Lisa Corva

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Cronache da Istanbul. E il destino a Santa Sofia.

Venerdì, 4 maggio 2012 @07:59

"E a Santa Sofia incontrò per la terza volta il destino, o qualcosa di simile."
(Antonia Byatt)
Ma stavolta mi fermo ad ascoltare.

La frase di oggi è tratta da un racconto di Antonia Byatt, che scrisse uno dei miei libri preferiti, "Possession": questo invece si intitola "Il genio nell’occhio dell’usignolo", ed è la storia di una donna inglese, divorziata, che va a Istanbul per lavoro, compra nel gran bazar un’ampolla di vetro (un vetro particolare che si chiama occhio d’usignolo) e troverà… un genio, un "djinn", uno spirito, pronto ad esaudire tre suoi desideri. Una piccola fiaba contemporanea che fa sorridere e pensare. La trovate, come gli altri suoi libri, in edizione Einaudi.

Non so se a Santa Sofia (o Aya Sofia, visto che da chiesa è diventata moschea) ho incontrato il destino. Però a Istanbul ho incontrato:
- I venditori di succo di melograno, ovunque per strada: lo spremono davanti a te, buonissimo. E i venditori – anche loro per strada – di ciambelle con i semi di sesamo. (Adoro il melograno, poi ritrovato nella delicata salsa di un piatto speciale da Changa, uno dei ristoranti design della città).
- Le navi che scivolano lente e veloci sul Bosforo, viste dal pranzo sulla terrazza di Istanbul Modern, il nuovo museo di arte moderna ricavato nei docks del porto, che è diretto, tra l’altro, da una giovane donna.
- Il buio e le colonne della Cisterna sotterranea; una cisterna romana, ancora umida d’acqua e di secoli, con una stupefacente infilata di colonne, e due grandi teste della Medusa in pietra che mi hanno ricordato i visi sorridenti dei templi di Bayan, in Cambogia. (E a Istanbul Modern, tra l’altro, c’è un’installazione di alberi verdi luminescenti che nel buio cambiano foglie e forma, come se seguissero il passaggio delle stagioni: era un’installazione "in situ", pensata da un’artista americana proprio per la Cisterna, durante una Biennale d’arte).
- La destrezza con la quale i venditori di tè portano il vassoio, e il tè bevuto nel bicchiere.
- Il blu delle maioliche. Il legno delle vecchie case. I pistacchi dentro i dolci, ma anche dentro il kebap. I foulard colorati e i lunghi cappottoni grigi o beige dentro i quali si chiudono a volte le ragazze islamiche, in vendita al bazar, insieme a leggings animalier (la mia ossessione, sono perseguitata). I teli da hammam a righe colorate, che ho comprato invece per usare in spiaggia; e il venditore mi ha detto: "Italiana? Gli italiani ne comprano molti. Voi italiani siete molto puliti…". I tulipani fioriti ovunque, nei giardini della città: perché vengono da qui, i primi bulbi che conquistarono l’Olanda (e l’Europa) nel 1600. E la vecchia Istanbul degli anni Settanta raccolta dentro il museo di un’ossessione d’amore: il capolavoro di Pamuk.

Come ogni venerdì, cliccate su Lisa globish per leggere il Buongiorno in inglese. E seguitemi su Twitter!

2 commenti

lia.mo | Venerdì, 4 maggio 2012 @11:36

Cara Lisa, è con grande piacere che leggo sempre i tuoi buongiorno, (anni fa su City e ora da internet) e in paticolare ho gradito queste letture di libri orientali, sono posti che non conosco ma mi hanno sempre affascinato. Ti seguo anche su Grazia. Buon lavoro e grazie.

una a caso | Venerdì, 4 maggio 2012 @08:32

a fine scuola andremo a vedere tutto quello che ho letto da panuk a lisa , passando per altri autori settimanali .riviste se non provo le emozioni che immagino ..poveri voi !!!!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.