Lisa Corva

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Ci sono vestiti che conservano per sempre il ricordo di un giorno.

Mercoledì, 10 febbraio 2010 @07:22

Lo so, dovrei commentare Heather Parisi incinta di due gemelli a cinquant’anni. Dovrei farlo, per Emma e per tutte le aspiranti madri che cercano un figlio che non arriva, per tutte quelle che tentano la strada della Fivet, per tutte quelle che, avendo soldi - perché a quanto pare cercare la cicogna in laboratorio è cosa da ricchi che possono espatriare - vanno all’estero (chissà Heather dov’è andata…). Però non commento: lascio spazio a voi, aspiranti madri, madri in provetta e non. Scrivete!
Oggi, invece, voglio invece parlarvi di Kamila Shamsie. Perché è sua la frase che ho scelto per il mio Buongiorno di City:

"Rimasero lì per un tempo che parve loro molto lungo, con le dita immobili nella stretta dell’altro. Poi lei prese il fiato, come per prepararsi a un’immersione in un mondo sottomarino".
(Kamila Shamsie)
Non pesci né rocce. Respiro e mi immergo: ho un po’ paura, di questo mondo nuovo e subacqueo che sei tu. Sarà più facile, se mi tieni per mano.

La frase è tratta dall’ultimo romanzo di Kamila Shamsie, la giovane scrittrice pakistana che ho incontrato per Grazia. Ecco l’intervista.

Non vedevo l’ora di incontrare Kamila Shamsie per chiedere, anzi protestare: ma perché il libro finisce così? Arriverà presto un seguito, vero? Già: "Ombre bruciate" (Ponte alle Grazie), il quinto e più bel romanzo della giovane scrittrice pakistana, un vero salto di voce narrativa, è uno di quei libri che chiudi a malincuore. E con una speranza: rivedere presto i protagonisti. Kamila, che ha 36 anni, è nata a Karachi ma vive a Londra, di fronte alla mia domanda accorata ride e dice: "Anch’io non sapevo che il libro sarebbe finito così…". Ma, per non rivelare niente, partiamo dall’inizio. "Ombre bruciate" comincia con la bomba atomica di Nagasaki, passa per Delhi in mano agli inglesi, Karachi e l’Afghanistan, e finisce a New York subito dopo l’11 settembre. Ma soprattutto inizia con un’immagine potente: Hiroko, giovane giapponese, che in pochi secondi di "luce bianca" vede disintegrarsi il suo amore, il suo futuro, i suoi sogni. Sopravviverà: ma porterà per tutta la vita delle cicatrici sulla schiena a forma di uccelli, marchio della bomba che le ha bruciato addosso il kimono con le gru che indossava. Una metafora?
"Semplicemente un’immagine. Violenta ma vera. Avevo letto, in un libro di storia, che l’atomica aveva incenerito la stoffa e lasciato sulla pelle, per sempre, delle ustioni, alcune a forma di fiori. Poi l’immagine è diventata un simbolo: Hiroko porterà per tutta la vita, sulle sue spalle, la Storia".
Tu ce l’hai, un kimono?
"No. Ma ho un vestito importante per me: un sari blu, di seta, che mia madre mi regalò per il lancio a Londra del mio primo libro. E che conserva ancora, nella stoffa, il ricordo di quel giorno".
Il sari: sarebbe bello che anche noi occidentali potessimo indossarlo, senza essere ridicole.
"Ma potete: è solo un problema di fiducia. Basta crederci!"
A proposito di donne e fiducia in sé. Proprio in questi giorni i giornali italiani hanno raccontato la storia della diciassettenne pakistana, che vive nelle Marche, che il padre aveva rapito dal centro di accoglienza dov’era rifugiata. Uno scontro Islam e Occidente?
"No. Non è un problema di Islam, ma di violenza e arroganza del patriarcato".
Hiroko, la tua audace protagonista, apre il suo cuore prima a un tedesco, poi a un indiano musulmano. Innamorarsi di chi parla un’altra lingua, viene da un altro mondo. Potrebbe capitare anche a te?
"Certo: è nel mio Dna. Mia nonna, la madre di mio padre, era tedesca. Mio nonno, nato a Delhi, era andato a studiare a Berlino negli anni Trenta, e tornò con la giovanissima Gretel".
Sei nata a Karachi, ma scrivi in inglese. Perché?
"E’ la lingua che parlo in famiglia, quella in cui ho studiato. L’unica in cui posso scrivere".
E l’urdu? Regalaci la tua parola preferita.
"Forse "pilpilla": il modo in cui la buccia di certa frutta e certe verdure, le zucchine ad esempio, si disfa quando è troppo matura…"
Con le zucchine italiane non succede.
"Ma alle zucchine pakistane, al caldo afoso di Karachi, sì!"
Karachi, che descrivi così amorevolmente nel libro.
"Lì c’è il posto dove sono più felice al mondo: una spiaggia di sabbia fine e scura, sul Mar Arabico, lontano dal rumore e dall’afa. Lì vado a nuotare e aspettare il tramonto. C’è qualcosa di speciale nelle città che si affacciano sul mare: qualcosa che ti porti dietro per sempre".

11 commenti

LISA | Domenica, 20 giugno 2010 @21:18

HUBO, L'Autrice è d'accordo! E spera che il Libro Rosa, ovvero la storia di Emma, ovvero "Confessioni di un'aspirante madre", sia nelle mani tue e di tua moglie.

hubo | Giovedì, 3 giugno 2010 @17:23

io sono un aspirante padre e devo dire che sono molto incavolato per il fatto che clerici, bellucci, parisi, etc., etc, facciano tanto baccano per il fatto di essere neo-madri. per completezza di informazione dovrebbero dire come lo sono diventate, se naturalmente o no. non si rendono conto di quanto fanno soffrire donne che non ci riescono?!? e magari riescono solo perchè possono permettersi medici e interventi che per altri sono impossibili, visti i costi. per me facciano quello che vogliono, ma ostentarlo è immorale e cattivo.

LISA | Giovedì, 11 febbraio 2010 @07:46

Per SIMONA PASIONARIA, e non solo: sono d'accordo con te sull'iprocrisia di dare così tanto spazio a una maternità in provetta, sicuramente eterologa (qualcosa mi dice che due gemelli a 50 anni non sono naturali, ma per carità, tutto è possibile), in un Paese che l'eterologa non la permette, e che continua a mantenere una legge ingiusta e vergognosa per chi cerca di avere un figlio con l'aiuto della scienza. Quanto a volerlo, disperatamente volerlo, a 50 anni, è un desiderio che ha dentro di sé troppa onnipotenza, troppa inconsapevolezza del limite, per piacermi. (Ma mi chiedo: la mia Emma, la nostra Emma del Libro Rosa, cosa ne penserebbe? Forse non sarebbe d'accordo con me...)

LISA | Giovedì, 11 febbraio 2010 @07:39

Per PATRIZIA STAZIONE ROGERS: anfibi gialli di vernice: te li invidio eccome! Almeno ti avrei riconosciuta all'incontro su Mila Schön: ti aspettavo, come mai non sei venuta? Quanto a Middlemarch... dimmi, dimmi, cosa pensi di Dorothea?

patrizia rogers | Mercoledì, 10 febbraio 2010 @21:51

Scrivo da una Trieste flagellata dalla bora: oggi ha nevicato, piovuto, di tutto un po'. Cara Lisa, oggi ti ho pensata mentre passeggiando (si, nonostante il tempo) e prendendo un caffè con un'amica ho visto un paio di anfibi in supersaldi (i classici Dr. Marten's, ma giallo lucido). L'amica non aveva tempo, riprendeva a lavorare, così li ho provati più tardi da sola: titubavo molto, non sapevo che fare, mi piacevano, ma insomma, alla mia età... Poi ti ho pensata, e mi son decisa, suvvia! Ora ammiro i miei anfibi giallo/fluo/vernice, bellissimi, anche se non ho ancora avuto il coraggio di mostrarli a mia figlia (ops). Quindi, grazie per l'inconsapevole assistenza (magari tu non li avresti comprati). Sto leggendo Middlemarch, meraviglioso, non faccio altro che citare frasi a destra e a manca, non l'avrei mai letto senza di te! Un abbraccio tardo-sera, speriamo che domani nevichi, magari si va sul "nostro" molo.

Lila | Mercoledì, 10 febbraio 2010 @19:21

Bellissima la poesia di oggi. Pensa, Lisa, che "Ombre bruciate" è il libro che vorrei proporre io per i prossimi incontri delle Pinks romane. Il gruppo ormai, ma questo credo tu lo sappia, ha un suo nome; si chiama Amarganta dal nome della biblioteca di Fantasia nel libro "La storia infinita" (libro che abbiamo già letto e commentato). Riguardo alla situazione di Heather Parisi, è chiaro che con i soldi è possibile ottenere certe cose ma io non credo bisogna essere invidiosi di lei. Forse io parlo così perché non ho, in questo momento, il desiderio di avere un figlio non riesco a capire ciò che dice la cara zia Pasionaria.

Pasionaria | Mercoledì, 10 febbraio 2010 @18:35

Ah Corva, Corva...ma allora tu mi provochi? Guarda bene il nick. Che dire? da ex aspirante madre per sfiga e per raggiunti limiti di età ed ex Pasionaria del tuo primo blog, non posso dirmi che inc.....a! Primo: la signora ha già due figlie, ma non commentiamo le scelte altrui. Secondo: ed è qui l'nc., 50 anni&due gemelli mi fa pensare che di natura non si tratti, ma di laboratorio. E mettere la signora in prima pagina su "CHI", il settimanale del gossip patinato foraggiato dagli amici del premier, in un Paese che non vuole l'eterologa, mi fa pensare al cattivo gusto e soprattutto a quanto siamo un Paese di ipocriti 3) Certe signore illudono le comuni mortali che si possano fare figli "naturali" fino a 60 anni. Però bisognerebbe foraggiare il settimanale per scoprire se veramente i gemelli siano frutto di madre natura. E qui non ci casco, non compro il settimanale in questione anche se, of course, muoio dalla voglia ;-)

Sabrina | Mercoledì, 10 febbraio 2010 @17:14

Che bella l'intervista che hai riportato! La trovo molto interessante, sarà che sono una sostenitrice dell'internazionalismo ma queste cose mi fanno sempre un certo effetto. Il libro di questa autrice mi ricorda"Il gran sole di Hiroshima", qualcuno di voi l'ha letto? Io l'ho letto da ragazzina e se ci penso mi vengono i brividi ancora adesso; è un libro molto toccante, che fa riflettere. Per quanto riguarda Heather Parisi.. Io non sono ancora nella fase di voler diventare madre, sia perchè non ho un fidanzato (basilare, direi!), sia perchè non ho un lavoro sicuro (o comunque un contratto decente). Mi piacerebbe diventarlo in futuro, ma non credo che vorrei mai un figlio a 50 anni.. Adesso c'è un divario enorme con le nuove generazioni, io ho quasi 28 anni e vedo che già, tra me e le ragazzine di oggi, ci sono molte differenze..Non è più come una volta, quando si era tutti più simili o forse la frenesia non allontanava le persone come succede oggi.. Non sarà facile, per una donna di 50 anni, capire e seguire il figlio negli anni..Mi fermerei entro i 40 o poco più, anche se magari con la tristezza nel cuore. Tanti auguri a Heather comunque, è da sempre la mia ballerina preferita..
Magari anche lei legge questo blog!

Annalisa farmacista | Mercoledì, 10 febbraio 2010 @10:54

questo scorcio di storia mi ha fatto voglia di leggere questo libro. Mi affascinano tanto le storie di persone, di donne, soprattutto quando sono vere, anche se tristi.
Fuori dalla finestra del mio laboratorio vedo la neve che cade copiosa. Speriamo sia l'utlima di quest'anno che proprio non se ne può più.

| Mercoledì, 10 febbraio 2010 @10:45

Un mondo subaqueo,un nuovo elemento..."l'Acqua"...un nuovo scenario...e pensare che esistono le "Stelle" anche lì...e anche lì ti cercherei.

RosaGialla | Mercoledì, 10 febbraio 2010 @10:23

Ciao, Lisa,
che dire di Heather Parisi: sono contenta che ce l'abbia fatta, almeno lei! Inoltre, sono anche convinta che quello che dice sulla sua età biologica, diversa e molto più bassa di quella reale, sia vero.
Spero che questa storia dia il coraggio e la forza a tante per continuare a lottare, perchè non sono solo i soldi che fanno la differenza, purtroppo.
Tanti petali gialli a tutte, in primis a te, Lisa, che ami le rose come me.

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.