Lisa Corva

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Perché ogni tanto, nella vita, è necessario svuotare una stanza.

Lunedì, 28 gennaio 2013 @10:15

"Ho sempre desiderato svuotare le stanze".
(Andrée Putman)
Perché ogni tanto, nella vita, è necessario svuotare una stanza.

Andrée Putman è morta pochi giorni fa, a più di ottant’anni. Francese, "ambasciatrice di stile", ma soprattutto una delle pioniere del design d’interni: suoi i negozi di stilisti famosi negli anni Ottanta, come Claude Montana e Thierry Mugler; disegnò anche l’interno del Ministero della Cultura francese, ai tempi di Jack Lang, e uno dei primi boutique hotel al mondo, il Morgans a New York, con dei bagni a scacchiera bianchi e neri, perché costava di meno, perché era stata chiamata a disegnarli "non di marmo". Ma forse quello che mi piace di più non è tanto il suo stile, ormai datato (o forse semplicemente entrato nel gusto comune, il che è sempre un buon segno), bensì questa dichiarazione di vuoto, del "fare spazio". Aveva appena quindici anni quando, in una Parigi ancora ricca (e lei era nipote di Rose de Montgolfier, la famiglia che inventò le mongolfiere appunto), nel 1940, svuotò la sua stanza da ragazza. Letteralmente. Basta ricchi decori e soprammobili. Tenne solo il letto, una sedia di Mies van der Rohe e una leggerissima lampada del giapponese Noguchi. Virginia Woolf, più o meno in quegli anni, scriveva: "una donna ha bisogno di denaro e di una stanza tutta per sé, se vuole scrivere". Aggiungo: una stanza vuota, forse, essenziale, per lasciare spazio alla creatività. Forse è un desiderio da casalinga telematica che vive nel caos. Ma mi piacciono le stanze delle donne che hanno creato. E il pensiero di oggi va anche alla stanza - ma forse aveva diritto solo a un angolo di una stanza - dove Jane Austen scrisse i suoi più bei romanzi: "Orgoglio e pregiudizio" uscì il 28 gennaio del 1813, esattamente duecento anni fa. Che bello ripensarci, oggi, nella mia (purtroppo caotica) stanza.

E, in onore ad Andrée Putnam, a Jane Austen e a tutte le "rooms of my own", il Buongiorno di oggi anche in inglese, su Globish Lisa.

15 commenti

Stefania che scrive da Roma | Mercoledì, 30 gennaio 2013 @14:09

Siete una boccata d'aria fresca. Grazie

Lilabella | Mercoledì, 30 gennaio 2013 @13:52

Le parole di Stefania risuonano forte dentro di me. Sei una persona che conosco poco ma sento che sei sensibile. Queste sono le cose della vita che ci mettono a dura prova ma superata questa, credimi, ti sentirai più forte e pronta per un qualcosa di diverso, un qualcosa che puoi e devi meritare. Ora forse stai solo male ma ci sarà il sole anche per te. Un abbraccio (e tu Lisa perdonami questo commento a senso unico!)

Giusy | Mercoledì, 30 gennaio 2013 @10:44

I commenti di Stefania lasciano sempre una traccia.

LISA | Mercoledì, 30 gennaio 2013 @08:51

Stefania che scrive da Roma, un abbraccio. E buon mattino, in tutti i sensi.

Stefania che scrive da Roma | Mercoledì, 30 gennaio 2013 @00:41

Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo... queste parole mi risuonano dentro, le urlano le stanze della mia anima che a volte si è sentita in prigione, a volte libera e leggera ... stasera l'ho lasciato andare, e vi scrivo mentre sento ancora il suo odore nella stanza. So che stavolta non tornerà ma se lo farà la mia stanza sarà già chiusa. Conterò domattina "quante stelle ci saranno sbriciolate nella pozzanghera....Devo imparare a fare pulizia anche tra i miei sogni"... Buonanotte Lisa, buonanotte amiche del salotto verde.

LISA | Martedì, 29 gennaio 2013 @09:37

Stefania che scrive da Roma: è vero, non tutti hanno spazio, lo spazio mentale ed emozionale, per accogliere qualcuno o qualcosa di nuovo. Ma in fondo vivere è questo: avere sempre curiosità per quello che ci circonda. Altrimenti le stanze in cui viviamo diventano solo prigioni soffocanti. Bisogna sapere aprire porte e finestre. Ma, curiosamente, la tua osservazione mi ha ricordato anche un vecchio Buongiorno del 2008, una frase che graffia di Hanif Kureishi: ""Ho cercato di convincermi che lasciare delle persone non è la cosa peggiore che puoi fare loro... Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo. Forse ogni giorno dovrebbe prevedere almeno un’infedeltà essenziale o un tradimento necessario. Sarebbe un atto ottimista, un atto di speranza...".

LISA | Martedì, 29 gennaio 2013 @09:32

Carla, mi fa piacere che tu abbia letto "Ragazze, cappelli e Hitler" (e/o) di Trudi Kanter. Nella sua semplicità, questa storia vera, di una modista viennese ed ebrea, innamorata del bello (anche dei bei cappelli, certo) e di un uomo, che salva e se stessa e lui da Hitler, è un modo per non dimenticare. La memoria collettiva è fatta anche di piccole storie.

Lilabella | Lunedì, 28 gennaio 2013 @23:29

Scusate intendevo dire che Orgoglio e pregiudizio ne ha fatta di strada.

Lilabella | Lunedì, 28 gennaio 2013 @23:28

@ Stefania che scrive da Roma: forse ci vuole una vita per capire se siamo disposte ad avere uno spazio mentale aperto che ci dia la possibilità di accogliere qualcuno ma è un lavoro che si deve fare quando ci accorgiamo che teniamo ad una persona (amica o amore). Bello pensare che duecento anni fa, ne ha fatta di strada! Buon lunedì a te Lisa e a tutti i frequentatori di questo salotto verde!

Michela | Lunedì, 28 gennaio 2013 @14:45

@ Stefania che scrive da Roma: che domanda interessante hai posto!!!
Credo che se ci ponessimo quel quesito e lavorassimo un pò sulla risposta, forse molti rapporti interpersonali andrebbero meglio.

lia.mo | Lunedì, 28 gennaio 2013 @14:23

Io amo le stanze piene di mobili e cose, perchè sanno di vissuto e io non lo voglio eliminare nulla nel bene e nel male. Penso comunque che ogni tanto bisognerebbe fare "piazza pulita" anche perchè poi tutte quelle cose diventano troppo. L'ideale per me sarebbe avere entrambe le cose: anche una stanza piccola ma essenziale solo mia.

Francescasièsposata | Lunedì, 28 gennaio 2013 @13:34

Perché lo spazio vuoto lascia spazio alle idee... Funziona ma che fatica svuotarla!!!

carla | Lunedì, 28 gennaio 2013 @12:19

la citazione della stanza mi fa venire in mente il libro che ho appena finito di leggere, che ho trovato bello pur nella sua semplice ( forse minimal) prosa : Ragazze, cappelli e Hitler, già ampiamente sforbiciato da Lisa.
Qui c'è, invece, il racconto di come le stanze devono essere riempite per sentirle nostre... ecco io sono più simile a Trudi che ad Andreè.

Stefania che scrive da Roma | Lunedì, 28 gennaio 2013 @11:07

Perchè gli spazi fisici rievocano spesso i nostri spazi mentali... quelli aperti alla creatività, ma anche alle relazioni e alle persone... ci siamo mai chiesti se abbiamo lo spazio mentale per accogliere qualcuno? buon lunedì.

Rim | Lunedì, 28 gennaio 2013 @10:31

Quanto mi piacerebbe avere una stanza miminal, ma purtroppo sono tutto eccetto che minimal, in tutto!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.