Lisa Corva

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Pensava di non aver mai visto prima un luogo in cui sarebbe stato tanto facile essere buoni.

Martedì, 6 marzo 2012 @08:48

"Anna, in fondo al giardino, guardava oltre la bassa siepe che la separava dal terreno paludoso e dal mare, e pensava di non aver mai visto prima un luogo in cui sarebbe stato tanto facile essere buoni."
(Elizabeth von Arnim)
No, non felici. Buoni, semplicemente buoni. Perché ci sono davvero luoghi così, che pacificano, che carezzano il cuore.

Un luogo in cui essere buoni. Strano concetto, vero? La frase di oggi è tratta dall’ultimo romanzo di Elizabeth von Arnim pubblicato in Italia, "Il circolo delle ingrate" (Bollati Boringhieri), uno dei suoi migliori. Lei la conoscete: anticonformista, ironica, donna dalle mille vite, sorridente scrittrice di inizio Novecento. Che dalla Nuova Zelanda per amore si trasferì nella sconosciuta e isolata Pomerania, ora divisa tra Germania e Polonia, dove scrisse il suo capolavoro, "Il giardino di Elizabeth". Buoni sentimenti, ma non solo: Anna, la protagonista, arriva in Pomerania con una piccola eredità. Siamo nel 1902: lei, che ha 25 anni e secondo i criteri dell’epoca dovrebbe sposarsi e basta, lei che oggi magari sarebbe partita con una Ong per l’Africa o Bagdad, decide di fare quello che può: aprire la sua casa a donne meno fortunate, la sua casa che dà sul mare e i crochi che spuntano in giardino. Lì sarà impossibile non essere buoni, pensa ingenuamente… E invece ci si mette di mezzo, bè, di tutto: invidie e maldicenze, un corteggiatore ottuso, un incendio, un uomo che la ama da lontano, e le donne che arrivano, "il circolo delle ingrate" appunto. Perché è difficile, com’è difficile essere buoni!

11 commenti

Carla | Mercoledì, 7 marzo 2012 @17:23

Rispondo qui alla domanda che mi hai fatto nel buongiorno di lunedì:
è quel continuo combattere tra ciò che vorrei essere sono , gli errori di parole sbagliate dette all'interno di una riunione di lavoro che suscitano il sorriso quando tu volevi esprime un concetto importante...
Un bambino nato fuori dal matrimonio (voluto e amatoe il matrimonio dura!) , ma le brave ragazze non lo fanno ...
E' il perdono di essere imperfetta che spesso e volentieri non riesco a darmi , anche quando sbaglio abbinamento di colori e me lo fanno notare.

patri fiorista | Mercoledì, 7 marzo 2012 @16:58

Mi stupisce sempre la strana alchimia che fà succedere le cose.
Grazie Lisa, grazie una a caso, grazie Giusy, per le peonie,gli abbracci, le violette hanno reso più giusta questa giornata. Vi abbraccio forte Patri

Giusy | Mercoledì, 7 marzo 2012 @12:21

Della Marta e di te

Giusy | Mercoledì, 7 marzo 2012 @12:19

Eh, Patri, mi rendo conto di aver toccato, senza volerlo, un tasto molto doloroso. Ora so qualcosa in più della Marta.
Anch'io ieri avevo una giornata "un po' così o cosà" ma senza un valido motivo. Nel mio giardino sono spuntate tante violette e ogni anno ne raccolgo alcune. Oggi sono le tue. Ciao

LISA | Mercoledì, 7 marzo 2012 @07:33

PATRIZIA FIORISTA: peonie per te.

una a caso | Martedì, 6 marzo 2012 @17:37

...ciao Patri .stiamo più vicine e facciamo la strada insieme . avere qualcuno accanto che ci tira per la manica o ci accarezza una spalla è già una gioia .....chi non ha giorni un pò così ? ma i giorni un pò così servono sempre .......parlare di cose tristi addolcisce la tristezza . ti abbraccio

patri fiorista | Martedì, 6 marzo 2012 @17:05

La Pasqua era la festa della mini vacanza.L'ultima ad Amsterdam.
Dal 2005 se potessi andrei direttamente al ferragosto.La Marta è arrivata e volata via tra venerdì e sabato santo.Nel mio lungo percorso di terapia, mi è stato chiesto perchè l'abbiamo chiamata Marta, ho risposto perchè mi piaceva il suono. Ma ripensandoci bene ho capito che Lei era la mia Resurrezione. Purtroppo alla fine non ci sono state le campane a festa, ma solo dolore e croce. Perdonate lo sfogo ma oggi va così. Patri

Giusy | Martedì, 6 marzo 2012 @16:45

...e mi soffermo, come se non lo facessi abbastanza, sulla bontà d'animo e sul perdono. Cancello il perdono (perdono ma non dimentico) e penso alla bontà che suppongo sia innata, quindi poco gestibile attraverso l'educazione. Chi possiede veramente questo dono, se così vogliamo chiamarlo - non soffre per l'ingratitudine di chi ne fruisce. Essere o sentirsi "buoni" Questo è il succo. Questo libro mi interessa e lo leggerò. Per quanto riguarda la Pasqua devo dire che è l'unica festa comandata che mi piace veramente e solo per il suo significato più profondo che non riguarda la Resurrezione e quant'altro. Penso solo alla Croce

beatitudine | Martedì, 6 marzo 2012 @13:41

Anna, in fondo al giardino ,guardava oltre la bassa siepe che la separava dal terreno paludoso e dal mare, e pensava di non aver mai visto prima un luogo in cui sarebbe stato tanto facile essere buoni. (E.von Armin)

LISA | Martedì, 6 marzo 2012 @09:47

UNA A CASO: a Pasqua manca ancora un mese, e credo che per la maggior parte degli italiani (me compresa) significhi solo uova di cioccolato e scusa per una gita. Diciamo piuttosto che non siamo abituati a riflettere su parole ormai dimenticate (e forse abusate) come perdono e bontà. Ma è già molto se ci fermiamo un attimo a pensarci. Io per prima.

una a caso | Martedì, 6 marzo 2012 @09:31

....come mai tutta questa bontà, perdono, scuse è l'effetto della santa Pasqua che si avvicina ? fermiamoci un attimo a riflettere perchè è un buon messaggio. e cerchiamo di dare il meglio di noi anche se non avremo niente in cambio ....

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.