Lisa Corva

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In questo affollato e rumoroso esilio, scegli il silenzio di un pensiero nuovo.

Domenica, 29 marzo 2020 @10:35

"Quando la prima neve cominciava a cadere, una lenta tristezza s’impadroniva di noi. Era un esilio il nostro: la nostra città era lontana e lontani erano i libri, gli amici, le vicende varie e mutevoli di una vera esistenza".
(Natalia Ginzburg)
In questo affollato e rumoroso esilio, scegli il silenzio di un pensiero nuovo.

Ho sfilato un altro libro dai miei scaffali, apro le pagine e trovo un altro confino, un altro esilio forzato. È quello di Natalia Ginzburg (ricordate "Lessico famigliare"?), che nel 1940 segue il marito, Leone Ginzburg, intellettuale e antifascista, al confino in Abruzzo: tre anni, fino al 1943. (Lui sarà poi torturato e ucciso in carcere, a Regina Coeli, l’anno seguente, 1944). Eppure, qui ne "Le piccole virtù" (Einaudi, come tutti i suoi libri) lo racconta come un periodo caldo, di gratitudine per essere stati tutti insieme. Continua così:
"Accendevamo la nostra stufa verde, col lungo tubo che attraversava il soffitto: ci si riuniva tutti nella stanza dove c’era la stufa, e lì si cucinava e si mangiava, mio marito scriveva al grande tavolo ovale, i bambini cospargevano di giocattoli il pavimento. Sul soffitto della stanza era dipinta un’aquila: e io guardavo l’aquila e pensavo che quello era l’esilio. L’esilio era l’aquila, era la stufa verde che ronzava, era la vasta e silenziosa campagna e l’immobile neve".

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.