Lisa Corva

Commenta come:
Testo:
Anti-Spam: CAPTCHA Image
 Immagine different
Posta commento

La mia idea di felicità è stare seduto per sempre a un caffè in piazza del Campo a Siena: intervista a Billy Collins, poeta.

Venerdì, 6 gennaio 2012 @17:19

A volte i libri portano ad altri libri. Così ho conosciuto Billy Collins, lui, e i suoi versi che sanno di pioggia, di caffè del mattino, dello stupore sempre intatto della prima neve "a revolution of snow"), e di amore coniugale. L’ho conosciuto quando, intervistando anni fa una scrittrice americana, mi raccontò che, per la sua cena di compleanno, aveva deciso di farlo lei, un regalo a tutti gli invitati. E aveva scelto di mettere accanto al piatto di ogni commensale non un suo romanzo, bensì un libro di Collins. Perché, disse, abbiamo tutti bisogno di amore e di poesia. E’ stata, credo, l’unica cosa memorabile dell’intervista (era l’autrice di un dimenticabile chick-lit, "Libri e amori a Los Angeles": idea carina, la storia di una divorziata che quando è in crisi si chiude a casa, entra nella vasca, stacca il telefono e legge, ma purtroppo il risultato è un romanzo quasi noioso). Ed è andata a finire che mi sono ritrovata anch’io fan di Billy Collins.
Ora, finalmente, in Italia è uscita una sua raccolta, "Balistica" (Fazi). Non una delle migliori, purtroppo. Ma con un doppio piacere: il testo a fronte. E la scusa per intervistarlo, lui, uno dei "poets laureate" più amati d’America. Poeti laureati: ovvero un incarico ufficiale che dura due anni, copiato dagli inglesi, che un tempo in questo modo commissionavano componimenti per l’incoronazione o la morte di un re. Poeti laureati: quelli a cui accennava Montale, "che si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi, ligustri o acanti". E concludeva: "Io, per me, amo i limoni". Ma anche Billy Collins, come Montale, preferisce i limoni. O l’ossobuco.

Una delle sue più belle poesie si intitola "Ossobuco": un elogio della cucina italiana, del matrimonio, e delle calde serate casalinghe in cui "il leone della contentezza appoggia una zampa calda sul mio petto". Ma l’ossobuco le piace davvero?
"Ovviamente! Mia moglie ha fatto un corso di cucina in Italia, e questo è uno dei piatti che ha imparato. Adoro l’Italia; uno dei miei più bei ricordi è di un reading che ho tenuto a Ravenna, nello spazio teatrale ricavato nel monastero di Santa Chiara, a quanto pare una delle chiese preferite da Dante. Non credo mi capiterà di sentirmi più vicino "fisicamente", a lui, di così".

I suoi sono libri da tenere accanto a letto; da leggere piano, la sera, prima di addormentarsi. Ma sul suo comodino, che cosa troviamo?
"Un’antologia Oxford di prosa umoristica, i racconti di P.G. Wodehouse, e il saggio di Helen Vendler sulle poesie Emily Dickinson. Ah sì, e una piccola radio bianca con tre paperette di plastica sedute sopra. Mi chiedo se a volte lì non faccia troppo caldo per loro".

Leggo da "Dettaglio": "Si faceva tardi nell’anno/il cielo era basso e nuvoloso da giorni,/e io bevevo un tè in una stanza di vetro/con una donna senza bambini,/un cancello dal quale nessuno era entrato nel mondo"… Un’immagine dura, forte. Lei non ha figli?
"No, e mi sembra che in America non diventare genitori sia molto più diffuso, e in qualche modo normale: o perlomeno, non tragico. In quei versi volevo spiegare che non avere figli può essere appunto un’opzione, una possibilità; non è una condizione da compatire".

Qual è il suo posto del cuore nel mondo?
"Le sembrerà banale, ma in genere è quello dove mi trovo. C’è un haiku giapponese in cui il poeta dice quanto gli manchino le montagne anche quando è in montagna; il che rivela l’assurdità – e la frenesia – di desiderare sempre un luogo migliore. Ma se dovessi scegliere un posto, uno solo, dove stare per sempre, sceglierei un tavolino all’aperto di uno dei caffè in Piazza del Campo a Siena. Il cameriere saprebbe chi sono, ovviamente, e mi basterebbe un cenno per farmi portare un’altra grappa".

Cliccando su Billy Collins, trovate i Buongiorno che gli ho sfilato nel tempo.
Ma soprattutto, come ogni venerdì, trovate il post di oggi anche in inglese: stavolta, tutta l’intervista. Vi ricordo poi che iscrivendovi a Twitter avrete ogni giorno Daily Lisa, direttamente sul vostro telefonino!

12 commenti

Fiorenza | Martedì, 10 gennaio 2012 @18:50

per un errore avevo postato male pure io. L'osso buco sarà stato un pretesto e la poesia di sicuro bella. ma se un conoscitore dell'Italia parla di ossobuco di caffè e di grappa di zampa calda sul cuore allora per me quella zampa calda forse voleva mettersela sullo stomaco per digerire l'ossobuco. la licenza poetica ha i suoi diritti. Come vedete, mai invettive da parte mia.

annetta | Lunedì, 9 gennaio 2012 @16:05

per errore ho postato il mio commento sulla maternità sotto il brano del 4 gennaio, sperando anch'io di non attirare ulteriori invettive sulla mia testolina di non mamma per liberissima scelta...

Giusy | Lunedì, 9 gennaio 2012 @13:33

Monsieur de La Palice fa sempre sorridere quando viene nominato! Simona, non mi agito per mimosate o manganellate (virtuali, s'intende) mi infastidiscono invece le invettive perché le trovo di pessimo gusto. Ho "messo le mani avanti" per cercare di evitarle e spero che abbia funzionato. Lisa ha dato un'impronta garbata ed elegante al suo blog, per quale motivo sciuparlo? Mi piace ascoltare e leggere i vari punti di vista anche quando non mi trovano d'accordo.

LISA | Lunedì, 9 gennaio 2012 @09:09

SIMONA e CARLA: non ho letto nè il libro della Strout nè il libro di Gioconda Belli, anche se sono ancora lì, nella pila traballante dei libri che mi aspettano.

Simona | Domenica, 8 gennaio 2012 @18:00

Lisa, mi hanno regalato "Olive Kitteridge" di Elizabeth Strout, non l'ho ancora iniziato, cosa ne pensi? Magari l'hai già commentato e non sono stata attenta. Che fan n°ONE sbadata.

Simona | Domenica, 8 gennaio 2012 @17:56

America-Italia, due modi assai diversi di vedere il destino riproduttivo. Giusy, niente mimosate, stai tranquilla, ma vorrei dire ugualmente la mia. Quando sono stata 7 anni senza riuscire a concepire e quando ho avuto le due interruzioni spontanee, sapete chi/ cosa mi ha aiutato a non cadere nella depressione? Lisa, il suo libro, il suo blog, le numerose amiche virtuali conosciute in rete, la scrittura, un bravo terapeuta e un saggio che consiglio "Donne senza figli" dove, appunto, si dice che la maternità non è indispensabile per essere realizzate. La cosa è molto più semplice da accettare per chi i figli non ne vuole per scelta rispetto a chi non ne può avere per sfiga, ma può essere consolatorio. Io credo che al di là delle situazioni personali di ciascuno, in Italia siamo veramente e troppo "mammocentriche" e "famigliocentriche" con la storia del dono, della volontà del Signore e altre cose che ho sentito in tutti questi anni. Io non mi scandalizzo se qualcuno non vuole avere figli per scelta: la genitorialità è ambivalente (gioie e preoccupazoni), ma non tutto deve ruotare attorno al discorso riproduttivo. Ricordo che nel vecchio blog avevamo cercato le donne famose (non sono starlet e vip) che non avevano avuto figli per scelta o per sfortuna, come a dire "il destino delle donne può essere valido anche senza maternità": consolatorio come un sushi o un cappuccino perfetto. Sulle coppie felici/infelici con o senza prole penso sia tutto relativo: felici/infelici con figli, felici/infelici senza figli. W La Palisse! ;-)

LISA | Domenica, 8 gennaio 2012 @17:20

CARLA: Hugh Grant sarebbe perfetto, ma forse già un po' passé. Che ne dici invece di Michael Fassbender, quello dell'ultimo"Cime tempestose"? Oppure Ryan Goldings? L'ho visto in "Crazy, Stupid, Love", con Julianne Moore, ed era molto, come dire, convincente... Ora lo aspetto in "Le idi di marzo". Certo Hugh per ora non lo batte nessuno, ma dobbiamo pur pensare a un successore!

Giusy | Domenica, 8 gennaio 2012 @17:02

Ah, torno di corsa alla console (stavo facendo altro) desidero precisare che le coppie di amici e conoscenti di cui sotto sono ora felici, serene, e contente e non solo in apparenza, posso garantirlo, o quasi. Senz'altro più serene di me e consorte, sempre un po' preoccupati per i figli, peraltro bravissimi.

Giusy | Domenica, 8 gennaio 2012 @16:45

Sulla risposta alla penultima domanda dell'intervista ho fatto qualche piccola riflessione pensando alle non poche coppie di amici e conoscenti senza figli, per scelta e non. Non ho seguito il loro percorso talmente privato ma ho sempre riflettuto sul mio, quello di madre, per scelta e non.
Non aggiungo altro per non addentrarmi in un campo minato tutto rosa. Se qualcuna vuole insultarmi, bene, sarà l'ultima volta che vi tedio.

carla | Domenica, 8 gennaio 2012 @16:33

io, invece, dopo il bagno profondo del libro Nel paese delle donne ( leggetelo mi raccomando è poetico e politico allo stesso tempo) mi sto rinfrescando con l'ultimo della Kinsella ... e come sempre Lisa Aveva ragione è davvero divertente ( anche se sembra già di vedere il film futuro... cosa ne dici, Lisa, di Hugh Grant nei panni di Sam Roxton ?
Buon Anno!
Ps. e che l'anno nuovo ci porti, finalmente, anche il tuo libro!

annetta | Sabato, 7 gennaio 2012 @10:18

@ /povna - incuriosita dal tuo post e da tua zia che diceva "il faillait le lire" sto leggendo l'autobiografia di Edith Warton "Uno sguardo indietro"... un libro bellissimo davvero, un affresco su un mondo e su un ambiente sociale che non esistono più. E a proposito di "libri che tirano libri" i primi capitoli sono interamente dedicati alla biblioteca del padre di Edith, e alle letture sulle quali si formava la cultura dei gentiluomini e delle gentildonne dell'epoca. Una miniera di letture nella quale immergersi dalla testa ai piedi...di certo un pò datate per i nostri tempi ma sicuramente molto più edificanti di tanto ciarpame che ci circonda. Grazie Povna e grazie Lisa per questo preziosissimo spazio che ci concedi di condividere in comodato gratuito :-))

Aminta | Venerdì, 6 gennaio 2012 @20:12

Vero, spesso i libri chiamano libri. Una catena insomma. Certo è che LisaCorva assomiglia più a una miniera che a una catena. Oppure a una catena e una miniera messe insieme perché i minatori formavano una catena umana.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.