Lisa Corva

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Quel che mi racconta una vecchia tovaglia.

Mercoledì, 3 marzo 2010 @08:38

"Mi piaceva passare il tempo a immaginare quante mani di donna avessero sfiorato, fin da un passato ormai remoto, lo stinto velluto color ruggine delle tovaglie, chi sedesse una volta sulle seggiole dagli alti e rigidi schienali intagliati o sulla decrepita ottomana dal materasso sfondato".
(Margit Kaffka)
Se solo i mobili, i vecchi mobili delle case potessero parlare. Potrei sedermi e ascoltare, per ore.

(Margit Kaffka è una scrittrice ungherese di fine Ottocento. Ho aperto per caso la sua autobiografia - che si intitola "Colori e anni", Marietti, e di cui non mi ricordo più nulla, neppure di averla letta! – e sono inciampata in questa bella frase, che è diventata il mio Buongiorno su City di oggi, mercoledì 3 marzo).

A proposito di case. Susie Boyt è una delle mie "columnists" preferite: uso apposta la parola inglese, mi perdonerete, perché la leggo ogni settimana sul Financial Times del Weekend. 41 anni, è l’ultima figlia del pittore Lucian Freud e di Suzy Boyt, e quindi la bisnipote di Freud. Vive a Londra con il marito e le due figlie. Avendo appena cambiato casa, ha anche cambiato ossessione: ora, come vedrete, è l’arredamento. (E in particolare certe tende a righe che secondo lei darebbero un’aria da spiaggia italiana alla sua casa…). L’ho intervistata per Flair: le ho chiesto quali sono le 10 cose a cui non potrebbe rinunciare, quest’anno. Ecco le tre che mi sono piaciute di più:

"1)Un nuovo colore per la casa. Magari il verde, che ci avvicini la riluttante primavera. Io metto un oggetto color verde mela in ogni stanza; qualunque cosa, che sia un tappeto, una sedia, un vaso, un libro di cucina, un maglione appoggiato sul divano. O solo una mela! E il rosa? Sto cercando il coraggio di dipingere il soffitto del salotto di un pallido rosa. Per ora non riesco a immaginare nessuna controindicazione...
2)Un libro di poesie. Sì, poesia: cosa c’è di più carezzevole? In questo periodo apro ogni giorno "The Dream Songs" del poeta americano John Berryman. Henry, lo splendido e paranoico eroe di Berryman – un uomo che beve, che soffre, che s’innamora, che scivola da un disastro all’altro – non mi delude mai. Quando avevo quindici anni, fantasticavo di essere la moglie di un poeta americano degli anni Cinquanta. Mi sarei vestita di tweed e sarei stata meravigliosamente easy-going. Avremmo viaggiato per il mondo; in valigia solo libri, niente vestiti; e io avrei scritto romanzi, chiusa in stanze d’albergo.
3)Cibo. Il mio segreto è uno yogurt: i "Müller fruit corner" ai mirtilli. Lusso, ma low cost. Cos’altro ti può far sentire così amata per soli 50 centesimi? Non solo. Io adoro fare torte. Le mie amiche ne approfittano; una mi ha appena chiesto, senza vergogna, se avevo voglia di preparare la torta per i suoi 40 anni, una cosina da niente per decine di persone: non ho avuto il coraggio di dire di no. Ho rifiutato solo quando mi ha chiesto se sarei sbucata fuori dalla glassa cantando "Happy Birthday". Il punto è che mi sento sempre un po’ Maria Antonietta quando preparo una torta. Il massimo è decorarla con delle vere rose. Il profumo di cioccolato e petali è, per me, l’essenza stessa del romanticismo".

Sapete cosa mi ha fatto sorridere? Quel sogno di diventare la moglie di un poeta negli anni Cinquanta, vestirsi di tweed, e vivere in camere d’albergo… Mi piace ma per carità, non lo farei mai: troppo provvisoriamente romantico. Meglio i petali di rose sulla torta al cioccolato. E un libro di poesie, anche se Berryman – che non conoscevo e mi sono affrettata a ordinare su Amazon – proprio non lo capisco… Quanto alle vecchie tovaglie, ne ho poche; ma in compenso ho vecchi plaid e vecchie coperte che sanno di mamma, di nonna, di altre case.

11 commenti

L'AVVOCATO DI FELICITA | Venerdì, 5 marzo 2010 @15:14

GRAZIE A LISA PER QUESTA CITAZIONE CHE HA TOCCATO LE CORDE DEL MIO ANIMO EBBRO DI UN ANTICO SAPORE CREPUSCOLARE!!!!!!!

LISA | Giovedì, 4 marzo 2010 @07:13

Mi piace: la Tortellino Class, le ottantenni che si mettevano la cipria, i portamonete fatti di maglina metallica, tutto quello che è nascosto nei vecchi specchi di famiglia. Mi piacciono i vostri ricordi: grazie.

Lei e il suo caffè al ginseng | Giovedì, 4 marzo 2010 @00:29

Appoggio ROMANA PER CASO.
Milano è solo apparentemente grigia.
Dietro a quei portoni, però, ci sono chiostri e giardini fantastici, i viali sono tutti alberati e i balconi sono puzzle di rami e foglie.
Anche noi milanesi siamo cosi, apparentemente grigi e formali a volte. Ma fateci sorridere e vi accoglieremo nella nostra oasi.

romana per caso | Mercoledì, 3 marzo 2010 @21:35

Rispondo a Cam, nella parte più leggera del suo scritto, per difendere, almeno in parte, Milano. Appare grigia, ma non è inospitale, è priva di colori accesi ma è ricca di colori sfumati. Milano non si vuole svelare. Mai visto le Alpi innevate e il Monte Rosa al tramonto? Basta salire ai piani alti di un qualunque edificio ben orientato e ti si offrirà uno spettacolo grandioso. Milano non si offre, si deve andare a cercarla e la ricerca, credimi, vale più del celebrato e famoso Colosseo

Lila | Mercoledì, 3 marzo 2010 @18:28

Che bello, Lisa, il tuo commento di oggi. Nei miei ricordi c'è un antico specchio che si trova nella casa di campagna di mio padre. Era nella stanza dove dormiva la mia cara nonnina. Mio zio prendeva sempre in giro sua figlia (mia cugina), me e mia sorella, perché accanto a quello specchio ci truccavamo, scherzavamo e lui se la rideva dicendo che stavamo al restauro. Anche il letto di mia zia era molto antico e molto bello. Una volta che dormii con lei gli ho fatto prendere un colpo perché mi ero dimenticata di togliermi l'orologio che ha una lucetta e mia zia nel dormiveglia lo confuse con una serpetta. Sarà per quello che ora l'orologio non lo porto più? Saluto Simona che mi ha fatto venire in mente la mia bisnonna (anche lei a 88 anni ancora si metteva la cipria). Un altro oggetto della mia infanzia/adolescenza si trova sempre nella casa di campagna è la madia dove si mettevano le torte ed il pane e quindi si sentiva sempre un buon profumino. Per LISA: non essere gelosa, i tuoi libri li ho già comprati. Per CAM: due cose. La prima: semplicemente grazie (anche se non so quando vedrò le gardenie o le rose), le tue parole mi hanno fatto capire che non bisogna smettere mai di sperare. La seconda: come fai a conoscere così bene i colori del mio cielo? (io sono di Roma), l'hai solo vista come turista e ci hai soggiarnato per un pò? Mi spiace che tu ti trovi in una città che non ti piace (immagino per lavoro). Un saluto e non ti preoccupare per i tuoi post; vanno benissimo così. Soffi a tutte/i

Simona | Mercoledì, 3 marzo 2010 @17:39

Il post di Annalisa farmacista, che saluto (bellissimo il tortellino-day) mi ha ricordato un oggetto legato alla mia infanzia, ma non solo, anche ai profumi e al cibo di quell'età (tema di un altro post). Si tratta dello scalda pane che usava mio nonno. Noi ormai siamo abituati al tostapane invece mio nonno usava due quadrati di ghisa, con un lungo manico, nei quali infilava le fette di pan carrè e poi con tanta pazienza li faceva scaldare sul fornello girandoli e rigirandoli. Bè, il sapore di quei toast era unico e credo che ormai se ne sia persa la memoria. Sul discorso "oggetti e ricordi" io ne ho tantissimi che non saprei elencarli tutti. Appartengono a molte case, mie e altrui, legate alla mia vita: il tavolino da trucco nella camera da letto della mia bisnonna che a 90 anni usava ancora la cipria, il ritratto gigante di suo marito, le tazzine di mia zia con le quali giocavo, la credenza scovata sul Garda per arredare la nostra prima casa, il profumo della cameretta nuova (mi sarò intossiccata?) e via dicendo. Ma un ricordo legato a oggetti e a cibi è il rito del tè di quando si andava a Torino a trovare le sorelle di mio nonno che non si sono mai sposate, Piera&Costanza. Si pranzava nella grande sala e si discuteva di tutto specie di libri. Poi ci si trasferiva in soggiorno e alle 4 c'era il rito del tè: nella cucina col piano di marmo si preparava il carrellino dove si trovava il servizio in porcellana che, traballante, arrivava in sala e posto sul tavolo delle carte. E poi c'erano i super pasticcini torinesi gonfi di crema. In attesa io curiosavo per la casa e giocavo con i portamonete fatti di maglina metallica.
Scusate l'amarcord.

Cam | Mercoledì, 3 marzo 2010 @14:22

Cara Lisa, oggi "Oggetti e Ricordi".
Ecco il tema della memoria analizzato sotto una diversa angolazione. Tema con cui mi sono più volte confrontato, con cui tutti ci siamo confrontati, e su cui ho più volte cambiato idea da quando - erano i tempi dell’università - ne ho fatto oggetto di riflessioni. Ti inviterei per un caffè e per fare quattro chiacchiere su memoria e dintorni se tu fossi ancora a Milano, in questa grigia Milano. Milano, dove la primavera fatica sempre a farsi vedere perché il cielo non è mai "color dell’aria" (a Roma i palazzi, oltre che color travertino, erano - in una certa epoca - del color dell’aria, si perché a Roma l’aria ha un colore e non colora di grigio come qui nelle pianure del nord) e l’aria non è mai leggera e i colori non sono mai pieni di vita. Milano, dove passo gran parte delle mie giornate – di lavoro – e che non sento mia.
Se i mobili, gli oggetti potessero parlare! Quante storie di vita potrebbero raccontare … anche quelle che a volte non vorremmo sentire.
Oggi io vorrei lasciarmi alle spalle il passato, vorrei che scomparisse in un attimo come in un attimo scompare la triste e decadente Venezia che si abbandona senza "agitare a destra e a sinistra il capo in cenno di saluto come fanno le altre città quando le lasci – svanire in un solo istante, come se non esistesse, come se non fosse mai esistita".
L’ho letto!! (non essere gelosa appena posso – se non altro per curiosità - vedrò di leggere anche il tuo libro dalla copertina rosa, un po’ più sbarazzina ma non certo più leggero).
Bevuto avidamente tutto d’un fiato come si beve una limonata fresca in una caldo pomeriggio d’estate ed ora lo sto digerendo, lentamente, richiamando alla mente brani e sensazioni di quel racconto dove lampi di genio e intuizioni sulle vere necessità per vivere la PROPRIA esistenza si intrecciano alla cronaca di una vicenda umana che rispecchia il vissuto di molti. Vita fatta di incontri e di addii (temporanei o definitivi), di attese, di speranze, di momenti bui e di rinascite, momenti contraddistinti e segnati da piccoli gesti che a volte passano inosservati (chi non ha voluto – almeno una volta nella vita - dare una rinfrescata alle pareti di casa per sentirsi ancora vivo o non ha trovato nel profumo di bucato appena fatto qualcosa che sa di nuovo, di fresco, di pulito, di vitale). Racconto pieno di speranza in cui amore e libertà diventano binomio inscindibile, perché l’amore è libertà, l’amore non può essere possesso e controllo. C’è simbiosi, magica e a volte perfetta, ma ognuno deve rimanere padrone della propria "terra di nessuno", territorio dell’anima – o a volte vero spazio fisico - in cui rifugiarsi, in cui rigenerarsi, in cui poter approdare per cercare di ripartire se il viaggio incappa in un naufragio. Come fare per trasformare pensieri in vita vissuta? Ancora non lo so per questo ti seguo con tanta curiosità, leggo ciò che scrivi e quello che scrivono le amiche (e gli amici) del blog per capire, per trovare ciò che continuamente (a volte con scarsi risultati) vado cercando e allora – hai ragione - non è un caso se poi quello che ogni tanto trovo sta alla perfezione in una delle tante tasche della mia "utility jacket".

Per Lila: leggi il libro (non ti anticipo nulla) e continua a vivere intensamente ogni attimo del tuo presente, non pensare a ciò che è finito, a ciò che non è stato. Non aspettare, nuda, con quel nome che tu leggi scolpito sulla fronte, che ti senti addosso come un marchio che, impresso a fuoco, brucia . Le ferite – dolorosamente - guariscono, lasciano un segno, una cicatrice (difficile, impossibile, da dimenticare) ma appunto perché rimarginate non impediscono al resto del corpo di continuare a vivere. Intorno a te c’è un’intera umanità con persone pronte a regalarti gardenie e rose azzurre … e magari già lo fanno senza che tu te ne accorga. L’hai scritto tu: le piantine secche che credevi non crescessero più con la pioggia di primavera tornano a fiorire … e crescere … e …
Per chi legge (e scrive) i post: scusate se non ho il dono della sintesi e, in questi giorni, tanta voglia di parlare. Se pensate che esageri … vedrò di tagliare …

Giusy | Mercoledì, 3 marzo 2010 @11:20

E' vero, Lisa, se solo i vecchi mobili potessero parlare! Ho un grande specchio i n casa ma il suo posto, cent''anni fa, non era certo dove l''ho appeso.E'' passato da una casa in collina dei miei nonni ad una soffitta e infine a me. E' benevolo con chi si vede riflesso. io non vedo una anziana signora, vedo le mie giovani zie, mia madre piccolina che gioca insieme al fratellino con il cane da caccia del padre.

Annalisa farmacista | Mercoledì, 3 marzo 2010 @10:22

In questi giorni stiamo organizzando una "tortellino class" con i miei colleghi di lavoro del laboratorio. Nessuno di loro sa come si fanno ed essendo io l'unica bolognese doc sono stata nominata "teacher" per questa partiocarissima lezione teroico/pratica. In realtà la vera promotrice è stata una nostra collega americana che adora fare cose nuove e soprattutto cucinare. Così ho iniziato a documentarmi per essere preparata e tra i vari libri me ne è capitato in mano uno dove si descriveva passo passo la preparazione dei suddetti tortellini in un modo così familiare che mi ha evocato il rumore del mattarello sul tagliere che sentivo la domenica mattina quando mia nonna preparava la sfoglia per tutti. Il modo con cui preparava il tagliere raschiando via tutta la farina seccata. Come rompeva le uova, come arrotolova la sfoglia per farci le tagliatelle o i miei amati quadrettini. E come era bello riunirsi attorno a quel tagliere tutte le generazione delle donne di casa: la nonna, la mamma ed io che guardavo e un po' aiutavo. Ed infine la tovaglia sotto la quale veniva messa a seccare la pasta ormai pronta prima di essere cotta. Dio che ricordi! Io di cose vecchie ne ho una importantissima: una stupenda vetrinetta stile arte povera. Era di mia nonna, ma nei vari traslochi non era stata più utilizzata e data ad un'amica di famiglia che avendo molto spazio l'ha conservata negli anni. Quando ha saputo che avevo comprato una casa ha subito voluto che la vedessi e se mi fosse piaciuta la prendessi in casa mia. Detto fatto. Ora è invidaitissima da tutti nel mio micro salotto in un misto di antico e moderno. Così ogni volta che la guarda penso a mia nonna. Così come penso a mio nonno quando cucino con i due tegami che mi ha regalato venendomi a trovare nella mia casa nuova qualche anno fa. Era purtroppo di pochi mezzi così per non venire a mani vuote aveva lucidato un bellissimo colino e tegame per darmi qualcosa di suo. E si sono proprio fortunata.

Manu su (H)onda | Mercoledì, 3 marzo 2010 @09:56

Ciao Lisa! Colori di casa mia : camera da letto verde pistacchio con inserti di mela verde – sala crema e cioccolato – cucina fior di latte e fragola o, se preferite, fragola e limone che fa ancora più estate!

Andrea Rényi | Mercoledì, 3 marzo 2010 @09:44

E' bello iniziare la giornata con una citazione di Margit Kaffka (tradotta da Marinella D'Alessandro): evoca l'atmosfera del piccolo mondo antico ungherese. Grazie Lisa!

Lisa Corva

Mi chiamo Lisa Corva, e questo lo sapete. Sapete anche, se siete qui, che credo nel potere delle parole. E della poesia.

Qui troverete i miei Buongiorno: da trasformare in sms, ricopiare sull’agenda, far viaggiare via web… Talismano, oroscopo, cioccolatino, schegge di luce o di consolazione: usateli come volete. Troverete anche le mie interviste, i miei articoli di moda, i miei colpi di fulmine in giro per il mondo. E, ovviamente, i miei libri.

Mi potete anche trovare (a volte) in Piazza Unità a Trieste: la città dove sono nata, dove non ho mai vissuto, ma che continuo testardamente a considerare mia. Se vi avvicinate abbastanza, mi riconoscerete. Se non altro, dal profumo di rose.