Lisa Corva

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La forma di una città cambia più in fretta, ahimé, del cuore degli umani.

Venerdì, 11 gennaio 2013 @14:44

"La forma di una città cambia più in fretta, ahimé, del cuore degli umani"
(Jacques Roubaud)
Le mutazioni del cuore.

Ma è vero che una città cambia più in fretta del cuore degli uomini? Mi è piaciuta questa frase - sulla copertina di un libro che mi ha regalato un amico a Parigi - ma non credo di essere d'accordo. Le città, almeno quelle italiane, cambiano molto, molto lentamente. Tranne Milano, che sta cambiando vertiginosamente: saranno i cantieri per l'Expo del 2015, la nuova città che sale. E quello che viene abbandonato, per sempre: Hoepli e Utopia, due librerie storiche, sono in crisi e probabilmente chiuderanno i battenti, magari per essere sostituite, come ha detto amareggiata un'amica milanese, dall'ennesimo negozio di mutande (low cost, aggiungo io). Passando per caso davanti a Garbagnati, la panetteria accanto al Duomo dove i miei genitori compravano il pan di segale e la Sacher torte nei giorni di festa, omaggio a un passato mitteleuropeo, ho scoperto che non c'è più: al suo posto, un outlet di moda. Cosa ce ne faremo di tutte queste mutande, di tutte queste scarpe, se non avremo il pane e le rose? Badate bene, non è nostalgia: mi piace la città che sale, mi piacciono i grattacieli, mi piace il nuovo. Ma mi piacciono anche le città il cui cuore non batte solo nei negozi di mutande.

Come ogni venerdì, Friday Lisa: il Buongiorno globish, stavolta in francese.

E, a proposito di una Milano che non c'è più: vorrei ricordare una milanese sorridente che se n'è appena andata, Mariangela Melato. Da ragazza lavorava come vetrinista alla Rinascente, per pagarsi i corsi di recitazione (e poi cominciò a lavorare con Ronconi, Dario Fo, Visconti). Una vita-manifesto di donna sola, appassionata, seria, indipendente. Mi chiedo cosa sognino le ragazze che oggi fanno le vetriniste o le commesse alla Rinascente, forse solo di potersi comprare una it-bag di quelle che mettono in vetrina. Speriamo di no. Io penso di no. Penso che ci siano tante ragazze con le unghie dipinte di blu che sognano un futuro diverso. Fatto anche di poesia.

22 commenti

Simona | Domenica, 13 gennaio 2013 @21:44

Lisa, la mia Milano quasi non la riconosco più. Garbagnati ha chiuso, la Utopia si sposta ... e ha chiuso anche la cartoleria storica di Corso Garibaldi con S. Sempliciano a lato e i grattacieli design sullo sfondo. Mutande al posto di dolci dell'infanzia o al posto di libri: la cosa mi rende triste. Ricordo quando andavo a prendere il mio papà al lavoro in Piazza Missori: arancino da Peck e le luci di Palazzo Carminati in Piazza Duomo dove mi incantavo a vedere la luminosa dattilografa che batteva a macchina nella nebbia. Il mio papà non era milanese, ma amava questa città che l'aveva accolto: il suo primo lavoro fu alla Motta. Il 6 gennaio mi portava alla sfilata dei Re Magi in S. Eustorgio, alle gallerie d'arte in Brera (la sua preferita era la Ponte Rosso), alla Scala, a S. Siro, insomma mi faceva amare la mia città e io ne ero orgogliosa.

Eleonora | Domenica, 13 gennaio 2013 @16:26

Eccomi Lisa, mi sono goduta il weekend milanese e ora sono pronta a ripartire: abito in Svizzera, ho 24 anni, ma resto pur sempre italiana.
Ieri ho respirato l'aria dei saldi, sono andata in Guastalla, a sbirciare i fenicotteri rosa...amo Milano, amo la gente di corsa, amo la gente che non chiede né domanda, amo prendere il tram fino all'arena e poi proseguire a piedi. Amo guidare per le strade di sera, ritrovarmi con le amiche a bere una tisana o una tazza di tè e amo perdermi nelle librerie e nei negozi di antiquariato sui navigli.

LISA | Domenica, 13 gennaio 2013 @14:03

Trex: "Ho ricordi di noi che tu forse non avrai, perché sei ovunque anche quando non ci sei". Questa è la frase sfilata dalla tua poesia che avevo usato per un mio vecchio Buongiorno... La ricordo ancora. Continua a recitare e sognare, a leggere e scrivere: a vivere, semplicemente, con le tue unghie blu. La Melato approverebbe, e con lei Miriam Mafai e Nora Ephron... Le donne indipendenti, serie, coraggiose (ma anche ironiche) che abbiamo perduto in questi ultimi mesi. Che ci servano da esempio.

Ecco il Buongiorno di Trex, "Sei ovunque, anche quando non ci sei":
http://www.lisacorva.com/it/view/151/

LISA | Domenica, 13 gennaio 2013 @13:56

Annetta: la libreria Utopia trasloca a Lambrate (a Largo La Foppa gli affitti erano troppo alti. Non per le mutande e i cellulari, ovviamente). Ma a Largo La Foppa, tra Brera e Corso Como, era/è bello passeggiare. E svetrinare. E fermarsi al caffè o a comprare un libro curiosando tra le ultime uscite. Possibilità, questa, ormai negata. Per la Hoepli invece, a parte la cassa integrazione, è ancora tutto in forse. E si sposta anche la Libreria del Mondo Offeso, in zona Canonica/Chinatown. Pensa che, Gabriella, non ci sono mai stata... Ma grazie per il racconto del nome da Vittorini.

Gabriella | Domenica, 13 gennaio 2013 @12:48

sono romana vivo a roma da 48 anni cioè da quando sono nata. ADORO milano. a più riprese ci sono state occasioni per andarci ma da più di un anno mia sorella vi si è trasferita, quindi salgo su più spesso. amando molto le librerie avevo "adocchiato" utopia e anche un'altra libreria in via moscova "la libreria del mondo offeso" che ora si trasferisce altrove (non so dove). questa libreria aveva/ha un catalogo fornitissimo di poesia e narrativa spec del 900 italiano ma anche libri attenti al sociale. e poi mi aveva folgorata il nome; tratto da "conversazione in sicilia" di elio vittorini, dal capitolo "il mondo è grande ed è bello ma è molto offeso." sembrava compendiare ciò che io penso della vita: la meraviglia e bellezza del mondo ma anche l'"offesa" che esso subisce. molte volte facendoci del male l'un l'altro, magari senza capire di farlo. e invece la solidarietà laica o cristiana o a qualsivoglia religione essa si leghi aiuta tantissimo; lo so per esperienza personale. perchè siamo "tutti nella stessa barca!" buona domenica a tutti /tutte

annetta | Domenica, 13 gennaio 2013 @00:22

lisa...ma io sapevo che la libreria utopia chiude per riaprire altrove...sicura che chiude-chiude? forse sarebbe ora che anche noi lettori smettessimo di andare nelle grandi librerie di catena e iniziassimo a difendere i piccoli librai di quartiere...mah, a volte la lotta alla globalizzazione pare proprio impari...

Lilabella | Sabato, 12 gennaio 2013 @19:24

Vedo che il dibattito è acceso! Hai ragione Lisa, a volte nel rivedere la nostra città si cerca di portare alla mente quei ricordi (fatti di sapori e parole) che ci legano a certe persone. Claudia mi ha fatto molto ridere (me la immagino alle prese con le mutande) ma anche Giusy mi ha fatto sorridere con la storia del cannolo di gesso. Buona serata a tutte/i voi!

Trex | Sabato, 12 gennaio 2013 @17:54

Le unghie blu, tanti libri sul comodino, sulla scrivania e perfino sul pavimento della stanza, una sola poesia all'attivo, illuminata da un'unica ispirazione di una sera. Barista,panettiera, preparatrice di panini per le scuole, commessa e anche nuova schiava del duemila dietro ad un pc, nessuna it-bag nell'armadio e nemmeno nei miei pensieri, un sogno, l'unico della vita, da tutta una vita: l'attrice. Dietro i miei passi, dentro ai miei stipendi, laboratori, saggi di fine anno, spettacoli, corsi di dizione, recitazione e qualche compagnia teatrale. 26 anni e un unico amore: il teatro. Amore a cui si dà tutto e che non smette mai di dare, essenza pura di magia e meraviglia.

LISA | Sabato, 12 gennaio 2013 @17:35

Giusy, chissà, forse i finti cannoli alla crema dal Barba del Corso ci sono ancora... Ma i cannoli che c'erano, e per fortuna ci sono ancora, sono quelli alla crema di Panarello. Con sopra una lievissima glassa quasi caramellata. Sì che potrei addentarne uno finto!

Giusy | Sabato, 12 gennaio 2013 @14:30

Ah!, Lisa, guarda che il cannolo alla finta crema fu addentato con voluttà sotto gli occhi allibiti dei presenti (compresi i miei) Scusa questa eccessiva intrusione, cerecherò di non ricascarci.

LISA | Sabato, 12 gennaio 2013 @14:17

Eleonora, sono messaggi come i tuoi quelli che mi fanno dire: vado avanti! Nonostante le librerie che si trasformano in negozi di cellulari e mutande. (A proposito: Utopia a Milano ha già chiuso...) Grazie, dunque. E una domanda: in che altrove sei? Da dove mi segui adesso? In che paese leggerai il libro peonia? E ovviamente, visto che sono terribilmente curiosa, mi piacerebbe anche sapere che lavoro fai e quanti anni hai!

Giusy | Sabato, 12 gennaio 2013 @13:55

Quindi, Lisa, il Barba c'è e non c'è. Krapfen e quant'altro finivano presto allora. Tanti lustri fa, l'attuale ottuagenario, in piena crisi di astinenza e in lite col barman (in assenza del Barba) agguantò un cannolo esposto nella vetrinetta. Che peccato! trattavasi di cannolo-esempio o meglio di esempio e basta perché il ripieno era di gesso (o quasi) Ancora ricordiamo e ridiamo.
Sì! all'ultimo piano della Rinascente ci sono stata... concedimi un sospiro. Profondo.
Bello il "capolino" di Eleonora! E bello il tuo accenno alla grande Mariangela.

Eleonora | Sabato, 12 gennaio 2013 @12:05

Ciao Lisa, ti scrivo come se scrivessi ad un'amica, una conoscente. Ti ho "scoperta" per caso, su un giornale gratuito che acchiappavo al volo mentre correvo per prendere la metro a Milano. Sono passati 5 anni da quel giorno e io ti seguo da allora, costantemente. Anche ora che lavoro all'estero perché ahimè come molti giovani ho tentato fortuna all'estero e ce l'ho fatta, ma tutti i giorni entro sul tuo blog, copio le tue frasi, compro i libri che consigli...ieri sono tornata a Milano dopo un paio di mesi, ho visto un'amica che non vedevo da tanto e mi ha fatto un regalo: il tuo nuovo libro.
La mia città sta cambiando, sta salendo e mi piacerebbe ritornare qui...magari tra qualche anno, coi palazzi finiti, i giardino fioriti e una certezza e una sicurezza in più.

Buon weekend Lisa, un abbraccio

LISA | Sabato, 12 gennaio 2013 @10:57

Claudia mdg: non credere, a me l'argomento mutande appassiona moltissimo (ricordi, in "Confessioni di un'aspirante madre", il Mutanda Day con le amiche?). Però una città fatta solo di negozi di mutande (spesso brutte), non mi fa battere il cuore.

LISA | Sabato, 12 gennaio 2013 @10:55

Giusy: il Barba del Corso c'è ancora, ma non ci sono più i krapfen ripieni di marmellata (altro ricordo mitteleuropeo dei sabati col babbo) e i panini d'antan... Però c'è un caffè, ristorante e reparto gourmet all'ultimo piano della Rinascente. Mi piace fare la turista e sedermi fuori, un caffè o un bicchiere di vino guardando le guglie del Duomo. Sempre per la serie: la città che sale. (Quanto alla Recherche di Proust, la lessi a poco più di vent'anni, e in francese addirittura; ma, temo, senza capirci niente, e non solo per il francese. Probabilmente ero troppo giovane. Bisogna aver vissuto per capire Proust).

isa grassano | Sabato, 12 gennaio 2013 @10:25

cosa ce ne facciamo delle città dove mancano le emozioni, quelle che ci danno le persone...la signora che ci vende il pane ancora caldo e si lamenta della nebbia, la vecchietta che vende fiori incartandoli come se fossero una opera d'arte, la libraia che prima di venderti un libro te lo "illustra".... Concordo con te Lisa...mi piacciono anche le città il cui cuore non batte solo nei negozi di mutande.

Lady C. | Sabato, 12 gennaio 2013 @00:11

se la litizzetto legge, come sembra faccia, il blog di lisa, potrà prendere spunto da questa simpatica mutanda session per una delle sue divertenti esternazioni.
buona notte, finalmente libere con la camicia da notte

claudia mdg | Venerdì, 11 gennaio 2013 @20:49

La città che purtroppo è cambiata più in fretta del mio cuore è l'Aquila, dove mi sono sposata 10 anni fa.Quello delle mutande è un colpo basso (in tutti i sensi): proprio oggi sono tornata a casa così contenta dopo un tour che mi ha fatto rinnovare completamente il parco mutande!

Lady Chatterley | Venerdì, 11 gennaio 2013 @20:23

che ne faremo di tutte le mutande possibili e immaginabili esposte in vetrina? Non lo so, so solo che il mio anziano ginecologo - lunga esperienza - diceva che le donne sono più affezionate a loro che al marito.W le mutande classiche, comode, prive di quella specie di filo interdentale che sega e fa soffrire SOLO noi. W le città che sanno mantenere i negozi che valgono e non spariscono in un batter d'ali

annetta | Venerdì, 11 gennaio 2013 @16:54

ahime io con altrettanto sconcerto ho scoperto che e' sparita anche la caffetteria pasticceria siciliana di via torino, che rallegrava le sue vetrine con le dentiere di marzapane e preparava un'ottima granita alla mandorla, perfetto ristoro negli afosi pomeriggi estivi dopo il lavoro. Mutande anche li'. Non trovo piu validi motivi per fare un giro in centro dopo il lavoro, non c'e' piu' nulla di veramente speciale che non possa trovare in qualsiasi "ipercoppe"...

Giusy | Venerdì, 11 gennaio 2013 @15:51

Ma certo! potevo smentirmi? la recidiva!

Anonimo | Venerdì, 11 gennaio 2013 @15:51

Così, Garbagnati ha chiuso! ci andavamo anche noi a comprare Sacher e Strudel ( le maiuscole sono d'obbligo)me oltre al pane. Ricordo ancora la signora che stava alla cassa, abbiamo sempre pensato che fosse la proprietaria. Riferirò alla Pietra carsica. una briciola di tristezza ce la concedi, Lisa? Io, invece, sono presa dalla nostalgia: Esiste ancora il "Barba" di corso Vittorio Emanuele dove si bevevano ottimi caffè e cappuccini? negli ultimi veri e propri "blitz" a Mi, non ho potuto verificare. La nostalgia ce l'ho, eccome...

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.