna parola a riguardo! Feste, cinema e tanti amici sono la soluzione migliore! Io ci sto provando, e ci sto anche riusciendo! :)

P.S. oltre a non spenderci parole a riguardo è necessario rimuovere qualsiasi tipo di numero telefonico/contatto Fb o Twitter che sia/ indirizzo di casa e del lavoro! d'altronde... cosa vuoi che sia? PASSA TUTTO QUANTO, dice un famoso cantante...

LISA | Martedì, 20 dicembre 2011 @20:22

ALESSANDRA: confermo. "Una passione tranquilla", che avevo letto tempo fa, è un romanzo che scalda come una tazza di tè. La storia di un militare burbero, anzianotto e vedovo, in un paesino inglese da cartolina, che si innamora malgré soi della bella signora pachistana del "corner shop", il negozio all’angolo… Con conseguente scandalo di tutto il paese. Perché il romanticismo se ne frega delle rughe, ed è anzi un ottimo anti-age.

Alessandra | Martedì, 20 dicembre 2011 @18:56

Grazie Lisa di questo post che mi piace pensare un pò dedicato a me perché parla di scrittori e di una città che amo molto (e, naturalmente, di una email che ci siamo scritte qualche era geologica fa che diceva: un tè a Washington Square?).
Le eroine ottocentesche di James e Wharton esercitano su di me un grande fascino (e sono d'accordo Michelle Pfeiffer/contessa Olenska era bellissima) ma preferisco quelle che si tagliano i capelli e prendono in mano la propria vita (alla fine la Jo di Piccole Donne resta un grande modello per le ragazze di tutti tempi).
Leggerò La buona società, ma a proposito di libri da regalare a Natale fammi consigliare un altro libro delizioso "Una passione tranquilla" di Helen Simonson (Edizioni Piemme) in inglese Major Pettigrew's Last Stand, una sorta di moderno romanzo austeniano pieno di humor inglese e romanticismo aggiornato ai tempi.
Passa un buonissimo Natale Lisa!

\'povna | Martedì, 20 dicembre 2011 @17:07

Per due motivi (legati): il primo è personale. Fu il primo libro di lei, regalatomi da mia zia, che sosteneva che "il fallait le lire" (e siccome mia zia regalava sempre con molto juicio, sono abituata a ricordami e a stare molto attenta). E poi perché mi piace la descrizione di quella vita, New York. Diversissimi nello stile, ho provato lo stesso gusto provato nel leggere la trilogia autobiografica di Canetti.

LISA | Martedì, 20 dicembre 2011 @16:00

'POVNA: la sua autobiografia, quindi. Perché proprio quel libro?

\'povna | Martedì, 20 dicembre 2011 @15:57

Neri Pozza è (quasi) sempre una sicurezza. Io di Edith Wharton sono particolarmente affezionata a Uno sguardo indietro.
http://nemoinslumberland.wordpress.com/

annetta | Martedì, 20 dicembre 2011 @13:20

"Conquistata" è la parola giusta...e non solo dagli abiti, ma anche dagli ambienti e dagli arredi. Un film che è un autentico piacere per gli occhi ma anche uno sguardo disicantato sulle debolezze maschili e femminili. Una scena cult: quando Archer va a trovare la contessa Olenska, vestita di rosso, nel suo salotto rosso e una brace rovente cade dal camino, presagio dell'incipiente passione...

LISA | Martedì, 20 dicembre 2011 @10:09

ANNETTA: anche tu conquistata dalla Wharton e dall' "Età dell'innocenza"... Certo che, nel film, Daniel Day-Lewis come Archer non era male. Ma non lo perdoniamo lo stesso. (A proposito: gli abiti erano meravigliosi. Per forza, Gabriella Pescucci, la grande costumista di Hollywood).

annetta | Martedì, 20 dicembre 2011 @09:55

Ah, quanto ho amato la contessa Olenska! Prima ho visto il film, che trovo esteticamente perfetto, poi ho letto il libro. Io la predica l'ho fatta mille volte al capitano Archer, che rinuncia ad una donna splendida, colta, passionale e moderna per quell'insipida sciacquetta rassicurante di May la quale, come nella migliore tradizione, sa tutto ma fa finta di non sapere, e porta avanti il suo progetto matrimoniale stile Mulino Bianco pur consapevole che Archer ama un'altra. Madame Olenska pur amandolo lo lascia andare per la sua strada, lastricata di perbenismo e ipocrisia borghese, e continua a farsi la sua vita....Una grande.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.