Lisa Corva

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Una recensione vellutata.

Domenica, 18 novembre 2012 @13:55

"Lisa Corva, collaboratrice di Velvet, è una giornalista e scrittrice che si occupa di sentimenti e di chi si salva il cuore nonostante i tempi prosaici. E lo fa anche stavolta con un nuovo romanzo, morbido e strampalato, venato di malinconia mitteleuropea: "Ultimamente mi sveglio felice". C'è una lei, ovvio, che crede ancora nel Principe Azzurro e si veste come una Cenerentola underground, e c'è un mondo d'oggi che le vortica intorno, passioni nate su Facebook, sessualità cangianti, mamme & badanti, maternità controverse, marketing, prodotti di bellezza, cellulari che ronzano sui letti sfatti...".

Questa è la recensione che è appena uscita sull'ultimo numero di Velvet, che vi riporto per intero per due motivi. Primo, perché mi piace moltissimo che il libro peonia sia stato definito "morbido e strampalato, venato di malinconia mitteleuropea". Secondo, perché l'ultimo numero di Velvet, che trovate in edicola, è l'ultimo davvero: il giornale chiude. Pessima notizia per l'editoria in generale, per i giornalisti che ci lavoravano, e per me che ci collaboravo (sul numero trovate anche una mia intervista all'archistar Tadao Ando). E' dunque una recensione ancora più malinconicamente vellutata. Un grazie a Elisabetta Muritti che l'ha scritta.

9 commenti

Lilabella | Lunedì, 19 novembre 2012 @22:32

Molto bella questa recensione del tuo libro Lisa, leggera, adatta a cio' che scrivi..E' brutto leggere di giornali che sono costretti a chiudere, di parte di interessi che si devono abbandonare. Peccato :( Per le tante persone che devono abbandonare il loro posto di lavoro. Per quanto riguarda noi lettori non preoccuparti, facciamo una hola per te!

Giusy | Lunedì, 19 novembre 2012 @10:37

Non sapevodi sfogliare l'ultimo numero. Velvet cominciava a piacermi...interessante l'intervista di Lisa, mi è anche piaciuto leggere Erri de Luca, così al di fuori degli schemi, almeno, questa è la mia impressione.
Però, che amarezza! le riviste di gossip "cheap&trash" godono di ottima salute, suppongo.

LISA | Lunedì, 19 novembre 2012 @08:28

E, Domo, grazie di scegliermi e regalarmi. Se voi credete in me, è un motivo per non mollare e andare avanti.

LISA | Lunedì, 19 novembre 2012 @08:27

Domo, è vero: Tadao Ando è un visionario, un sognatore, che ha saputo crederci, non mollare. Mi piace, moltissimo, il museo che ha ri/disegnato a Venezia: Punta della Dogana, sull'acqua della laguna. Mi piace quello che mi ha raccontato di sé: è un autodidatta, non ha studiato architettura all'università. E si è innamorato del "fare" architettonico grazie a due incontri. Il primo, con il falegname che rimetteva a posto il tetto della casa dei genitori. Il secondo, a vent'anni, a Osaka, sfogliando un libro di Le Corbusier in un negozio di libri usati. Sai cosa mi ha regalato? Un proverbio, "ishi no ue ni mo sannen". La traduzione letterale è: tre anni su una pietra; un adagio sulla forza della pazienza e della perseveranza. Un invito a non arrendersi, a non abbandonare i propri sogni nella società dell'incertezza, mi ha detto. Oggi ci voglio credere anch'io.

LISA | Lunedì, 19 novembre 2012 @08:20

Un abbraccio per Isa e per tutti quelli che in questo momento sono, invisibili e tristi, accanto a qualcuno in ospedale.

Domo | Domenica, 18 novembre 2012 @22:44

Domani andrò' a comprare altre 4 copie del tuo libro e li donerò a chi voglio bene, e...non mollare Lisa...non scoraggiarti, tutti noi tuoi lettori siamo con te e pronti a mobilitarci, in ogni modo.
Sai che ho conosciuto Tadao Ando! Qualche anno fa ho avuto il privilegio di passare con lui qualche giorno per la realizzazione di un documentario per la Nhk dove raccontava la sua visione dell'architettura e dell'arte.
Ho anche avuto la fortuna di vedere un suo progetto realizzato, la casa di Alessandro Benetton e Debora Compagnoni, l'uso che fece del cemento e del vetro con innesti di legno caldissimo sono rimasti impressi nella memoria, così come l'incredibile prato che in diagonale si poteva ammirare dal salotto.
Nel laboratorio artistico dei Benetton fu incredibile l'innesto di cemento con le antiche mura recuperate al tempo, da lontano era impossibile scorgere la fusione come se, con lui, il cemento diventasse materia viva fusa con l'esistente murario.
Un visionario, un sognatore, come te cara Lisa se mi permetti il paragone.
Un forte abbraccio
Domenico

Isa | Domenica, 18 novembre 2012 @21:26

Lisa, ho appena finito il tuo libro. Io avevo 17 anni quando frequentavo l'ospedale dov'era ricoverata mia mamma. Allora non c'erano i telefonini, ma io aspettavo sempre una cartolina, una lettera, qualcuno che mi "notasse" (mi sentivo trasparente) E in quel grigiore di ospedale mi sentivo ancora più spenta... Peccato non aver pensato alle unghie blu per accendermi :-)

LISA | Domenica, 18 novembre 2012 @16:42

Mi sa che tra un po' dovrò cercarmi un altro lavoro anch'io. E chiudere il blog. Prima ha chiuso City (da cui nascono i Buongiorno), poi Velvet... Per questo vi ringrazio se credete in me, e comprate, consigliate e regalate il libro peonia. E' un modo per aiutarmi ad andare avanti con petali e poesie. Mi spiacerebbe molto dover rinunciare...

lia.mo | Domenica, 18 novembre 2012 @15:56

Ciao Lisa, mentre aspetto che si asciughi lo smalto, questa volta è dorato e di mia figlia Susanna, ho letto per caso quanto sopra. Velvet è una rivista che non ho mai comperato ma in questo caso l'acquisterò per i motivi di cui sopra. Resta il fatto che mi dispiace per la crisi che c'è e porta tante persone a "dovere" cercarsi un altro lavoro....A presto ciao ciao da Lia.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.